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Se è vero che tutte le cose belle prima o poi finiscono, e quelle brutte pure, figuriamoci quelle così così. Con l’ultima giornata di regular season appena andata agli archivi e il tabellone dei playoff NBA che si riempie coi pronostici dai quattro angoli del globo, anche 7for7 giunge all’ultima puntata – ma non temete, stiamo già raccogliendo dati per gli attesissimi playoff ignoranti. Settimana lunga quella che vi raccontiamo oggi, quindi partiamo subito. Via!

LUNEDI 1 APRILE – OCCHIO DI FALCO

Steph Curry sta disputando una stagione che, se non ci fossero il Barba e Giannis, non avrebbe nulla da invidiare all’annata da MVP del 2016. Forse per indirizzare le gerarchie interne ai Warriors che verosimilmente, complici i contratti in scadenza, muteranno al termine di questa stagione, Steph ha deciso di imporsi nuovamente come leader del gruppo, talvolta relegando (alla faccia del relegare, lo sappiamo) Kevin Durant al ruolo di sidekick. La percentuale da tre punti è vicina ai massimi storici in questa campagna 2019, 43.7%, ma c’è una novità succosa che esce tra le news di questi giorni. Fino a oggi Steph aveva giocando portandosi dietro un problema alla vista, e ora che ha finalmente deciso di indossare le lenti a contatto sul parquet, la sua percezione del canestro pare addirittura migliorata. Come quando Junior si toglieva turbante e mantello che pesavano come un muro in calcestruzzo, in pratica. Gli avversari sono avvisati, ma a noi resta un dubbio: pensarci prima, pareva brutto?

Perché giocare con le stesse capacità visive degli altri sarebbe stato troppo facile

 

MARTEDI 2 APRILE – 20, 20, 20

Altra notizia della settimana, che al tempo stesso è anche una non-notizia. Russell Westbrook registra una tripla doppia di media per la terza stagione consecutiva. Era una formalità ormai, gli bastavano giusto una manciata di assist da distribuire nelle ultime partite, roba che forse – e sottolineo forse – sarebbe riuscita anche a me al collega Giorgio (probabilmente a lui meglio che a me). Sul fatto che questa impresa, degna di Oscar Robertson e nessun altro fino a tre anni fa, sia diventata ordinaria amministrazione non vogliamo indugiare. Ma la statline più interessante è quella che permette a Russ di collezionare un altro record. Contro i Lakers totalizza 20 punti, 20 rimbalzi e 21 assist. Esatto, una tripla doppia con 20-20-20. Gli unici due a esserci riusciti? Russell Westbrook e Wilt Chamberlain.

Chiamatelo pure stat padder se volete, a noi non interessa e a lui ancora meno

 

MERCOLEDI 3 APRILE – NOTHING BUT THE TRUTH

Diciamo la verità, senza gli ex-giocatori che fanno le loro sparate – un po’ per diletto e un po’ per farsi pubblicità – che NBA sarebbe? Le opinioni di Charles Barkley ormai le conosciamo, tipo quella ormai famigerata sullo scarso impatto che avrebbe avuto Luka Doncic, e lui gigioneggia un po’ col personaggio che si è creato. Curioso anche l’intervento in settimana di Richard Jefferson, che con qualche giro di ritardo arriva a commentare il trasferimento di Kevin Durant ai Warriors (ci sta che in estate cambi maglia un’altra volta Richard, io non te lo vorrei dire) e già che c’è se la tira un po’ per la sua vittoria coi Cavs nel 2016. Quando giochi al playground, dice, la prima cosa che si fa è una rivincita con le stesse squadre: non si può uscire dal campo e reclutare il più forte che trovi in giro. Però siamo in NBA e non al playground, e vabbè.

Detto questo, il più pimpante in settimana è stato invece Paul Pierce che sente l’aria frizzante dei playoff e vuole innalzare le views dei suoi video su YouTube. Prima dà lavoro a tutti i maniaci di stat avanzate del mondo garantendo di essere stato un migliore clutch shooter di Klay Thompson, poi affronta con piglio delicato il ritiro di Dwyane Wade affermando, in sostanza: “Ero meglio io”.

