A qualche giorno di distanza dalla cerimonia draft (tenutasi tra la consueta dose di abiti eccentrici e scene di gioia e tensione nella Green Room), possiamo tracciare un primo quadro di questa tornata di scelte, ricca di nomi interessanti e colpi di scena.

Parlando di scelte e di draft, bisognerebbe tener sempre a mente quel che dice Jerry West: “Quando si valutano i giocatori, se uno ci azzecca nel 51% dei casi, sta facendo un ottimo lavoro“.

Lungi da noi pretendere di emettere sentenze di Cassazione, quindi; ci limitiamo a indicare le previsioni più realistiche, basandoci su quel che sappiamo dei giocatori, e sul contesto nel quale approderanno, in attesa che il tempo dica una parola definitiva.

minnMINNESOTA TIMBWERWOLVES

La scelta di Karl-Anthony Towns era scontata; certo, Minnesota ha sottoposto a provino anche Jahlil Okafor, ma, alla luce dell’evoluzione dell’NBA moderna, chi mai avrebbe selezionato un centro che vive in post basso e che difende male, anziché un lungo dinamico e dotato di più dimensioni offensive?

Flip Saunders ha scelto ovviamente il prodotto di Kentucky, che a Minneapolis si allenerà accanto a Kevin Garnett, maestro d’eccezione al quale è stato delegato il compito di portare a scuola la nidiata di giovani talenti dei Timberwolves.

Towns formerà con Andrew Wiggins un duo d’enorme prospettiva; sono entrambi two-way, ma ancora grezzi tecnicamente; difficilmente produrranno risultati nell’immediato, ma quello di Saunders è un progetto di lungo respiro.

Towns piace per l’atletismo, la capacità di giocare vicino e lontano da canestro, le potenzialità difensive. Non sappiamo dove arriverà, ma ha tutte le carte in regola per diventare un grandissimo giocatore.

Oltre alla prima scelta, i Wolves hanno ottenuto tramite trade la ventiquattresima chiamata, usata per Tyus Jones, campione NCAA con Duke e ideale riserva per il perennemente acciaccato Ricky Rubio. Non trasuda atletismo, però spinge il pallone, ha tiro e mentalità vincente da vendere.

lakLOS ANGELES LAKERS

Qualcuno pensava che i Lakers avrebbero chiamato il restante tra Towns e Okafor, e invece hanno sparigliato pescando D’Angelo Russell. Mitch Kupchak aveva detto che questo draft ricordava quello del 1984, quando i Blazers preferirono Sam Bowie a Michael Jordan, e non voleva commettere lo stesso errore.

Durante i provini Russell aveva convinto tutti, incluso Byron Scott, che lo adora (ed è stato fondamentale nella crescita di Chris Paul e Kyrie Irving).

Zeno Pisani, di Rivista Ufficiale, ha detto che raramente si era visto tanto consenso attorno ad una scelta in casa Lakers; la guardia di Ohio State è un playmaker dotato di stazza, ma, diversamente da Mudiay o Exum, è un autentico creatore di gioco, bravo a passare ma al contempo dotato di visione di gioco e tiro, che si abbinerà bene in un back-court traboccante talento, con Jordan Clarkson e Kobe Bryant, che ha già disinnescato la prima bomba, ossia un vecchio tweet della 27esima scelta assoluta, Larry Nance jr., proveniente da Wyoming.

Nance si è subito scusato con Bryant, che l’ha presa sul ridere. Però, anche così, non vorremmo essere nei panni del buon Larry (che è un’ala forte molto attiva e atletica) quando inizierà il training camp!

Alla 34, L.A. ha chiamato Anthony Brown, giocatore 3-and-D, non particolarmente atletico o creativo, che potrà ricavarsi una nicchia come tiratore.

sixers333PHILADELPHIA 76ERS

Il commento più bello alla scelta di Jahlil Okafor, è stato il tweet di Joel Embiid, a sua volta centro, e già in forza ai Sixiers: “Ok…LOL”.

