Dopo una Gara 1 persa abbastanza nettamente, tutti (me compreso) si aspettavano che Cleveland avrebbe cercato di cambiare qualcosa, per arrivare al secondo atto più preparata a reggere lo scontro con la corazzata in maglia gialloblu.

Approccio, concentrazione, difesa, erano tutti aspetti che Coach Lue e i suoi giocatori avrebbero dovuto decisamente far salire di colpi, pena il rischio di essere nuovamente sommersi dalle ondate di energia scatenate dei guerrieri della Bay Area. 

La buona notizia per i loro tifosi è che i Cavaliers ci sono riusciti: sono arrivati a questa Gara 2 con un’attenzione diversa, un’energia diversa e un piano tattico (almeno in parte) diverso.

La cattiva notizia è che tutto questo non è servito praticamente a niente.

Esattamente come nel primo episodio della serie, Golden State è partita forte allo start del primo quarto, ha tenuto alta la velocità nel secondo parziale, ha ulteriormente accelerato nella terza frazione e infine ha chiuso la gara a braccia alzate, smettendo di pedalare ben prima dello striscione del traguardo.

Svolgimento identico, risultato identico. Forse il cambiamento di maggior rilievo è stata la sostituzione come “special guest” di Rihanna con Neymar, ma qui mi sa che era andata decisamente meglio la volta scorsa…

Cleveland ha giocato meglio rispetto a Gara 1, ma purtroppo (per loro) i Warriors hanno dimostrato di avere ancora margine e sono cresciuti anch’essi, energizzati forse dal rientro sul pino del buon Steve Kerr. Frustrante?

Se potessi lo chiederei direttamente a Coach Lue, ma credo proprio di sì. I Cavs tornano a casa con le ossa rotte, e tra circa 48 ore saranno di fronte ad una Gara 3 che profuma già di ultima spiaggia. C’è però da ricordare che l’anno scorso la situazione dopo due partite era identica, quindi aspetterei a vendere in anticipo pelle dell’orso, soprattutto se l’orso in questione è nativo di Akron e veste la maglia numero 23.

Cercando di andare un po’ più nel dettaglio della gara, i Cavs sono usciti dalle gabbie con sei canestri nei primi sei possessi, dando il via ad una prima frazione in cui Cleveland hanno speso tutte le energie risparmiate in una Gara 1 un po’ sottotono. Questo è stato, ad oggi, l’unico momento della serie in cui la franchigia dell’Ohio ha avuto, seppur per poco, un vantaggio oggettivo sui rivali.

Qui abbiamo addirittura un triple drag (triplo blocco in transizione) sul portatore di palla, con susseguente slip (scivolamento) di Love, che va ad occupare il centro dell’area per sfruttare il vantaggio di centimetri e tirare sulla testa di Thompson. Giocata semplicemente perfetta.

Ma dopo i primi dodici minuti, in cui Love e James hanno letteralmente furoreggiato, il tabellone recitava comunque 40-34 Warriors. I 15 punti di Curry, l’apporto di un ritrovato Klay Thompson e una sensazionale tripla nel finale di frazione parte di Kevin Durant, avevano vanificato le otto palle perse forzate dalla difesa preparata da Tyronn Lue, che prevedeva di essere aggressivi sulle linee di passaggio e di concedere spazio ai giocatori ritenuti “meno pericolosi”.

Penetrazione di Durant, pericolo pubblico numero uno, che richiama l’aiuto di Thompson a centro area. JR Smith ruota su Curry, perché in questa situazione il male minore è considerato lasciar tirare Green con sei metri di spazio. Ma in questo caso la scelta si paga con tre punti per i Warriors.

Coach Lue ha provato a variare leggermente le rotazioni rispetto a Gara 1, riducendo i minuti di uno spento JR Smith in favore di Korver e Shumpert, e rispolverando anche Channing Frye nel disperato tentativo di allargare il più possibile il campo. La mossa a tratti ha funzionato, soprattutto si è rivelata utile per aprire spazio alle penetrazioni al ferro di King James.

Pick-and-roll alto di James che prende vantaggio. Iguodala, Curry e Livingston “stanno a casa” (ossia non si muovono per aiutare) perchè in campo ci sono tre tiratori da tre punti, Frye, Korver e Irving, che liberano l’area. Per il povero JaVale McGee tentare di fermare il treno in corsa targato 23 è improponibile.

Ma il problema resta essenzialmente difensivo. Cleveland non ha avuto problemi a mettere a referto 113 punti, ma se in Gara 1 era stata “graziata” da alcuni banali errori degli avversari nei pressi del ferro, in Gara 2 i Warriors hanno dato sfogo a tutta la loro strabordante potenza di fuoco realizzandone addirittura 132 (record assoluto per una gara di Finale NBA), con Steph Curry che ha realizzato la sua prima tripla doppia in una finale chiudendo con 32 punti , 10 rimbalzi e 11 assist. E togliendosi anche qualche sassolino dalla scarpa lungo il tragitto…

Vi ricordate lo Stephen Curry delle Finals dello scorso anno, quello stoppato miseramente in un paio di occasioni (con paroline di fuoco annesse) da LeBron James? Ecco, quest’anno Curry sta un po’ meglio. Quanto? Tipo così.

