Ormai mancano pochissimi giorni dall’inizio della nuova stagione di College Basketball.

Nuove storie, nuove partite, nuove follie e nuovi personaggi entreranno in scena per stupirci e per far ammirare a tutto il mondo il loro talento.

Ci eravamo lasciato ad Indianapolis, con l’ennesima vittoria della carriera di Coach K, con una Duke ondivaga per tutta la stagione, ma che ha risolto e trovato la quadratura del cerchio di tutti i suoi problemi nel momento giusto.

Ci eravamo lasciati con l’ennesima prova di come il college basketball stia cambiando, di come i freshman diventano titolari e stelle delle squadre e dominano intere partite, da vedere l’atto finale della stagione in cui i Freshman di Duke hanno segnato 60 dei 68 punti totali.

Ci eravamo lasciati in maniera triste perchè la stagione era finita, ma con la speranza e l’augurio che la nuova stagione, quella che inizierà venerdì notte in Italia, sia avvincente, piena di storie e appassionante come la scorsa.

Oggi ci siamo ritrovati, con le solite note nei posti alti del ranking, ma anche con “sorprese”,come Marykand, e realtà in cerca di continuità, come Iowa State che ha cambiato allenatore e Wichita State che si trova alla fine di un ciclo. North Carolina ci sembra la favorita, ha un roster molto profondo e talentuoso, esperienza a quantità industriale, un santone in panchina come Roy Williams e con serie ambizioni di giocarsi il titolo a Houston.

Ci ritroviamo la Kentucky con meno cambiamenti degli ultimi anni, dato che solo tre freshman, e che freshman, saranno parte integrante della rotazione. Curiosa sarà vedere l’impatto di Labissiere in NCAA.

Occupa un posto con un’eredità importante perchè a Kentucky nell’era Calipari sono passati fior fior di centri, per citarne uno Albatroz Davis o Boogie Cousins. La vera difficoltà sarà trovare una chimica, cosa davvero inusuale a Kentucky, di squadra e di gioco su cui la squadra si possa affidare anche nei momenti di difficoltà.

Maryland è la sorpresa. Forse non troppo per chi lo scorso anno ha dovuto affrontare l’inarrestabile Melo Trimble, sophomore leader dei Terrapines.

In questa stagione Turgeon ha sfruttato tutte le sue abilità di allenatore per costruire una temibilissima darkhorse per il titolo, aggiungendo al già citato Trimble due tranfer di livello assoluto come il crawfordiano Rasheed Sulaimon da Duke e la double-double machine da Georgia Tech Robert Carter.

In più la perla dell’offseason è il recuit del centro five star Diamond Stone. Maryland sembra aver scritto in fronte “DARKHORSE”.

Duke affronta una kentuckiana situazione. Coach K sembra essersi avviato anche lui sulla via degli one and done.

Rivers,Parker, Okafor e Winslow sono coloro che sono passati per Durham, Ingram, Thorton,Jeter e Kennard sono i nuovi. Per loro fortuna c’è un Grayson Allen formato Final Four di Indianapolis ad aspettarli.

Poi troviamo un blocco di squadre in situazione simili. Kansas,Virginia,Oklahoma, Wichita state, Iowa State e Gonzaga sono tutte squadre in cerca di qualcosa. I Jayhawks di soluzioni.

Ormai sono due anni che non arrivano al secondo weekend del torneo e la squadra ormai sembra essere plasmata sui dettami di Coach Self. In più hanno un Diallo, 5-star recruit a loro servizio, e un Mykhailiuk, nome paragonabile per difficoltà a quello di Antetokounmpo, cresciuto di un anno e magari più incisivo.

I Cavaliers hanno la miglior difesa della nazione da tre anni ormai, ma hanno avuto la sfortuna di affrontare negli ultimi due tornei la loro kyrptonite Michigan State e hanno perso le possibilità di agguantare una Final Four.

Di anno in anno hanno perso il loro scorer, prima Harris e poi Anderson, ma si sono sempre saputi riciclare in maniera ottimale. Sono in cerca di certezze ma sembrano i più forti di questo tier.

Oklahoma sembrerebbe quella senza dubbi, l’intera squadra è tornato, tolto Thomas, e sembra esser intenzionata a migliorare la sweet sixteen dello scorso anno. Forse potrebbero insediare l’egemonia dittatoriale dei Jayhawks in Big 12, pero non è il momento giusto per dirlo.

