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Come ogni lunedì torna la vostra rubrica preferita che non sapevate di avere, quel 7for7 che come sempre cercherà di riassumervi la passata settimana in NBA raccontandovi (poco) del basket che si è giocato sui parquet e (molto) degli altri avvenimenti più o meno seri che hanno suscitato l’interesse della vostra amata (?) coppia di redattori Cassini-Barbareschi. Se la scorsa puntata era stata pregna di tristi bollettini medici provenienti dagli ospedali di mezza America, questa settimana cercheremo di rallegrare la vostra giornata con temi più allegri come le teorie evoluzionistiche di Jordan Clarkson o il bilancio dei danni provocati al basket da parte della famiglia Kardashian. Pronti? Si parte.

 

LUNEDÌ 19 MARZO – YOU FRIENDLY, DOMESTIC DINOSAURS

Tra terre piatte e dinosauri da compagnia inizio ad essere un po’ curioso di assaggiare l’acqua che si beve a Cleveland.

Premessa: chi vi scrive considera frasi tipo “Shut up and dribble” dei veri e propri insulti, visto che gli atleti hanno diritto di esprimere la loro opinione su questioni extra-sportive tanto quanto chiunque altro. Certo che ogni tanto prima di parlare sarebbe opportuno prendere un bel respiro e riflettere su quello che si sta per dire, perchè un’opinione è un’opinione ma ogni tanto può anche essere una gigantesca ca**ata.

Probabilmente stimolato dalle teorie terrapiattiste di Kyrie Irving, Jordan Clarkson si è improvvisato antropologo durante l’ultima puntata di Road Trippin’, il podcast condotto da Channing Frye e Richard Jefferson. Secondo l’ex Lakers i dinosauri sarebbero stati gli animali da compagnia di esseri umani giganti, alti quindi all’incirca una quindicina di metri e pesanti una trentina di tonnellate. Quando i compagni hanno provato a fargli notare che non sono mai state ritrovate ossa di questi giga-umani, JC è sembrato piuttosto imbarazzato ma forse soltanto perchè non aveva avuto il tempo di costruire meglio la sua teoria evoluzionistica. Probabile arrivino ulteriori dettagli nelle prossime puntate, personalmente non vedo l’ora.

 

MARTEDÌ 20 MARZO – CELTICS RALLY FOR THE HISTORY

Certo Carmelo che se vai a tirare i liberi decisivi con ‘sta faccia… 

Secondo ESPN Stats & Info, le squadre che in questo stagione erano entrate negli ultimi venti secondi in svantaggio di 5 o più punti avevano poi vinto in 0 occasioni su 884. Fate pure 1 su 885, visto che OKC conduceva sul parquet del Boston Garden per 98 a 92 fino a 18 secondi dalla fine ma ha poi finito per perdere 100 a 99, grazie ad una tripla a 1.8 secondi dal termine scoccata da Marcus Morris ma soprattutto all’1/4 dalla linea dei liberi messo insieme dalla coppia Westbrook/Anthony.

Non è la prima volta che OKC butta via una partita nel finale, in particolare a causa di una percentuale di squadra ai liberi che con il 71.2% complessivo vale il penultimo posto nell’intera NBA, ma anche per un attacco che negli ultimi minuti di gara tende spesso a diventare troppo Westbrook-dipendente (e quindi molto più prevedibile dalle difese avversarie). I Celtics dimostrano invece ancora una volta di essere una squadra che non muore mai e anche in contumacia Irving (+Smart +Hayward +Theis) resta saldo al secondo posto della Eastern Conference.

 

MERCOLEDÌ 21 MARZO – THE KARDASHIAN CURSE

Con questo quintetto qualche anno fa si facevano comodi i playoff. Dopo il ciclone Kardashian al massimo si può fare una briscola al bar.

Mai avrei pensato di utilizzare il tag “Kim Kardashian” in un articolo di basket, ma per fortuna la vita sa offrirci ogni giorno una sorpresa diversa. L’occasione capita grazie ad un pezzo realizzato dal sito Basketball Forever, nel quale si elencano i casi in cui le Kardashian avrebbero demolito con le loro auree malefiche le carriere di brillanti professionisti NBA. Analizzando i guadagni percepiti prima e dopo le liason amorose con le diaboliche sorellone, gli autori del pezzo hanno calcolato l’ammontare della cosiddetta KARDASHIAN TAX, ossia quanto i rispettivi flirt siano costate ai portafogli dei giocatori presi in esame. Volete un riepilogo? Eccolo.