Poi ci sarebbe quel Kevin Durant che, dopo una monumentale Gara 1 in cui era stato un rebus irrisolvibile per James e compagni, ad oggi è il vero MVP (Rihanna a parte) della serie. Anche ieri 33 punti, conditi da 13 rimbalzi, 6 assist, 5 stoppate e 3 palle recuperate. In sostanza, a parte staccare i biglietti all’ingresso e pulire il palazzetto a fine giornata, ha fatto praticamente tutto.

L’azione che sostanzialmente chiude Gara 2. KD prima cancella il semigancio di Love, poi va dall’altra parte e chiude un gioco da tre punti battendo dal palleggio James e il tentativo di aiuto dello stesso Love. Game, set and match.

Scoraggiante. Ecco la parola migliore per sintetizzare la partita di domenica notte agli occhi dei Cavs. Non sono bastate né l’ennesima tripla doppia (da 29/11/14) di James, che ha pareggiato Magic Johnson per numero di triple doppie realizzate nelle NBA Finals, né i 27 punti di Kevin Love in gran serata offensiva, nè tantomeno le 28 deflection (i passaggi degli avversari deviati) o le 15 palle recuperate.

Non appena vengono a mancare le invenzioni dei suoi leader (anche se Irving stanotte è stato poco efficace, asfissiato dalla straordinaria marcatura a uomo di Klay Thompson), Cleveland viene sotterrata dalla furia offensiva di Curry, Durant e compagni (oltre ai 65 punti combinati per i due dioscuri, ce ne sono anche 22 per Thompson, 12 per Green e 10 per Livingston e Clark).

Cosa fare allora? Basterà il ritorno alla Quicken Loans Arena per rovesciare i rapporti di forza o saranno necessari aggiustamenti particolarmente “illuminati” da parte dello staff tecnico dei Cavaliers? Se fossi in grado di rispondere a queste domande non sarei qui a scrivere questo articolo ma a Las Vegas (o in panchina a Cleveland… :-)), ma dal basso della mia ignoranza vedo una sola possibilità: rallentare il ritmo, giocare azioni lunghe e impantanare il più possibile i Warriors in una partita fisica ai 90 possessi.

James può giocare al ritmo che vuole, ma non tutti i suoi compagni sono adatti ad andare avanti e indietro per il campo a duecento all’ora. Love non è un corridore e lo stesso Irving dà il meglio quando può tenere la palla e giocare l’attacco a metà campo, ma quello che ad oggi sta patendo più di tutti questi ritmi forsennati è senza dubbio Tristan Thompson.

L’atletico rimbalzista dei Cavs non ci ha ancora capito letteralmente nulla: 8 punti e 8 rimbalzi è il suo fatturato totale nelle prime due gare, con un plus-minus complessivo di -31 in meno di 22 minuti di utilizzo medio. Numeri disastrosi che la dicono lunga sul mancato impatto del centro canadese.

Dal suo recupero tecnico e da un supporting cast all’altezza dipendono le speranze di Cleveland di aggiudicarsi Gara 3 mercoledì notte e rimettere in piedi una serie che al momento, se non irrimediabilmente segnata, appare di certo decisamente indirizzata in favore di Golden State. Altrimenti, la montagna diventerebbe troppo alta da scalare anche per un gigante come LeBron James.

Post By Giorgio Barbareschi (48 Posts)

Ex pallavolista ma con una passione ventennale per il basket NBA e gli sport americani in generale. Tifoso dei Mavericks, di Duke e dei ’49ers, si ispira a Tranquillo e Buffa ma spera vivamente che loro non lo scoprano mai.

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4 thoughts on “Cleveland Cavaliers: Dopo Gara 2

  1. Nba finals 1987 gara 2: lakers – celtics 141 – 122
    Nba finals 1985 gara 1: celtics – lakers 148 – 114
    Nba finals 1985 gara 3: lakers – celtics 136 – 111
    Nba finals 1984 gara 3: lakers – celtics 137 – 104
    Nba finals 1982 gara 5: 76ers – lakers 135 – 102
    Nbs finals 1970 gara 6: lakers – knicks 135 – 113
    Nba finals 1967 gara 1: 76ers – warriors 141 – 135
    Nba finals 1966 gara 1: celtics – lakers 129 – 133
    Nba finals 1965 gara 1: celtics – lakers 142 – 110
    Nba finals 1960 gara 1: celtics – hawks 140 – 122
    Nba finals 1958 gara 2: celtics – hawks 136 – 112

    Quindi niente record di punti a 132 per warriors

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