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Nuova stagione NBA, nuova stagione di 7for7. Stesso formato, stessi autori (finché non ci cacciano), stessa passione e stessa missione: accompagnarvi ogni lunedì col riassunto della settimana NBA, un tema per ogni giorno. Partiamo subito carichissimi per l’inizio del campionato, prima che l’esaltazione scemi di fronte a modestissimi Kings-Hawks di metà stagione. Oggi al timone c’è il vostro affezionato Andrea Cassini mentre tra sette giorni ritroverete Giorgio Barbareschi, l’altra metà dei comeback kids, che ha promesso di non togliersi la canotta di Luka Doncic fino ad aprile.

 

LUNEDÌ 15 OTTOBRE – LA MIA VITA SENZA NBA

La risata di Kawhi terrorizza l’occidente, l’oriente, il settentrione e il meridione

Non è impresa facile raccogliere in un solo giorno tutto il meglio di quattro mesi di offseason belli frizzanti e ignoranti, come piace a noi, ma 7for7 è una rubrica che poggia su regole ferree. Partiamo con la carrellata farcita di link. Klay Thompson è tornato in Cina dove ha replicato, seppure in tono minore, le cialtronerie dell’anno scorso (e che gli valsero la semifinale nei nostri playoff ignoranti). Non è chiaro cosa gli succeda quando atterra a Pechino, ma di sicuro China Klay si diverte parecchio. Persino Demarcus Cousins, neoacquisto dei Warriors, interrogato sull’accoglienza che gli hanno riservato i compagni di squadra, ha detto: “Ho scambiato messaggi con tutti tranne Klay, è stato irrintracciabile per tutta l’estate, probabilmente era in Cina”.

Restiamo sulla costa ovest, perché il nuovo gruppo dei Lakers (Beasley-Rondo-McGee Stephenson insieme alla leggerezza millennials di Ball e Kuzma) ci regalerà grandi gioie. L’highlight è di Michael Beasley che, intervistato sugli obiettivi stagionali, si abbandona a una speculazione ontologica di chiara impronta cartesiana. Kawhi Leonard, approdato a Toronto controvoglia dopo mesi di bizze, si siede al tavolo del media day e ci tiene a far sapere che lui è un fun guy – e ribadisce il concetto con una risata che ha causato un disturbo da stress post-traumatico ai giornalisti presenti in sala e che si candida a meme imperituro.

Chiudiamo con Raymond “Panettone” Felton (il pandoro, notoriamente, è invece Jameer Nelson) che si accomoda in panchina per l’ultima di preseason dei suoi Thunder: motivazione a referto? Qualcuno suggerisce: Fat.

 

 

MARTEDÌ 16 OTTOBRE – OPENING NIGHT, OPENING FIGHT

Joel Embiid è quel ragazzino che il giorno prima dell’interrogazione guarda i cartoni animati invece di fare i compiti. Ma finché si tratta di Rick & Morty, glielo perdoniamo

Si comincia con un duello che potrebbe ripetersi nelle finali di conference, Phila contro Boston. I Celtics schierano il fantaquintetto riabbracciando Gordon Hayward – bellissimo rivederlo in campo a un anno dall’infortunio, seppure comprensibilmente arrugginito – e Kyrie Irving, ma la stella della partita è Jayson Tatum che non ha alcuna intenzione di fare un passo indietro nelle gerarchie di squadra: coach Brad Stevens, che lo coinvolge in quasi tutti i possessi offensivi, pare pensarla allo stesso modo.

Per i 76ers c’è Markelle Fultz in quintetto, col suo jumper ricostruito in estate, ma l’esordio non è brillante e coach Brett Brown preferisce ricorrere all’inossidabile TJ McConnell e al rookie Landry Shamet. Vince Boston 107 a 85, Ben Simmons si arrende e Joel Embiid viene respinto con perdite dal duo ad alto tonnellaggio Baynes-Horford. C’è una rivalità? Non ancora, ammette Joel, perché “ogni volta ci prendono a calci”.

