E anche per quest’anno la deadline per gli scambi NBA è passata e a differenza della passata stagione dove non successe granché, quest’anno, invece, s’è mosso parecchio.

A partire, ovviamente, già dal week end dell’All Star Game con la trade che ha portato DeMarcus Cousins alla corte di Anthony Davis.

Andiamo, allora, a vedere promossi e bocciati di queste ultime ore di mercato, tra scambi a sorpresa, giocatori che sembravano certi di partire e non si sono mossi e squadre che hanno preferito aspettare quest’estate per fare il grande passo.

PROMOSSI

NEW ORLEANS PELICANS

(IN: DeMarcus Cousins, Omri Casspi – OUT: Buddy Hield, Tyreke Evans, Langston Galloway, 1^ scelta 2017 protetta Top 3 e 2^ scelta 2017 via Philadelphia)

Non serve neanche dirlo. Sono chiaramente loro i vincitori, con distacco, di questa trade deadline. D’altronde, quando porti in città un Top 10 della Lega, che se vuole può tranquillamente essere un Top 5, senza sacrificare il tuo futuro in termini di scelte (la prima scelta 2017 ceduta ai Kings è pure protetta Top 3) e mantenendo a roster Anthony Davis e Jrue Holiday, l’unica cosa che puoi fare è prendere una bottiglia dell’annata migliore, stappare e fare festa per tutta la notte.

I Pelicans si rimettono improvvisamente sulla mappa della Lega formando la coppia più intrigante e potenzialmente devastante del campionato sotto canestro e, finalmente, mettono attorno a Anthony Davis qualcosa che possa far pensare a una squadra con ambizioni per il futuro. Sia Davis che Cousins che Holiday sono nel pieno della loro carriera.

Il playmaker ex Sixers sembra essere tornato in campo a pieno regime, Cousins dalle parole ha dato l’impressione di arrivare in Louisiana con l’atteggiamento migliore. Nell’immediato non si può provare a fare molto altro che rincorrere l’ottavo posto, attualmente distante due partite e mezzo, ma per il futuro le cose potrebbero mettersi molto bene se Dell Demps riuscirà a mettere in ordine nel migliore dei modi i pezzi mancanti.

TORONTO RAPTORS

(IN: Serge Ibaka, PJ Tucker – OUT: Terrence Ross, Jared Sullinger, 1^ scelta 2017, due future 2^ scelte)

Anche in Canada ci si è mossi a segno, andando a rinforzare la squadra sotto canestro con l’arrivo di Serge Ibaka, e allungando la panchina con un veterano come PJ Tucker.

Le mosse non sono state ottime solo guardando quello che è entrato, ma anche prendendo in considerazione cosa è stato sacrificato per farlo entrare. Ibaka è una signora aggiunta, che porta impatto difensivo, capacità di spaziare il campo con il suo tiro e l’esperienza playoff accumulata nei suoi anni con Oklahoma City.

Va a scadenza a fine anno, ma i Raptors non dovrebbero avere problemi a trattenerlo. Sulla carta, inoltre, sembrerebbe accoppiarsi piuttosto bene con un giocatore particolarmente interno come Jonas Valanciunas. E tutto ciò è costato solo Terrence Ross e la prima scelta 2017, che sarà, quasi certamente, un tardo primo giro.

La partenza di Ross, peraltro, è stata subito tamponata dall’arrivo, in uno scambio con Phoenix, di PJ Tucker, solido veterano NBA, che porta difesa sugli esterni e anche discreta pericolosità offensiva (in carriera attorno al 35% da tre punti), ottenuto cedendo il contratto in scadenza di Jared Sulliinger, scommessa estiva che gli infortuni non hanno permesso di vincere, e un paio di seconde scelte future. In sostanza, quindi, Toronto ha sostituito Rosse e Sullinger con Ibaka e Tucker, uno scambio che, di primo acchito, sembrerebbe essere di segno positivo per gli uomini di Dwayne Casey.