In effetti, ogni tanto sembra che Sam Hinkie stia scherzando, e il tanking selvaggio inizia a mostrare i suoi effetti deleteri, a giudicare dalla faccia tutt’altro che entusiasta dell’ex Duke (che, subito dopo le foto di rito, ha buttato per terra di proposito la maglia, nel caso a qualcuno fosse sfuggito il suo relativo entusiasmo per i 76ers).

Con tutti i limiti difensivi di Okafor, si presume che un giocatore di quel livello sia chiamato in una squadra che gli vuole dare un ruolo, e non solo per vedere come va. Non si sa come e quanto lo impiegheranno, essendoci anche Noel a roster (ed Embiid, che però potrebbe saltare un’altra stagione).

I Sixiers si sono fatti la nomea di quelli che usano i propri giocatori come sacchi di patate, generando l’effetto “ogni uomo per sé”. Chi arriverà dalla free agency, lo farà solo per soldi, o per avere minuti da monetizzare altrove: non esattamente l’ambiente sano e stabile che aiuta i giovani a crescere.

Philly ha completato l’opera con quattro delle proprie famose (o famigerate?) seconde scelte: Richaun Holmes, ala molto dinamica proveniente da Bowling Green, Arturuas Gudaitis, il centrone lituano che probabilmente resterà in Europa, J.P. Tokoto, un esterno dagli stratosferici mezzi atletici, dotato anche di buone doti come passatore, ma che ha un limite: non segna da fuori. Infine, con la 60esima scelta hanno selezionato Luka Mitrovic, che in ottica NBA dovrebbe diventare uno stretch-four.

knicks56NEW YORK KNICKS

Sono piovuti fischi e insulti sul povero Kristaps Porzingis, colpevole solo di non essere noto al becero pubblico newyorkese, ma Phil Jackson è convinto che il 19enne di Liepaja sia destinato a grandi cose. Porzingis non è solo un centro da post basso: sa tirare e muoversi anche fronte a canestro, e, come dice la massima, “i centimetri non s’insegnano”.

La mossa non è piaciuta a Carmelo Anthony, ma i nuovi Knicks non sono interessati a mosse miopi pur di farlo contento, e preferiscono sviluppare giocatori per il futuro. Se poi Melo vorrà andarsene, pensiamo che Jackson e Fisher se ne faranno una ragione.

Tramite trade, New York ha preso anche Jerlan Grant, play senior da Notre Dame, arrivato alla 19, in cambio del deludente Tim Hardaway. Figlio d’arte, Grant è una combo-guard dotata di centimetri per alternare minuti da uno e da due, buonissimo passatore, è un “fit” eccellente per l’attacco triangolo, e difende anche.

Infine, con la 35° chiamata (ottenuta in cambio di due seconde scelte future), è arrivato Guillermo Hernangomez, che è un prospetto in senso proprio: non è nemmeno chiaro se arriverà subito o se preferirà maturare ancora un po’ in Spagna.

Jackson ha dimostrato coraggio, soprattutto chiamando Porzingis, nome ignoto (e illeggibile) al grande pubblico americano, ma la linea tecnica è ineccepibile, perché sono stati chiamati rookie ideali per interpretare l’attacco triangolo.

orl66ORLANDO MAGIC

I Magic del neo-allenatore Scott Skiles, forti di una base giovane e futuribile, hanno scelto, con la quinta chiamata assoluta, Mario Hezonja (anch’esso sconosciuto al pubblico a stelle e strisce), il ventenne croato del Barcellona, dotato di un corpo costruito per giocare a basket, atletico (finisce bene al ferro anche nel traffico) ma anche capace di tirare.

È un giocatore di personalità, che conosce bene il campionato spagnolo,e che probabilmente contribuirà fin da subito dando una dimensione nuova a Orlando, aggiungendo all’atletismo anche un po’ di qualità balistiche.

Con la 51, i Magic hanno chiamato Tyler Harvey, un altro tiratore (in questo caso, guardia pura, stile J.J. Redick) che però dovrà giocarsi le sue carte alla Summer League.

Nel complesso, si tratta di un buon draft, che risponde alle esigenze del roster, che aveva già una frontline valida e un backcourt esplosivo, con Payton e Oladipo.

kings44SACRAMENTO KINGS

Alla sesta selezione, i Kings hanno messo le mani sul miglior difensore dell’intero draft, Willie Cauley-Stein, centrone di Kentucky che DeMarcus Cousins ha sponsorizzato con entusiasmo.

