I Bulldogs di Mississippi State, battendo la numero 16 del ranking nazionale Arizona per 67-57, si aggiudicano il Coaches vs Cancer Classic, abituale torneo di inizio stagione che si svolge nella splendida cornice del Madison Square Garden.

Arnett Moultrie, MVP della finale

Vittoria che è ulteriore conferma della pericolosità della squadra di coach Stansbury, già capace in semifinale di piazzare un altro upset, battendo la numero 18 del ranking Texas A&M per 69-60. I Bulldogs hanno parecchi giocatori di notevole interesse, a cominciare dalla coppia sotto canestro, formata dall’MVP del torneo Arnett Moultrie (19 punti e 10 rimbalzi con 8/9 al tiro nel giorno del suo ventunesimo compleanno) e Renardo Sidney (8 punti, ma condizionato da un problema alla mano destra nel corso della gara).

Moultrie, transfer da UTEP, ha giocato una partita solidissima, risultando essere un engima irrisolvibile per la difesa di Arizona. 211 centimetri per 103 chilogrammi, ha mostrato una volta di più tutto il suo arsenale. E’ stato pericoloso a rimbalzo d’attacco, grazie al suo atletismo, ma anche spalle a canestro, mentre in difesa non ha fatto mancare il contributo sotto il tabellone.

Arizona nel momento decisivo dell’incontro ha pagato questa differenza di tonnellaggio. Negli ultimi cinque minuti, infatti, i Wildcats hanno risposto al peso della coppia Moultrie – Sidney, con l’atletismo di Jesse Perry (2.01 per 100 chili) e Solomon Hill (1.98 x 103 chili), finendo per pagare un conto salatissimo, rappresentato da un 10-2 di parziale che ha chiuso i conti.

Mississippi State, però, ha dimostrato di poter giocare anche con le marce alte, e non solo appoggiando la palla in post basso. L’inizio di partita, infatti, ha messo in mostra le capacità di Dee Bost (8 punti, 5 rimbalzi e 6 assists), playmaker che dà il meglio di se in transizione e in situazione di pick’n’roll. Una Arizona inizialmente deconcentrata ha dato il via alle scorribande di Mississippi State che ha colpito dall’arco con l’interessante freshamn Rodney Hood (9 punti) e Bryan Bryant, costruendo rapidamente un vantaggio di 10 punti (21-11 dopo 7′).

Problemi a una mano hanno limitato Renardo Sidney

Il secondo fallo prematuro di Moultrie, però, ha fermato l’inerzia favorevole per Sidney e compagni, lanciando il ritorno dei Wildcats, forti di un attacco bilanciato e della sostanza di Perry (11 punti e 10 rimbalzi, quarta doppia doppia in cinque partite) e Hill (12+9).

Ai nuovi tentativi di fuga ispirati dal solito Bost ha poi risposto la coppia di freshman Josiah Turner (8 punti) – Nick Johnson (9 punti), uomini che saranno prevedibilmente le colonne portanti del futuro prossimo di Arizona.

Turner, al momento, parte dalla panchina ed è il back up di Jordin Mayes, ma i suoi istinti da playmaker puro lo portano ad essere un opzione fondamentale per il gioco di coach Sean Miller. Anche contro Mississippi State ha mostrato questa capacità, andando difficilmente fuori dai giochi ma rimanendo, al tempo stesso, capace di costruirsi soluzioni personali efficaci.

Johnson, invece, è più un realizzatore, dotato di grandi doti di tiratore e atletismo notevole. La capacità di colpire da fuori lo ha portato, però, in alcuni casi a forzare qualche soluzione e, in generale, non è stata la sua miglior partita.

35-34 per i Bulldogs all’intervallo, al rientro in campo torna sul parquet Arnett Moultrie, ma la scossa arriva da un altro freshman da tenere d’occhio: Deville Smith (7 punti, 3 rimbalzi e 2 assists).

Piccoletto che racchiude in un metro e ottanta scarso un energia pazzesca entra dalla panchina come cambio di Bost o, come successo stanotte, per giocare al fianco dello stesso Bost che si sposta in guardia.

Caratteristica principale di Smith è senza dubbio quella di attaccare il ferro ogni volta che ha la palla tra le mani. Contro Arizona la tattica ha pagato dividendi elevati. Nessuno ha avuto successo nel tentare di contenerlo, nemmeno Nick Johnson con le sue gambe esplosive.

Le scorribande del numero 33 hanno creato un nuovo solco (50-43 con 12′ da giocare) e da lì in poi i Bulldogs hanno gestito bene la gara, gestendo prima tentativo di recupero di Arizona, con Turner sugli scudi, poi affidandosi ancora a Moultrie e al back up dei lunghi, Wendell Lewis (4 punti pesanti nel finale), per sistemare la questione.

Non una gran partita per il freshman Nick Johnson

In conclusione, è stata una partita che ha confermato quello che si sapeva su entrambe le squadre. Mississippi State è una squadra che dispone di maggior talento rispetto a quanto gli sia stato riconosciuto in prestagione. Moultrie e Sidney sotto canestro sono una coppia di altissimo livello, Bost non gli è da meno in playmaker è attorno c’è la fraschezza dei giovani Hood e Smith a completare un quadro interessante. I Bulldogs se in giornata possono creare problemi a tutti, ma, al contempo, hanno anche passaggi a vuoto importanti, come testimoniato dalla sconfitta casalinga con Akron.

Arizona, invece, è ancora indietro sulla tabella di marcia impostata da Miller, che è anche il primo a riconoscerlo. A differenza dei Bulldogs, che hanno dei leader offensivi ben riconosciuti, i Wildcats hanno tante valide alternative in attacco, ma forse si sente un pò la mancanza del giocatore che ti può trascinare. Nella finale del torneo è mancato l’apporto della guardia senior Kyle Fogg, che era il miglior realizzatore della squadra, ma quello che ha condannato Arizona è stata l’assenza di un vera minaccia offensiva sotto canestro. Moultrie, Sindey e, nel finale, anche Lewis, hanno dettato legge nei pressi del canestro, mentre in attacco Arizona doveva cercare di arrangiarsi sfruttando l’atipicità di Perry e Hill. Finchè il tiro dalla media del primo è entrato e le pentrazioni del secondo sono andate a buon fine, gli uomini di Miller sono rimasti a contatto, ma quando queste soluzioni sono venute meno la partita si è spaccata in due.

Per il futuro è lecito attendersi una Mississippi State pronta all’ingresso nella top 25, mentre Arizona dovrà trovare una propria identità precisa per non perdere la strada.

Post By nikfiumi (62 Posts)

Cestista, baskettaro, appassionato della palla a spicchi, fedele adepto del parquet.
Nato a pane e Danilovic, cresciuto a tarallucci e Ginobili, ho sviluppato col tempo un’insana passione per il basket a stelle e striscie e i Denver Nuggets, aggiungendo poi con calma interesse vivo per Football Americano (San Francisco 49ers) e Baseball (San Francisco Giants). Scrivo per diletto. Parlo a volte, a sproposito, su Radio Playit.

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