Pocket

Molti avvenimenti importanti sui parquet NBA in questa settimana: una tendenza che ci distrae dalla nostra mission, cioè raccontarvi le notizie più strampalate di contorno alla pallacanestro, ma per una volta accettiamo ben volentieri di sederci sul divano e guardare le partite di cartello dalla palla a due alla sirena finale. Scontri ad alta quota, prestazioni da leggenda e possibili anteprime delle Finals; in mezzo, qualche brutto colpa di scena, nella forma di infortuni, e la nomina dei quintetti per l’All Star Game, col solito seguito di commenti e polemiche. Si parte!

 

LUNEDÌ 21 GENNAIO – ETERNAL SUNSHINE OF A LEBRONLESS MIND

A Los Angeles, sponda gialloviola, va in scena il rematch della partita di Natale, quella che vide i Lakers corsari alla Oracle Arena di Oakland nonostante l’infortunio di LeBron James, costretto ad abbandonare la contesa nel terzo quarto. Un mese dopo, non c’è ancora sufficiente chiarezza sulle condizioni fisiche di James; pare che il problema muscolare all’inguine si sia rivelato più serio del previsto, e soltanto da pochi giorni il Re ha cominciato ad affrontare partitelle di allenamento 5vs5, in vista di un rientro vicino – ma ancora non programmato. In sua assenza, i Lakers si sono imbarcati in un viaggio sulle montagne russe; è stato un mese adatto a osservare i giovani del gruppo sotto la lente d’ingrandimento, per capire di chi disfarsi e su chi invece puntare, ma dopo una tale altalena di rendimenti (e un pericoloso scivolone in classifica in ottica playoff), Magic e Pelinka forse hanno le idee più confuse di prima.

Questi Lakers senza LeBron sembrano a tutti gli effetti svegliarsi ogni giorno come un team diverso. Il più costante è Kyle Kuzma, con qualche bella performance realizzativa, mentre Ingram e Ball viaggiano a corrente alternata e si lamenta una mancanza di leadership che attutisca i cali di tensione. In settimana, un’ulteriore notizia ad agitare le già tempestose acque: LeBron, insieme al suo entourage, vedrebbe di buon occhio un cambio di allenatore sulla panchina Lakers, magari per sostituire Walton con un suo fedelissimo. Staremo a vedere.

Intanto, nella partita della notte i Warriors passeggiano e vincono 130 a 111, allungando la striscia di vittorie più lunga (e più prolifica in termini di punti a referto) della stagione. Il ritorno nei ranghi di Demarcus Cousins ha riportato entusiasmo nel gruppo; ne riparleremo più avanti, quando Golden State affronterà i Celtics in trasferta a Boston.

Menzione d’onore a un affezionatissimo della rubrica, vale a dire Drake. Per fare autoironia sulla personalissima maledizione che lo coinvolge, e che vede perdenti tutte le squadre per cui tifa, ha sparigliato le carte presentandosi alla vigilia delle finali di conference nella NFL indossando una felpa coi loghi di tutte e quattro le squadre. Risultato? Entrambe le partite sono finite all’overtime: non rifarlo più Drake, o rischiamo il buco nero. E per favore, non dire mai che 7for7 è la tua rubrica preferita.

Forse tra poco torni a sognare sotto le stelle, Luke

 

MARTEDÌ 22 GENNAIO – MVPG

La partita della notte è sicuramente quella che si conclude col successo degli Oklahoma City Thunder sui Portland Trail Blazers, 123 a 114. Le due squadre procedono appaiate nella corsa ai piani alti della Western Conference, al momento inseguono da vicinissimo Warriors e Nuggets, ma Oklahoma City a questo giro sembra avere una marcia in più; c’è molta curiosità per vederli impegnati ai playoff, dove finalmente potremo capire se saranno in grado di spingersi fino alla finale di Conference.

