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Col trasferimento di LeBron James ai Los Angeles Lakers, la Pacific Division diventa terreno di caccia grossa per gli appassionati e ci offrirà ben quattro scontri tra i suddetti Lakers e i campioni in carica dei Golden State Warriors, verosimilmente lanciati verso il threepeat.

Se tutta la curiosità del pubblico si concentra su LeBron e su eventuali incrinature nell’armatura dei Warriors, ci sono anche le prime due scelte assolute del draft che disputeranno la loro prima stagione da professionisti alle porte dell’oceano: DeAndre Ayton ai Suns e Marvin Bagley III ai Kings. Due situazioni diverse, ma con simile obiettivo e desiderio di riscatto.

GOLDEN STATE WARRIORS

Quintetto: Stephen Curry (G), Klay Thompson (G), Kevin Durant (F), Draymond Green (F), Jordan Bell (C)

Panchina: Andre Iguodala (F), Shaun Livingston (G), Jonas Jerebko (F), DeMarcus Cousins (C), Kevon Looney (F), Quinn Cook (G)

Allenatore: Steve Kerr

Novità:

  • + DeMarcus Cousins (NOP), Jacob Evans (R), Danuel House (PHX), Jonas Jerebko (UTA), Damion Lee (ATL), Alfonzo McKinnie (TOR).
  • –  Chris Boucher (TOR), JaVale McGee (LAL), Zaza Pachulia (DET), David West, Nick Young.

Punti di forza: C’è l’imbarazzo della scelta, perché stiamo parlando non solo dei campioni in carica, ma di una delle squadre più forti di tutti i tempi. I Rockets hanno mostrato all’intera NBA la ricetta giusta per battere i Warriors, portandoli fino a gara 7, ma si tratta di una strategia rischiosa e non alla portata di tutti. Dal punto di vista di Golden State, non c’è alcun bisogno di allarmarsi e stravolgere i piani, tutt’altro: insistere sulla continuità, sull’ottima chimica di squadra e sulle idee tattiche che hanno avuto così tanto successo finora.

Tutti i pezzi del puzzle restano al posto giusto, e gli uomini chiave si presentano al training camp al massimo della forma. Steph Curry, Klay Thompson, Kevin Durant, Draymond Green, e aggiungiamoci pure un DeMarcus Cousins pagato coi bollini della spesa e che potrebbe tornare utilissimo nei playoff, oltre a trasformare il quintetto dei Warriors in quello dei Monstars. Col tempo, Kerr ha sviluppato così tanta fiducia nel concetto di small ball e nella death lineup, che può permettersi di partire senza un centro di ruolo, com’erano Bogut e Pachulia. Ci sarà spazio per Jordan Bell, che ha ben impressionato nel suo anno da rookie, e per Jonas Jerebko: lo svedese ha lo skillset giusto per fare bene con lo stile Warriors.

Punti di debolezza: Intendiamoci, si cerca il pelo nell’uovo. Quanto il quintetto dei Warriors è esplosivo, tanto invece la panchina mostra i segni degli anni. Il duo Livingston-Iguodala non è più brillante come ai tempi del primo anello, e soprattutto il secondo deve fare i conti con qualche guaio fisico. Con una rotazione ridotta, necessaria per fare posto – anche a livello contrattuale – a uno starting five di quel calibro, Kerr dovrà pescare minuti preziosi da uomini come Kevon Looney e Quinn Cook, non esattamente sinonimo di garanzia.

I problemi principali, tuttavia, potrebbero presentarsi sul piano mentale. Un po’ di appagamento dopo due anni di successi, qualche malumore tra le stelle della squadra per chi debba prendersi le luci della ribalta, un pensiero di troppo agli sviluppi futuri col rinnovo contrattuale di Klay Thompson atteso per il 2019 – potrebbe pretendere qualcosa in più dei 18 milioncini che intasca attualmente.