  • Kris Humphries, sposato per ben 72 giorni con Kim nel 2011 e passato in breve tempo da solido titolare NBA a rincalzo di basso livello. KARDASHIAN TAX quantificata in 27 milioni di $
  • Rashad McCants, fidanzato per circa sette mesi con Kloe nel 2008 e sparito dai radar NBA subito dopo la fine del contratto da rookie. KARDASHIAN TAX quantificata in 70 milioni di $
  • Lamar Odom, sposato dal 2009 al 2016 con Kloe e finito in una spirale autodistruttiva che lo ha portato ad un passo dalla morte per overdose. KARDASHIAN TAX quantificata in 12 milioni di $
  • Tristan Thompson, attualmente fidanzato con Kloe (a cui evidentemente piacciono i giocatori di basket) dalla quale aspetta pure un figlio. KARDASHIAN TAX (futura) quantificata in 18 milioni di $
  • Chandler Parsons, in “relazione aperta” con Kendall Jenner (sorellastra Kardashian) per un periodo non precisato. KARDASHIAN TAX (futura) quantificata in 25 milioni di $

Il totale ammonterebbe a circa 152 milioni di dollari, un danno stimato da far concorrenza ad uragani di medie dimensioni. Unico superstite accertato pare essere stato James Harden, che però ha descritto i 12 mesi del suo rapporto con Khloe (ancora lei) come “i peggiori della sua vita”. Come dire, per sopravvivere ad una Kardashian ci vuole un fisico da MVP.

 

GIOVEDÌ 22 MARZO – “TO TANK AND WE’LL TANK”

Fortuna che Kemba Walker ha giocato solo 28 minuti, altrimenti qui si poteva fare un tentativo al record di Chamberlain.

L’immortale presidente della Longobarda Borlotti sarebbe orgoglioso di questi Grizzlies. Il suo sempiterno slogan “Perdere e perderemo” è stato recepito alla grande dalle parti di Memphis, infatti la franchigia del Tennesee è in lotta per l’ultimo posto assoluto della classifica NBA e con prestazioni come quella di giovedì contro gli Hornets sembra abbia ottime possibilità di conquistare l’ambito trofeo. I sessantuno punti di scarto sono il massimo registrato in NBA negli ultimi 20 anni e il fatto che sia stato registrato non certo contro una corazzata (anche quest’anno per i playoff in North Carolina non se ne fa niente) rende la prestazione di Memphis ancora più triste.

Intendiamoci, i Grizzlies non sono certo gli unici che si stanno impegnando per vincere il minor numero di partite possibili. Bulls, Hawks, Magic e Suns stanno anch’essi esibendosi in strategie di tanking avanzato, inventando scuse sempre più fantasiose per giustificare i riposi forzati concessi alle loro star. Ma Memphis ci sembra avere sinceramente una marcia in più (o in meno?). La striscia di diciannove sconfitte consecutive interrotta solo qualche giorno fa dall’inopinata vittoria contro i Nuggets è ancora fresca nella memoria e ne è appena partita un’altra che potrebbe durare fino alla fine della stagione.

 

VENERDÌ 23 MARZO – THE SHORTEST COMEBACK IN NBA HISTORY

Per i dietrologisti satanici da notare che Steph si è fatto male al ginocchio sul punteggio di 66-66. 

Niente, anche questa settimana non c’è verso di evitare di dover fare il punto su uno o più infortuni accorsi alle star di questa Lega. Tocca di nuovo a Stephen Curry pescare la pagliuzza più corta ma stavolta la situazione è ancora più paradossale, perchè Steph si è fatto male al ginocchio proprio nella prima partita al rientro dopo lo stop causa distorsione ad una caviglia. “Lesione di secondo grado al legamento collaterale del ginocchio sinistro” è il responso della risonanza magnetica, con la guardia dei Dubs che dovrà essere rivalutata fra tre settimane. La timeline coinciderebbe proprio con l’inizio dei playoff, ma in settimana coach Kerr ha poi escluso categoricamente che Curry possa rientrare in campo così in fretta. San Francisco che dovrà quindi fare a meno del suo gioiello durante il primo turno, ma i tifosi gialloviola sperano almeno in un parziale svuotamento dell’infermeria, al momento piuttosto affollata causa problemi di Klay Thompson (microfrattura al pollice destro), Kevin Durant (frattura alla cartilagine costale) e Draymond Green (contusione pelvica).

