29 maggio 2010: i Phoenix Suns di Steve Nash, Amar’e Stoudemire e Grant Hill ospitano i Lakers di Bryant e Gasol, con i gialloviola che conducono per 3-2 nelle Western Conference Finals.

I Suns, sotto di 17 alla fine del terzo quarto, si lanciano in una disperata rimonta fino al -5, ma un difficilissimo jumper di Kobe a circa 30 secondi dal fischio finale chiude partita, serie e stagione per i ragazzi di Alvin Gentry.

Oggi, a 5 anni di distanza, quella rimane l’ultima apparizione in post-season della franchigia arizoniana, che nell’ultimo lustro ha collezionato solo delusioni: la più cocente risale probabilmente proprio alla scorsa stagione, quando la squadra guidata da Hornacek sembrava una seria candidata ai Playoffs ad Ovest dopo le 48 vittorie dell’anno precedente, ma che invece ha finito per deludere sotto ogni aspetto chiudendo la Regular Season con sole 39 vittorie.

Ma il passato è passato, e per i Suns è già ora di rimettersi in gioco riaprendo la caccia a quella Post-Season che ormai rischia di diventare una vera e propria ossessione, soprattutto per una squadra che solo un’altra volta nella sua storia aveva mancato i Playoffs per 5 anni di fila (1970-1975).

Per farlo la franchigia dell’Arizona punta su un roster profondamente rinnovato rispetto a quello che si presentava ai blocchi di partenza solo 12 mesi fa, frutto delle famigerate trades di febbraio e delle ultime operazioni estive: per comprendere a pieno i “nuovi” Suns è quindi necessario fare un passo indietro e riepilogare quanto successo negli ultimi 3 mesi.

Draft e Mercato

Il primo volto nuovo in casa Suns è arrivato il 25 giugno, giorno del Draft al Barclays Center di Brooklyn, quando il GM McDonough ha sfruttato la pick #13 per selezionare Devin Booker, guardia classe 1996 in uscita da Kentucky, considerato dagli addetti ai lavori il miglior tiratore puro dell’intero lotto: si tratta di un giocatore che, viste le carenze del roster 2014-15 nelle conclusioni dall’arco (34.1% in stagione, 21° posto nella classifica a squadre) potrebbe trovare minuti importanti già nella sua stagione da rookie.

Capitolo Free Agency: salutati tra gli altri Gerald Green e Brandan Wright, arrivati a fine contratto e lasciati partire senza grossi rimpianti, la prima mossa del Front Office è stata bloccare il Restricted Free Agent Brandon Knight, che ha firmato con Phoenix un rinnovo quinquennale a 70M complessivi (stesso contratto di Bledsoe).

Subito dopo McDonough si è buttato sul mercato e poche ore dopo l’apertura delle danze ha concluso l’acquisizione di Tyson Chandler, centro trentatreenne in uscita da Dallas, che ha firmato per 4 anni a 52M complessivi.

Il giocatore è stato immediatamente aggregato al “recruiting camp” che aveva come scopo quello di convincere LaMarcus Aldridge a scegliere Phoenix come sua nuova casa: nonostante sembrasse un’impresa impossibile, numerosi report di quei giorni concordavano nel dire che Aldridge avesse ristretto la sua “Decision” proprio a Phoenix e a San Antonio, salvo poi però scegliere quest’ultima.

Fallito l’assalto al pesce grosso, McDonough ha cambiato registro e ha deciso di completare il roster con nomi meno appariscenti, firmando nel giro di pochi giorni Ronnie Price (Point Guard), Sonny Weems (Small Forward) e Mirza Teletovic (Power Forward).

Pochi movimenti via trade: nel giorno del Draft i Suns hanno girato la propria second round pick (Andrew Harrison) ai Grizzlies in cambio di Jon Leuer (Power Forward), mentre in contemporanea con l’assalto ad Aldridge hanno alleggerito il monte ingaggi muovendo Marcus Morris, Danny Granger e Reggie Bullock in direzione Detroit, accettando in cambio niente più di una second round per il Draft 2020.

