The next big thing, il nuovo Lebron o Magic, il giocatore che avrebbe dovuto spaccare il campionato e condurre in scioltezza la sua squadra al titolo.

Il suo nome, Ben Simmons, lungo da Melbourne, Australia, che ha scelto l’alma mater di un certo Shaquille O’Neil come trampolino di lancio per una carriera Nba da sicuro All-Star, almeno così lo descrivevano ad inizio stagione.

L’hype intorno a questo ragazzo, certo supportato da tre campionati nazionali consecutivi vinti in quella celebre Monteverde Academy che fu di D’Angelo Russell pochi anni fa, era davvero esagerato ad inizio stagione, a conferma di ciò era in tutti i mock dato come sicura first pick.

Effettivamente Simmons si è confermato in questa posizione durante l’annata senonché l’aura di predestinato intorno al n°25 giallo viola si è pian piano appannata, tanto che nelle ultime settimane si è arrivati addirittura ad ipotizzare la possibilità che il primo nome chiamato da Silver in quel di Brooklyn il prossimo giugno non sia il suo.

Potrebbe essere infatti quello di una elegante ala da Kinston North Carolina, dalla pluridecorata Duke di coach K, che ha invece vissuto una parabola opposta a quella di Ben mostrando una solidità che accompagnata al talento cristallino già noto ai più lo ha portato a insidiare la posizione del più quotato Simmons, stiamo parlando di Brandon Ingram.

Valuteremo qualità e difetti di questi due top Nba prospects e daremo il nostro opinabilissimo verdetto circa chi dei due meriti l’onere e l’onore di essere la first pick all’2016 NBA Draft.

Qui trovate il link di un interessante discussione tra due cronisti ESPN riguardo Simmons e la futura prima scelta.

Ben Simmons  

Pf, Lsu, 6-10, Fr, 1996, 102 kg – 19.2 ppg 11.8 rpg 4.8 apg

 

ben-simmonsPro                                                   

  • Ballhandling, visione del campo, istinti per il gioco da play
  • Macchina da doppie doppie
  • Atletismo e velocità di piedi non comuni per un 6-10
  • Ottimo penetratore

Contro

  • Tiro
  • Scarsa attitudine difensiva
  • Dubbi sulla sua mentalità/fame/attitudine al lavoro

Cominciamo dalle statistiche allora, oltre 19 punti a partita con quasi 12 rimbalzi e 5 assist in 35 minuti di impiego, per allacciata di scarpe sono numeri che lo proiettano tra i big di sempre, 7 rimbalzista assoluto della nazione, e quinto per doppie doppie stagionali con 23 in 33 apparizioni.

Numeri di tutto rispetto, si pensi poi che è l’unico giocatore di LSU con Shaq ad aver segnato 43 o più punti in una singola partita. Le statistiche ci dicono anche altro, 57% sia la percentuale al tiro sia la percentuale reale, si procura 9 viaggi in lunetta in media a partita, ne realizza due terzi ossia un terzo dei suoi punti totali, a conferma delle sue doti da ottimo penetratore.

Parlando di percentuali al tiro però dobbiamo dire che la maggioranza delle sue conclusioni avvengono entro i 2 metri dal ferro, arriviamo così a toccare il principale problema dei nativo di Melbourne, il tiro, tralasciando l’interlocutorio 1/3 complessivo in stagione dalla lunga distanza, Simmons ha accumulato un 14/45 totale nei Jumpers in regular season.

Il tiro appare ad oggi l’unico (grosso) limite del ragazzo poiché immaginate un 4 senza tiro nel NBA di oggi cosi orientata verso i 4 tattici e il tiro dalla distanza, troverebbe indubbiamente notevoli difficoltà essendo il suo gioco di facile lettura per le difese avversarie.

Difensivamente parlando non appare un mostro per attitudine, non è un intimidatore né un rim protector come confermano le 0.8 stoppate a partita, di certo però è una macchina da rimbalzi, avendo l’innato istinto del rimbalzista.

Cosa ha fatto innamorare gli scout di questo ragazzo allora: i piedi, la velocita di esecuzione, l’eleganza la capacita di ‘’run the floor’’, l’istinto per il gioco di un play, assolutamente inconsueti invece per un 6-10 della sua stazza. Il gioco in transizione è una delle sue principali qualità, passatore eccelso (32% dei suoi assist vengono in transizione), con 4.8 apg di gran lunga il miglior assist man tra il 4/5 della nazione, 1.13 punti per possesso in transizione, ha fatto registrare una percentuale di assistenza di 27%, comparabile a quella di un play di medio livello, a queste abilità accompagna però anche una certa tendenza alle palle perse, 3.4 per partita.

I limiti di Ben però sono anche di altra natura, di natura diciamo attitudinale, non è mai parso in stagione il leader in grado di trainare la squadra, che ha peggiorato il record rispetta alla scorsa stagione concludendo con un mediocre 19-14 senza quindi poter disputare il torneo, LSU ha raggiunto al massimo il n° 21 nel ranking. Non si è dimostrato in grado di migliorare nemmeno i suoi compagni, tanto che a fronte di un miglioramento di 5 ppg in attacco la difesa ne subisce circa 10 in più rispetto alla versione di LSU del 2015.

Ben Simmons ci ricorda più giocatori Nba del passato e del presente, per l’eleganza e il playmaking può essere si accostato a Lebron o a Odom, tuttavia senza il loro raggio di tiro, per le sue doti di penetratore e la capacità di correre il campo, può essere accostato ad un Blake Griffin ( concluse la sua prima stagione a Oklahoma con 14.5 ppg 9.1 rpg e 1.8 apg con 2 tiri in meno a partita, col 57% dal campo e 0/2 complessivo dalla lunga distanza, salvo poi migliorare notevolmente nella sua seconda e ultima stagione collegiale) con meno atletismo e più playmacking.