P.S. Nello stesso giorno dell’infortunio di Steph è arrivata anche la notizia del micro-intervento al ginocchio a cui si è sottoposto il play dei Boston Celtics Kyrie Irving, anche lui fuori per 3-6 settimane. Però di approfondire due infortuni anche in questa settimana non ne avevo sinceramente voglia…

 

SABATO 24 MARZO – THE CINDERELLA DREAM BRACKET

Dopo questo endorsement come potevamo tenere fuori Sister Jean dalla nostra rubrica? E poi a quanto pare ha amici potenti “in alto”, meglio non farli arrabbiare.

Sì, avete ragione. La favolosa cavalcata di Loyola-Chicago alla Final Four della NCAA non c’entra niente con l’NBA. Però la storia è troppo bella per non essere raccontata e se dalle parti di Hollywood non hanno già pensato da un film basato su questa vicenda mi mangio il cappello tipo Rockerduck. In pratica una scuola sfigata, di una conference ancor più sfigata e con giocatori nani, brutti e probabilmente anche poveri è diventata la quarta squadra con il peggior seeding (11) a raggiungere le Final Four, eguagliando gli exploit di Louisiana State (1986), George Mason (2006) e Virginia Commonowealth (2011).

La più classica e improbabile delle cosiddette Cinderellas, guidata in panchina da un coach che in carriera è 4 su 4 nel Torneo (e per forza, chi mai lo aveva visto prima?) e da una ex-suora di 98 primavere che non perde una partita dei suoi da 25 anni che nel prepartita catechizza i giocatori fornendo indicazioni tattiche sugli avversari più pericolosi o sulle tattiche da adottare. Sister Jean dopo il primo turno aveva mostrato alle telecamere un bracket in cui pronosticava i suoi ragazzi alle Sweet Sixteen, dichiarando però di averne uno segreto denominato “The Cinderella Dream Bracket” in cui il nome di Loyola-Chicago è vergato in uno dei due spot della gara decisiva per il titolo NCAA. L’America intera ormai fa il tifo per Jean e i suoi improbabili chierichetti, tanto quanto lo facciamo noi di Play.it USA.

 

DOMENICA 25 MARZO – BOW DOWN TO THE KING

Un bel poster in regalo da LeBron per arredare anche per la cameretta di Joe Harris

Così come per il discorso infortuni, pare impossibile fare un episodio di 7for7 senza parlare di Sua Maestà LeBron James. Mica colpa nostra però, il problema di LBJ è che continua a fare giocate come questa che non possono essere ignorate. Vittima di turno il povero Joe Harris, che si aggiunge ad un lunghissimo elenco di giocatori bullizzati da James. Elenco che non accenna a terminare, nonostante i 33 anni o i 30.000 e rotti minuti già passati sul parquet, con un mese di marzo che attualmente vede LeBron su medie spaziali da 31/10/10.

Dopo un periodo un po’ complesso (dei compagni, non certo suo) The King sembra essere riuscito a rimettere in carreggiata i  “nuovi” Cavaliers, che al momento sono in striscia da cinque vittorie consecutive. Bulls, Bucks, Raptors, Suns e Nets le squadre superate negli ultimi dieci giorni: tre formazioni derelitte ma anche due avversarie da playoff tra cui la numero uno della Eastern Conference. Quella con Toronto è sicuramente la quality win più prestigiosa del passato recente di Cleveland, che con il ritorno di Love potrebbe aver ritrovato l’assetto giusto per andare fino in fondo. Di certo, finchè James è questo nessun traguardo è impossibile.

 

Anche per questa settimana è tutto, appuntamento tra sette giorni con Andrea e con me in una quindicina. Jorghes out

Post By Giorgio Barbareschi (68 Posts)

Ex pallavolista ma con una passione ventennale per il basket NBA e gli sport americani in generale. Tifoso dei Mavericks, di Duke e dei '49ers, si ispira a Tranquillo e Buffa ma spera vivamente che loro non lo scoprano mai.

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2 thoughts on “7for7 La settimana in NBA (Ep. 12)

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