I motivi del successo sono tanti e diversificati. Da una parte coach Donovan è stato abile nel ritagliare un ruolo ideale per il sophomore Terrance Ferguson, buon sostituto di Andre Roberson (ancora ai box per infortunio) come difensore designato ma assai più pericoloso al tiro, nonché a inserire nelle rotazioni il nuovo arrivo Dennis Schroder senza togliere spazio a Russell Westbrook. Lo stesso Westbrook disputa stanotte una delle migliori partite della stagione, chiudendo con la tripla doppia a 29+10+14; benché le sue cifre siano sempre esaltanti, Westbrook quest’anno è meno preciso al tiro. Poco male, perché si sta adattando nella direzione di facilitatore, a lui poco congeniale, grazie al crescente supporto di Paul George, autentico difference maker dei Thunder versione 2019.

George sta mettendo in piedi la migliore stagione della propria carriera, non c’è altro modo di definirla. Oltre a una ritrovata verve offensiva (anche stanotte top scorer con 36 punti), George occupa i primissimi posti in tutte le categorie statistiche difensive, occupandosi a ogni partita di prendere in consegna il più minaccioso attaccante avversario: primo per palle rubate, primo per palle vaganti recuperate, secondo per palle deviate. Sono cifre che parlano di Defensive Player of the Year, ma a nostro parere proiettano Paul George verso una candidatura di altro spessore: quella per l’MVP.

La nomina per il quintetto dell’All Star Game è il giusto riconoscimento per la stagione di PG: ma probabilmente non sarà l’ultimo

 

MERCOLEDÌ 23 GENNAIO – MADISON SQUARE HARDEN

Chi segue la nostra rubrica ormai lo sa: è difficile che passi una puntata senza che si menzioni LeBron James (per l’ovvia magnitudine del personaggio) o Luka Doncic (per l’impatto che sta avendo lo sloveno sulla lega, nonché per il particolare affetto che il mio collega Giorgio nutre per lui). Da un paio di mesi a questa parte, però, c’è un altro appuntamento fisso da consumarsi ogni sette giorni: quello con James Harden. Il Barba, in assenza di Chris Paul e – da pochi giorni – anche di Clint Capela, sta tenendo medie realizzative straordinarie trasformando le partite dei Rockets in una sorta di one man show. Non sarà bello da vedere, in confronto ad attacchi che propongono schemi più elaborati, ma il set “diamola ad Harden e tutti fuori dalle pall… ehm, dal perimetro” sta funzionando.

Nella notte, il tour della rockstar James Harden fa tappa a New York, ed è tradizione che le stelle della lega diano spettacolo sotto i riflettori della world’s most famous arena almeno una volta in carriera. Per Harden, l’occasione è quantomai propizia: conduce i suoi alla vittoria, non senza patemi, realizzando 61 punti in 38 tentativi (più 25 tiri liberi).

Quando James Harden ti invita a un ballo, nel dubbio meglio dirgli di no

 

GIOVEDÌ 24 GENNAIO – O(H, NO!)LADIPO

Perché si parla così poco degli Indiana Pacers? Anche noi recitiamo il mea culpa, attratti da squadre che vantano uno star power maggiore e presenziano con più regolarità nelle collezioni di highlights. Eppure, Indiana è una solidissima pretendente al trono della Eastern Conference che è riuscita nella difficile impresa di migliorare il rendimento sorprendente dello scorso anno. Nate McMillan ha messo in piedi una difesa ordinata, a tratti eccellente per precisione nelle rotazioni, e un attacco egualitario che sfrutta a dovere gli specialisti pescando ottimi contributi dalla panchina – si veda Domantas Sabonis, serissimo candidato al trofeo di Most Improved Player o Sixth Man of the Year, a voi la scelta.

A proposito di Most Improved Player, il capobranco è il campione in carica Victor Oladipo, che dopo una partenza a singhiozzo – causa problemi fisici – era tornato in ottima forma. Nella partita della notte contro i Raptors, però, mentre stacca per tentare la stoppata in inseguimento, il ginocchio destro fa crac e l’entità dell’infortunio appare subito grave. Oladipo esce dal campo in barella e nella giornata arriva il temuto esito della risonanza magnetica: rottura del tendine del quadricipite. L’intervento chirurgico lo costringerà a saltare il resto della stagione, oltre a intraprendere un duro percorso di riabilitazione per presentarsi di nuovo sul parquet l’anno prossimo: per giocatori atletici ed esplosivi come Oladipo un infortunio del genere può rivelarsi particolarmente pericoloso, ma lui ha già il coraggio di affermare che “tornerà più forte di prima”. E noi gli crediamo.