Brandon Ingram            

SF, Duke, 6-9, 1997, Fr, 90kg – 17.3 ppg 6.8 rpg 2.0 apg

hi-res-d361cdac49fa33dd4f9ed6547945c49d_crop_northPro

  • Realizzatore puro ed elegante, grande arsenale offensivo
  • Atletismo e notevole apertura alare (220 cm)
  • Ottime doti fisiche per evolvere in un gran difensore

 Contro

  • Fisico troppo longilineo e poco strutturato
  • Scasa attitudine difensiva

 Difensivamente il ragazzo non impressiona, pur avendo mezzi atletici per essere un difensore di primo livello incappa spesso in amnesie difensive con un Difensive rating di 106 peggiore di quello di Simmons di 102, entrambi distanti dai difensori d’élite del campionato (Josh Hart a 95 ad esempio).

Ciò che impressiona invece è l’incredibile somiglianza con il KD di Texas, non solo fisica, Durant tirava con percentuali quasi identiche, 47% dal campo 40% da tre e 53% di eFG per la stella di OKC, Ingram con il 44% dal campo, il 41% da 3 e 52% di eFG, metteva 25 punti a partita (ma con 5 tiri in più), prendeva però quasi il doppio dei rimbalzi di Ingram (11 a 6).

Al torneo Brandon è salito di colpi mostrando la capacità di farsi carico delle responsabilità quando conta, pur essendo la sua Duke uscita alle sweet 16, ha chiuso con 23 punti di media (20,25 e 25) col 44% dal campo.

Il ragazzo di Kinston, personalità schiva e poco ingombrante fuori dal campo, si è subito conquistato l’amore dell’infuocato pubblico del Cameroon Indoor divenendo il faro, insieme al sophmore Gryson Allen dei Blue Devils, per la verità non in una delle loro migliori versioni quest’anno.

Le cifre, 17 punti e 6 rimbalzi a partita per un freshman in 35 minuti sul parquet, sono ottime. Ciò che fin da subito ha colpito del ragazzo è stato il grande arsenale offensivo messo in mostra, in particolare in isolamento  dove con 0.94 punti per possesso è uno dei migliori della nazione; o in situazioni di catch and shoot anche in questo caso con 1.25 ppp tra i migliori della nazione, (ottimo il 41% dalla lunga distanza, su 5 tentativi a partita, 1/3 dei suoi punti sono triple) , anche il gioco in post, seppur poco cavalcato dal n° 14 in maglia blu, è di buon livello poiché con le sue lunghissime braccia (220 cm di apertura alare) tira sempre sopra la testa dei difensori, i suoi tiri sono quindi difficilmente contestabili, la stessa apertura alare che gli permette di essere un buon rimbalzista con quasi 7 a partita e anche un ottimo stoppatore con 1.7 bpg.

Si diceva del fisico longilineo, quasi esile, ecco questo influisce negativamente sulla sua capacita di penetrare e attaccare il canestro e affrontare i contatti (solo 4.7 liberi tentati a partita, la metà di Simmons) , anche il pick and roll è un arma poco usata dall’ala agli ordini di coach K (costituisce solo il 3 % delle sue scelte offensive con 0.5 ppp). 2 assist a partita non sono certo esaltanti, in un attacco però, quello dei Blue Davis molto spostato sui due go tu guys Allen e Ingram, certo una %AST di 11.4 la dice lunga sulle sue non eccelse doti di passatore.

Come riportato dal celebre cronista Usa Adam Wojnarowski: ‘’Penso che Ingram sia assolutamente in corsa, conosco molte squadre che, nei propri front office, sono davvero divise tra i due giocatori. Alcune squadre amano la produttività di Simmons e la relativa sicurezza della scelta, causata anche dal fatto che sarà un ottimo giocatore e dal malleabile carattere del ragazzo, altre, invece dicono ‘Hey, amo il potenziale di Ingram’, chissà cosa può diventare nel giro di tre o quattro anni. Sarà un Giannis Antetokounmpo o qualcosa del genere, che continua a migliorare, sia fisicamente che tecnicamente, trovando un devastante equilibrio e sfruttando il letale mix di altezza e capacità di segnare da ogni posizione del campo “.

La sfida tra il 1° e 4° prospetto assoluto secondo Rivals.com della classe del 2015 non è dunque assolutamente chiusa a favore di Simmons.

Il nostro opinabilissimo parere è che Simmons sia la scelta più sicura ma con meno upside, poiché i suoi limiti al tiro rischiano di azzoppare il suo futuro al piano superiore.

Ingram è meno pronto, soprattutto fisicamente, per il basket professionistico ma ha messo in mostra nel corso della stagione un talento offensivo purissimo che transita raramente e per questo ci sentiamo di andare contro i pronostici e puntare su Brandon Ingram da Duke come prima scelta a 2016 NBA DRAFT.

Ps: anche Chaunsey la pensa come noi.

 

Post By stefanobor (3 Posts)

Connect

Share and Enjoy

  • Facebook
  • Twitter
  • Delicious
  • LinkedIn
  • StumbleUpon
  • Add to favorites
  • Email
  • RSS

2 thoughts on “Chi sarà la prossima prima scelta assoluta?

  1. Pingback: Play.it USA

Commenta