Iowa State è in cerca di sicurezza. Se n’è andato via il miglior allenatore della storia dell’ateneo, colui che ha costruito questa squadra, ma è arrivato uno Steve Prohm che negli ultimi anni ha allenato con risultati mozzafiato la piccola Murray State.

Georges Niang e Monte Morris dovranno attraversare l’insidiosa Big 12 per presentarsi al torneo più carichi possibili. Curiosissimo di veder la mano di Prohm in questa squadra. Mark Few ha un ultimo giro per tentare di arrivare alle fatidiche Final Four, lui insieme a Miller di Arizona sono i migliori allenatori senza un FF all’attivo.

Per aiutarlo a raggiungerla, avrà dalla sua parte la miglior frontline della nazione Wiltjer-Sabonis-Karnowski. Completi, efficaci e bellissimi da vedere. Sono altamente consigliati da vedere perchè il Bulldogs sono uno dei migliori attacchi in circolazione e Sabonis è veramente, ma veramente forte.

Wichita State stupì tutti tre March Madness fa raggiungendo le final four e rischiando addirittura di approdare in finale. L’anno dopo fecero una quasi perfect season interrotta solo da Kentucky al torneo e lo scorso anno batterono nel derby del Kansas i Jayhawks al torneo e giocarono una partita intensissima e molto bella contro Notre Dame.

Ora Coach Marshall e gli ultimi due reduci di quella Final Four, Baker e VanVleet secondo il sottoscritto uno dei migliori backcourt in circolazione, cercheranno di raggiungere un’altra volta un traguardo storico.

Villanova è la squadra umorale per eccellenza. Lo è per come giocano a basket, basandosi tanto, forse troppo, sui tiri da tre.

L’obiettivo di Coach Wright sarà quello di raggiungere e, magari, non sprecare un seed alto al torneo come negli scorsi due anni. Hanno reclutato Brunson che potrebbe essere usato come finisher ed è anche un ladro di palloni. Arcidiacono è il loro leader.

Arizona si trova all’inizio di un ciclo. Negli ultimi due anni hanno perso solo sette partite, ma non sono mai arrivati alle Final Four, colpa di Bo Ryan e del duo Dekker-Kaminski. Allonzo Trier proverà, insieme a Tarczewski, di mantenere il dominio, fino allo scorso anno incontrastato, della PAC 12.

Situazione analoga è quella di Michigan State. Ci sono state meno partenze rispetto ai Wildcats, ma anche loro devono ricostruire ed hanno iniziato bene. Deyonta Davis, Denzel Valentine e Eros Harris saranno i giocatori cardine, mentre il trascinatore sarà sempre lui il, Grandioso Izzo. Dopo l’ennesimo miracolo dello scorso torneo, è tornato più motivato che mai.

Pur essendo in due parti differenti del ranking e anche della nazione, le situazioni di California e LSU mi sembrano molto simili. Entrambe sono riuscite a soffiare ad università avversarie nettamente più blasonate giocatori del calibro di Jaylen Brown, Ivan Rabb, Antonio Blakeney ma soprattutto il miglior recruit Ben Simmons.

Mentre i Golden Bears hanno aggiunto questi giocatori ad un telaio già talentuoso di suo, Tyrone Wallace, Jabari Bird e Jordan Matthews con i due nuovi arrivati sembra essere un quintetto quasi irrsiolvibile per gli avversari, LSU dovrà costruire la squadra attorno al fenomeno Simmons, l’australiano sarà un highlights man, ogni volta che potrete guardate LSU e guardate Simmons perchè sa fare tutto.

Tom Crean si trova in una situazione difficile. Dopo anni a ricostruire il programma, era riuscito a creare una squadra forte,organizzata e con ottimi talenti come Oladipo e Zeller. Ora, dopo altri anni di ricostruzione, sembra aver trovato un’altra volta la quadratura del cerchio.

James Blackmon è uno dei tiratori più incredibili della nazione, lo scorso anno aveva iniziato con una precisione e una continuità paurosa per poi calare con l’andare della stagione.

Insieme a lui, Robert Johnson,Troy Williams, first round alert, e Yogi Ferrell sono gli altri colpi in canna di Coach Crean il cui compito è inserire nel migliore dei modi il tanto aspettato centro Thomas Bryant.

Utah, Wisconsin e Notre Dame hanno subito le perdite dei loro migliori giocatori, dopo una stagione giocata alla grande. Però tutti hanno qualcosa su cui basarsi per il futuro prossimo.