 

 

MERCOLEDÌ 17 OTTOBRE – A DAY AT THE RACES

Una nota per chi ama le statistiche: punteggi altissimi in queste prime giornate. Persino i Jazz ne hanno segnati 123…

Anthony Davis ritiene di essere il più forte giocatore della lega ed è lanciatissimo nella campagna per l’MVP. L’esordio è uno shock in casa dei Rockets, dominati da un attacco a ritmi indiavolati e da un Nikola Mirotic che lascia partire triple come se fossero la soluzione al cambiamento climatico (30 punti stanotte, 36 due giorni dopo contro i Kings). C’è Elfrid Payton al posto di Rondo, tagliati i capelli a banana e subito tripla doppia, c’è Julius Randle che attacca il ferro d’istinto. 131 – 112 alla sirena, per Davis il tabellino dice 32 + 16 + 8, con tre stoppate e tre rubate. Quest’anno i Pelicans correranno come una batteria di levrieri e probabilmente si toglieranno parecchie soddisfazioni.

Interessante anche l’incrocio tra Deandre Ayton e Luka Doncic, forse i due rookie più attesi. Lo sloveno ha già le chiavi dell’attacco e coinvolge Deandre Jordan in pick ‘n roll che non gli fanno rimpiangere Chris Paul: al tiro non eccelle, ma si rifarà coi 26 punti rifilati ai Timberwolves sabato. Ayton comincia con una solidissima doppia doppia, poi Ariza e Booker ci mettono il carico.

Ah, nella notte succede un’altra cosa bellissima: la cosa più da Knicks dei Knicks. Il primo canestro della stagione al Garden lo segna un tifoso, da metà campo, durante il primo time out.

 

 

GIOVEDÌ 18 OTTOBRE – STATUE OF LIBERTY

Buongiorno, sono il corriere di Amazon e ti ho portato il nuovo poster per la tua cameretta

Occhi puntati sul Moda Center di Portland per l’esordio di LeBron James in maglia Lakers. A Los Angeles c’è prudenza e curiosità, voglia di sperimentare più che di puntare subito al risultato, tanto che Lonzo Ball è l’unico a sbilanciarsi ammettendo di pensare già al titolo. A conti fatti, per i Lakers sarà un successo già qualificarsi ai playoff, un obiettivo raggiungibile se consideriamo quanto visto nella notte: un cantiere aperto, certo, ma dove si lavora secondo gli ordini di coach Walton. Rondo a gestire ogni possesso con ritmi alti, LeBron che gioca spesso offball come negli anni di Miami, Javale McGee unico punto di riferimento nel pitturato e le ali che tagliano a canestro con un continuo movimento senza palla.

Si corre e si cercano i layup in transizione, oltre settanta punti nel pitturato, il tiro da fuori per ora è un assalto all’arma bianca e le percentuali dovranno migliorare. La spunta Portland nel finale, coi soliti Lillard e McCollum, ma la partita è rimasta a lungo in equilibrio. Per LeBron subito un poster. Schiacciata tonante da un lato, Lillard lo imita dall’altro, ancora James a inchiodare indisturbato, in stile statua della libertà.

 

 

VENERDÌ 19 OTTOBRE – YOU CAN’T WIN WITHOUT ME

Il mondo di Jimmy Get Buckets è un lunghissimo filmone Marvel dove lui è l’unico supereroe e gli altri sono i cattivi da abbattere

Non abbiamo menzionato Jimmy Butler nell’introduzione sul meglio della preseason perché la sua telenovela – e la grottesca situazione di Minnesota nel complesso – è troppo ingombrante per sbrigarsela in due righe. Prima la richiesta di trade, a conferma di certi rumors sulla crescente antipatia tra lui e Karl-Anthony Towns; poi Tom Thibodeau che rifiuta qualsiasi offerta tra cui un accordo da finalizzare con Miami; infine ancora Butler che si presenta in allenamento col testosterone a mille, raccoglie seconde e terze linee per sfidare – e battere – i titolari in una partitella. La morale della faccenda, nel mondo bidimensionale in cui vive Jimmy? “You can’t win without me”, come cita anche il videogioco più frustrante della storia.

Ci sono tutte le premesse per una stagione da separati in casa: Towns non è sacrificabile, visto il contratto oneroso fresco di firma, e Andrew Wiggins ha la stessa determinazione di Ralph Winchester che tifa per la banana nel bus dei Simpson. Però nell’esordio casalingo contro i Cavaliers Butler è in campo, fischiato dai tifosi del Target Center. 48 minuti dopo gli cantano MVP, MVP mentre suggella coi tiri liberi una prestazione da 33 punti che valgono la vittoria, con due soli errori al tiro. Ho visto serie tv con trame meno avvincenti, e questa – data l’ambientazione – sarebbe perfetta per la prossima stagione di Fargo.