A Sacramento regna la confusione (o almeno, questo è quel che si percepisce dall’esterno), con George Karl che pare non voglia più DMC in squadra, e il proprietario, Ranadive, che pare non sia poi così convinto di Karl stesso. Il nuovo plenipotenziario della squadra, Vlade Divac, ha scelto un prospetto eccellente, ma che difficilmente coesisterà con Cousins, viste e considerate le convinzioni dell’allenatore (scelto proprio per la sua passione per l’attacco veloce).

Quale che sia il futuro di DMC e di Karl, Divac s’è assicurato un lungo di sicuro impatto, un difensore di categoria superiore, che, nell’ultimo anno a Kentucky, ha fatto vedere incoraggianti miglioramenti al tiro.

nugg55DENVER NUGGETS

La scelta di Emmanuel Mudiay significa probabilmente la fine dell’esperienza in Colorado di Ty Lawson: il ragazzo, congolese di nascita ma cresciuto negli USA, viene da 12 partite giocate (maluccio) in Cina, ed era un po’ l’oggetto misterioso del draft; quanto potrà valere, in un contesto competitivo?

Come tipo di giocatore, è più guardia che playmaker, ma dispone d’atletismo debordante, sa giocare il pick-and-roll, ed è bravo a scaricare. Non eccelle per letture, ed è questo il più grande punto interrogativo sul suo conto; dovesse migliorare nella capacità di riconoscere le situazioni e nel tiro, diventerebbe un giocatore devastante, ma, appunto, “it’s a big if”.

Nel migliore dei casi, diventerà un crack (Larry Brown l’ha paragonato a John Wall); nel peggiore, ecco a voi il nuovo Rodney Stuckey.

Il GM, Tim Connelly ha completato il draft con la chiamata numero 57, Nikola Radicevic, ma ha subito aggiunto che si aspetta che rimanga ancora a Siviglia, a farsi le ossa. Al contrario di Mudiay, non è atletico, ma sa giocare a basket, e pensiamo che, entro un paio d’anni, possa senz’altro guadagnarsi un posto da playmaker di riserva in NBA.

pist66DETROIT PISTONS

I Pistons avevano bisogno di un’ala piccola, e, con l’ottava chiamata, hanno selezionato Stanley Johnson, giocatore forse non notissimo a chi non segue la NCAA; è un’ala di due metri dotata di fisico potente, capace di difendere e attaccare in modo competente, e si è messo in mostra portando Arizona al seed numero 2 del tabellone NCAA.

È un giocatore piuttosto adatto al sistema di gioco di Stan Van Gundy, perché difende, e ha dimostrato qualche talento nel portare la palla al ferro ed eventualmente riaprire il gioco, ma, sia chiaro, in attacco è un work-in-progress. Forse è stato scelto troppo in alto (soprattutto perché era ancora disponibile Justise Winslow), ma è un ragazzo serio, competitivo, e di sicuro impatto.

Oltre a lui, i Pistons hanno chiamato Darrun Hilliard, un’altra ala piccola di due metri, proveniente da Villanova, che in NBA potrà ricavarsi un ruolo tra i giocatori di complemento, come ala 3-and-D. Non è una sicurezza quando mette palla per terra, quindi avrà, almeno per il primo anno, un ruolo solo sugli scarichi.

horn44CHARLOTTE HORNETS

Per il giocatore che si è dimostrato a Wisconsin, Frank “The Tank” Kaminsky è finito fin troppo in basso, alla nona chiamata. Ha centimetri per giocare centro, mette palla per terra, dispone di un arsenale di tecnica che fa impallidire ogni altro lungo del draft (inclusi Towns e Okafor, che contro di lui alle Final Four non ha fatto faville), non è un grande difensore, è vero, e non è forte fisicamente, ma ha carattere da vendere, e pensiamo che possa avere impatto.

L’ha scelto Michael Jordan, e questo ci fa venire dei dubbi, vista la storia delle selezioni di MJ, ma, facezie a parte, potrebbe davvero essere il nuovo uomo copertina degli Hornets.