Gli Utes dell’altro Coach K, scaricheranno le responsabilità che furono di Wright su Taylor e Loveridge sperando di infastidire le grandi favorite della conference.

Wisconsin sembra essere la più penalizzata. Kamisnki e Dekker avevano portato Coach Ryan alle sue prime Final Four e a dieci minuti di black out nella finale dal titolo NCAA. Dalla loro parte però c’è l’affidabile, mai banale e sempre efficace Swing Offense di Bo Ryan e Nigel Hayes che dovrebbe assumere i gradi da leader.

Notre Dame ha perso Grant e Connaughton, personaggio di culto che ha deciso la partita contro Butler nel torneo dello scorso anno. Il piccolo panzer Jackson e Auguste porteranno in alto l’orgoglio degli Irish e cercheranno di districarsi nell’infernale trappola che è diventata l’ACC.

Nel ranking troviamo anche i Commodores di Vanderbilt. Il grande merito è di Damion Jones l’energic e sempre attivo centro di Vanderbilt. É praticamente il fulcro dei Commodores e i suoi compagni, con cui si conosce da tempo, giocano per lui. Squadra solida che darà fastidio.

UConn ha il talento per ripetere il successo di due anni fa, ma forse non le stesse motivazioni. Non hanno un giocatore come Napier, forse hanno giocatori più talentuosi ma che non hanno quel fuoco e quel feel for the game che aveva il giocatore degli Orlando Magic, Purvis e Hamilton saranno le principali bocche di fuoco, Sterling Gibbs cercherà di emulare Napier e portare gli Huskies a giocare per qualcosa di importante.

Dietro a loro, a tappare tutti i buchi hanno Brimah,che se riuscisse a non avere problemi di falli, potrebbe influenzare molti attacchi. Il talento c’è, l’allenatore di livello anche, ha rifiutato anche i corteggiamenti dei Thunder in estate pur di rimanere a Storms, il materiale per scrivere una bella storia c’è.

Purdue va controtendenza. Mentre tutto il mondo del basket predica small ball, spaziature e tiri da tre, Coach Painter dispone di ben tre settepiedi di talento in squadra.

Hammons è uno stoppatore di livello eclatante, Haas sembra molto macchinoso ma alla fine riusata efficace e Caleb Swanigan, che in precedenza aveva scelto Michigan State salvo poi rpensarci, porta tanto atletismo ed energia in campo. Purdue va dove li porteranno i “Triple Tower”.

Baylor si candida ad essere una delle squadre più complicate da affrontare in partita secca grazie alla match up defense messa in campo da Coach Drew. É realmente complicato trovare continuità al tiro contro una squadra che non difende mai nella stessa maniera. Giocatore fondamentale per le sorti dei Bears è la calamita umana Rico Gathers. Sembra che al posto delle mani abbia due calamite giganti in grado di attirare tutte le seconde palle e i rimbalzi della gara.

Butler ha trovato l’allenatore a cui affidare le chiavi del post Stevens. Coach Holtmann ha riportato alcune caratteristiche del lavoro di Stevens: umiltà, lavoro e sacrificio.

Lo scorso anno Butler è sembrato una squadra resiliente durante la stagione, soprattutto al torneo dove ha battuto Texas giocando molto meglio e arginando i centimetri e l’atletismo dei Longhorns e poi è rimasta attacata fino alla fine, forzando un’overtime contro Notre Dame.

Michigan chiude il ranking e si presenta come una squadra tutta da scoprire. Dopo la partenza di McGary, i Wolverines non hanno più trovato un lungo affidabile che sappia difendere il pitturato e prendere rimbalzi con continuità. Negli ultimi anni il talento si è tutto riversato sul backcourt.

LeVert è chiamato a riprendersi dall’infortunio al piede, sarà lo scorer principale. Il backcourt sembra essere molto affollato grazie alla presenza di Walton, l’idolo del mondo Albrecht, Irvin, Dawkins, Rahkman e appunto LeVert. Chatman e Wagner saranno i lunghi che si alterneranno. L’idea è che quest’anno ad Ann Arbour si andrà molto piccoli.

Ultima cosa, prima di concludere, è doverosa. Quest’anno non godremo più degli approfondimenti e delle fantastiche preview di Mark Titus su Grantland. Un doveroso elogio a Grantland va fatto per tutto ciò che fatto, sportivamente parlando e non. Long Live Grantland.

