Ventesima settimana di regular season e ventesima puntata di 7for7: quando ci si diverte il tempo passa in un lampo, è risaputo, e senza neanche accorgersene siamo già alle prese con la stretta finale per la qualificazione ai playoff. In questa fase diventa fondamentale il calendario di ogni singola squadra, per calcolare difficoltà degli scontri e probabilità di guadagnare o perdere qualche posizione in classifica – questo a meno che non siate già sicuri in vetta ai ranking, come Warriors e Bucks, o abbiate già mollato gli ormeggi verso il tanking più sfrenato – tipo i New York Knicks. Partite cruciali e tanto basket da raccontare, dunque, negli ultimi sette giorni di azione NBA. Allacciamo le cinture e partiamo.

LUNEDI 4 MARZO – AI PLAYOFF SENZA LEBRON

La rincorsa dei Lakers era uno dei temi più appassionanti di questa parte conclusiva di stagione. Parliamo al passato perché, nonostante un calendario favorevole che li vedeva in corsia di sorpasso su Kings e Clippers, LA è scivolata a sette vittorie dall’ultima posizione valida per i playoff, con nove sconfitte nelle ultime undici partite. A poco è valso il rientro di LeBron James, che la settimana scorsa proclamava di aver inserito la “modalità playoff” prima del solito – anzi, lo stesso James è parso sfiduciato nei confronti della squadra, e forse ha considerato inutile uno sforzo che li avrebbe comunque visti capitolare in poche partite al primo turno. Nella notte si disputa il derby losangelino; i Clippers sono la sopresa di questa seconda parte di stagione, abbarbicati alla griglia playoff come il proverbiale felino attaccato ai testicoli, mentre i Lakers sono all’ultima spiaggia. Vincono i Clips, 113 a 105, e i gialloviola mollano definitivamente il colpo.

LeBron giocherà a minutaggio ridotto da qui in avanti, mentre difficilmente rivedremo in campo Lonzo Ball (problema alla caviglia) e Brandon Ingram (è emerso un guaio cardiocircolatorio simile a quello di cui ha sofferto Chris Bosh, massima prudenza dunque per lui). Qualcosa si è indubbiamente guastato nello spogliatoio Lakers, perché prima dell’infortunio di LeBron durante la partita di Natale la squadra viaggiava con un record positivo e destava buone impressioni. Che sia il peso della trade non consumata per Anthony Davis o i malumori intorno al posto di lavoro di coach Walton, certamente LeBron non è riuscito a imporre la propria leadership su questo gruppo; mancherà i playoff per la prima volta in carriera dal 2005. E pensare che in settimana, ma c’è poco da festeggiare, supera Michael Jordan nei punti complessivi e continua l’inseguimento a Bryant, Malone e Kareem.

Il miglior risultato della stagione 2018/2019 di LeBron: averci fatto sentire tremendamente vecchi

 

MARTEDI 5 MARZO – DEBACLE AT THE ORACLE

Bentornati sull’attrazione principale del parco di divertimenti a tema 7for7, vale a dire le montagne russe modellate sugli alti e bassi della stagione dei Boston Celtics. La settimana scorsa era crisi nera, e Giorgio faceva i conti sulla sospetta differenza di rendimento (in positivo) quando Kyrie Irving non era sul parquet. Oggi si celebra invece una trasferta in California costellata da tre vittorie consecutive e aperta da questo autentico massacro ai danni dei Golden State Warriors, a casa loro per giunta, 128 a 95. Calo di tensione dei campioni in carica, ormai tranquilli in vetta alla Western Conference? Può darsi, vista anche l’assenza di Klay Thompson. Ma questi disfunzionali Celtics, come già dimostrato nel corso della stagione, sanno ritrovare la concentrazione contro gli avversarsi più quotati – non una cattiva premessa, in vista dei playoff.

Sul trentello di Gordon Hayward torniamo subito, un attimo di pazienza

 

MERCOLEDI 6 MARZO – LIABILITY?

Gordon Hayward è un grande appassionato di videogiochi e sa bene che, quando il tuo personaggio finisce KO, bisogna aspettare qualche istante perché avvenga il respawn, e si possa tornare nella mischia. Solo che, a volte, l’azione del gioco è talmente frenetica che anche quei pochi attimi persi diventano fatali, per il tuo team e per la fiducia in te stesso. Dopo un anno di stop dovuto al terribile infortunio dell’ottobre 2017, la stagione di Gordon Hayward va vissuta e analizzata proprio nell’ottica della pazienza – nonostante il contesto di squadra, dove si punta al risultato immediato, non aiuti. La spinta nelle gambe va e viene, la familiarità coi propri mezzi atletici anche, ma l’aspetto più delicato dev’essere quello mentale, che riguarda la convinzione di essere ancora in grado di esprimersi ai livelli degni di un All Star.

Dopo l’ultimo confronto tra Celtics e Warriors, una fonte anonima (verosimilmente un giocatore degli stessi Warriors) confidò ai media: “Al momento Hayward è un peso per i Celtics (liability), sia in attacco che in difesa”. Gordon deve averla presa sul personale, perché domina la già citata vittoria dei Celtics alla Oracle Arena con 30 punti. Non contento, la notte successiva stampa il game winner a Sacramento, contro i Kings, e i media del settore si accorgono di una statistica interessante: i Celtics sono 19 – 2 quando Hayward tira almeno con il 50% dal campo, e 17 – 22 quando non lo fa. Liability a chi, esattamente?

