Se la Western Conference è ormai da molti anni un campo di battaglia da cui emergono soltanto le squadre più solide e attrezzate, allora la Southwest Division è da considerarsi un vero e proprio girone infernale. L’anno scorso ben quattro squadre (unica assente New Orleans, complici una pessima partenza e i vari problemi fisici di Anthony Davis) hanno raggiunto i playoff, mentre la stagione precedente ad agguantare il treno dei playoff erano state addirittura tutte le cinque franchigie.

Tra eterne contender (Spurs), stabili realtà (Grizzlies, Rockets e Mavericks) e promesse che prima o poi andrebbero mantenute (Pelicans), anche quest’anno il campo dei partenti si annuncia agguerrito e forse ancora più equilibrato del solito. 

DALLAS MAVERICKS

Quintetto: Deron Williams (PG) – Wesley Matthews (SG) – Harrison Barnes (SF) – Dirk Nowitzki (PF) – Andrew Bogut (C)

Panchina (primi 5): J.J. Barea (G) – Justin Anderson (G/F) – Seth Curry (G) – Dwight Powell (F) – Salah Mejri (C)

Allenatore: Rick Carlisle

Punti di forza:  la classe immortale di Wunderdirk, il genio tattico di Carlisle, l’esperienza di alto livello dei due ex-Warriors

Punti di debolezza: l’assenza di un’altra vera star oltre al tedesco, una panchina un po’ corta, l’età avanzata di diversi uomini chiave

Analisi: Come già ampiamente raccontato in un articolo di qualche settimana fa, l’offseason dei Mavs è stata nuovamente una mezza delusione. Partiti per dare la caccia ad almeno un free agent di successo (stavolta i nomi erano quelli di Conley e Whiteside), la franchigia texana ha dovuto ripiegare sull’ennesimo piano B, in questo caso rappresentato dai due ex-Warriors Bogut e Barnes. Intendiamoci, nomi tutt’altro che disprezzabili (soprattutto il secondo, ancorchè pagato caruccio), ma non sufficienti per aspirazioni da contender ad Ovest.

Nowitzki è al tramonto della sua straordinaria carriera è stato ricompensato della militanza con un ultimo biennale a cifre importanti, ma con ogni probabilità è destinato a non avere più chance di bissare il titolo del 2011. Gli resta però la consolazione di aver evitato uno stillicidio a-la-Lakers-di-Kobe-Bryant, perché anche quest’anno i Mavs saranno comunque in battaglia per un posto ai playoff, soprattutto se fioriranno le rose a nome Mejri , Anderson e Curry (il fratello meno buono).

Se tutte le scommesse dovessero pagare i dividenti e il quintetto dei texani riuscisse a star lontano dagli infortuni, il roster potrebbe essere addirittura meglio di quello della passata stagione. Ma per arrivare al secondo turno servirà comunque un mezzo miracolo. 

Record (previsione) 2016/17: 46-36

HOUSTON ROCKETS

Quintetto: Patrick Beverly (PG) – James Harden (SG) – Trevor Ariza (SF) – Ryan Anderson (PF) – Clint Capela (C)

Panchina (primi 5): Eric Gordon (G) – Mikael Beasley (F) – K.J. McDaniels (F) – Corey Brewer (F) – Nene (F/C)

Allenatore: Mike D‘Antoni

Punti di forza: James Harden, molte ali di ottimo livello, un attacco potenzialmente atomico

Punti di debolezza:  la tendenza agli infortuni di diversi giocatori, una rotazione dei lunghi cortissima, una difesa potenzialmente colabrodo

Analisi: Gli Houston Rockets sono stati una delle delusioni della passata stagione. Dopo la finale di Conference del 2015, si pensava infatti che il Barba e soci fossero pronti per un ulteriore salto di qualità. Invece, una partenza con sole 4 vittorie nelle prime 11 gare è costata il posto in panchina a Kevin McHale ed è stato il preludio ad un’annata complessivamente anonima, conclusa sì con l’approdo ai playoff ma anche con un’annunciata debacle al primo turno contro i Golden State Warriors (peraltro senza Curry).

In questa offseason la prima mossa di Daryl “Moneyball” Morey è stata quella di licenziare il giovane J.B.Bickerstaff per far posto ad un nuovo head coach. La scelta è ricaduta un po’ a sorpresa su Mike D’Antoni, profeta dell’attacco “7 Seconds or Less” ma anche di organizzazione difensive un po’ lacunose (per usare un eufemismo). Non forse la scelta più auspicabile per una squadra che già l’anno scorso non aveva grossi problemi nel mettere punti a referto, ma che in difesa faceva acqua da tutte le parti.