Ormai mancano pochissimi giorni dall’inizio della nuova stagione di College Basketball. Nuove storie, nuove partite, nuove follie e nuovi personaggi entreranno in scena per stupirci e per far ammirare a tutto il mondo il loro talento.

Ci eravamo lasciato ad Indianapolis, con l’ennesima vittoria della carriera di Coach K, con una Duke ondivaga per tutta la stagione, ma che ha risolto e trovato la quadratura del cerchio di tutti i suoi problemi nel momento giusto.

Ci eravamo lasciati con l’ennesima prova di come il college basketball stia cambiando, di come i freshman diventano titolari e stelle delle squadre e dominano intere partite, da vedere l’atto finale della stagione in cui i Freshman di Duke hanno segnato 60 dei 68 punti totali.

Ci eravamo lasciati in maniera triste perchè la stagione era finita, ma con la speranza e l’augurio che la nuova stagione, quella che inizierà venerdì notte in Italia, sia avvincente, piena di storie e appassionante come la scorsa.

Oggi ci siamo ritrovati, con le solite note nei posti alti del ranking, ma anche con “sorprese”,come Marykand, e realtà in cerca di continuità, come Iowa State che ha cambiato allenatore e Wichita State che si trova alla fine di un ciclo. North Carolina ci sembra la favorita, ha un roster molto profondo e talentuoso, esperienza a quantità industriale, un santone in panchina come Roy Williams e con serie ambizioni di giocarsi il titolo a Houston.

Ci ritroviamo la Kentucky con meno cambiamenti degli ultimi anni, dato che solo tre freshman, e che freshman, saranno parte integrante della rotazione. Curioso sarà vedere l’impatto di Labissiere in NCAA.

Occupa un posto con un’eredità importante perchè a Kentucky nell’era Calipari sono passati fior fior di centri, per citarne uno Albatroz Davis o Boogie Cousins. La vera difficoltà sarà trovare una chimica, cosa davvero inusuale a Kentucky, di squadra e di gioco su cui la squadra si possa affidare anche nei momenti di difficoltà.

Maryland è la sorpresa. Forse non troppo per chi lo scorso anno ha dovuto affrontare l’inarrestabile Melo Trimble, sophomore leader dei Terrapines. In questa stagione Turgeon ha sfruttato tutte le sue abilità di allenatore per costruire una temibilissima darkhorse per il titolo, aggiungendo al già citato Trimble due tranfer di livello assoluto come il crawfordiano Rasheed Sulaimon da Duke e la double-double machine da Georgia Tech Robert Carter. In più la perla dell’offseason è il recuit del centro five star Diamond Stone. Maryland sembra aver scritto in fronte “DARKHORSE”.

Duke affronta una kentuckiana situazione. Coach K sembra essersi avviato anche lui sulla via degli one and done. Rivers,Parker, Okafor e Winslow sono coloro che sono passati per Durham, Ingram, Thorton,Jeter e Kennard sono i nuovi. Per loro fortuna c’è un Grayson Allen formato Final Four di Indianapolis ad aspettarli. Poi troviamo un blocco di squadre in situazione simili. Kansas,Virginia,Oklahoma, Wichita state, Iowa State e Gonzaga sono tutte squadre in cerca di qualcosa. I Jayhawks di soluzioni. Ormai sono due anni che non arrivano al secondo weekend del torneo e la squadra ormai sembra essere plasmata sui dettami di Coach Self. In più hanno un Diallo, 5-star recruit a loro servizio, e un Mykhailiuk, nome paragonabile per difficoltà a quello di Antetokounmpo, cresciuto di un anno e magari più incisivo.

I Cavaliers hanno la miglior difesa della nazione da tre anni ormai, ma hanno avuto la sfortuna di affrontare negli ultimi due tornei la loro kyrptonite Michigan State e hanno perso le possibilità di agguantare una Final Four. Di anno in anno hanno perso il loro scorer, prima Harris e poi Anderson, ma si sono sempre saputi riciclare in maniera ottimale. Sono in cerca di certezze ma sembrano i più forti di questo tier.

Oklahoma sembrerebbe quella senza dubbi, l’intera squadra è tornato, tolto Thomas, e sembra esser intenzionata a migliorare la sweet sixteen dello scorso anno. Forse potrebbero insediare l’egemonia dittatoriale dei Jayhawks in Big 12, pero non è il momento giusto per dirlo.