View this post on Instagram

I can’t even lie the last few months have been really tough for not only me but for my family as well. You give it your all, literally your blood, sweat and tears to the game you love and things like this happen. No matter how much hard work and effort you put into perfecting your craft you cannot predict the challenges you’ll face ahead. But there is always that point in time where you wonder why it’s happening to you. You even wonder if there was something you could have done differently to prevent the outcome. The confusion, the contemplation, the anger, the sadness and the tears that flow frequently come, but they never last. The amount of support, love and prayers that I have received over the past few days have been breathtaking and has truly inspired me to come back even better than before. Thank you to everyone including all my teammates, pacer fans and staff. Thank you to all the NBA fans around the world and all my brothers around the league who texted, called, tweeted and posted me I am truly thankful. It’s going to be tough but tough times don’t last tough people do. It’s time for me to truly practice what I preach and trust my God in heaven and the plan he has for me. I will be back better than ever and if you question that well, thank you. Greater is he that is in me than he that is in the world! I am #UnBreakable.

A post shared by Victor Oladipo (@vicoladipo) on

“Tough times don’t last; tough people do”

 

VENERDÌ 25 GENNAIO – ALL-STARS AND ALL-SNUBS

Nella giornata di venerdì l’NBA ha reso pubblici i voti di stampa e giocatori per l’All Star Game, designando così i quintetti ufficiali insieme al pool di voti già inviati dai fan. Queste le selezioni.

Eastern Conference: Kyrie Irving, Kemba Walker, Giannis Antetokounmpo, Kawhi Leonard, Joel Embiid

Western Conference: Steph Curry, James Harden, Kevin Durant, LeBron James, Paul George

Tra i nomi più inaspettati, citiamo sicuramente Kemba Walker e Paul George, premiati dal voto di stampa e colleghi per i meriti accumulati in questa stagione. Se da una parte Kemba si avvantaggia della scarsa concorrenza nella Eastern Conference in fatto di guardie (uno dei più pericolosi contendenti era Dwyane Wade, un plebiscito da parte dei fan, anche se lui conviene con Charles Barkley su quanto la sua convocazione sarebbe stata immeritata), dall’altra Paul George risale la china battendo la competizione di Anthony Davis e Nikola Jokic, nonché quella di Luka Doncic, tra i preferiti dai tifosi. Sugli altri nomi, poco da segnalare, anche se immaginiamo la felicità di Kawhi Leonard nel sottoporsi alla tortura di una partita dove non può difendere. Non ci resta che aspettare il 7 febbraio per le scelte dei due capitani, LeBron e Giannis, che saranno trasmesse in diretta. Il formato resta quello dell’anno scorso, con squadre miste da comporre in stile playground, e si spera che anche il livello della sfida ripeta quanto di buono visto nel 2018.

Pare che Kawhi Leonard abbia dichiarato: “Mi si nota di più se vengo e me ne sto in disparte o se non vengo per niente?”

 

SABATO 26 GENNAIO – CELTICS VS WARRIORS

Vi dovevamo un post sui Golden State Warriors, che nella notte viaggiano in direzione Boston per tenere in vita la loro striscia di vittoria. Missione compiuta, ora siamo a dieci consecutive e la vetta della Western Conference è stata riconquistata, ma l’andamento della partita – tra le più emozionanti della settimana – suggerisce che i Celtics siano ancora una delle squadre papabili per affrontare proprio i Warriors a giugno, nelle Finals NBA. Nonostante al momento occupino soltanto la quinta posizione a est, superate nel ranking da Toronto e Milwaukee e appaiate con Sixers e Pacers, c’è chi pensa che nei playoff il talento e l’esperienza ad alti livelli del gruppo di Stevens possa condurli fino in fondo: Draymond Green, ad esempio, è di questo avviso.