HOUSTON ROCKETS

(IN: Louis Williams – OUT: Corey Brewer, KJ McDaniels, 1^ scelta 2017)

I sorprendenti Houston Rockets di quest’anno erano annunciati come squadra pronta a muoversi sul mercato per migliorarsi ulteriormente e così è stato.

Da Los Angeles sponda Lakers, infatti, è arrivato Lou Williams, reduce da una prima metà di stagione sontuosa (18.6 punti di media in poco più di 24’ uscendo dalla panchina) che andrà ad aumentare il potenziale di fuoco in un attacco già di per sé esplosivo (secondo miglior offensive rating della Lega a 111.7 punti per 100 possessi) e pure titolare di uno dei contratti migliori nella Lega (sette milioni di dollari a stagione fino al 2018, per i canoni odierni praticamente nulla).

Il costo dell’operazione è stato decisamente contenuto. Come contropartita ai Lakers, infatti, sono stati inviati il Corey Brewer in versione ectoplasma visto fino ad oggi (risparmiando anche un milione di dollari, visto che Brewer chiama otto milioni di dollari annui come stipendio) e la prima scelta al draft 2017, che sarà un tardo primo giro, quindi non di elevato valore, almeno in partenza.

Gran colpo per Houston che si mette in casa un realizzatore di prima fascia e assieme a Harden e Eric Gordon formerà un trio di guardie capace di mettere in seria difficoltà qualsiasi difesa.

Per completare il quadro Darryl Morey, che si conferma un mezzo mago quando si tratta di muoversi sul mercato, ha anche mandato KJ McDaniels a Brooklyn, risparmiando ulteriori tre milioni abbondanti di cap, che renderanno i Rockets sicuri protagonisti della caccia agli svincolati che si scatenerà in queste ore dopo i diversi tagli che sono stati effettuati dalle altre squadre (Houston è una delle squadre interessate a Andrew Bogut, ad esempio, che verrà certamente rilasciato da Philadelphia).

DALLAS MAVERICKS

(IN: Nerlens Noel – OUT: Justin Anderson, Andrew Bogut, 1^ scelta 2017 protetta Top 18)

Piccola rivoluzione in casa Mavs, che hanno salutato Andrew Bogut, acquisto estivo che non ha dato i frutti sperati, e Justin Anderson, secondo anno di buone prospettive ma con impiego in costante discesa quest’anno, a un tiro da tre affidabile dall’essere stabile giocatore di rotazione.

Entrambi sono stati impacchettati e spediti a Philadelphia, insieme alla prima scelta al draft 2017, con protezione Top 18 però, ricevendo in cambio Nerlens Noel. Nel caso in cui la scelta di quest’anno dovesse entrare nelle prime diciotto, cosa molto probabile, allora ai Sixers andranno due seconde scelte future.

Discreto affare per i texani, che si liberano di due giocatori marginali nei piani futuri della squadra e, quasi certamente, nemmeno di una prima scelta, mettendo a roster un giovane centro dal grande potenziale difensivo, che può diventare l’ancora della squadra a centro area per diversi anni ed era un need piuttosto evidente: Mavs al momento 17esimi per defensive rating e 27esimi per percentuale concessa al ferro.

Noel a fine anno sarà free agent, pertanto è lecito attendersi che Mark Cuban abbia già pronta una discreta somma da garantirgli per i prossimi anni. La virata sulla linea verde è stata poi completata con il taglio di Deron Williams, liberato tramite buy out, con conseguente consegna delle chiavi di squadra al rookie Yogi Ferrell, sorpresa dell’ultimo mese di regular season.

OKLAHOMA CITY THUNDER

(IN: Taj Gibson, Doug McDermott, 2^ scelta 2018 – OUT: Cameron Payne, Joffrey Lauvergne, Anthony Morrow)

Segno positivo anche per I Thunder, che hanno sfruttato le ultime ore di mercato per chiudere una trade interessante con i Chicago Bulls, portandosi a casa un paio di giocatori che potranno fare molto comodo nei prossimi mesi.