D-Wade glissa, il figliolo Zaire però si erge in difesa del babbo e replica: “Nun me sta bene che no”.

Io so’ de Palm Beach e nun so’ d’accordo

 

GIOVEDI 4 APRILE – SPACE TAMPERING

Abbandonate le speranze playoff, i Lakers hanno messo a riposo LeBron James con qualche partita d’anticipo e il Prescelto ha già cominciato a godersi il periodo di vacanza più lungo da quando è entrato in NBA. Col basket giocato se ne riparlerà a ottobre, ma nel frattempo le cose da fare non gli mancano. Prima fra tutte, reclutare i più appetitosi free agent sul mercato per rinforzare i ranghi dei Lakers versione 2019/2020, che verosimilmente saranno molto diversi da quelli visti quest’anno. Le promesse di James sono in parte incoraggianti, in parte inquietanti, soprattutto se consideriamo le indiscrezioni sull’altro progetto estivo del Re, vale a dire le riprese di Space Jam 2: non per niente, si è trasferito a Hollywood.

Ebbene, pare che LeBron abbia trasferito il suo vizietto di rubare il lavoro agli altri anche in ambito cinematografico. Si è già mosso in supporto alle operazioni di casting, contattando personalmente gli amici/rivali della NBA, magari per convincerli a impersonare quei talenti che nella pellicola originale venivano rubati dai Monstars. Il problema è che come risposta sta ricevendo picche. Giannis Antetkounmpo, che in realtà andrebbe bene anche per interpretare direttamente i Monstars senza CGI, ha detto: “Due settimane sul set senza potersi allenare? Anche no, grazie”. Seguono voci sul possibile quintetto dei Lakers nella prossima stagione: LeBron, Bugs Bunny, Daffy Duck, Bill Murray e Alex Caruso.

Meno male che c’è Alex Caruso

 

VENERDI 5 APRILE – OOPS, LAMB DID IT AGAIN

Tutto credevamo, tranne che ci saremmo trovati a citare per due volte Jeremy Lamb (pare che neanche sua mamma lo chiami due volte in un anno) nella nostra rubrica, e per giunta entrambe le volte per lo stesso motivo. Un paio di settimane fa, era la preghiera da metà campo che regalava un’inutile vittoria a fil di serena per gli Hornets, opposti ai Toronto Raptors. Stanotte, ancora un buzzer beater, ancora contro i Raptors, ancora più inutile visto che gli Hornets sono già a pescare. L’unico motivo che ci viene in mente per questi exploit è che da piccolo Jeremy si fosse appassionato ai dinosauri (come più o meno chiunque della mia generazione) e non abbia ancora superato il blocco emotivo di quando apprese della loro estinzione.

In un’ipotetico remake dello speciale Super Quark sui dinosauri (che io guarderei a scatola chiusa), si potrebbe utilizzare questo video come footage per l’estinzione

 

SABATO 6 APRILE – GOODBYE, ORACLE

In attesa di celebrare l’ultima apparizione sul parquet di due leggende di questo gioco (ci arriveremo a breve), stanotte è l’occasione per salutare un impianto di simile importanza, quantomeno considerando le vittorie che si sono festeggiate al suo interno in anni recenti. Parliamo dell’Oracle Arena di Oakland, casa dei Golden State Warriors, che al termine dei playoff andrà in pensione per lasciare al posto all’avveniristico Chase Center. Per l’ultima contesa casalinga di regular season la Oracle mette il vestito buono e i Warriors rispolverano una jersey nostalgica: quella bianca, arancio e blu del We Believe, quando Baron Davis schiacciava in testa a Kirilenko e Golden State buttava fuori gli strafavoriti Dallas Mavericks al primo turno.

Steph e compagni sono gasatissimi e vincono in scioltezza. A qualcuno però viene un dubbio un po’ malizioso: quanti di coloro che oggi tifano Warriors conosceranno davvero quella maglia?

