Sono partite le Finali di Conference e, seppure con un filo di ritardo, tornano i pronostici dei nostri redattori. Fino ad ora c’è chi ha fatto bene e chi meno (sorry), ma non è mai troppo tardi per cercare di rimediare…

EASTERN CONFERENCE

Boston Celtics – Cleveland Cavaliers

  • Andrea Cassini: Trascendenza. È il termine che mi viene in mente pensando ai playoff disputati finora da LeBron James, come se giocare la miglior stagione della carriera oltre i trent’anni non fosse già abbastanza. Coach Lue sembra aver trovato gli incastri migliori tra i nuovi componenti del suo roster. Schierare Deron Williams a fianco di Kyrie Irving è una mossa che sta pagando dividendi, e Kyle Korver offre più affidabilità di JR Smith. Il quintetto piccolo si completa con Frye, mentre LeBron agisce da 5 e da 1 allo stesso tempo, e così nasce l’arma offensiva perfetta: è storia della serie con Toronto, non una trama rubata al premio Nebula. La difesa continua a vacillare, e l’attacco spumeggiante di Boston infliggerà senza dubbio qualche ferita, ma anche qui l’impressione è che Cleveland possa salire di giri a comando. Se i Celtics li costringeranno a farlo, sarà una bella serie. Il gioiellino di Brad Stevens è già andato oltre le aspettative con l’ottima simbiosi tra Isaiah Thomas e Al Horford. Le costanti difficoltà a rimbalzo, e in difesa, preoccupano non poco quando dall’altra parte c’è un demone del pitturato come Tristan Thompson. Se Boston ha sofferto un attaccante fisico come John Wall, auguri a contenere LeBron e Kyrie. 1-4
  • Francesco Arrighi: È arrivato il “momento della verità”, almeno per i Boston Celtics, sopravvissuti con qualche patema a formazioni teoricamente non irresistibili come Chicago e Washington. Avranno dalla loro il fattore campo e una notevole duttilità tattica, arma suprema nelle mani sapienti di coach Brad Stevens, senza con questo sottovalutare l’importanza capitale di Isaiah Thomas e Al Horford, i due demiurghi di un gruppo che sarà galvanizzato dall’aria rarefatta delle Conference Finals, ma che rischia di pagarne lo scotto in termini d’esperienza contro una Cleveland che ormai vive queste sfide come assolutamente normali, dopo aver smantellato senza sforzo Indiana e Toronto. LeBron è atteso ad una grande serie per mettere pressione sulla difesa dei Celtics, ma la vera grande curiosità riguarderà soprattutto la sospettissima difesa dei Cavs, che forse verrà finalmente testata da un attacco all’altezza. 2-4
  • Giorgio Barbareschi: I Celtics hanno rispettato il seed e sono arrivati ad una finale di Conference che in quel di Boston manca dall’epoca dei Big Three. Se vogliamo hanno anche rispettato il pronostico di molti addetti ai lavori, che li vedeva forti ma non fortissimi. I biancoverdi hanno infatti sudato le proverbiali sette camicie, faticando già al primo turno contro i Bulls e arrivando fino a gara 7 contro Washington. Tutto l’opposto è avvenuto per i Cavaliers, che hanno già usufruito di due (ampie) settimane di riposo in questi playoff grazie ai due sonori cappotti rifilati fin qui agli avversari. Se nel primo turno contro i Pacers le gare erano state quantomeno tirate, la semifinale contro i Raptors è stata gestita con estrema tranquillità e tutti i dubbi generati nella regular season dalla formazione di coach Lue sembrano essere stati completamente fugati. Per questo sembra molto difficile che la banda Stevens possa fare granché per impedire la settima (!) finale NBA consecutiva per LeBron James, credo che al massimo potrebbe starci una vittoria al Garden in memoria dei vecchi tempi. Di sicuro Boston ha un futuro molto promettente, ma il presente dice decisamente Cleveland. 1-4