Taj Gibson è mister utilità, un giocatore solido, sempre pronto a portare il suo contributo senza mai una parola o un comportamento fuori posto, classico giocatore che ti da più di quello che mostrano le statistiche.

Andrà a prendersi il posto di ala forte titolare, garantendo, quando i giochi si faranno seri da fine aprile in avanti, quell’esperienza che ancora non si può, gioco forza, richiedere al pur ottimo Sabonis. McDermott, invece, è un buon innesto sugli esterni.

In questi anni ai Bulls ha finito per deludere le aspettative che c’erano su di lui, ma può comunque portare punti rapidi in pochi minuti ed essere un discreto upgrade per allungare le rotazioni di una panchina che fino a qui non ha brillato per produzione offensiva (quindicesima in NBA per punti segnati a partita).

Saluta l’Oklahoma Cameron Payne, rientrato da poco da un infortunio ma che, chiaramente, dietro a Russell Westbrook non avrebbe mai potuto avere spazio sufficiente per crescere. Marginali gli addii di Lauvergne e Morrow, che non lasceranno troppi cuori infranti alla Chesapeake Energy Arena.

BROOKLYN NETS

(IN: Andrew Nicholson, KJ McDaniels, Marcus Thornton, 1^ scelta 2017 – OUT: Bojan Bogdanovic, Chris McCullough)

Continua la certosina operazione di ricostruzione da parte di Sean Marks ai Brooklyn Nets. A colpi di operazioni di mercato minori il GM scuola Spurs sta cercando di ridare un futuro ad una franchigia devastata dalla gestione Billy King. Anche le mosse effettuate nelle ultime ore di questo mercato sono andate in tale direzione.

In particolare, il riuscire a ottenere una prima scelta da Washington, seppur bassa, in cambio del contratto in scadenza di Bojan Bogdanovic, che mai sarebbe rimasto a Brooklyn, è stato un piccolo colpo da maestro.

L’arrivo di Nicholson col suo contratto (26 milioni complessivi da incassare fino al 2020) non fa danni, visto che servirà a Brooklyn per arrivare al salary floor, e ugualmente la partenza di McCollough non lascia rimpianti, per un giocatore che nei suoi due anni in maglia Nets non ha mai convinto.

Tagliato subito Marcus Thornton. A margine è arrivato anche KJ McDaniels da Houston, eterna promessa mai mantenuta, che in questi ultimi due mesi di stagione proverà a ritagliarsi uno spazio per mostrare di poterci stare in questa lega.

ATLANTA HAWKS

(IN: Ersan Ilyasova – OUT: Tiago Splitter, Mike Scott, 2^ scelta 2017 via Miami, diritto di scambio di seconde scelte future a favore di Philadelphia)

Per il rotto della cuffia tra i promossi anche gli Hawks, che hanno provato a muoversi per i due big di questo mercato, Paul George e Jimmy Butler, ma, una volta capita l’impossibilità di prenderli, hanno virato su un paio di movimenti minori con i quali hanno portato in Georgia Ersan Ilyasova, liberando spazio contrattuale con le cessioni di Tiago Splitter a Philadelphia (insieme alla seconda scelta 2017 ricevuta in precedenza da Miami) e Mike Scott a Phoenix.

Niente di esaltante o che sposti particolarmente gli equilibri, capiamoci, ma Atlanta ha messo le mani su uno stretch four che può venire utile col suo tiro da fuori per aprire il campo, con contratto in scadenza così come Splitter, scambiando di fatto un giocatore inutilizzabile con uno, invece, abile e arruolabile da subito. Contestualmente ha liberato tre milioni e spiccioli di dollari a salary cap con la cessione di Mike Scott. Per i fuochi d’artificio ripassare, magari, fra qualche mese.

CHICAGO BULLS

(IN: Cameron Payne, Joffrey Lauvergne, Anthony Morrow – OUT: Taj Gibson, Doug McDermott, 2^ scelta 2018)

I Bulls vanno tra I promossi sulla fiducia. Infatti, quello ottenuto in cambio di Taj Gibson e Doug McDermott, non è esattamente granché.

