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Le serie “4 contro 5” sono quasi sempre per definizione quelle più incerte. Non fa eccezione questo scontro tra Thunder e Jazz, che anzi assume contorni ancora più interessanti alla luce delle caratteristiche tecniche, in parte simili e in parte diametralmente opposte, e del materiale umano a disposizione dei due coach Billy Donovan e Quin Snyder. Proviamo a scendere un po’ nei dettagli per capire che tipo di serie ci dobbiamo aspettare.

L’analisi della serie

Utah è la miglior difesa della NBA, Oklahoma City lo era prima di perdere Andre Robertson. Questa frase vi fa già capire come molto probabilmente non vedremo partite ad altissimi punteggi, perché entrambe le squadre prediligono ritmi piuttosto bassi (i Thunder sono sedicesimi nella Lega per pace factor, i Jazz addirittura venticinquesimi) e sono appunto piuttosto solide nella metà campo difensiva. Oklahoma City però guadagna parecchio dalla transizione primaria (sono quarti per punti in contropiede, mentre Utah langue al ventitreesimo posto) e quindi avrà probabilmente più interesse a spingere sull’acceleratore, sfruttando le ripartenze rapide che Westbrook può condurre quando raccoglie il rimbalzo difensivo. Più problematica è la situazione di OKC nell’attacco a difesa schierata, dove Billy Donovan dipende ancora troppo dallo schema “palla a Westbrook e vediamo cosa succede”, non si capisce bene se per l’inallenabilità dello stesso RW o se per la mancanza di alternative nel playbookoffensivo del coach ex-Florida. Di sicuro c’è che Quin Snyder non arriverà impreparato al suo primo appuntamento con la postseason, perché se i Jazz sono tornati nel basket che conta il merito è in buona parte suo. I Jazz giocano un sistema offensivo denominato “Advantage Basketball” fatto di tagli e blocchi per aiutare i giocatori nel guadagnando un vantaggio sul marcatore, che aiuta a mascherare inefficienze al tiro come quelle di Ricky Rubio e rende fruttuosa la convivenza Favors/Gobert in modi che sinceramente non credevo possibili.

Ok, l’ultima partita di Westbrook è stata una discreta farsa, ma vorrei vedere quale giocatore NBA non avrebbe fatto la stessa cosa.

Lo stato di forma

Gli Utah Jazz hanno il terzo miglior record dall’All Star Game in poi, dietro solamente a Rockets e Sixers. Con una entusiasmante seconda parte di stagione sono riusciti ad raddrizzare un’annata che dopo un dicembre da 5 vinte e 10 perse sembrava averli condannati ad un altro playoff visto dal divano di casa. Come? Grazie soprattutto all’esplosione di Donovan Mitchell e al rientro di Rudy Gobert, ristabilitosi dopo un paio di infortuni al ginocchio, ma anche grazie ai progressi balistici di Ricky Rubio e all’apporto da tuttofare di Joe Ingles. I Jazz sono tutti arruolabili per Gara 1, con la notabile eccezione di quel Thabo Sefolosha già classificato come out for the season dopo l’intervento al ginocchio a cui si è sottoposto lo scorso gennaio. Sull’altra sponda del fiume anche i Thunder hanno avuto la loro buona dose di sfortuna quando hanno perso i servigi di Andre Robertson causa rottura del legamento patellare del ginocchio sinistro, titolare dello spot di guardia (molto poco) tiratrice e miglior difensore perimetrale disponibile nel roster di OKC. Il suo posto in quintetto è stato colmato firmando lo swingman Cory Brewer, che rappresenta un sensibile upgrade per quanto riguarda l’attacco ma non garantisce minimamente la stessa efficacia nell’altra metà campo. Per il resto dovrebbero essere tutti disponibili per l’inizio della serie, con il solo Alex Abrines ancora in forse per i postomi di una concussion.

Ah, già che passava da Los Angeles quest’anno Mitchell si è anche portato a casa la gara delle schiacciate. Così, tanto per gradire.

I protagonisti

Non c’è dubbio che il quintetto di OKC presenti tre nomi che spiccano su tutti gli altri. Russell Westbrook, Paul George e Carmelo Anthony sono i big three su cui poggiano tutti i sogni e le speranze del pubblico della Chesapeake Energy Arena. Se il primo si è reso protagonista di un’altra stagione in tripla doppia di media (traguardo passato quasi sotto traccia in un modo francamente incredibile) e sarà nuovamente il pericolo numero uno per gli avversari, discorsi diametralmente opposti possono essere fatti per gli altri due colleghi. George ha sostanzialmente disputato un’ottima stagione, con prestazioni sempre piuttosto costanti e un volume di fuoco (23.7punti di media con quasi il 40% da tre) che lo rendono il perfetto complemento per le scorribande di Russ. Anthony ha invece avuto decisamente più problemi, faticando non poco ad abituarsi ad un ruolo da terzo violino che mai aveva ricoperto in carriera. Il suo fatturato (poco più di 16 punti conditi da circa 6 rimbalzi) è al minimo storico, ma è soprattutto il suo carente impegno in difesa a lasciare insoddisfatti. In casa Jazz la punta di diamante offensiva è sicuramente Donovan Mitchell, primo rookie a guidare una squadra da playoff in punti dal 2004, ma Rudy Gobert è probabilmente il giocatore che “sposta” più di tutti grazie a quello che è in grado di fare sotto il suo canestro e se non dovesse ricevere il premio di Difensore dell’Anno saremmo di fronte ad un vero e proprio furto con scasso perpetrato ai suoi danni.

Capite perchè entrare nell’area degli Utah Jazz non è quasi mai una buona idea?

Le possibili sorprese

Detto che Steven Adams è ormai talmente una garanzia da non poter essere classificato come sorpresa, tale ruolo potrebbe essere ricoperto da Jerami Grant, ala longilinea e molto atletica che Donovan utilizzerà qualche minuto da centro in un quintetto molto dinamico e veloce. Anche perché a disposizione non c’è granchè altro: Quin Snyder ha infatti a disposizione una panchina globalmente migliore rispetto al suo avversario (la sua panchina è la dodicesima in NBA per punti segnati mentre quella di OKC “siede” al terzultimo posto assoluto), anche se la perdita di Rodney Hood ha tolto parecchio pepe alla second unit. Jae Crowder è un veterano che aumenta ulteriormente la qualità in difesa della squadra, ma se servono punti meglio guardare a Dante Exum, che dal ritorno dopo l’intervento alla spalla sembra aver finalmente trovato parte di quel talento che aveva spinto i Jazz a spendere per lui la quinta chiamata assoluta al draft del 2014.

Per chi non se lo ricordasse, l’anno scorso ai playoff Adams e Westbrook misero in piedi questa roba qua.

Il pronostico

Come nell’altra serie di cui mi sono occupato, anche qui regnerà l’incertezza fino alla fine. I Thunder hanno più potenza di fuoco, i Jazz sono difensivamente solidi come pochi. Credo che in una ipotetica gara 7 il fattore campo possa dire la sua e che Westbrook abbia dentro qualcosa di speciale che alla fine possa fare la differenza. 4-3

Post By Giorgio Barbareschi (64 Posts)

Ex pallavolista ma con una passione ventennale per il basket NBA e gli sport americani in generale. Tifoso dei Mavericks, di Duke e dei '49ers, si ispira a Tranquillo e Buffa ma spera vivamente che loro non lo scoprano mai.

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