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Nonostante le macumbe del mio collega Andrea Cassini eccomi di ritorno dagli Stati Uniti, dove sono stato in pellegrinaggio per incontrare Sua Immensità Dirk Nowitzki e il Nuovo Profeta Luka Doncic alla partita tra i “miei” Dallas Mavericks e i Minnesota Timberwolves. Se volete leggere il racconto del mio viaggio potete farlo qui, mentre se volete unirvi al mio partner Andrea Cassini nel ricoprirmi di insulti c’è lo spazio dei commenti disponibile in fondo alla pagina. Ma ciancio alle bande e buttiamoci subito nel resoconto dei principali fatti della settimana NBA, che ha visto infrangere diversi record oltre che i sogni di un pasto gratis per l’indigente pubblico di una franchigia angelina.

 

LUNEDÌ 14 GENNAIO – STUDIARE FA SCHIFO

Si vabbè. Ci sarebbero i 57 punti di James Harden che ha concluso la sua diciassettesima (record degli ultimi quarant’anni) partita consecutiva oltre quota trenta e titolare di un mese di gennaio giocato su medie da 42/9/8 ad allacciata di scarpe. Ma siccome vi abbiamo già raccontato diverse volte delle prestazioni da MVP del Barba, preferisco parlare di un giocatore che in queste pagine non entra mai ma proprio mai. Sto parlando ovviamente di Luka Doncic, sul quale si è espresso ieri Kevin Durant dicendo che sì, Doncic sta facendo una buona stagione ma rispetto agli altri lui avrebbe avuto l’indiscutibile vantaggio di non dover frequentare le lezioni universitarie come hanno fatto gli altri rookie americani, potendo quindi concentrarsi solo sul basket.

Certo, come se fosse credibile l’immagine di DeAndre Ayton o di Marvin Bagley che sono costretti a rinunciare ad un allenamento di basket per rimanere a casa a studiare il Decamerone di Boccaccio. KD, che il giorno dopo ha trollato anche il compagno di squadra Klay Thompson accusando di essere un dunker terribile per uno che è alto circa due metri, negli ultimi anni è stato particolarmente attivo dal punto di vista della comunicazione (soprattutto con i suoi molteplici burner account su Twitter tramite i quali litiga a caso con i fan) ma in questo caso legare la straordinaria stagione di Doncic ad un maggiore tempo libero rispetto ai suoi parietà di sembra, come dire, un filino riduttivo.

Doncic sta manifestando una incredibile maturità cestistica e un crescendo di rendimento di partita in partita, dimostrandosi tra l’altro particolarmente decisivo nelle situazioni clutchSarebbe quindi interessante sentire cosa ne pensa Charles Barkley (altro soggetto che piuttosto che evitare di dire la sua su un qualunque argomento preferirebbe tagliarsi un piede), che la scorsa estate diceva che Doncic non poteva essere così forte come lo veniva descritto e che semplicemente giocava in competizioni di mer*a.

P.S. Il mio obiettivo non troppo nascosto sarebbe quello di realizzare una puntata di questa rubrica (che nel caso ovviamente si chiamerebbe 77for77) interamente dedicata a cos’ha fatto Luka Doncic, cosa ha detto Luka Doncic, quanto è forte e bello Luka Doncic. Non è detto che prima o poi non ci riesca, sto solo aspettando l’occasione giusta…

Mio caro KD ho idea che quello col 77 te lo ritroverai di fronte per un bel po’

 

MARTEDÌ 15 GENNAIO – PER UN PUGNO DI TACOS

Quella tra martedì e mercoledì è stata una nottata piena di spunti cestistici interessanti. Intanto il ritorno a San Antonio di Tony Parker, giunto in città con i suoi Hornets per disputare la sua prima partita da ex in quella che è stata la sua casa per 17 stagioni. L’AT&T center gli ha dedicato un video tributo e una standing ovation, abbastanza ovvio per quello che è stato uno dei componenti dei big-three nella franchigia più vincente del nuovo millennio NBA. Sempre in tema di ritorni c’è stato quello del figlio-non-tanto-prodigo Jimmy Butler, che è sbarcato a Minneapolis con i suoi Sixers giusto per seppellire la sua ex squadra sotto oltre 40 punti di scarto (e godere abbastanza nel farlo).

Ma se la partita della notte è stata certamente quella tra Denver Nuggets e Golden State Warriors, nella quale gli ospiti hanno disputato un primo quarto da record con ben 51 punti e 10 triple a referto prima di procedere a velocità di crociera fino al 142-111 finale (occhio che GSW sta iniziando a mettere in armadio le ciabatte con cui ha giocato fino ad oggi), in tipico stile 7for7 preferiamo concentrarci sulla gara che allo Staples Center di Los Angeles ha visto protagonisti Lakers e Bulls. I padroni di casa hanno portato a casa la W e in contumacia LeBron questo dovrebbe essere un risultato in grado di soddisfare qualunque tifoso gialloviola, peccato solo che Chicago abbia inopinatamente raggiunto quota 100 punti segnati proprio negli ultimi secondi di gioco. Tale traguardo ha purtroppo impedito al pubblico presente al palazzetto di vincere il succulento taco gratuito che lo sponsor garantisce in caso la difesa dei Lakers riesca a tenere gli avversari sotto questa cifra.