Il suo ruolo in campo è tutto da decifrare: potrebbe essere un centro (ma soffrirebbe la potenza di altri giocatori) o un’ala forte (troppo attaccabile dal palleggio); vedremo come funzionerà la coesistenza con Al Jefferson: per quanto Frank abbia un tiro fantastico, sacrificarlo come mero cecchino sugli scarichi, sarebbe veramente un delitto.

mia44MIAMI HEAT

Pat Riley ha piazzato una zampata delle sue, forse incredulo d’essersi ritrovato il giocatore più impressionante delle Final Four alla decima scelta, ma tant’è, Justise Winslow, l’ala di Duke, è atterrato a Miami, ambiente perfetto per uno con le sue caratteristiche di competitor.

Noto inizialmente come difensore e atleta, Winslow ha fatto vedere lampi di talento offensivo che hanno scomodato paragoni con Harden, rispetto al quale è più atletico, ma ovviamente molto meno raffinato tecnicamente.

Differentemente dal Barba, Justise non è il genere di giocatore che tende a sedersi in difesa, anzi, se ha un difetto è quello di essere fin troppo aggressivo, il che, in attacco, si traduce nella tendenza ad essere, sempre e comunque, nord-sud. Ciò detto, ha 19 anni, e tutto il tempo (e il carattere) per diventare un grande giocatore.

L’entusiasmo nei suoi confronti si è molto raffreddato di recente, e questo ha consentito a Miami di pescarlo così in basso.
Alla 40, gli Heat hanno scelto Josh Richardson, di Tennessee, guardia junior poco nota, che si è messo in luce ai provini (nei quali, in teoria, avrebbe dovuto solo fare la comparsa).

È una guardia versatile e completa, alto quanto Winslow, più tecnico, ma meno potente e sicuramente bisognoso di un periodo d’apprendistato; è il genere di giocatore che può costruirsi una buona carriera NBA.

pacers545INDIANA PACERS

Myles Turner, alla 11, significa che i giorni di Roy Hibbert ad Indianapolis potrebbero essere contati, visto che c’è aria di smantellamento, e che anche David West pare stia valutando altre strade.

Turner non è una scelta sicura, anzi, potrebbe rivelarsi un pericoloso boomerang, ma Pritchard si è convinto che altezza, tiro, rimbalzi e qualità difensive ne facciano un prospetto sul quale scommettere con la 11esima scelta, sviluppandolo con pazienza (inizialmente, sarà il backup di Hibbert), senza bruciarlo. Di fatto, è un centro classico che perà tira anche da tre.

Oltre al centro da Texas, è arrivato in maglia Pacer Joseph Young, un realizzatore sottodimensionato (6’2’’) che ad Oregon poteva dire la sua, ma che in NBA dovrà usare tutto il proprio atletismo per crearsi un ruolo alla Shannon Brown. Visti i limiti offensivi del backcourt di Indiana, potrebbe accedere subito all’NBA senza transitare per la D-League.

jazz353UTAH JAZZ

Trey Lyles, di Kentucky, è un’ala nota e apprezzata da chi segue la NCAA; potrà non avere l’upside di un Mudiay, ma è solido, conosce il basket e non riserverà brutte sorprese sotto l’aspetto dell’impegno e del comportamento.

Non è un giocatore di strepitose doti atletiche, ma è 6’10’’, e, vicino a Favors e Gobert, potrà capire come funziona la NBA senza l’assillo di dover fare il rim-protector o la prima opzione in post basso. Dalla sua, è un valido rimbalzista, sa adattarsi con intelligenza a diverse situazioni tattiche, e ha un gioco dal post molto solido, e sta crescendo dalla media.

Alla 42, Utah ha scelto Olivier Hanlan, da Boston College, dove ha fatto il bello e il cattivo tempo; piccolo per fare la guardia, è una combo-guard, denominazione che un tempo era una condanna, ma che oggi conosce un buon numero di amatori, per quanto sia piuttosto chiuso nel ruolo.

suns456PHOENIX SUNS

I Suns, con la tredicesima chiamata, hanno portato in Arizona Devin Booker, un tiratore sugli scarichi ideale per abbinarsi allo stile di gioco di Jeff Hornacek; considerato che è il giocatore più giovane di tutta la compagine, il suo gioco è già molto definito, ma se vorrà avere un ruolo più centrale, e non solo da complemento, dovrà lavorare sul palleggio, togliendosi l’etichetta di tiratore puro; il tempo è dalla sua parte.