WESTERN CONFERENCE

Golden State Warriors – San Antonio Spurs

  • Andrea Cassini: I Warriors si specchieranno nella loro immagine riflessa, come l’anno scorso? Il vantaggio Spurs fino a tre quarti di gara 1 fa tornare d’attualità questa teoria. Un altro punto debole è l’assenza di Steve Kerr sulla panchina, perché difficilmente il vice Mike Brown avrà la stessa tempestività per aggiustare in corsa situazioni problematiche. Ma stiamo guardando la pagliuzza nell’occhio, perché i Warriors restano una corazzata vincente secondo ogni pronostico. Non sono esenti da difetti, questo no: quintetto “leggero”, paturnie assortite di Green e Thompson, ma quando disponi di una potenza offensiva del genere hai la soluzione a portata di mano. In casa degli speroni sarà necessario che Kawhi Leonard strappi una pagina dal manuale di LeBron, gestendo i ritmi dell’attacco in modo da non permettere ripartenze veloci agli uomini della baia. Le gestione di Gasol e Aldridge sarà fondamentale: senza rivali in attacco, sitting ducks in difesa. Accettare l’offensiva dei Dubs o panchinarli? Per coach Pop l’alternativa è una small ball in cui sfruttare le doti atletiche di Leonard (da registrare la sua caviglia per le gare casalinghe) e Simmons, ma in mancanza di Parker e con un Ginobili al canto del cigno, forse non è il caso di ingaggiare una gara di corsa. 4-2
  • Francesco Arrighi: È la sfida delle sfide, quella tra le due migliori organizzazioni dell’NBA (i Cavs non sono un’organizzazione, quanto piuttosto il country club personale di quel discreto giocatore con la maglia numero 23). Warriors e Spurs ci arrivano con i rispettivi problemi, ma un conto è non avere Steve Kerr in panchina, e un altro è trovarsi con un Kawhi Leonard in precarie condizioni fisiche, costretto ad abbandonare Gara 1 e a saltare Gara 2 dopo essersi ri-(ri-)infortunato cadendo sul piede (malandrino?) di Zaza Pachulia. San Antonio ha smantellato il gioco a base di triple e contropiede di Houston, ma Golden State è un animale completamente diverso: i Dubs hanno tre playmaker principali (Green, Curry, Iguodala), una miriade di realizzatori capaci di tagliare e passare la palla, una preparazione difensiva di primissimo livello e la mistica delle grandi squadre vincenti. Gli Spurs venderanno carissima la pelle, come visto nella sfortunata GM 1, ma, salvo miracoli, dovrebbero vincere i Warriors. Il condizionale è d’obbligo perché quando si vede Ginobili fare certe cose, a 39 anni, e quasi vincere la partita da solo, viene il sospetto che San Antonio possa fare il colpo gobbo. 4-3
  • Giorgio Barbareschi: Popovic ha (stra)vinto per l’ennesima volta il confronto con D’Antoni nella semifinale di conference, paradossalmente San Antonio ha sofferto di più nel primo turno contro i Grizzlies, dove la fisicità e la garra di Memphis hanno infastidito il gioco pulito ed elegante di Leonard e compagni. E poi gli Spurs sono sempre gli Spurs, mai scommettere contro di loro per quanto possano sembrare in difficoltà e/o “vecchi”. Il problema è che dall’altra parte c’è una formazione che ha dominato sia la regular season che i primi due turni di questi playoff, il tutto senza mai dare l’impressione di aver spinto fino in fondo l’acceleratore. Per quanto l’assenza di Coach Kerr possa essere paragonabile a quella di un giocatore importante, Golden State ha semplicemente troppo talento a disposizione per essere realmente messa alle corde da una formazione che non sia (forse) la Cleveland di James e Irving.  Fosse passata Houston avrei detto cappotto, per il rispetto che ho verso gli Spurs prima di gara 1 avrei previsto un gentleman sweep. Ma con il rocambolesco finale del primo episodio e l’infortunio a Kawhi Leonard temo che la chance di San Antonio sia definitivamente sfumata. 4-0

Post By Giorgio Barbareschi (44 Posts)

Ex pallavolista ma con una passione ventennale per il basket NBA e gli sport americani in generale. Tifoso dei Mavericks, di Duke e dei '49ers, si ispira a Tranquillo e Buffa ma spera vivamente che loro non lo scoprano mai.

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