Durante i Campionati Europei appena conclusi abbiamo avuto modo di assistere al meglio che la pallacanestro continentale possa offrire, se non per quanto riguarda la completezza dei roster (i nomi di rilievo erano assenti per vari motivi erano infatti parecchi) perlomeno dal punto di vista squisitamente emozionale. A mio modo di vedere questa è stata infatti una meravigliosa edizione di Eurobasket, con molte partite giocate ad un alto livello tecnico-tattico e tante storie interessanti da seguire.

Molti erano anche i giocatori della NBA passata, presente e futura, a dimostrazione di quanto la distanza tra l’Europa e il continente americano sia sempre cestisticamente più ridotta. Diversi tra loro hanno dimostrato sul campo i motivi per cui sono ospiti fissi del campionato di basket migliore del mondo, qualcuno ha deluso le aspettative, mentre i talenti in rampa di lancio hanno mostrato il loro biglietto da visita per le future carriere sui parquet d’oltreoceano.

Senza alcuna ragione particolare se non il semplice diletto, ho provato a dividere gli NBAers di Eurobasket 2017 in categorie, cercando di trovare cinque nomi (con alcune licenze “poetiche”) per ciascuna di esse. A voi il responso sulla bontà delle mie scelte, sotto nei commenti potete farmi sapere la vostra opinione.

Missing in action

Nikola Jokic – Milos Teodosic – Giannis Antetokounmpo – Rudy Gobert – Sergio Llull

Come detto, gli assenti di rilievo a Eurobasket sono stati parecchi, ma indubbiamente alcuni sono stati più pesanti di altri. La Serbia ha disputato un grande torneo, ma è indubbio che con Jokic e Teodosic coach Djordjevic avrebbe avuto in faretra due frecce in grado di rendere il suo roster una corazzata forse imbattibile. Anche l’assenza di Lull ha pesato su una Spagna molto forte in frontline ma un po’ più “povera” nel reparto guardie, mentre l’intimidazione di Gobert avrebbe certamente fatto comodo ad una Francia che, di fatto, è stata probabilmente la più grossa delusione di questo Europeo. Sul forfait di Giannis sono state fatte diverse illazioni, la Grecia ne ha sicuramente risentito, ma il colpo più grosso l’hanno subito gli appassionati di basket, privati della possibilità di vedere in campo uno dei giocatori più eletrizzanti dell’intero pianeta.

Shining stars

Goran Dragic – Bogdan Bogdanovic – Dennis Shroeder – Kristaps Porzingis – Marc & Pau Gasol

Rispetto ai Top 5 proposti dall’Eurolega provo ad essere un po’ più bilanciato nei ruoli (non preoccupatevi, del 77 sloveno ne parliamo sotto). Nessun dubbio sul titolo di MVP attribito al Dragone Sloveno, e ci mancherebbe altro. Goran ha giocato un europeo da leader maximo di una nazionale in missione, ma le sue doti di leadership sono state perfino secondarie rispetto a quanto ha messo sulla bilancia in termini di basket puro e semplice. Accelerazioni fulminanti, punti a tabellone in quantità industriale (con picchi di onnipotenza cestistica nel primo tempo della finale) e visione di gioco sopraffina per mettere in ritmo i compagni. I suoi crampi in finale non hanno fatto che aggiungere un’aura di mito alla favolosa storia delle Slovenia, guidata da un allenatore di cui, fidatevi, sentiremo ancora parlare in futuro.

Per l’MVP off the court non cominciamo nemmeno a parlarne, vero?

Zero obiezioni anche sul grande sconfitto Bogdan Bogdanovic, che si consolerà presto con i soldi in arrivo dal nuovo contratto con i Kings. Tra la vittoria dell’Eurolega con il Fenerbahçe e l’argento di Istanbul, il 2017 è stato l’anno della definitiva consacrazione per l’ala di Belgrado. Nel mio personalissimo quintetto ideale vorrei invece sostituire Shved e Doncic (peraltro entrambi supermeritevoli della selezione) con Shroeder e Porzingis. Il primo perchè in questo europeo mi ha impressionato per il senso di controllo che ha finalmente dimostrato di possedere, dopo due/tre anni da promessa “fuori dai binari”. Mi auguro di vederne il prossimo anno la definitiva esplosione, di sicuro avrà ampi margini di manovra in una edizione degli Hawks di totale ricostruzione. Il secondo perchè a 22 anni è già qualcosa di rivoluzionario. Vogliamo chiamarlo Unicorno? Perchè no, di certo un 2.20 che mette la palla per terra in questo modo è qualcosa che non si era mai visto su un campo da basket (nè da alcuna altra parte).

Infine la posizione di centro, per il quale mi prendo una licenza “giornalistica” e attribuisco un premio aex-equo ai fratelli Gasol. Marc secondo me è in questo momento il fratello più forte, ma per rispetto alla carriera e alla classe di Pau non me la sento di lasciarlo ai margini, non foss’altro per nobilitare ulteriormente questa sua (probabile) ultima recita in camiseta roja.