Serviva anche un lungo, così oltre a lui, i Suns hanno acquisito Jon Leuer via trade, in cambio di Harrison; Leuer è un giocatore solido, un panchinaro affidabile e duro, che da quel che ha, ma non è talentuoso, o versatile. Sicuramente porta una dimensione fisica al reparto lunghi di Phoenix, e un buon tiro dalla media.

okl887OKLAHOMA CITY THUNDER

Sam Presti prosegue nella tradizione che lo vede autore di scelte intriganti; Cameron Payne, alla 14, è un piccolo rischio, ma può dare grandi risultati. Il play di Murray State è capace di gestire la squadra, ma anche mettersi in proprio, essendo dotato di un più che discreto tiro.

Può giocare come back-up di Westbrook, ma anche vicino a lui, liberandolo di alcuni compiti di playmaking, se il coaching staff (e Russ) decideranno di esplorare questa possibilità. Può essere il tipo di giocatore che, per attitudine e qualità, Reggie Jackson non è mai diventato.

Con la chiamata numero 48 è arrivato Dakari Johnson, il centrone di Kentucky. Non è un giocatore offensivo, anzi, segnerà, almeno inizialmente, solo su put-back, ma i Thunder sanno sviluppare i loro giocatori (vedi Steven Adams), e, nel peggiore dei casi, Johnson potrà essere usato come stoppatore, alla bisogna.

(Continua…)

Post By Francesco Arrighi (199 Posts)

Seguo la NBA dal lontano 1997, quando rimasi stregato dalla narrazione di Tranquillo & Buffa, e poi dall’ASB di Limardi e Gotta.
Una volta mi chiesero: “Ma come fai a saperne così tante?” Un amico rispose per me: “Se le inventa”.

@francescoarrigh

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9 thoughts on “NBA Draft 2015: analisi team by team (Part.1)

  1. Si è speculato un po’ troppo sulla scena della maglia ‘buttata per terra’ da Okafor dei Sixers, in realtà non si vede perché è fuori inquadratura, ma sotto c’è un tavolo, per il resto sembra che i Laker abbiano preso Russell tanto per utilizzarlo come merce di scambio per arrivare a Cousins così sembra…a LA o tutto subito o niente, sarebbe un gran colpo per Sacramento, quelli che ne sono usciti bene secondo me a parte le prime 3 ovviamente sono i Nuggets con Mudiay e gli Heat con Winslow….. Ci si lamenta che Phila continui ad accumulare big men, ma Charlotte ne vogliamo parlare? Celtics non so, mi sembra che potevano scegliere meglio

  2. Ciao Andrea, a L.A. poteva interessare uno scambio, ma volevano anche la 6° scelta. Avendo già scambiato troppe scelte, l’NBA gli vietava di farlo anche quest’anno, ma basta mettersi d’accordo, come fecero per Bryant, scelto da Charlotte per conto dei Lakers. Alla sesta i Kings hanno preso Cauley Stein, che difficilmente potrà giocare nello stesso quintetto di Cousins (non in questa NBA, mi sento di dire). A questo punto, la trade avrebbe poco senso; sia scambiando DMC e WCS per, diciamo, Randle e Russell (L.A. si sguarnisce in PF e PG per ottenere due C, e Sac-to diventa un po’ una squadra-ciambella), sia in uno scambio con i soli Cousins e D’Angelo Russell.
    Pensaci: tecnicamente i Lakers possono farlo, perché hanno spazio salariale per assorbire il contratto di DMC, ma poi non potrebbero fare altre mosse. Se si tengono Russell, hanno spazio salariale per provare a prendere LaMarcus Aldridge o DeAndre Jordan, diventando immediatamente una squadra futuribile, ma anche decentemente competitiva. Meglio Cousins, o Russell e Aldridge?