Iowa State è in cerca di sicurezza. Se n’è andato via il miglior allenatore della storia dell’ateneo, colui che ha costruito questa squadra, ma è arrivato uno Steve Prohm che negli ultimi anni ha allenato con risultati mozzafiato la piccola Murray State. Georges Niang e Monte Morris dovranno attraversare l’insidiosa Big 12 per presentarsi al torneo più carichi possibili. Curiosissimo di veder la mano di Prohm in questa squadra.
Mark Few ha un ultimo giro per tentare di arrivare alle fatidiche Final Four, lui insieme a Miller di Arizona sono i migliori allenatori senza un FF all’attivo. Per aiutarlo a raggiungerla, avrà dalla sua parte la miglior frontline della nazione Wiltjer-Sabonis-Karnowski. Completi, efficaci e bellissimi da vedere.

Sono altamente consigliati da vedere perchè il Bulldogs sono uno dei migliori attacchi in circolazione e Sabonis è veramente, ma veramente forte.

Wichita State stupì tutti tre March Madness fa raggiungendo le final four e rischiando addirittura di approdare in finale. L’anno dopo fecero una quasi perfect season interrotta solo da Kentucky al torneo e lo scorso anno batterono nel derby del Kansas i Jayhawks al torneo e giocarono una partita intensissima e molto bella contro Notre Dame. Ora Coach Marshall e gli ultimi due reduci di quella Final Four, Baker e VanVleet secondo il sottoscritto uno dei migliori backcourt in circolazione, cercheranno di raggiungere un’altra volta un traguardo storico.

Villanova è la squadra umorale per eccellenza. Lo è per come giocano a basket, basandosi tanto, forse troppo, sui tiri da tre. L’obiettivo di Coach Wright sarà quello di raggiungere e, magari, non sprecare un seed alto al torneo come negli scorsi due anni. Hanno reclutato Brunson che potrebbe essere usato come finisher ed è anche un ladro di palloni. Arcidiacono è il loro leader.

Arizona si trova all’inizio di un ciclo. Negli ultimi due anni hanno perso solo sette partite, ma non sono mai arrivati alle Final Four, colpa di Bo Ryan e del duo Dekker-Kaminski. Allonzo Trier proverà, insieme a Tarczewski, di mantenere il dominio, fino allo scorso anno incontrastato, della PAC 12. Situazione analoga è quella di Michigan State. Ci sono state meno partenze rispetto ai Wildcats, ma anche loro devono ricostruire ed hanno iniziato bene. Deyonta Davis, Denzel Valentine e Eros Harris saranno i giocatori cardine, mentre il trascinatore sarà sempre lui il, Grandioso Izzo. Dopo l’ennesimo miracolo dello scorso torneo, è tornato più motivato che mai.

Pur essendo in due parti differenti del ranking e anche della nazione, le situazioni di California e LSU mi sembrano molto simili. Entrambe sono riuscite a soffiare ad università avversarie nettamente più blasonate giocatori del calibro di Jaylen Brown, Ivan Rabb, Antonio Blakeney ma soprattutto il miglior recruit Ben Simmons. Mentre i Golden Bears hanno aggiunto questi giocatori ad un telaio già talentuoso di suo, Tyrone Wallace, Jabari Bird e Jordan Matthews con i due nuovi arrivati sembra essere un quintetto quasi irrsiolvibile per gli avversari, LSU dovrà costruire la squadra attorno al fenomeno Simmons, L’australiano sarà un highlights man, ogni volta che potrete guardate LSU e guardate Simmons perchè sa fare tutto.

Tom Crean si trova in una situazione difficile. Dopo anni a ricostruire il programma, era riuscito a creare una squadra forte,organizzata e con ottimi talenti come Oladipo e Zeller. Ora, dopo altri anni di ricostruzione, sembra aver trovato un’altra volta la quadratura del cerchio. James Blackmon è uno dei tiratori più incredibili della nazione, lo scorso anno aveva iniziato con una precisione e una continuità paurosa per poi calare con l’andare della stagione. Insieme a lui, Robert Johnson,Troy Williams, first round alert, e Yogi Ferrell sono gli altri colpi in canna di Coach Crean il cui compito è inserire nel migliore dei modi il tanto aspettato centro Thomas Bryant.