Ma la scommessa, palese, è su Cameron Payne e quello che potrà essere il suo sviluppo una volta che gli saranno state date le chiavi della squadra in mano, come pare ovvio a questo punto, con l’esperimento Rondo che, se non era già morto prima, adesso è definitivamente sepolto sotto qualche metro di terra.

Lauvergne e Morrow scadono a fine anno e non resteranno in Illinois, Payne, invece, è ancora all’interno del suo contratto anche per la prossima stagione. Tutto passa da qui. Se l’ex alunno di Murray State dimostrerà di poter diventare un buon playmaker titolare allora lo scambio avrà un saldo positivo per Chicago, al contrario, invece, ci sarà probabilmente da mangiarsi le mani per non essere riusciti ad ottenere di più per una coppia di giocatori di buon valore come Gibson e McDermott.

BOCCIATI

SACRAMENTO KINGS

(IN: Buddy Hield, Tyreke Evans, Langston Galloway, 1^ scelta 2017 protetta Top 3 e 2^ scelta 2017 via Philadelphia – OUT: DeMarcus Cousins, Omri Casspi)

Dura. Durissima commentare quanto fatto dalla dirigenza dei Kings. Una trade suicida, senza un senso apparente. Metterli tra i bocciati non rende minimamente l’idea di quanto autolesionistica sia stata la mossa orchestrata da Vivek Ranadivè e Vlade Divac.

Fuori il tuo miglior giocatore, forse di sempre, e dentro un rookie di 23 anni che ha avuto, fin qua, una stagione d’esordio abbastanza deludente, una sola prima scelta, peraltro protetta Top 3 e che comunque rischia di non essere nemmeno in lottery, il contratto in scadenza di Tyreke Evans e un giocatore prontamente tagliato.

Il tutto con il stesso tuo miglior giocatore che aveva dichiarato di voler prolungare con te e che, tu stesso, avevi detto di voler trattenere per costruire il tuo futuro.

Futuro che ora, invece, è il seguente: se i Kings dovessero vincere la lottery quest’anno la scelta andrebbe a Philadelphia, la scelta ottenuta dai Pelicans per Cousins probabilmente sarà fuori dalla lottery o nel caso dovesse finire tra le prime tre tornerà in Louisiana e la prima scelta 2019 è stata ceduta sempre ai Sixers in una trade precedente. Poi ci sono le dichiarazioni folli dei Ranadivè e Divac di cui sopra, di cui sicuramente avrete sentito parlare e se non ne avete sentito parlare… meglio così. Insomma, se siete tifosi Kings, vi siamo vicini.

ORLANDO MAGIC

(IN: Terrence Ross, 1^ scelta 2017 Toronto – OUT: Serge Ibaka)

E nel frattempo, sull’altra costa degli USA, i Magic non è che se la passino molto meglio dei Kings. Facendola breve: è stato salutato Serge Ibaka, ricevendo in cambio Terrence Ross e una prima scelta 2017 da Toronto. Lo stesso Serge Ibaka quest’estate era stato prelevato da Oklahoma City in cambio di Victor Oladipo e una prima scelta che si è poi tramutata in Domantas Sabonis.

Quindi, tirando le somme, per avere Terrence Ross e una scelta di tardo primo giro sono stati scarificati Victor Oladipo e Domantas Sabonis.

Non esattamente un capolavoro di lungimiranza. Se non più tardi di un paio di anni fa i Magic erano una delle squadre più intriganti della Lega e con un futuro potenzialmente scintillante davanti, oggi, dopo una serie di mosse assai discutibili di cui questo scambio è l’appendice ideale, la franchigia della Florida si trova a un nuovo punto zero, dove sarà necessario ripartire da capo per provare a ricostruire qualcosa di positivo.

WASHINGTON WIZARDS

(IN: Bojan Bogdanovic, Chris McCullough – OUT: Andrew Nicholson, Marcus Thornton, 1^ scelta 2017)

L’arrivo di Bogdanovic in sè è una buona notizia. Giocatore con esperienza e punti nelle mani che, uscendo dalla panchina piuttosto asfittica dei Wizards, farà certamente comodo. Quello che non convince è il prezzo pagato.