Il “Markieff Drama”

Se 12 mesi fa fu il rinnovo di Bledsoe a tenere sulle spine i tifosi per svariate settimane, quest’anno è toccato a Markieff Morris mandare in onda la propria telenovela estiva. Markieff ha infatti preso malissimo la cessione del gemello Marcus, accusando il Front Office di non aver mantenuto la parola data nel settembre 2014, quando i Morris accettarono un rinnovo quadriennale a cifre ragionevoli dietro la promessa che sarebbero rimasti insieme a Phoenix per parecchi anni.

Markieff non ha nascosto il suo disappunto, affidandosi ai social networks e alla carta stampata per attaccare McDonough e per chiedere a chiare lettere la cessione.

Anche ipotizzando che quanto sostenuto dai Morris sia vero (la “promessa” di cui sopra non è verificabile), va comunque sottolineato come entrambi i gemelli abbiano fatto di tutto nella scorsa stagione per mettersi in una posizione svantaggiosa: Markieff e Marcus hanno infatti collezionato figuracce sia in campo (falli tecnici in serie, litigi con gli avversari e con il proprio allenatore) che fuori (accuse al pubblico di essere poco partecipe, discussioni varie con i media), arrivando addirittura a dover comparire in tribunale con l’accusa di aggressione aggravata nei confronti di un loro presunto ex-mentore.

Il management dei Suns non ha mai abboccato alle provocazioni estive di Markieff, e ora l’allarme pare rientrato: il giocatore si è infatti presentato regolarmente al primo giorno di training camp spiegando ai giornalisti che vuole rimanere a Phoenix e che preferisce lasciarsi il passato alle spalle.

Non ci è dato sapere se stia solo facendo buon viso a cattivo gioco, ma in ogni caso pare che i Suns non abbiano la minima intenzione di cederlo: salvo sorprese nelle prossime settimane, quindi, Markieff Morris rimarrà in Arizona anche per la stagione 2015-16.

2015-2016: la Stagione del Riscatto?

In questo momento, a meno di un mese dall’inizio della Regular Season, il roster di Phoenix è così composto (sono inclusi solo i giocatori sotto contratto garantito, in grassetto il probabile Starting Five):

Point Guards: Eric Bledsoe / Ronnie Price
Shooting Guards: Brandon Knight / Archie Goodwin / Devin Booker
Small Forwards: PJ Tucker / TJ Warren / Sonny Weems
Power Forwards: Markieff Morris / Mirza Teletovic / Jon Leuer
Centers: Tyson Chandler / Alex Len

Alla fine della scorsa stagione McDonough aveva pubblicamente individuato due necessità principali su cui lavorare in estate, ovvero leadership all’interno dello spogliatoio e giocatori in grado di concludere con efficienza dall’arco: stando a queste premesse, almeno sulla carta, i nuovi arrivi dovrebbero nettamente migliorare la situazione sotto quei punti di vista.

L’esperienza di Chandler in particolare potrebbero rivelarsi l’ago della bilancia per un roster composto da molti ragazzi giovani, che nella scorsa annata ha decisamente patito l’assenza di un leader vocale che guidasse tutti dentro e fuori dal campo, mentre l’aggiunta di Booker, Weems e Teletovic dovrebbe migliorare sensibilmente le percentuali dall’arco della squadra.

A livello puramente tecnico il roster è sicuramente più eterogeneo rispetto a quella dell’anno scorso, quando McDonough costruì una squadra fortemente sbilanciata verso il back-court “dimenticando” di potenziare il reparto lunghi, e pagando alla fine sia il sovraffollamento tra le guardie che i buchi nel front-court. Ma scendiamo più nel dettaglio:

Eric Bledsoe è indubbiamente il leader tecnico della squadra: l’ex-backup di CP3 viene da un’ottima stagione chiusa con medie da 17.0 punti, 6.1 assist, 5.2 rimbalzi e 1.6 rubate a partita, ed è chiamato ancora una volta a guidare la squadra quantomeno a livello offensivo. Sulla carta Bledsoe dovrebbe beneficiare dell’acquisizione di un ottimo centro da PnR come Chandler, così come dell’arrivo di diversi tiratori in grado di aprire il campo e creare spazio per le sue penetrazioni al ferro.