Il risutalto finale dice 115 a 111, ma le due squadre si scambiano il pallino per tutti e quarantotto i minuti; solo nell’ultimo, convulso minuto di gioco i Warriors riescono a mettere il naso avanti. I Celtics sbagliano un tiro difficile con Kyrie Irving e una conclusione smarcata di Marcus Morris, mentre Golden State va sul sicuro con tre tiri liberi di Kevin Durant e un preziosissimo rimbalzo offensivo conquistato da Draymond Green. Steve Kerr ha apprezzato un Cousins pimpante e propositivo, partente in quintetto con 15 punti nei soliti venti minuti d’impiego – seppur con problemi di falli; Green si trova a proprio agio nel dividere il parquet con Boogie a torna a dirigere le operazioni con la solita efficacia, mentre Curry (24, cinque triple consecutive nel secondo quarto) e Durant (33) sono le principali bocche da fuoco.

Boston, tuttavia, si dimostra attrezzata per restituire ai Warriors pan per focaccia; d’altronde, il roster è stato costruito proprio pensando ai possibili matchup con Golden State, con tanti giocatori intercambiabili sul perimetro. Curry è stato “contenuto” a quindici tentativi al tiro, un buon risultato per la difesa di Stevens capitanata da Marcus Smart, mentre più complesso risulta arginare Kevin Durant nonostante gli sforzi di Marcus Morris. Sul fronte offensivo, Kyrie Irving prosegue l’ottimo momento di forma, 32 punti e 10 assist. Gli piace giocare contro i Warriors, negli anni dei Cavaliers ha imparato a sfruttarne le (poche) debolezze, e non si fa scoraggiare dall’1vs1 nemmeno quando Kerr mette sulle sue piste Klay Thompson. Jayson Tatum, sempre più il solista designato della squadra, aggiunge 20 punti con un importantissimo parziale per ribattere al solito, straripante terzo quarto dei Warriors, mentre Al Horford approfitta dei minuti in cui Cousins non è in campo spostando l’azione nel pitturato: 22 punti e 13 rimbalzi per lui, e condizione fisica in crescita dopo l’inizio di stagione zoppicante.

I Warriors, in sostanza, vincono e convincono anche nelle trasferte difficili, e si sono messi alle spalle i malumori di qualche tempo fa. I Celtics, pur con tanti problemi che richiederanno riflessioni extra da parte di Brad Stevens, lanciano segnali minacciosi alla concorrenza: sono soggetti a cali di tensione contro avversari di piccolo calibro, ma negli scontri di alta quota se la sono giocata alla pari con chiunque – si vedano anche i recenti successi su Raptors, Pacers e Sixers.

Mettete mano al League Pass e recuperatela tutta, ne vale la pena

 

DOMENICA 27 GENNAIO – EUROSTEP FROM DOWN-UNDER

Qualche giorno fa, Steven Adams si era guadagnato la candidatura a Shaqtin’ a fool eseguendo – o meglio, tentando di eseguire – un eurostep con esiti fallimentari: un paio di passi di troppo e palla che scheggia appena il ferro. Nella notte, lanciato in contropiede di fronte alla difesa dei Milwaukee Bucks, si redime mandando a farfalle Kris Middleton con questa pregevole – anche se non proprio fulminea – esecuzione. Ci vorrebbero più Steven Adams in questo mondo.

Nota a margine: io ci avevo provato a fare una puntata parlando solo marginalmente di Luka Doncic, ma poi si arriva all’ultimo giorno della settimana e lui decide di piazzarmi una tripla doppia da 35 punti (più giovane di sempre in questa particolare voce statistica). Ci rinuncio e mi rassegno: prima della fine della stagione, avremo davvero una puntata da intitolare 77for77.

Quando a minibasket ti insegnano che i lunghi non dovrebbero tentare mosse complicate in palleggio, ma tu quel giorno eri a fare lancio del peso con la sorella

 

Per quest’ultima settimana di basket NBA è tutto, alzo l’alley oop a Giorgio Barbareschi che lo convertirà in schiacciata fra sette giorni esatti. See ya!

Post By Andrea Cassini (112 Posts)

Scrittore e giornalista in erba - nel senso che la mia carriera è fumosa -, seguo la NBA dall'ultimo All Star Game di Michael Jordan. Ci ho messo lo stesso tempo a imparare metà delle regole del football.

Connect

One thought on “7for7 La Settimana in NBA (Ep. 2×15)

Commenta

This site uses Akismet to reduce spam. Learn how your comment data is processed.