Sacrificare una prima scelta, anche se non di lottery, per un giocatore che darà una mano ma certamente non stravolgerà i destini della squadra e, in più, a fine anno sarà free agent non è sembrata la mossa più saggia da fare. Nota positiva: l’essersi liberati del contratto di Andrew Nicholson permetterà di avere più libertà nel proporre il rinnovo di contratto a Otto Porter la prossima estate, momento in cui entrerà in vigore il nuovo contratto di Bradley Beal.

LOS ANGELES LAKERS

(IN: Corey Brewer, 1^ scelta 2017 Houston – OUT: Louis Williams)

La prima sessione di mercato per Magic Johnson non è andata proprio nel migliore dei modi. Se l’obiettivo principale, Paul George, è stato posticipato a quest’estate, la trade con cui è stato mandato Lou Williams a Houston, seppur non da buttare via, non è sembrata la migliore che si potesse raccattare sul mercato.

Per un giocatore così produttivo dalla panchina, con ancora un anno di contratto a cifre da vero affare e tante squadre sul mercato a cui avrebbe fatto molto comodo la sensazione era che si potesse ottenere qualcosa di meglio di una tarda scelta di primo giro, oltre a un Corey Brewer apparso in netto calo quest’anno e, peraltro, con ancora un anno di contratto all’attivo.

Anche qui qualche nota positiva c’è: i giovani avranno da subito più spazio per giocare, ma resta che questa prima manovra di mercato avrà fatto storcere il naso a più di un tifoso gialloviola.

PHILADELPHIA SIXERS

(IN: Andrew Bogut, Tiago Splitter, Justin Anderson, 1^ scelta 2017 protetta Top 18 Dallas, 2^ scelta 2017 via Miami, diritto di scambio di seconde scelte future a proprio favore con Atlanta – OUT: Nerlens Noel, Ersan Ilyasova)

Il fantasma di Sam Hinkie è sempre lì quando si parla di mercato e scambi, quindi riuscire a ben figurare nei paragoni non è semplice, pure se Bryan Colangelo, a sua volta, una certa esperienza in questo campo ce l’ha.

Resta però che quanto ottenuto in cambio di Nerlens Noel non è proprio il massimo della vita. Considerando che la scelta di Dallas è protetta Top 18 e certamente sarà tra le prime 18, quindi alla fine Philadelphia riceverà due seconde scelte, in definitiva lo scambio si è risolto nel salary dump di Andrew Bogut, per cui si è cercato un acquirente fino all’ultimo secondo senza trovarlo, e che quindi verrà tagliato.

Da dire c’è che tutta la Lega sapeva che Phila voleva cedere Noel, quindi spuntare la contropartita migliore era ancora più difficile. Più apprezzabile, anche se di minor impatto, la trade per Ilyasova, che ha portato in casa una seconda scelta che può far sempre comodo. Resta però sempre il retro pensiero di quale coniglio sarebbe stato capace di tirare fuori dal cilindro il buon Sam, un retro pensiero con cui si dovranno fare i conti ancora per parecchio in casa Sixers.

CHI NON SI E’ MOSSO E HA FATTO BENE…

Come sempre, poi, ci sono state squadre che, seppur attese al varco, sono rimaste ferme o quasi. E la squadra che tutti aspettavano erano i Boston Celtics ovviamente.

Con assets di ogni tipo per ingolosire potenziali venditori i verdi sembravano i logici protagonisti di questo momento. Danny Ainge, però, aveva avvertito tutti: non si sarebbe smontato il futuro della squadra a tutti i costi. Non c’era nessuna fretta di operare ora, quando si poteva attendere l’estate con calma. E così è stato. Boston, secondo le indiscrezioni, è stata a lungo al tavolo delle trattative con Indiana per parlare di Paul George.