Il pubblico è letteralmente esploso di indignazione in seguito alla chiamata arbitrale che ha generato i due liberi che sono stati la causa del disastro. La cosa fa un filino sorridere, visto che il “premio” in questione ha il valore di un paio di dollari mentre un biglietto dello Staples costa in media un paio di centoni… ma d’altra parte sono pur sempre americani.

Questa la faccia che avrebbe fatto Kobe in una situazione del genere

 

MERCOLEDÌ 16 GENNAIO – IN GINOCCHIO DA TE

Come detto preferirei evitare di scrivere di James Harden, non tanto per antipatia personale quanto perché ormai abbiamo capito che non riuscirebbe a stare sotto i 40 punti nemmeno giocando con una mano legata dietro la schiena e la cosa sta diventando sinceramente un po’ noiosa (magari un filino seccante per lui quando ne mette 58 ma riesce comunque a perdere contro i Brooklyn Nets).

Parleremo quindi di Kyle Irving, da tempo beniamino di questa rubrica grazie alle sue teorie terrapiattiste e sugli allunaggi fantasma. Nella notte Irving ha condotto i suoi Boston Celtics alla vittoria sui Toronto Raptors grazie ad una prestazione da 27 punti e 18 assist (record in carriera), nobilitata da una tripla in faccia a Leonard scagliata da distanza siderale con la quale ha sostanzialmente chiuso la gara. Ma soprattutto Irving ha commentato i suoi errori di comunicazione, legati alle polemiche che alcune sue dichiarazioni e comportamenti nel finale della gara contro i Netsavevano suscitato all’interno dello spogliatoio.

Irving ha chiesto scusa a tutti, ammettendo di aver fatto un pessimo lavoro come leader nel puntare il dito verso alcuni suoi compagni e di aver bisogno di riflettere con più attenzione per evitare di ripetere simili atteggiamenti. Kyrie ha anche confessato di aver fatto una telefonata a LeBron James per chiedere consigli su come gestire meglio questo genere di situazioni e di aver capito di essere stato troppo impulsivo durante la loro convivenza in maglia Cavaliers. Che dire… chapeau alla maturità dimostrata da Irving, perché riconoscere pubblicamente i propri errori non è facile per nessuno, figuriamoci per una superstar NBA.

Meglio tardi che mai. Bravo Kyrie

 

GIOVEDÌ 17 GENNAIO – VESTIRSI AL BUIO

Notte decisamente interessante anche quella di giovedì, con il canestro sulla sirena di Pascal Siakam (per gli amici Spicy-P, uno dei soprannomi più belli di questi ultimi anni) per la vittoria dei Toronto Raptors sui Phoenix Suns e quello di Thomas Bryant, che ha regalato ai Wizards la parte rosa del referto nella consueta partita europea che la NBA disputa sul parquet della O2 arena di Londra. Partita quest’ultima a cui il povero centro dei Knicks Enes Kanter non ha potuto partecipare, stavolta non a causa di un’altra indigestione di hamburger bensì per la paura di essere rapito o addirittura ucciso dai sicari del presidente turco Erdogan.

Ma non volendomi addentrare in complicatissime analisi geopolitiche preferisco premiare un episodio che con ogni probabilità ritroverete quest’estate all’interno dei Playoff Ignoranti 2019 di Play.it USA. Già, perchè nel corso della partita tra i Los Angeles Lakers e gli Oklahoma City Thunder il leggendario (altri aggettivi per descriverlo non ce ne sono) Beasley ha tentato di entrare in campo indossando i pantaloncini da riscaldamento, venendo respinto con perdite dalla terna arbitrale e trovandosi costretto ad una corsa negli spogliatoio per correggere il suo outfit. Cose che succedono quando ti vesti al buio, dormendo oppure se ti chiami Michael Paul Beasley.

Che ci frega di LeBron quando abbiamo Michael Beasley? <3

 

VENERDÌ 18 GENNAIO – IL RITORNO DI BOOGIE

Stavolta nessuna concorrenza: il venerdì era da tempo il giorno segnato sul calendario per vedere la prima partita di DeMarcus Cousins con la maglia dei Golden State Warriors. Il centro ex Kings e Pelicans mancava dai campi di gioco da ben 357 giorni, quando il suo tendine d’achille fece crack scrivendo i titoli di coda sulla sua stagione, sulla sua esperienza a New Orleans e sulle possibilità di firmare un max contract nell’estate del 2018. Personalmente ritengo che Cousins fosse, pur con la tara dell’infortunio e di un carattere non proprio semplicissimo, comunque un giocatore per il quale valesse la pena spendere qualche dollaro ma non essendosi fatto avanti nessuno DMC decise di accettare la mid-level exception propostagli dai campioni in carica dei Golden State Warriors, sperando di potersi riaffacciare alla free agency successiva forte di una ritrovata integrità fisica e, già che ci siamo, magari anche di un anello da infilarsi al dito.