Cosa facevate voi nel 2007? Baron Davis questa cosetta qui

 

DOMENICA 7 APRILE – BENTORNATI NETS E MAGIC

Mancano pochi minuti di gioco per ufficializzare la posizione dei team nel tabellone e l’ultima qualificata per i playoff (saranno i Detroit Pistons), ma due vecchie conoscenze dei piani alti della Eastern Conference possono tirare un sospiro di sollievo con qualche giorno d’anticipo. Orlando Magic e Brooklyn Nets mancavano la post-season rispettivamente dal 2012 e dal 2015, ma a questo giro sono scalate fino alla sesta e settima posizione. Le due squadre presentano realtà molto diverse. I Nets sono entusiasmanti, seppure non privi di difetti, si godono un gruppo giovane capitanato da un D’Angelo Russell al career year, dal brillante sophomore Jarrett Allen e da una schiera di comprimari agguerriti. C’è un progetto insomma, e c’è fiducia nel coach Atkinson: poche speranze di salire in orbita titolo, ma una ragionevole convinzione di restare a lungo in zona playoff. I Magic invece si ritrovano in griglia quasi per caso, ancora a metà strada di un rebuilding mai davvero cominciato. Si attendono Jonathan Isaac e Mo Bamba, ma con quanta convinzione? Ci si prepara a salutare Vucevic, che intanto però tira la carretta come pochi altri, e c’è da capire se Aaron Gordon, miglioratissimo, potrà mai diventare il leader di una franchigia ambiziosa.

Ragazzi, ma non era meglio tankare come tutti gli altri?

LUNEDI 8 APRILE – THE ROAD TO REDEMPTION

La NBA si ferma, come tradizione annuale, per lasciare spazio alla finale NCAA. Due italiani l’uno contro l’altro, anche se Francesco Badocchi vede raramente il campo per Virginia, mentre Davide Moretti è tra gli elementi più importanti di Texas Tech e brilla anche nell’atto conclusivo. La spuntano i Cavaliers all’overtime, realizzando uno spettacolare testacoda. L’anno scorso eliminati al primo turno (prima volta per una testa di serie numero 1) e dodici mesi dopo tagliano la retina. De’Andre Hunter e Jarrett Culver li vedremo al piano di sopra l’anno prossimo, gli altri chissà. Intanto godiamoci gli ultimi, spettacolari cinque minuti di gioco.

Per compensarci dello scarso spettacolo che offre il finale di regular season NBA, ci pensa la March Madness

 

MARTEDI 9 APRILE – ONE LAST DANCE

Il contrasto di stili è netto, com’è giusto che sia per due personaggi lontani nel carattere, ma vicini per vicende sportive. Parlando di Dwyane Wade e Dirk Nowitzki vengono in mente quelle Finals 2006, la rimonta di Flash e Shaq – ma soprattutto di Flash – ai danni dei disperatissimi Mavericks, e la dolce rivincita di Dallas e del tedesco che strappavano il titolo a Miami, stavolta coi pronostici invertiti, quattro anni dopo.

Wade ha annunciato il ritiro a inizio stagione e si è esibito in un tour d’addio degno di Kobe Bryant, scambiando più o meno una maglietta ogni sera. Già che c’era, ha prodotto un livello di pallacanestro di cui francamente in pochi lo credevano ancora capace. Per l’ultima partita all’American Airlines Arena le prime file sono affollate e chiassose. Gli amici di sempre, la moglie, i figli, colleghi e rivali di una vita sul parquet. Lui fa il piacione con le telecamere da prima della palla a due, mette trenta punti tirando qualsiasi cosa gli passi per le mani, la sera dopo realizza persino una tripla doppia in trasferta a Brooklyn per chiudere col botto.

Dirk invece ci ha lasciato sulle spine fin da ottobre, senza rilasciare dichiarazioni ufficiali. L’età è più avanzata rispetto a Wade, ma ha giocato abbastanza minuti per raggranellare qualche nuovo record. Quando parte in quintetto, ultima partita di regular season nella sua Dallas, si capisce che qualcosa è nell’aria. I compagni lo cercano, vogliono che tiri, lui segna 30 punti. A fine partita guadagna il centrocampo e impugna il microfono. Come pensavamo, e forse temevamo, Dirk si ritira.