Staremo quindi a vedere se la scelta del nuovo allenatore e gli arrivi di Gordon e Anderson (giocatori funzionali al tipo di basket predicato dal Baffo) saranno sufficienti per compensare la perdita di Howard, sicuramente demotivato e probabilmente già sul viale del tramonto ma pur sempre un giocatore ancora di medio-alto livello. Personalmente vedo difficile inserire i Rockets tra le favorite della Conference, ma sarà sicuramente una squadra divertente da seguire e l’accoppiata Harden-D’Antoni promette numeri da capogiro.

Record 2016/17: 45-37

MEMPHIS GRIZZLIES

Quintetto: Mike Conley (PG) – Tony Allen (SG) – Chandler Parsons (SF) – JaMychal Green (F) –  Marc Gasol (C)

Panchina (primi 5): Troy Daniels (G) –  James Ennis (G) – Vince Carter (G/F) – Zach Randolph (PF) – Brandan Wright (F/C)

Allenatore: David Fitzdale

Punti di forza: la solidità difensiva, la frontline Gasol-Randolph, un roster praticamente invariato

Punti di debolezza: la propensione agli infortuni, il gioco un po’ old-style, l’incognita del nuovo allenatore

Previsione: A Memphis evidentemente hanno un problema con gli allenatori, perché dopo tre ottime stagioni (tutte vincenti e tutte concluse ai playoff) Dave Joerger è stato salutato senza troppi convenevoli, così come era successo al suo predecessore Lionel Hollins (lui addirittura licenziato in tronco dopo aver portato gli orsetti fino alla finale di Conference).

A sedersi sul pino è arrivato quindi David Fitzdale, ex assistente di Eric Spoelstra ai Miami Heat, alla prima esperienza da Head Coach NBA. Nonostante l’inesperienza come condottiero il buon David dovrà comunque darsi da fare in fretta, perché il mercato dei Grizzlies è stato all’insegna della munificenza e la dirigenza di Memphis si aspetta indubbiamente risultati di rilievo.

Mike Conley ha firmato il più ricco contratto della storia della pallacanestro americana (153 milioni in 5 anni) ma anche Chandler Parsons non arriva insoddisfatto (94 per le prossime 4 stagioni). La domanda più importante è comunque se i Grizzlies, che l’anno scorso ai playoff avevano talmente tanti infortunati che stavano per tesserare i magazzinieri, riusciranno a star lontani dall’infermeria.

In tal caso Memphis ha le carte in regola per dar parecchio filo da torcere a tutti. Anche se ho paura che le stime del General Manager Chris Wallace, che si è detto convinto di aver creato un nucleo in grado di dare l’assalto al titolo, restino comunque un po’ troppo ottimistiche.

Record 2016/17: 52-30

NEW ORLEANS PELICANS

Quintetto: Jrue Holiday (PG) – Tyreke Evans (SG) – Solomon Hill (SF) – Anthony Davis (PF) – Omer Asik (C)

Panchina (primi 5): Buddy Hield (G) -E’Twaun Moore (G) – Lance Stephenson (G/F) – Quincy Pondexter (F) – Alexis Ajinca (C)

Allenatore: Alvin Gentry

Punti di forza: l‘immenso talento di Anthony Davis, la grande profondità del roster, una guida tecnica affidabile

Punti di debolezza:  gli acciacchi di Anthony Davis, la mancanza di un’altro All Star, troppo poco tiro da fuori

Previsione: I New Orleans Pelicans appena dodici mesi fa sembravano un fiore sul punto di sbocciare. L’eliminazione al primo turno subita nei playoff del 2015 da parte dei Golden State Warriors, da lì a poco futuri campioni, sembrava essere solo il punto di partenza per una squadra piena di talento giovane e guidata da quell’autentico scherzo della natura (in senso buono, anzi ottimo) a nome Anthony Davis.

Ed invece oggi siamo di fronte ad una franchigia che, passato l’entusiasmo per il cambio di nome, sembra essere già di fronte ad un vicolo cieco. Il loro leader resta sì uno dei primi quattro-cinque giocatori della Lega, ma la sua fragilità fisica lo ha decisamente limitato nelle sue prime quattro stagioni (rispettivamente 64, 67, 68 e 61 partite giocate) e lo scorso anno a tratti è sembrato un po‘ scoraggiato dai cattivi risultati della sua squadra.

La partenza di Eric Gordon e Ryan Anderson ha inoltre privato New Orleans delle sue due principali bocche da fuoco dal perimetro. Il solo arrivo significativo in tal senso è quello di Bobby Hield, straordinario fromboliere proveniente dagli Oklahoma Sooners, che però è un po’ undersized per questo livello e (nonostante sia forse il giocatore più pronto di questo draft) potrebbe avere delle difficoltà, soprattutto nella fase difensiva.