Could have done it better

Evan Fournier – Nando De Colo – Ricky Rubio – Jonas Valanciunas – Giorgos Papagiannis

Per cinque premiati devono per forza esserci almeno cinque “mazziati”, da selezionare tra i giocatori che hanno più deluso in questi europei. Come ho detto sopra, la Francia è da considerarsi sicuramente come la squadra che meno ha risposto alle aspettative della vigilia. Le sconfitte di misura con Finlandia e Germania e la spazzolata presa dalla Slovenia non possono essere attribuite solo a Fournier e De Colo, ma certo quando parti con ambizioni da medaglia e finisci la tua avventura già agli ottavi di finale il processo di attribuzione delle responsabilità non può che partire dai leader di questo gruppo. Discorso simile per la Spagna, che porta a casa una medaglia di bronzo che però sta sicuramente stretta. Rubio continua ad essere un problema quando le partite si giocano punto a punto, perchè le sue inefficienze al tiro permettono le difese avversarie strategie di contenimento che alla lunga tendono a rendere difficile anche il compito dei compagni. Valaciunas lo considero una delusione perchè da tre anni da l’idea di essere ad un passo dal diventare un dominatore dell’area, ma quel passo finisce sempre per non farlo mai. Infine scelgo Papagiannis. Va bene che i lunghi maturano più tardi, ma 3.4 punti in 10 minuti di totale inutilità cestistica per una tredicesima scelta assoluta della NBA proprio non si possono vedere.

Once upon a time

Tornike Shengelia – Anthony Randolph – Nick Calathes – Alexey Shved – Boris Diaw

Categoria di personale invenzione che racchiude i giocatori con passata esperienza nella NBA che però non vedremo nella prossima stagione americana in partenza il 17 settembre. Alcuni sono assenti ormai da parecchi anni, come l’ottimo Shengelia che ha dimostrato una volta ancora di essere un giocatore totale per la sua Georgia, oppure quell’Anthony Randolph che è stato il vero ago della bilancia (e della discordia) nella cavalcata slovena verso il titolo. Poi ci sono Calathes, leader di una Grecia che si è difesa con le unghie e con i denti prima di arrendersi, ma soprattutto Alexsey Shved, che per una volta è riuscito ad essere continuo per tre settimane e che avrebbe meritato almeno una medaglia, non foss’altro per premiare un talento cristallino che non sempre ha saputo esprimersi ai livelli che gli competono. Ma, se permettete, questa è soprattutto la categoria di Captain Babac, le cui mani da pianista e cervello da scienziato non potranno più deliziare noi appassionati di NBA, causa trasferimento in patria ai Levallois Metropolitans. Au Revoir Boris

Up next

Isaiah Hartenstein – Daniel Theis – Cedi Osman – Lauri Markkanen – Luka Doncic

Per chi parte, o che è partito da un po’, c’è sempre anche chi arriva. Ad Eurobasket abbiamo avuto la possibilità di dare un’occhiata approfondita a diversi newcomers per la prossima stagione NBA. I due tedeschi della mia lista in realtà hanno prospettive diametralmente opposte, perchè Hartenstein è stato scelto alla numero 43 dello scorso draft dagli Houston Rockets ma spenderà un’altra stagione in Europa prima di tentare il grande salto, mentre Theis si era iscritto al draft del 2013 senza essere selezionato ma quest’anno andrà a rinforzare la frontline degli ambiziosi Celtics (con anche possibilità concrete di trovare spazio). Osman e Markkanen sono invece frutti “puri” dell’ultima tornata di scelte. Se il primo ha disputato un buonissimo europeo in una deludente versione della Turchia e sarà di sicura utilità alla causa di King James a Cleveland, Markkanen ha letteralmente fatto stropicciare gli occhi di mezzo mondo. Chi vi scrive ha un debole non da ieri per il biondo da Arizona University, dopo queste tre settimane in molti di più hanno potuto vedere le varie sfaccettature di un talento cristallino che ai Bulls avrà da subito licenza di uccidere anche, com’è giusto, di sbagliare. Ma è inutile girarci intorno, c’è stato un unico, vero breakout player in questo Eurobasket: la sua maglia porta il numero 77 e il suo nome è Luka Doncic.

Di lui in queste ultime due settimane si è sentito, letto e soprattutto visto di tutto di più, e la cosa più eletrizzante è il pensiero che stiamo solo grattando la superficie di un vero fenomeno destinato ad occupare i piani alti della NBA nel decennio a venire. Non so se sia il nuovo Petrovic, so solo che da due settimane sto impazzendo per trovare una sua canotta online ma non c’è verso, quindi se qualcuno di voi ha in programma un viaggio in Slovenia siete pregati di contattarmi. Grazie.