Analisi: I Warriors sono la squadra da battere e potranno giocare una regular season in fuga fin dalla partenza. La competizione sembra concentrarsi tutta a ovest, coi Cavaliers che sono letteralmente scomparsi dalla mappa e i Celtics che forse non sono ancora pronti per la sfida, ma anche i Rockets paiono leggermente indeboliti rispetto alla scorsa stagione; dietro di loro, si fatica a trovare una contender legittima. A meno di sorprese, gli unici che possono impedire ai Warriors il threepeat, sono i Warriors stessi.

Record 2017/2018: 58-24

Previsione: 56-26

 

LOS ANGELES CLIPPERS

Quintetto: Patrick Beverley (G), Avery Bradley (G), Danilo Gallinari (F), Tobias Harris (F), Marcin Gortat (C)

Panchina: Milos Teodosic (G), Lou Williams (G), Wesley Johnson (F), Sindarius Thornwell (G/F), Montrezl Harrell (F/C), Shai Gilgeous-Alexander (G), Boban Marjanovic (C)

Allenatore: Doc Rivers

Novità:

  • + Ángel Delgado (R), Shai Gilgeous-Alexander (R), Marcin Gortat (WAS), Luc Mbah a Moute (HOU), Johnathan Motley (DAL), Jerome Robinson (R), Mike Scott (WAS).
  • –  Sam Dekker (CLE), DeAndre Jordan (DAL), Austin Rivers (WAS), C.J. Williams (MIN).

Punti di forza: Le note più liete della stagione dei Clippers sono tutte in potenza, con le voci su Jimmy Butler, Kawhi Leonard e Kyrie Irving che vorrebbero tutti, in un futuro più o meno prossimo, vestire la canotta dei cugini sfigati di LA. A guardare il roster, però, c’è poco materiale perché Jerry West possa dar fondo alle sue doti di reclutatore. La prospettiva migliore è quella di una stagione intera con Gallinari in salute: ai tempi di Denver, Gallo ha dimostrato che quando gioca con continuità può competere coi migliori nel ruolo. Tobias Harris è un giocatore duttile e il nuovo arrivo Gortat mantiene quel centro di gravità vicino al canestro a cui i Clippers si erano abituati col partente DeAndre Jordan.

Il rookie Shai Gilgeous-Alexander, ennesimo prodotto della nidiata Kentucky, è passato sotto traccia ma possiede un talento intrigante. A coach Doc Rivers il compito di limarlo con pazienza, mentre Teodosic e Beverley si giostreranno la posizione di playmaker.

A proposito di Rivers: tra le note positive della stagione possiamo inserire il trasferimento del figliol (poco) prodigo Austin, spedito a Washington col suo carico di supponenza.

Punti di debolezza: Ritorniamo su Gallinari: riuscirà davvero a giocare 82 partite senza infortuni? E l’altro europeo, Milos Teodosic, fino a che punto sarà disposto a “sacrificare” il proprio talento in una squadra senza ambizioni di vittoria e con un progetto ancora nebbioso per il futuro? Aggiungiamo Marcin Gortat all’ultimo contratto importante della carriera e un altro aficionado dell’infermeria come Avery Bradley: stuzzicare lo spirito agonistico di un gruppo apparentemente privo di motivazioni sarà impresa ardua.

Analisi: I Clippers si trovano tra color che son sospesi, specialmente adesso che con DeAndre Jordan se n’è andato anche l’ultimo pezzo della sfortunata dinastia incentrata su Chris Paul. La Western Conference sta vivendo una fase confusa e i Clippers potrebbero comunque lottare per una piazza nei playoff, come successo l’anno scorso, grazie all’esperienza di un allenatore che ha le idee chiare e non gioca mai per perdere. L’organico, però, è davvero poco entusiasmante, anche nella prospettiva di impacchettare qualche giocatore per una trade di rilievo.