    Su Philly, indipendentemente da dove sia caduta la maglia, Okafor ha fatto una faccia da funerale che non vedevo da quando Steve Francis si rifiutò di andare a giocare a Vancouver (peggio per lui, perché tra l’altro, è una città splendida), e non perché il buon Jahlil abbia qualcosa contro Philly, bensì contro il management, che si sta facendo una nomea pessima (poi magari Hinkie è il genio che dicono, non lo so).

    I Nuggets per me sono un’incognita, nel senso che Mudiay è buono, è un atleta, ha talento, ma la lega cinese non è probante. E’ stato scelto più o meno dove doveva, il tempo ci dirà se saprà gestire pressione, capire il gioco e far girare una squadra.

    Concordo appieno sugli Heat, perche Winslow è un giocatore del quale sono innamorato; sbaglierò (ricorda cosa diceva Jerry West…) ma mi sembra che sia stato sottovalutato. Poi alla 10, anche se diventasse solo un buon giocatore, sarebbe comunque una scelta onesta.

    Charlotte..boh. Kaminsky è un giocatore spaziale per l’NCAA, forse avrà qualche difficoltà con la NBA, ma oggi i lunghi non sono più chiamati a fare così tanto a sportellate, e comunque, lui ha qualità che compensano questa lacuna. Anche se hanno tanti giocatori della stessa tipologia, è una scelta che ci sta, io non l’avrei mai passato. L’errore è stato sbarazzarsi di Stephenson prima del draft, oltretutto accettando una contropartita mediocre. Ora MJ dovrà probabilmente liberarsi di Hawes, il che conferma che essere grandi giocatori non è garanzia di abilità sul mercato.

    I Celtics hanno preso quel che gli sembrava meglio, indipendentemente dai giocatori a roster. Ainge dice che ci saranno movimenti, e mi sembra plausibile, anche perché gli esterni hanno tutti caratteristiche simili.

  3. Ciao Frandesco, io vivo Intensamente il basket a Philadelphia, per esempio ti posso dire che oggi Okafor era già che faceva esercizi da un ora prima dell arrivo di coach e compagni ( e il coach arriva sempre per primo alle 6 e mz del mattino) e dopo gli allenamenti si è fatto un giro in città a firmare autografi e scattare selfie con i fan e indossando la maglia di Doctor J, insomma io sulla professionalità e la serietà di Okafor ci metterei anche quasi la mano sul fuoco ( a differenza di Embiid ad esempio).
    Comunque io sono contentissimo della scelta di Charlotte, uno come Kaminsky non poteva assolutamente scivolare sotto la 12/13, specie per le cose che ha fatto a Wisconsin, forse in questa NBA è il top per tipo di giocatore, ma chi ci dice che tra 4 o 5 anni la NBA non sarà di nuovo leggermente cambiata, io rimango dell idea che hanno fatto bene

  4. Non ho il minimo dubbio, questi sono professionisti (salvo rari casi..e ne citi uno molto sospetto!) che ci tengono e che sanno gestirsi. Poi a Phila..diciamo che è meglio che tutto vada bene, e che lo faccia sin da subito (e sai cosa intendo!). Jahlil sa bene che mettersi a fare i capricci sarebbe controproducente, e da persona intelligente quale è, si è messo a disposizione, anche se, ripeto, non penso che, oggi ci sognino di andare a giocare per Sam Hinkie.

  5. l appettibilita di Philadelphia al momento e’ piu o meno come quella del Carpi o del Frosinone per la serie A, Phila e’ ben vista tra i free agent per veterani bolliti o gregari in cerca di un posto per mettere su statistiche cosi da strappare qualche contratto altrove l’ anno successivo, vediamo pero se la coppia Noel+Okafor riuscira a rendere piu appetibilie la piazza in futuro…….mi sono dimenticato di Orlando, la pick di Orlando e’ una epic win, avranno uno dei backcourt piu belli dell est con Hezonja in aggiunta a Peyton e Oladipo

  6. ho scritto un commento bello corposo, ma non me l ha pubblicato….fai finta che abbia detto qualcosa di estramamente intelligente ed interessante cosi siamo pari lol

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