Nel discorso era finita anche la prossima prima scelta di Brooklyn, richiesta ovvia e legittima dei Pacers per privarsi della propria stella. Alla fine però non se n’è fatto nulla, e forse ha pesato anche la dichiarazione dello stesso George secondo cui sarebbe disposto a firmare prolungamenti di contratto (in scadenza alla fine del prossimo anno) solo con i Pacers o i Lakers.

Da un certo punto di vista, probabilmente, meglio così per Boston. La deadline porta inevitabilmente, per chi deve comprare, a sovrastimare i propri obiettivi di mercato e, al contempo, sottostimare i propri assets.

E allora Boston ha fatto bene a provarci senza però essere disposta a rovinarsi, sapendo che il tempo potrà essere dalla sua parte e in estate potrà tornare alla carica, quando quella prima scelta di Brooklyn porterà magari chi oggi stava dalla parte del venditore a diventare compratore, portandolo a fare offerte decisamente più vantaggiose.

Da capire, invece, la situazione di Indiana. Se, come lo stesso giocatore ha detto, Paul George fosse disposto a rinnovare il proprio contratto allora la scelta di non cederlo avrebbe perfettamente senso. Gli All Star non crescono sugli alberi e nemmeno una prima scelta assoluta, anche in un draft che pare molto talentuoso, può essere un’assicurazione certa al 100%. Certo, se non fosse così…

Ferma anche New York, che ha a lungo trattato con Minnesota uno scambio Rose-Rubio, scambio che sembrava aver poco senso per entrambe. Non si è mosso nemmeno Carmelo Anthony, sul quale, però, negli ultimi giorni le voci si erano raffreddate. Anche i Bulls hanno tirato il freno a mano su Jimmy Butler e al momento sembrano più interessati a lavorare sul buy out di Rondo. Con l’arrivo di Payne scelta sensata.

I Cavs avevano già fatto qualcosa in precedenza e dovrebbero firmare di Deron Williams, per dare quel secondo playmaker tanto richiesto a LeBron James, oltre che ad essere interessati anche a Andrew Bogut, sul quale, però, ci sono gli stessi Celtics e i Rockets.

… E CHI AVREBBE POTUTO FARE DI PIU’.

Sostanzialmente ferma Denver (dopo lo scambio Nurkic-Plumlee è arrivato, solo per motivi di salary floor, Roy Hibbert da Milwaukee). E la cosa, nonostante la possibilità fosse stata ventilata dalla dirigenza, ha lasciato un po’ stupiti.

In realtà si sa che i Nuggets abbiano presentato un’offerta molto interessante ai Pacers per Paul George, ma la cosa è morta lì, forse anche per le volontà del giocatore stesso. A quel punto, non potendo battere per il fuori campo Tim Connelly ha preferito non muoversi. Resta però un problema: che ne sarà di Danilo Gallinari? Il contratto del Gallo scade a fine anno, anche se c’è una player option che difficilmente verrà esercitata.

Lui ha sempre detto di voler rimanere in Colorado, ma non si capisce bene quanto il desiderio sia ricambiato. Il rischio di perderlo per nulla al momento è concreto.

Aggiungiamoci le voci per cui Wilson Chandler avrebbe fatto capire di volersene andare e qualche giovane di buon futuro da mettere sul piatto e si capisce come i Nuggets avrebbero potuto provare a fare qualcosa in più.

Certo, tutti gli altri giocatori di valore a roster sono con contratti pluriennali e quindi non c’è fretta e ci si potrà muovere in estate, ma perdere un giocatore come Danilo per niente sarebbe davvero un crimine.

Post By nikfiumi (62 Posts)

Cestista, baskettaro, appassionato della palla a spicchi, fedele adepto del parquet.
Nato a pane e Danilovic, cresciuto a tarallucci e Ginobili, ho sviluppato col tempo un’insana passione per il basket a stelle e striscie e i Denver Nuggets, aggiungendo poi con calma interesse vivo per Football Americano (San Francisco 49ers) e Baseball (San Francisco Giants). Scrivo per diletto. Parlo a volte, a sproposito, su Radio Playit.

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