Un rebuilding fatto a metà, insomma, che rischia di ingabbiare i Clippers nella mediocrità. I pezzi pregiati sono stati venduti in saldo, e ora Steve Ballmer vuole mantenere la franchigia a galla con veterani di poche pretese: di giovani però, non c’è traccia. Occhio a Sindarius Thornwell, che bene ha fatto in Summer League, e Montrezl Harrell: se avranno minuti a diposizione, potrebbero accendere la miccia.

Record 2017/2018: 42-40

Previsione: 32 – 50

 

LOS ANGELES LAKERS

Quintetto: Lonzo Ball (G), Brandon Ingram (G), LeBron James (F), Kyle Kuzma (F), Ivica Zubac (C)

Panchina: Rajon Rondo (G), Kentavious Caldwell-Pope (G), Lance Stephenson (F), JaVale McGee (C), Josh Hart (G), Michael Beasley (F)

Allenatore: Luke Walton

Novità:

  • + Michael Beasley (NYK), Joel Berry II (R), Isaac Bonga (R), LeBron James (CLE), JaVale McGee (GSW), Svi Mykhailiuk (R), Rajon Rondo (NOP), Lance Stephenson (IND), Moritz Wagner (R).
  • –  Thomas Bryant (WAS), Luol Deng (MIN), Tyler Ennis, Channing Frye (CLE), Andre Ingram, Brook Lopez (MIL), Gary Payton II (POR), Julius Randle (NOP), Isaiah Thomas (DEN).

Punti di forza: LeBron James, LeBron James e ancora LeBron James. Uno dei pochi giocatori al mondo capaci di trasformare in una squadra da playoff qualsiasi franchigia in cui decida di portare i suoi talenti. Si può discutere a lungo su quanto la decisione estiva di LeBron sia stata semplicemente l’inevitabile tappa di un percorso già scritto (vedi i crescenti impegni cinematografici, finanziari e politici di James) e quanto invece sia stato fruttuoso il recruiting di Magic Johnson e Rob Pelinka, che hanno avuto il merito di creare un perfetto incastro salariale. L’idea era quella di accomodare un altro contratto a cinque stelle, magari Paul George o Kawhi Leonard, ma ci riproveranno nel 2019.

Per quest’anno LeBron sarà privo di All Star al suo fianco: un’occasione d’oro per mettere alla prova i giovani del gruppo e capire su quali vale la pena puntare. Allontanato Julius Randle, sarà il turno di valutare Brandon Ingram, Lonzo Ball e Kyle Kuzma in una situazione finalmente competitiva, con l’ultimo che pare il più motivato e pronto a cambiare marcia. Attenzione anche a Josh Hart, meno vistoso degli altri ma ottimo ingranaggio di un sistema. L’assenza di centri di ruolo, compensata da ali versatili e fisiche, permetterà a coach Walton di schierare quintetti piccoli imperniati su LeBron, un’ulteriore e interessante sviluppo nella costruzione di una pallacanestro positionless.

Punti di debolezza:  I giovani, come dicevamo, sono promettenti ma ancora acerbi: c’è il rischio che non reggano ai livelli di stress che impone la presenza del Re, specialmente Lonzo Ball e Brandon Ingram, fisicamente gracili. I veterani aggiunti al volo per rimpolpare il roster, invece, sono ossi duri, ma viene da chiedersi quanto la loro presenza sia funzionale alla strategia della squadra. Rajon Rondo si è messo in mostra negli ultimi playoff coi Pelicans, ma a cosa serve un playmaker non-tiratore accanto a LeBron? Lo stesso dicasi di Lance Stephenson, che ama avere il pallone in mano – senza contare che nel gruppo c’è pure Lonzo Ball, inoffensivo se gioca off-ball.