Quando non c’è Irving, le responsabilità più grandi se le prende lui. Un messaggio importante da coach e compagni

 

GIOVEDI 7 MARZO – THE BIG KAT

Annata strana in Minnesota. Nonostante la squadra abbia fallito l’obiettivo minimo, cioè la qualificazione ai playoff, c’è una certa leggerezza nell’aria e si gode di un certo ottimismo. Allontanati Jimmy Butler e coach Thibs, coi nuvoloni neri che li accompagnavano, ora i T-Wolves sono gestiti dal nuovo corso rappresentato da coach Saunders Jr., KAT e Andrew Wiggins. Non si vince, e chissà se lo si farà in futuro, ma almeno ci si diverte e si festeggia il revival di Derrick Rose. Tra marzo e aprile le statistiche non contano moltissimo, lo sappiamo, soprattutto quando siamo fuori dai giochi per la post-season (e Towns deve ancora riscattarsi da quella misera serie di playoff disputata nel 2018 contro i Rockets), tuttavia KAT sta spingendo sull’acceleratore per chiudere la stagione in crescendo, sbloccatosi forse a livello mentale dopo il tremendo incidente stradale dal quale è uscito illeso, pochi giorni fa. 40 contro Washington, 41 contro OKC, 42 contro Indiana, 37 contro gli Hawks, rimbalzi che toccano quota 16, 17, 18 e percentuali dal campo intorno al 60%. Il dominicano dispone di un’altra marcia nel motore, lo sospettavamo: bisogna capire se sarà in grado di ingranarla quando conta.

Finché non combinerà qualcosa ai playoff su Towns aleggerà il sospetto “eroe dei poveri”, ma intanto ce lo godiamo

 

VENERDI 8 MARZO – IL CANTO DEL GALLO

Degli ostinati Clippers 2019 abbiamo già detto. Smontati in corsa da Jerry West, che ha svenduto Tobias Harris per andare a caccia di free agent in estate, Doc Rivers si è ritrovato a mettere le pezze su un quintetto piccolissimo ma tignoso e atletico. Ci sono Pat Beverley (su di lui torneremo a breve) e Montrezl Harrell che giocano ogni partita come fosse una finale, ci sono gli ottimi rookie Shai Gilgeous-Alexander e Landry Shamet (7 triple in metà partita pochi giorni fa) e soprattutto c’è il Gallo. Sarebbe stato facile per lui deprimersi, vedendo la squadra che gli si smontava intorno proprio mentre lui stava giocando il miglior basket della carriera. Invece, Danilo Gallinari si è lasciato contagiare dall’entusiasmo del suo coach e ha proseguito col career year, stavolta da vero leader di un gruppo giovane. I playoff sembrano ormai conquistati, un risultato superiore alle aspettative, e nella notte arriva una prestigiosa vittoria sugli Oklahoma City Thunder. Gallo ne mette 34, e noi abbiamo una certa ansia di rivederlo con la maglia azzurra ai mondiali.

E qualcuno non vorrebbe più vedere questo giocatore qui in nazionale. Va bene, se l’obiettivo dello sport è qualificarsi ai tornei e poi perdere, fate pure

 

SABATO 9 MARZO – YOU KNOW NOTHING, GIANNIS ANTETOKOUNMPO

I Milwaukee Bucks sono la prima squadra a raggiungere le 50 vittorie in questa stagione. No, non è l’incipit di un romanzo fantasy, bensì il risultato dell’ottima gestione di coach Budenholzer e del rendimento da MVP di Giannis Antetokounmpo. A proposito di fantasy: in settimana la HBO ha rilasciato il trailer per l’ultima stagione di Game of Thrones, che comincerà in Aprile, due minuti di video che ci hanno fatto salire l’hype (quasi paragonabile a quello per Game of Zones) a mille col consueto mix di draghi, battaglie campali e gente che sussurra nell’ombra. E a proposito di Giannis, anche il greco si è lasciato conquistare dall’hype. C’è da credere però che non abbia avuto molto tempo per seguire le serie tv, concentrato com’era sul migliorare il proprio gioco. “Come faccio a vedere Game of Thrones?” chiede su Twitter, perché non importa che tu sia una stella NBA multimilionaria: il richiamo dello streaming pirata da siti russi dagli URL sospetti sarà sempre irresistibile.

La HBO non è proprio contentissima che un NBA All Star preferisca cercare i torrent su piratebay anziché pagare l’abbonamento al canale, ma intanto si prende un po’ di pubblicità gratis

 

DOMENICA 10 MARZO – MEN LIE, NUMBERS DON’T

Paul George è uno dei principali candidati al premio di MVP, o quantomeno a quello di DPOY, protagonista della miglior stagione in carriera. Patrick Beverley è l’anima di questi Clippers indomabili, uno dei più temuti piantagrane della lega nonostante la piccola taglia. Cosa li unisce? In settimana, nel già citato scontro tra le due squadre che ha visto vincitori i Clippers, Beverley si è occupato di George in single coverage per molti minuti. Pur cedendogli diversi centimetri Beverley ha opposto una fiera opposizione, e George – dolorante a una spalla e reduce da un overtime coi Blazers – ha finito per innervosirsi e prendersela con gli arbitri. Non contento di lasciar morire lì la polemica, però, il giorno dopo Beverley ha inforcato gli occhiali, preso in mano le statistiche avanzate e mostrato al mondo quanto le sue prodezze difensive abbiano limitato George: 44 possessi, 3-10 dal campo, 1-5 da tre, 7 punti, 4 palle perse. La risposta piccata di PG, chiaramente, non si è fatta attendere.

In redazione ci stiamo interrogando, senza successo, se la locuzione “bra bra” sia nata nel campus di Harvard o in quello di Yale

 

E abbiamo finito anche per questi ultimi sette giorni di NBA. Per la puntata numero 21 passo pallone e parola a Giorgio Barbareschi, che saprà rendere onore al numero indossato da Tim Duncan e Kevin Garnett. See ya!

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