Siamo alle soglie di una nuova stagione NBA e dopo un campionato da 67 W – ed un anello al dito – è d’obbligo accostare la parola “favoriti” di fianco al piccolo e stilizzato Bay Bridge su sfondo blu che rappresenta gli Warriors.

Free-Agency

Seguendo il vecchio detto: “If it ain’t broke, don’t fix it”, Bob Myers ha limitato al minimo i movimenti estivi: rinnovando Draymond Green – addirittura per un prezzo inferiore al massimo salariale – e scambiando David Lee per Gerald Wallace il quale si è rapidamente “trasformato” in Jason Thompson grazie all’aiuto di dollari,  ed un possibile scambio di scelte al prossimo draft.

A tutto ciò va ad aggiungersi la 30° scelta dello scorso draft: Kevon Looney, un futuribile 5 da small ball, il quale sarà tenuto a far dimenticare la sua tragicomica esperienza in green room tramite una solida carriera NBA che però – molto probabilmente – non vedrà molti minuti nella stagione ventura.

Chi sono

Il volto copertina degli Warriors è rimasto lo stesso: Steph Curry.
Il numero 30 è ormai una stella riconosciuta sia in campo che fuori -come dimostrano le innumerevoli aziende che lo hanno reso il proprio uomo immagine seguendo l’idea della franchigia californiana- ed è il vero e proprio fulcro del gioco di GS grazie alle molteplici soluzioni che riesce a creare e trovare in seguito ad un semplice P&R.

Rimanendo in zona backcourt  Klay Thompson ha deluso nelle scorse finals ma rimane il secondo miglior giocatore della franchigia ed è un pezzo fondamentale del quintetto small che lo scorso anno si è rivelato la chiave di volta nella serie contro Cleveland.

Livingston e Barbosa si spartiranno i minuti lasciati dagli Splash Brothers, il primo è un vero e proprio Jolly che Kerr adora utilizzare per occupare le zone di post con il quintetto “5-piccoli” ed il secondo dovrà garantire tiro da fuori per permettere le spaziature che Golden State ha perfezionato nella scorsa stagione.

Nonostante non abbia ancora trovato un accordo sul nuovo contratto il ruolo di ala piccola rimarrà di Harrison Barnes. Il prodotto di North Carolina sembra essere l’unico elemento del quintetto con margini di miglioramento ma nessuno rimarrebbe insoddisfatto se si “limitasse” a ripetersi come ottimo difensore capace di segnare triple, perlopiù dagli angoli, punendo gli aiuti comandati da Curry&Co.

Iguodala sarà tenuto a recitare l’inedito ruolo di MVP/Sesto Uomo che sembra essergli stato cucito su misura all’interno del perfetto meccanismo difensivo degli Warriors che hanno portato la difesa NBA sul P&R nel futuro , sostituendo il Thibodeaiano “contenimento” con un ben più aggressivo sistema di “switch” che sfrutta al meglio l’intercambiabilità delle ali a disposizione di Kerr.

Draymond Green rimane il coltellino svizzero e leader vocale della squadra; sarà finalmente pagato per il suo reale valore dato dalla sua unicità nel poter difendere praticamente su chiunque e contemporaneamente creare in punta dopo il consueto P&R con Curry.

Nonostante sia progressivamente scomparso nelle 6 gare contro Cleveland l’ultimo spot da titolare rimane di Bogut. L’australiano è troppo importante per la squadra di Oakland e le sue cifre per difesa al ferro e capacità di passatore rimangono nell’élite del ruolo.

Ezeli entra in contract-year come un solido atleta già capace di difendere il ferro ed in netto miglioramento nel concludere dopo aver ricevuto uno scarico; in quest’ultima situazione resta ancora un giocatore con evidenti limiti ma l’incredibile quantità di energia che riesce a mettere in campo lo porterà a guadagnare uno stipendio ad 8 cifre.

Ironicamente la panchina potrebbe essere l’unica sorpresa per GS: Kerr ha infatti problemi alla schiena che non è riuscito a risolvere durante l’estate e l’head coach per le prime partite di regular season potrebbe essere Luke Walton.

Dove possono arrivare?

Definire una vera e proprio favorita all’interno della prossima stagione è veramente arduo.

Cleveland lo sarà perché appare inevitabilmente troppo forte per la resistenza della East Conference, gli Spurs aggiungono Aldridge ad una macchina semi-perfetta (che però necessità di un Parker differente rispetto a quello dell’ultimo anno solare) e da ormai tre stagioni Okc sembra sul punto di vincere l’anello.

Ma, nonostante tutto, la squadra che sembra partire in pole-position rimane Golden State: ha già una solida idea di gioco in entrambe le metà campo, nessun giocatore ad eccezione di Iguodala (che però durante l’estate si è sottoposto ad un trattamento alle ginocchia) sembra dover intraprendere la via del declino nella prossima stagione e lo staff di Kerr si è già dimostrato secondo a nessuno nella passata stagione.

Ripetersi non sarà sicuramente semplice ma gli Warriors ne hanno le capacità e complice l’incremento del salary cap rischiano di poter essere la nuova dinasty della NBA.

 

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