Analisi: Naufragato il progetto di allestire subito un tandem di All Star e puntare al titolo, i Lakers rimandano l’assalto ai free agent per l’estate 2019. Il fatto che LeBron abbia accettato senza battere ciglio quest’annata di transizione, in cui verosimilmente non lotterà per il titolo ma si accontenterà dei playoff facendo da chioccia ai giovani, la dice lunga sul potere di persuasione di Magic Johnson e di una città come Los Angeles – ma tra 12 mesi non si dovrà mancare il bersaglio, o la pazienza di LeBron rischia di finire. Il gruppo agli ordini di coach Walton è un curioso groviglio di personalità, e ci sarebbe da pagare il prezzo del biglietto solo per vedere Stephenson marcare LeBron in allenamento, con Rondo che pontifica da lontano mentre Beasley e McGee discutono dei massimi sistemi. Se lo spogliatoio dovesse implodere, poco male: sono tutti contratti da un anno, firmati giusto per traghettare la squadra. Se invece la combinazione dovesse funzionare, Luke Walton e LeBron potrebbero togliersi qualche soddisfazione con un gioco brillante e una batteria di giovani pronti a correre e tirare.

Record 2017/2018: 35-47

Previsione: 43-39

 

SACRAMENTO KINGS

Quintetto: De’Aaron Fox (G), Bogdan Bogdanovic (G), Justin Jackson (F), Marvin Bagley III (F), Willie Cauley-Stein (F/C)

Panchina: Zach Randolph (F), Buddy Hield (G), Malachi Richardson (G), Nemanja Bjelica (F), Ben McLemore (G), Skal Labissiere (F/C), Kosta Koufos (C)

Allenatore: Dave Joerger

Novità:

  • + Jamel Artis (ORL), Marvin Bagley III (R), Nemanja Bjelica (MIN), Deyonta Davis (MEM), Yogi Ferrell (DAL), Wenyen Gabriel (R), Ben McLemore (MEM).
  • –  Bruno Caboclo (HOU), Vince Carter (ATL), Jack Cooley, Nigel Hayes, JaKarr Sampson, Garrett Temple (MEM).

Punti di forza: Il nucleo dei nuovi Kings prende forma con l’aggiunta di Marvin Bagley da Duke, forse il prospetto più NBA-ready dell’ultimo draft, pronto a registrare un 20+10 a comando. De’Aaron Fox, Bogdan Bogdanovic e Justin Jackson hanno tutti una tacca in più sulla cintura e andrebbero a formare un quintetto giovanissimo, che ha tutto da imparare e nulla da perdere. Dave Joerger, se messo in condizione di lavorare da una dirigenza che un passo per volta si è rimessa in carreggiata, è un allenatore lungimirante, con lo spirito adatto a domare un gruppo che s’imbizzarrisce facilmente.

Pochi movimenti di mercato in estate, e non è necessariamente un male. La partenza di Vince Carter e Garrett Temple darà una scossa alle rotazioni, creando spazio per le nuove leve.

Punti di debolezza: Torniamo su Bagley. Pronto a incidere da subito, l’abbiamo detto, ma selezionarlo con la pick numero due è stata una decisione alla Kings, da qui e ora. Bagley ha un upside limitato, preoccupanti lacune difensive e una professionalità discutibile. Un giocatore di complemento, rimbalzista e realizzatore affidabile ma che ha bisogno di qualcuno che guidi le danze con autorevolezza – quel leader che non è ancora emerso nel post-Cousins. Altrimenti, Bagley rischia di diventare l’ennesimo miglior giocatore di una cattiva squadra, proprio com’era Cousins a Sacramento.

Zach Randolph, come unico veterano a mettere in riga lo spogliatoio, non è proprio uno con la diligenza del buon padre di famiglia. Il gruppo di Joerger ha bisogno di leadership e di maturità, ma anche di fiducia. Vedremo chi imparerà per primo la lezione.

Analisi: Certo, largo ai giovani, ma a forza di accumulare scelte alte al draft tramite pessime stagioni, ora i Kings ne hanno pure troppi e dovranno decidere su chi puntare le fiches. Buddy Hield, voluto fortemente dalla dirigenza, non ha rispettato le aspettative e non mostra margini di miglioramento; lo stesso dicasi per Skal Labissiere, che pare finito in secondo piano nonostante l’alto minutaggio concesso nella scorsa stagione. L’idea di costruire un ciclo sui talenti coltivati in casa è promettente, vedere i Warriors con Curry e Thompson, ma bisogna che il materiale umano sia plasmabile nella forma di uno o due campioni: Fox e Bogdanovic, i più validi del lotto, non si sa ancora di che pasta siano fatti.