Il quattro volte All-Star ha fatto il suo ritorno ieri sera nella partita che i Warriors hanno disputato in casa dei Los Angeles Clippers e ha timbrato il suo esordio con una tonante schiacciata su assist di Durant, per poi chiudere con un fatturato complessivo di 14 punti, 6 rimbalzi, 2 assist e 3 triple (pure 6 falli in soli 15 minuti, ma sono dettagli). I Warriors al momento possono vantare un quintetto di All Star, prima volta che succede dai tempi dei Boston Celtics del 1975/76, e al momento pare che soltanto uno schiocco di dita di Thanos possa impedire loro di veleggiare verso un nuovo titolo NBA. Staremo a vedere, comunque siamo felici di ritrovare Boogie in maglietta e pantaloncini (lui almeno si mette quelli giusti) e attendiamo con ansia di vedere quanto ci metterà per assicurarsi il primo fallo tecnico della stagione.

Come primo canestro dopo quasi un anno direi niente male

 

SABATO 19 GENNAIO – E ALLA FINE ARRIVA HARDEN

Io ci ho provato. Ma dai una, dai due e dai tre, alla fine Harden è riuscito anche stavolta ad infilarsi di prepotenza tra le pagine di questa rubrica. Definire quello che sta facendo in questa stagione la guardia dei Rockets mi risulta sinceramente difficile: per quanto il suo stile di gioco possa non piacere ad alcuni (o forse a molti), è impossibile non riconoscere come il Barba stia letteralmente trascinando da solo una squadra NBA e personalmente ricordo poche situazioni paragonabili a questa. Forse il Kobe dei Lakers post-Shaq o il Jordan pre-Pippen. Stop, altri esempi non mi vengono in mente.

Nonostante le avanzate strategie difensive escogitate da Josh Hart, fermare Harden al momento non sembra letteralmente possibile. Nel mese di Gennaio il tassametro sta segnando 44.4 punti a sera (quarantaquattropuntoquattro) conditi da 8.6 rimbalzi e 8.6 assist, mentre solo per restare a questa settimana Harden ha realizzato 54 (CINQUANTAQUATTRO) punti di media in tre partite. I 48 punti da lui totalizzati ieri sera nella vittoria contro i Lakers permettono a Houston di rimanere agganciata al treno delle migliori della Western Conference in attesa del ritorno di Chris Paul e ad Harden di essere tra i favoriti per un secondo titolo di MVP della Lega. Amatelo oppure odiatelo, ma per favore cercate di non perdervi quello che Harden sta facendo in questa stagione perchè è una di quelle cose che tra una quarantina d’annii vostri nipotini potrebbero chiedervi di raccontare.

Spiace per i canestri vincenti di Paul George e Buddy aka “Ve-lo-avevo-detto-che-questo-era-il nuovo-Curry” Hield, ma sarà per la prossima volta. D’altra parte lo dicevano anche i latini: “Ubi Harden, minor cessat“.

Quando è troppo è troppo…

 

DOMENICA 20 GENNAIO – ALZATI E CAMMINA

Per terminare la settimana purtroppo non ho trovato alcuna scempiaggine di rilievo, forse perché tutti i giocatori NBA erano troppo impegnati a seguire il Championship Sunday della NFL. Se questa fosse una rubrica di football ovviamente entrerebbe di diritto in questa rubrica la clamorosa pass interference non chiamata ai Los Angeles Rams, che è costata il biglietto del Superbowl ai New Orleans Saints del povero Drew Brees, mentre che sul fatto che Tom “The GOAT” Brady i New England Patriots avrebbero finito come al solito per vincere (stavolta contro i malcpitati Kansas City Chiefs) spero non ci fossero grossi dubbi da parte di nessuno.

Devo quindi forzatamente aggrapparmi al basket giocato e nello specifico alla giocata con cui Lazzar… ehm, Derrick Rose ha vinto la gara tra Minnesota Timberwolves e Phoenix Suns. Giocata da campione quella dell’ex MVP, che nel post partita ha poi commentato così: “Avevo un rookie a marcarmi, giusto? Un rookie… Dai su, era ovvio come sarebbe andata a finire” Solo applausi per la sicumera di DRose, mentre per il suddetto rookie (Mikal Bridges) forse andrà meglio la prossima volta.

Vintage Derrick Rose

 

Anche per questa settimana è tutto gente, 7for7 torna tra sette giorni con il buon Andrea al timone del vapore! Jorghes out.

Post By Giorgio Barbareschi (82 Posts)

Ex pallavolista ma con una passione ventennale per il basket NBA e gli sport americani in generale. Tifoso dei Mavericks, di Duke e dei '49ers, si ispira a Tranquillo e Buffa ma spera vivamente che loro non lo scoprano mai.

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2 thoughts on “7for7 La Settimana in NBA (Ep. 2×14)

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