Utah, Wisconsin e Notre Dame hanno subito le perdite dei loro migliori giocatori, dopo una stagione giocata alla grande. Però tutti hanno qualcosa su cui basarsi per il futuro prossimo. Gli Utes dell’altro Coach K, scaricheranno le responsabilità che furono di Wright su Taylor e Loveridge sperando di infastidire le grandi favorite della conference. Wisconsin sembra essere la più penalizzata. Kamisnki e Dekker avevano portato Coach Ryan alle sue prime Final Four e a dieci minuti di black out nella finale dal titolo NCAA.

Dalla loro parte però c’è l’affidabile, mai banale e sempre efficace Swing Offense di Bo Ryan e Nigel Hayes che dovrebbe assumere i gradi da leader. Notre Dame ha perso Grant e Connaughton, personaggio di culto che ha deciso la partita contro Butler nel torneo dello scorso anno. Il piccolo panzer Jackson e Auguste porteranno in alto l’orgoglio degli Irish e cercheranno di districarsi nell’infernale trappola che è diventata l’ACC.

Nel ranking troviamo anche i Commodores di Vanderbilt. Il grande merito è di Damion Jones l’energic e sempre attivo centro di Vanderbilt. É praticamente il fulcro dei Commodores e i suoi compagni, con cui si conosce da tempo, giocano per lui. Squadra solida che darà fastidio.

UConn ha il talento per ripetere il successo di due anni fa, ma forse non le stesse motivazioni. Non hanno un giocatore come Napier, forse hanno giocatori più talentuosi ma che non hanno quel fuoco e quel feel for the game che aveva il giocatore degli Orlando Magic, Purvis e Hamilton saranno le principali bocche di fuoco, Sterling Gibbs cercherà di emulare Napier e portare gli Huskies a giocare per qualcosa di importante. Dietro a loro, a tappare tutti i buchi hanno Brimah,che se riuscisse a non avere problemi di falli, potrebbe influenzare molti attacchi. Il talento c’è, l’allenatore di livello anche, ha rifiutato anche i corteggiamenti dei Thunder in estate pur di rimanere a Storms, il materiale per scrivere una bella storia c’è.

Purdue va controtendenza. Mentre tutto il mondo del basket predica small ball, spaziature e tiri da tre, Coach Painter dispone di ben tre settepiedi di talento in squadra. Hammons è uno stoppatore di livello eclatante, Haas sembra molto macchinoso ma alla fine riusata efficace e Caleb Swanigan, che in precedenza aveva scelto Michigan State salvo poi rpensarci, porta tanto atletismo ed energia in campo. Purdue va dove li porteranno i “Triple Tower”.

Baylor si candida ad essere una delle squadre più complicate da affrontare in partita secca grazie alla match up defense messa in campo da Coach Drew. É realmente complicato trovare continuità al tiro contro una squadra che non difende mai nella stessa maniera. Giocatore fondamentale per le sorti dei Bears è la calamita umana Rico Gathers. Sembra che al posto delle mani abbia due calamite giganti in grado di attirare tutte le seconde palle e i rimbalzi della gara.

Butler ha trovato l’allenatore a cui affidare le chiavi del post Stevens. Coach Holtmann ha riportato alcune caratteristiche del lavoro di Stevens: umiltà, lavoro e sacrificio. Lo scorso anno Butler è sembrato una squadra resiliente durante la stagione, soprattutto al torneo dove ha battuto Texas giocando molto meglio e arginando i centimetri e l’atletismo dei Longhorns e poi è rimasta attacata fino alla fine, forzando un’overtime contro Notre Dame.

Michigan chiude il ranking e si presenta come una squadra tutta da scoprire. Dopo la partenza di McGary, i Wolverines non hanno più trovato un lungo affidabile che sappia difendere il pitturato e prendere rimbalzi con continuità. Negli ultimi anni il talento si è tutto riversato sul backcourt. LeVert è chiamato a riprendersi dall’infortunio al piede, sarà lo scorer principale. Il backcourt sembra essere molto affollato grazie alla presenza di Walton, l’idolo del mondo Albrecht, Irvin, Dawkins, Rahkman e appunto LeVert. Chatman e Wagner saranno i lunghi che si alterneranno. L’idea è che quest’anno ad Ann Arbour si andrà molto piccoli.

Ultima cosa, prima di concludere, è doverosa. Quest’anno non godremo più degli approfondimenti e delle fantastiche preview di Mark Titus su Grantland. Un doveroso elogio a Grantland va fatto per tutto ciò che fatto, sportivamente parlando e non. Long Live Grantland.

Ma soprattutto Long Live College Basketball!

 

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