Su di lui, ha già scritto tutto Giorgio Barbareschi in questo bellissimo articolo, che vi consiglio di leggere.

Su Wade, aggiungo una brevissima nota personale. Erano gli ultimi mesi del 2003, forse il primo anno in cui seguivo la NBA regolarmente. Era l’epoca d’oro dei forum, tutti si sentivano in diritto di crearne uno e ne frequentavamo a decine disseminando le nostre vane opinioni da adolescenti. Mi ritrovo sul forum a tema cestistico fondato da tale Lollopenzo, credo che sia durato sei mesi e che abbia avuto al massimo una dozzina di utenti. Parliamo animatamente dei due rookie terribili, LeBron James e Carmelo Anthony, ma l’admin Lollopenzo, che la sapeva lunga, interviene a gamba tesa: occhio a quell’altro, quel Wade di Miami, è forte anche lui. Io sospendo il giudizio, sapevo a malepena chi fosse, e la connessione 56k che avevo in casa non mi permetteva di recuperarne gli highlights in tempo utile per dire la mia. Oggi D-Wade si ritira, e fa un po’ strano accorgersi così che sono passati sedici anni delle nostre vite.

Perdonate la scarsa risoluzione della foto, ma era il 2006. Tredici anni fa. Yep

 

MERCOLEDI 10 APRILE – NOW YOU SEE ME, NOW YOU DON’T

La stagione dei Los Angeles Lakers, lo sappiamo, non è andata come nelle più rosee aspettative. Neanche come nelle meno rosee, in verità. Ma c’era una speranza: vedrete che in estate Magic si redimerà dagli errori di mercato e porterà in maglia gialloviola qualche altra superstar. Del resto, ha già convinto LeBron James.

Se non fosse che, nella giornata di oggi Magic Johnson abbandona la barca e si dilegua, rassegnando le dimissioni da presidente. Era talmente tanto imbarazzato dalla decisione che non se l’è sentita di avvisare preventivamente la famiglia Buss, che ha appreso la notizia dalla conferenza stampa dove Magic spiegava che non si è sentito libero, vista la posizione che occupava, di esprimersi e di muoversi sul mercato come avrebbe voluto.

C’era qualche ragionevole dubbio sull’idoneità del vulcanico Magic per un ruolo istituzionale, dalla faccenda tampering fino a quella bizzarra storia con gli allenamenti privati di Ben Simmons. In occasione delle dimissioni, Adrian Wojnarowski cala l’asso col tweet che alleghiamo qua sotto. Magic non aveva voglia di lavorare, in pratica.

Bravo lo stesso Magic, ci hai provato

 

Con questa, siamo arrivati davvero alla fine. Giorgio vi ha già salutati la settimana scorsa, adesso tocca a me darvi l’appuntamento alla prossima occasione – tenete d’occhio la bacheca, arriverà un episodio speciale coi fiocchi – e soprattutto augurarvi un buon divertimento coi playoff dello sport più bello del mondo. Speriamo di avervi fatto almeno un po’ divertire in queste settimane in nostra compagnia, così come ci siamo divertiti noi, e di avervi trasmesso l’idea che io e Giorgio condividiamo in merito all’NBA e allo sport in generale. Godiamoci il meglio che hanno da offrire questi fantastici campioni, prendiamo il gioco con la serietà di un bambino, lasciamo i risultati al campo e le polemiche fuori dalla finestra. See ya!

Post By Andrea Cassini (117 Posts)

Scrittore e giornalista in erba - nel senso che la mia carriera è fumosa -, seguo la NBA dall'ultimo All Star Game di Michael Jordan. Ci ho messo lo stesso tempo a imparare metà delle regole del football.

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One thought on “7for7 La Settimana in NBA (Ep. 2×24)

  1. Bravi, ottima rubrica, divertente ma non banale, in cui traspare in modo piacevole tutta la vostra passione e la vostra competenza per il magico mondo della NBA. 6 mesi senza leggervi sarà dura. Per il resto, onore a Wade e Dirk, la NBA sarà verosimilmente più vuota senza di loro…

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