Brandon Knight è ancora un oggetto misterioso, almeno in maglia Suns. Dopo uno scintillante inizio di stagione con i Bucks, Knight è atterrato in Arizona per sostituire il partente Dragic alla trade deadline, ma ha faticato ad inserirsi in una squadra che stava già naufragando di suo (oltre a patire un paio di infortuni che di certo non hanno aiutato). Ma la fiducia smisurata da parte del Front Office nei suoi confronti è confermato dal ricco rinnovo firmato in estate, e da parte sua Knight ha certamente tutte le carte in regola per diventare un perfetto “partner in crime” di Bledsoe.

PJ Tucker è uno dei Suns più longevi dell’attuale roster, oltre ad essere uno dei leader all’interno dello spogliatoio. In campo Tucker eccelle soprattutto nella difesa 1 vs 1 ed è un più che discreto rimbalzista, mentre a livello offensivo l’unica specialità della casa è la tripla dall’angolo, che sa convertire con buona efficienza. Il suo compito principale rimane comunque quello di marcare, di partita in partita, la principale bocca da fuoco della squadra avversaria.

Markieff Morris sarà, insieme a Bledsoe, una delle prime scelte offensive della squadra: statistiche alla mano è uno dei migliori attaccanti in post dell’intera lega, oltre ad essere freddissimo nei minuti finali quando la partita è ancora in ballo. Per il resto è un rimbalzista appena passabile e un difensore sotto la media, ma il grande talento offensivo compensa nettamente le altre mancanze del suo gioco.

Tyson Chandler, come detto prima, è chiamato a diventare il leader carismatico dei Suns. Naturalmente il suo apporto sarà fondamentale anche in campo, dove nonostante l’età rimane uno dei centri di maggior livello dell’intera NBA: ha chiuso la scorsa stagione con una doppia doppia di media (10.3 punti + 11.5 rimbalzi in soli 30.5 minuti a serata) con il 66.6% di conversione dal campo, terzo nella lega per rimbalzi offensivi totali, sesto per rimbalzi difensivi e primo per Offensive Rating. I 33 anni appena compiuti potrebbero iniziare a pesare, ma il training staff di Phoenix ha dimostrato a più riprese di essere il migliore della lega nel far rendere i suoi giocatori anche in età molto avanzata.

Per quanto la riguarda la panchina, il livello di talento è mediamente più alto rispetto alla scorsa stagione: Alex Len, che ha perso il posto da titolare a favore di Chandler, non potrà comunque far altro che beneficiare della presenza a roster di un veterano come l’ex-Maverick, e in ogni caso è già pronto a dare il suo contributo in uscita dal pino già nella prossima stagione guidando la second unit. Teletovic e Leuer si giocheranno il ruolo di vice-Morris (con il primo favorito sul secondo), Weems allungherà le rotazioni sugli esterni mentre Price è probabilmente destinato a vedere il campo per pochi minuti a serata.

I giovani Booker, Goodwin e Warren sono ancora tutti (chi più chi meno) un work in progress, ma hanno il talento per riuscire comunque a trovare un posto nelle rotazioni fin da subito, almeno in teoria. Quello che manca, almeno ad occhio, è il classico sesto uomo in grado di “spaccare” a livello offensivo le partite equilibrate, posizione ricoperta negli ultimi anni da Gerald Green prima e Isaiah Thomas poi: non è da escludere però che uno dei più giovani, o persino Weems, possa sbocciare in questo senso.

Pronosticare l’andamento dei Suns nella stagione 2015-2016 rimane comunque un compito arduo, ancor di più considerando l’estrema competitività della Western Conference.

L’obiettivo è la qualificazione alla Post-Season, indipendentemente dalla posizione, per tornare ad assaporare quei Playoffs che mancano ormai da troppo tempo e per far fare esperienza a tutti i ragazzi che costituiranno le fondamenta della franchigia negli anni a venire: il settimo/ottavo Seed sembra alla portata, ma la concorrenza è spietata e potrebbero anche servire più delle 45W che l’anno scorso hanno regalato la Post-Season ai Pelicans.

[Articolo originariamente pubblicato per il nostro blog Rising Suns]

Post By Ivan De Bernardi (14 Posts)

Cresciuto a pane e calcio, nei primi anni 2000 inizia a seguire il basket NBA e nel 2005-06 si innamora del "7 Seconds or Less" dei Suns di D'Antoni: tifoso Phoenix da allora, nutre un'infinita ammirazione per Steve Nash.

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