Su una cosa c’è una enorme differenza fra i Warriors e il resto della squadre ancora in ballo in questi playoffs 2015: più passano le partite e meglio gioca. E già che ci siamo aggiungiamone un’altra: non hanno cerotti. Stanno bene, hanno una panchina infinita e sembra che la loro energia sia inesauribile.

Basterebbe questo per spaventare tutti gli altri, ma fino ad ora i loro playoffs erano andati bene ma non benissimo, con prestazioni a strattoni frenate più da una mancanza di totale convinzione nei propri mezzi che dai mezzi stessi. A tratti era sembrato che la fluida e spettacolare macchina da guerra gialloblu si potesse inceppare da un momento all’altro, sotto la pachidermica pressione esercitata delle partite che contano.

E le prime due gare contro Houston lo avevano in parte confermato. Due a zero, è vero, ma per un totale di cinque punti complessivi di vantaggio, e un controverso ultimo possesso Rockets in gara due potenzialmente in grado di pareggiare i conti.

E invece al Toyota Center, dove poteva e doveva iniziare la rimonta dei Rockets, Curry e i suoi hanno dominato in lungo e in largo, come in pochissimi si sarebbero aspettati.

L’inizio di Houston è diligente e voglioso allo stesso tempo. Si cerca di eseguire i giochi, e ognuno prova a metterci quel qualcosa in più che deve vista l’importanza della serata.

Jason Terry e Josh Smith sembrano particolarmente attivi, ma è Dwight Howard quello più in palla. Nonostante uno sfondamento, mette in cascina qualche punto, compresa una dunk dei bei tempi, qualche rimbalzo e tante scintille per il pubblico. E anche se Golden State difende bene, qualcosa a livello offensivo arriva senza bisogno che il Barba si metta in proprio.

Il problema però è che dall’altra parte i Warriors fanno ciò che vogliono. Sembrano proprio quelli splendidi Warriors della stagione regolare, magari in casa. Muovono la palla, trovano buoni tiri e spesso li mettono.

Stephen Curry si limita (si fa per dire) a fare quello che dovrebbe fare, ovvero un po’ di tutto. Tira solo quando il tiro c’è, e fa girare la squadra come un orologio svizzero. Alla fine del primo quarto hai la sensazione che entrambe le squadre abbiano attaccato bene, poi guardi il punteggio e vedi che quelli che arrivano da San Francisco sono avanti trenta a diciotto, e capisci che le cose non buttano bene per Houston. E non sai ancora che più avanti le cose non andranno meglio. Anzi.

Nel secondo quarto infatti Curry decide che giocare bene non basta, e dilaga nel vero senso della parola. Segna da sotto, da tre (ovviamente) e dispensa assist. Quando con cinque minuti alla fine del primo tempo fa addirittura il tagliafuori su Howard e gli strappa in faccia un rimbalzo, capisci che per i Rockets non è proprio serata.

In più James Harden non riesce a giocare ai suoi livelli (impressiona l’airball nell’ultima azione del primo quarto) e i compagni non lo aiutano, panchina compresa. Ad essere sinceri è un vero e proprio naufragio.

Pare incredibile, e per questo nel terzo quarto ci si aspetta almeno un mini colpo di coda da parte dei padroni di casa, che invece non arriva. Al contrario, Golden State affonda il coltello nella piaga e l’ultimo quarto diventa un enorme garbage time.

Alla fine le statistiche dicono solo 33% dal campo (e 20% da tre) per i Rockets, surclassati anche a rimbalzo (60 a 39, dei quali 17 offensivi!) e negli assist (26 a 15). Ampiamente sopra le righe Mr MVP Stephen Curry, autore di 40 punti con 12 su 19 dal campo e 7 su 9 da tre punti, dato che lo porta a 64 triple complessive nei playoffs, ovvero il record della lega.

Un desolato Kevin McHale, a fine partita, si limita a dire che i suoi non hanno giocato bene, ed è vero. Ma non è tutta la verità. Lo sa lui, lo sanno tutti quelli che hanno visto gara tre, e lo sa anche Lebron James.

 

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One thought on “Houston surclassata, i Warriors ipotecano la finale

  1. Finalmente….dico cosi’ perche’ da anni seguo i GSW ( dai tempi dei TMC ) e adesso vedo una squadra, una società proiettata al futuro ( un po’ come il loro slogan quando verso inizio millennio avevano cambiato il logo con il guerriero).
    I giocatori stanno facendo benissimo dai soliti noti a quelli che quest’anno sono sbocciati, ed alla panchina mai cosi’ in “palla”.
    Un complimento va pero’ anche alla società, quando qualche anno fà era finita l’era Davis,Jackson etc. ero scettico come lo era Monta Ellis quando fù scelto Curry… Ma io vedo da qui a li’, i dirigenti di GSW no. Mi ricordo quando hanno preso Bogut ( un giocatore molto rotto ) per Ellis e mi semrava una cosa senza molto senso…ma ripeto io me ne caoisco veramente poco….
    Questo sembra proprio un buon anno , anche come coincidenze , Houston,Sana Antonio e LAC si sono un po’ scannate, i Thunder non si sono presentati e l’est sembra veramente debole…..Si perche’ e’ vero che i Cavs hanno il piu’ forte ma sempre tutto da solo non puo’ resistere…..
    Vai GSW e completa l’opera…
    Ciao

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