Un passo avanti, ma ancora molte incognite. L’impressione, tuttavia, è che basti poco per svoltare.

Record 2017/2018: 27-55

Previsione: 34-48

 

PHOENIX SUNS

Quintetto: Isaiah Canaan (G), Devin Booker (G), Trevor Ariza (F), Ryan Anderson (F), DeAndre Ayton (C)

Panchina: Josh Jackson (F), Dragan Bender (F/C), TJ Warren (F), Troy Daniels (G), Tyson Chandler (C), Mikal Bridges (F)

Allenatore: Igor Kokoskov

Novità:

  • + Ryan Anderson (HOU), Trevor Ariza (HOU), Darrell Arthur (DEN), Deandre Ayton (R), Mikal Bridges (R), Isaiah Canaan, Richaun Holmes (PHI), George King (R), Élie Okobo (R).
  • –  Marquese Chriss (HOU), Jared Dudley (BKN), Danuel House (GSW), Brandon Knight (HOU), Alex Len (ATL), Elfrid Payton (NOP), Alec Peters, Tyler Ulis, Alan Williams (BKN).

Punti di forza: A differenza dei Kings, qui il progetto fondato sui giovani ha già preso una direzione precisa. Il motivo principale risponde al nome di Devin Booker, già realizzatore e tiratore nell’élite della lega, ma quest’anno si aggiunge il nuovo coach Kokoskov, che attendiamo con grande curiosità, e la prima scelta al draft DeAndre Ayton, un lungo futuristico su cui ancorare una franchigia a occhi chiusi. Eccellente dal punto di vista atletico e con impressionanti margini di miglioramento offensivi, Ayton ha solo bisogno di registrarsi in difesa per trasformarsi in un centro totale sul modello di Joel Embiid.

Ariza e Anderson sono due ottime aggiunte per allargare il campo in un quintetto moderno, Mikal Bridges è uno dei prospetti più accattivanti usciti dal draft, uno che stava in campo col rigore di un perfetto 3&D già al college con Villanova.

Punti di debolezza: In posizione di point guard c’è il vuoto pneumatico, e viene da pensare che lo spot sia maledetto. Brandon Knight e il suo declino, i capricci di Eric Bledsoe, l’impalpabile Tyler Ulis. Quest’anno appare chiaro che il regista della squadra, neanche tanto occulto, sarà Devin Booker: l’assenza dovuta a un infortunio alla mano però lo terrà fuori dal training camp, e non lo aiuterà ad affinare le sue non eccelse doti di playmaker.

Analisi: Tira un’aria nuova a Phoenix, più fresca, e la firma di un free agent di spessore come Trevor Ariza è lì a testimoniarlo. I Suns hanno dato un taglio agli esperimenti e fanno sul serio, provando a cambiare marcia e magari rubare un posto ai playoff. Josh Jackson, Dragan Bender e TJ Warren, tutti cresciuti in casa, saranno sottoposti alla prova del nove e retrocessi in panchina senza complimenti, se giudicati non pronti: su Jackson in particolare ci sono alte speranze, e per pensare davvero in grande serve che uno dei tre si imponga come terzo vertice insieme a Booker e Ayton. È ancora presto per sognare, ma se il caraibico confermerà le aspettative, Phoenix potrà alzare seriamente la posta nel 2019.

Record 2017/2018: 21-61

Previsione: 38-44

Post By Andrea Cassini (103 Posts)

Scrittore e giornalista in erba - nel senso che la mia carriera è fumosa -, seguo la NBA dall'ultimo All Star Game di Michael Jordan. Ci ho messo lo stesso tempo a imparare metà delle regole del football.

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