Italians

Marco Belinelli – Danilo Gallinari – Luigi Datome – Andrea Bargnani – Alessandro Gentile

Qui ho decisamente barato, perchè stiamo parlando di Eurobasket 2017 dove gli italiani con passato/presente NBA erano solo due (tre se includiamo il convitato di pietra Gallinari). La verità è che volevo chiudere questo pezzo con una breve analisi sull’Italia, per la quale si può dare un giudizio sostanzialmente positivo se ci vogliamo fermare a questo specifico Campionato Europeo, ma che può essere solo (estremamente) negativo se vogliamo giudicare un ciclo che sembra essersi concluso con la partenza di Messina e l’arrivo di Meo Sacchetti sulla panchina azzurra. Quella che è stata definita come “la squadra azzurra più forte di sempre” (sic) dal Presidente Petrucci, in quasi dieci anni non solo non ha vinto niente, ma non ci è andata mai neanche vicina. Il futuro inoltre non è roseo, perchè delle nostre presunte “stelle” con un passato o un presente nella NBA:

  • uno ha fatto a cazzotti con le nostre speranze di fare strada a questi Europei
  • uno è un eccellente specialista che però non crea un vantaggio dal palleggio che sia uno
  • uno ha un cuore grande come una casa ma è un giocatore di complemento, seppur di lusso
  • uno credo abbia smesso, o se non l’ha fatto non se n’è accorto nessuno
  • uno è stato scelto nel 2014 ma al momento langue in una squadra di medio livello nella serie A italiana

I nomi metteteli voi, personalmente riponevo molte speranze in questo gruppo di talenti, ma qualcosa dev’essere andato storto e all’orizzonte non si intravede niente di buono. Mi consolo pensando che se un paese di 2 milioni di persone ha dominato un Campionato Europeo ogni tanto i miracoli possono accadere… Chissà!

#bosciatanjevicsalvacitu

Post By Giorgio Barbareschi (49 Posts)

Ex pallavolista ma con una passione ventennale per il basket NBA e gli sport americani in generale. Tifoso dei Mavericks, di Duke e dei ’49ers, si ispira a Tranquillo e Buffa ma spera vivamente che loro non lo scoprano mai.

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6 thoughts on “Focus: la NBA nell’Eurobasket 2017

  1. bell’articolo, sulla questione italia spero che il ciclo non sia ancora finito, a parte Bargnani gli altri big possono ancora giocare ad alti livelli ancora per qualche anno secondo me. Per quel che riguarda Belinelli non pensi che sia stato un errore andare in NBA così giovane? secondo me a 20 era molto meglio di Bogdanovic alla stessa età, più completo, difendeva e segnava in modi molto più vari. Anni passati a cercare di ritagliarsi un posto come tiratore( perchè dall’altra parte della pozzanghera l’hanno sempre visto solo come un tiratore) hanno impedito lo sviluppo del suo potenziale secondo me

    • Mah, Marco non mi ha fatto mai impazzire e fin da giovanissimo l’ho sempre considerato un ottimo tiratore e nulla di più. Bogdan per me è molto più completo, almeno dal punto di vista offensivo di Marco alla stessa età, tant’è vero che è stato uno degli uomini di punta del Fenerbache campione NBA, anche se i Kings sono notariamente una banda di matti e queste si potrebbe rivelare un serio problema.

        • Ciao a entrambi. Non credo sia stato un errore per Belinelli andare in NBA il prima possibile. Nessun altro posto al mondo è a quel livello in termini di competitività e credo sempre che giocare contro i più forti sia sempre il modo per migliorare più velocemente. Credo, ma è un’opinione squisitamente personale, che Bogdanovic sia più completo di quanto lo fosse (sia) il Beli, soprattutto dal punto di vista tecnico e della gestione della palla. Poi questo non vuol dire che arrivato in NBA non subirà la stessa sorte, perchè la guardia/ala europea viene ancora vista essenzialmente come uno specialista. Soprattutto se non ha una dimensione fisica al livello degli atleti americani e siccome non ce l’ha nemmeno Bogdanovic, temo che il suo futuro non sarà così roseo. Soprattutto non ai Kings, che di basket notoriamente capiscono pochino… :-)

  2. Uno ha fatto a cazzotti con le nostre speranze di fare strada a questi Europei (Danilo Gallinari), uno è un eccellente specialista che però non crea un vantaggio dal palleggio che sia uno (Belinelli), uno ha un cuore grande come una casa ma è un giocatore di complemento, seppur di lusso ( Datome), uno credo abbia smesso, o se non l’ha fatto non se n’è accorto nessuno (Bargnani), uno è stato scelto nel 2014 ma al momento langue in una squadra di medio livello nella serie A italiana (Alessandro Gentile), giusto Giorgio? Complimenti, grande articolo!

    • Esatto, hai vinto un abbonamento gratis alla rivista di Play.it USA… che però purtroppo non esiste! :-D
      Scherzi a parte, grazie per i complimenti

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