 

 

SABATO 20 OTTOBRE – PANIC AT THE STAPLES

Il Joker vuole andare ai playoff. A passo lento, senza saltare e senza sudare in difesa, s’intende

Dicevamo dell’esordio di Deandre Ayton: bene in attacco, dove non c’erano dubbi sul suo potenziale, meno bene in difesa. Nikola Jokic lo mette in imbarazzo nel confronto diretto registrando una tripla doppia storica: 35 punti, 12 rimbalzi e 11 assist, ma soprattutto nessun errore al tiro, 11/11, con le sue solite movenze al rallentatore. Denver è in crescita costante, questo dev’essere l’anno giusto per la qualificazione ai playoff.

Intanto, LeBron inaugura lo Staples Center con la classica nuvola di talco. Nel confronto coi Rockets tante note positive per i Lakers, che tengono botta per 45 minuti contro la corazzata texana arrendendosi solo a una smaliziatissima run di James Harden nel finale. La serata però è macchiata da una rissa come non se ne vedevano da tempo, precoce segno di cedimento nel gruppo schizofrenico che LA ha messo su in estate. Brandon Ingram s’innervosisce e spinge via Harden, mentre si protesta per una chiamata dei grigi. Per Chris Paul e Rajon Rondo è un’ottima occasione per approfondire la reciproca conoscenza, ma Paul esagera in intimità quando cerca di aiutare Rondo nell’igiene facciale. Rondo ricambia il favore lubrificando il viso di Paul, così sostiene l’accusa, con uno sputo. Ne segue qualche ceffone d’ordinanza. Ingram entra di rincorsa e infila nella mischia il più riprovevole dei cazzotti a tradimento. Tre esplusioni, seguiranno squalifiche. LeBron non è felice. Ma fermiamoci a considerare che Lance Stephenson faceva da paciere.

 

 

DOMENICA 21 OTTOBRE – YOUNG AND FREE

Steph Curry-wannabe o giocatore di reale impatto? Ai posteri l’ardua sentenza, ma ad Atlanta sono contenti dell’inizio

Il parere degli esperti è pressoché unanime, specialmente dopo l’ottimo esordio dello sloveno e la maturità dimostrata in pochi giorni: gli Hawks avrebbero fatto male a scambiare Doncic con Trae Young durante la notte del Draft. La prima settimana di NBA ci mostra, se ce ne fosse bisogno, che bisogna andarci piano coi giudizi, anche perché il progetto di Atlanta è stato reso chiaro dalla dirigenza e da coach Lloyd Pierce: imitare la costruzione dei Golden State Warriors usando come pietra angolare la cosa più simile a Steph Curry che si possa trovare su un campo da basket.

L’arrivo di Trae Young in NBA, al di là del successo che potrà riscuotere, è già un momento epocale: quello che sembrava un caso sui generis, Steph Curry appunto, è invece diventato un modello da emulare – se il gioco delle tendenze dice il vero, negli anni a venire vedremo sempre più point guard con ball handling micidiale e raggio di tiro illimitato, così come in passato accoglievamo nidiate di piccoli Iverson, piccoli Jordan, piccoli Kobe. Così come capitò a Curry, anche intorno a Young ci sono serie perplessità: per ripetere le straordinarie medie realizzative tenute al college, dovrà irrobustirsi e sviluppare un gioco più maturo. Diciamo che intanto, i mezzi di cui dispone attualmente sono stati sufficienti per totalizzare 35 punti e 11 assist contro i Cavaliers (c’è il sospetto che Cleveland diventerà lo sparring partner preferito da tutti in stagione), con 13/23 al tiro e 6/14 dall’arco. Un tabellino che lo proietta in compagnia di Iverson, Kidd, LeBron e Curry – gli unici rookie capaci di un 35 + 10 negli ultimi 25 anni.

 

Per questi primi sette giorni di NBA è tutto, vi lascio nelle pallavolistiche mani di Giorgio e vi do appuntamento tra due settimane. Voi nel frattempo spargete la voce tra amici, parenti, conoscenti e rivali: 7for7 è tornato. See ya!

Post By Andrea Cassini (105 Posts)

Scrittore e giornalista in erba - nel senso che la mia carriera è fumosa -, seguo la NBA dall'ultimo All Star Game di Michael Jordan. Ci ho messo lo stesso tempo a imparare metà delle regole del football.

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One thought on “7for7 La settimana in NBA (Ep. 2×01)

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