L’assenza di Jrue Holyday nelle prime settimane (per rimanere vicino alla moglie malata di cancro) avrà inoltre come conseguenza che Evans o Stephenson dovranno spesso condurre l’attacco dei Pelicans. Sinceri auguri a Coach Gentry, in sostanza a meno di sorprese si prospetta un’altra stagione simile alla precedente e un Anthony Davis che inizia a somigliare sempre di più al giovane Kevin Garnett, non solo per le qualità tecniche ma anche per il contesto in cui è inserito.

Record 2016/17: 35-47

SAN ANTONIO SPURS

Quintetto: Tony Parker (PG) – Danny Green (SG) – Kawhi Leonard (SF) – LaMarcus Aldridge (PF) – Pau Gasol (C)

Panchina (primi 5): Manu Ginobili (G) – Kyle Anderson (F/C) – Patrick Mills (G) –  David Lee (F) – Dejounte Murray (G)

Allenatore: Gregg Popovich

Punti di forza: la Spurs Culture, i nuovi big-three, il QI cestistico mediamente stellare della squadra

Punti di debolezza: il backcourt, l’addio di Duncan, la stanchezza di Ginobili e (forse) di Popovich

Previsione: Inizia una nuova era in quel di San Antonio. Dopo 18 anni di onorata carriera e 1544 partite si è ritirata quella che è stata probabilmente la miglior ala forte della storia del Gioco. Per aggiungere benzina sul fuoco Ginobili ha rimandato il suo addio alle scene ma appenderà comunque le scarpe al chiodo a fine stagione, Tony Parker ha imboccato con decisione il suo personale viale del tramonto e anche Coach Pop potrebbe essere all’ultimo ballo prima di lasciare la guida tecnica della squadra (a Messina?).

Queste sono notizie che farebbero crollare le azioni di qualunque franchigia… ma non quelle degli Spurs. Già, perché fedeli al detto “Morto un Papa se ne fa un’altro”, gli speroni hanno già pronti i nuovi Big Three. Il terzetto Leonard-Aldridge-Gasol fa infatti paura a molti, se non a tutti, e San Antonio parte nuovamente con i favori del pronostico per la conquista della sua Division (sarebbe la quinta volta di fila e la ventunesima in quarant’anni di storia in NBA).

Il record sarà probabilmente inferiore a quello straordinario della passata stagione, ma forse solo i Warriors saranno in grado di contendere ai neroargento l’accesso alla finale dell’Ovest. L’unico neo potrebbe essere una panchina meno profonda rispetto al passato, ma non è detto che da qui a Febbraio il buon R.C.Buford non riesca a portare qualche altro veterano in cerca dell’anello a passeggiare sul famoso (sic.) River Walk della città texana.

Record 2016/17: 60-22

Post By Giorgio Barbareschi (26 Posts)

Ex pallavolista ma con una passione ventennale per il basket NBA e gli sport americani in generale. Tifoso dei Mavericks, di Duke e dei '49ers, si ispira a Tranquillo e Buffa ma spera vivamente che loro non lo scoprano mai.

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2 thoughts on “Southwest Division: Preview 2016 2017

  1. Una delle division più forti dell’intera NBA se non la più forte, ma è così da anni. Sulla carta la lotta è fra Menphis e San Antonio. I secondi per esperienza e qualità mi sembrano favoriti, ma la perdita di Tim Duncan potrebbe avere un piccolo contraccolpo sulla squadra che ha anche vari giocatori veterani che in ottica di una stagione lunga potrebbe non essere viatico ottimale. I Grizziels difficilmente potranno avere una stagione vessata da infortuni come quella passata. A mio parere altra squadra che può puntare al titolo divisionale è Houston. Col gioco perimetrale di D’Antoni, una macchina da canestri come Harden- ancora molto giovane – e tanti talenti interessanti può anche fare il colpaccio. Dallas mi pare al solito nel mezzo: mix di veterani e qualche speranza, se Barnes è veramente buono e Dirk e Williams non sono finiti i Mavs sono da playoff ma non credo da titolo divisionale. E i Pellicans? beh, lì sta tutto in monociglione Davis se è una star questa è la stagione per dimostrarlo, altrimenti rischia di diventare solo una speranza che non si è concretizzata,

    • Concordo, per la Division lotta al massimo a due (anche se credo la spunterà abbastanza nettamente San Antonio), sono meno ottimista su Houston che invece di pensare di tappare qualche falla difensiva ha deciso di correre ancora più forte nel tentativo di lasciarsele indietro… Di solito questo approccio non paga molto, ma vedremo. Dallas meglio dei Pelicans ma per entrambe al massimo si parla di un primo turno. Ciao

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