La Oracle Arena è pronta ad accogliere le prima partita di finale della Western Conference dal 1976, anno in cui gli Warriors arrivarono per l’ultima volta a questo punto della stagione, anno in cui vinsero il titolo NBA.

La partita inizia subito con le due squadre che vanno su e giù per il campo, ovvero che cercano la via più veloce al canestro, come è stato per tutta la stagione, e non si preoccupano troppo della difesa.

Houston cerca da subito di andare verso il canestro e di cercare tiri da vicino lasciando, almeno inizialmente, da parte il tiro da tre punti pur essendo la squadra che ha messo a segno più triple durante la regular season, difatti alla fine del primo quarto i Rockets hanno tentano solo 3 triple, di cui una a bersaglio con Ariza.

L’intento è abbastanza chiaro: trovare tiri ad alta percentuale, possibilmente trovare dei falli da parte degli avversari per andare in lunetta e costringere Golden State a cambiare le proprie rotazioni.

Golden State invece non sembra avere un piano partita particolare, i Warriors cercano di attaccare in modo veloce come al solito, facendo circolare velocemente la palla e attaccando il canestro alla prima occasione utile; i tiri che Golden State prende sono buoni ma nella prima parte di gara non entrano e Houston invece trova con continuità il canestro (nel primo quarto i Rockets tirano con il 62% dal campo) e così riescono a scappar via costruendo un primo vantaggio di 8 punti.

Il secondo quarto continua sulla falsa riga del primo, con i Warriors che prendono i tiri che hanno preso tutto l’anno ma che ora non entrano, mentre Houston con Howard, Capela e Smith ha un buona protezione del canestro e frustra così anche i tentativi da vicino degli avversari, mentre in attacco mantiene le percentuali del primo quarto.

A metà del secondo periodo i Rockets hanno già segnato 51 punti, senza troppo forzare in attacco, contro i 39 degli avversari; hanno sedato la Oracle Arena che assiste un po’ frastornata alla brutta prestazione dei propri beniamini ed hanno costretto Steve Kerr a togliere dalla partita Bogut.

A questo punto l’australiano ha già tre falli, ed il coach dei Warriors prova a togliere subito sia Lee che Ezili ed andare con un quintetto da “Small Ball” con Curry, Thompson, Linvingston, Barnes, Green ed Iguodala.

La mossa sembra funzionare, Houston improvvisamente fatica ad attaccare, perde un paio di palloni che diventano contropiede e punti facili per Golden State, il palazzo si rianima e i Warriors ritrovano con continuità la via del canestro: in due minuti ecco il parziale di 12 a 2 che riporta in equilibrio la partita.

Quando poi Green, in difesa, pesca il terzo fallo di Howard il momento emotivo della gara è definitivamente in mano a Golden State, è incomprensibile come in questo momento con la marea gialla degli Warriors che monta in campo e in tribuna McHale non chiami un time out per interrompere il flusso del gioco e quietare gli animi, così le due squadre sono in parità a 1:30 dalla fine del primo tempo con Houston che ha bruciato un vantaggio di 14 punti nel secondo periodo.

Il secondo quarto si è chiuso con un parziale di 25 a 6 in 7 minuti per Golden State senza che dalla panchina arrivasse nulla per cercare di cambiare l’inerzia della partita, poi la tripla di Barnes per il vantaggio ed il buzzer beater di Curry per chiudere il primo tempo che si chiude 58 a 55 per i padroni di casa che ora sembrano in controllo tecnico ed emotivo della gara.

Grande il contributo di Linvingston dalla panchina che mette a bersaglio 16 punti nei 15 minuti giocati nel primo tempo.

Il secondo tempo inizia con i Rockets che ancora fanno fatica trovare la via del canestro, mentre Golden State sembra aver assimilato il fatto di essere in finale di Conference e gioca più leggera, i buoni tiri che i Warriors riescono a prendere adesso iniziano ad entrare con continuità i punti di vantaggio sono 6 a metà del terzo quarto e rimarrà sostanzialmente tale per tutto il periodo con le due squadre che chiudono il terzo quarto sul 84 a 79 per Golden State.

Il terzo quarto è fluito velocemente quasi fosse un quarto della regular season con le squadre che si preparano al rush finale nell’ultimo periodo.

Howard, un po’ per i falli un po per uno scontro fortuito con Josh Smith sta poco in campo e fatica ad incidere nella partita lasciando spazio forzatamente a Capela, così Harden è ulteriormente autorizzato a mettersi in proprio e a monopolizzare l’attacco dei Rockets, con ottimi risultati dal punto di vista numerico, ma con l’effetto di far uscire dalla partita i compagni.

Poi un’ “insana” tripla di Curry a 3 minuti dalla fine per il 106 a 97 Warriors fa capire definitivamente dove la partita stia andando.

La Oracle già calda esplode, il rumore del pubblico diventa assordante ed i Rockets cercano di reagire con Harden che continua con il suo show personale: entrate a canestro, jumper in step-back tiri liberi cercati e trovati per mantenere in linea di galleggiamento i suoi: per lui saranno 28 punti, 11 rimbalzi, 9 assist e 4 rubate alla fine della gara.

Houston effettivamente rimane a contatto per tutto il quarto periodo ma non riesce mai a trovare la via per chiudere il gap, o per meglio dire Harden rimane a contatto con gli avversari, quando i Rockets si avvicinano ci pensa comunque Steph Curry a rimettere le cose a posto ( 34 punti 6 rimbalzi e 5 assist per lui).

Harden ha messo in piedi un quarto periodo “kobesco” per la capacità di generare attacco da solo con i suoi compagni in difficoltà a prendere iniziative se non dare la palla al Barba dicendogli: “pensaci tu”, per un po’ ha funzionato ma alla lunga le partite non le vinci da solo.

La partita ha rispecchiato le anime offensive delle due squadre e sono emersi i due capintesta, Harden e Curry: Golden State è riuscita a prevalere per un maggior contributo da parte di tutti i suoi giocatori dei suoi nei momenti decisivi, dal già citato Livingston a Green, Barnes e Thompson; Houston invece che ha avuto un’ottima partita da parte di Ariza (20 punti con il 70% dal campo per lui), ma non ha potuto contare sul vero Howard rimasto contuso ad inizio partita dopo lo scontro con Josh Smith e questo ha sicuramente limitato i Rockets da entrambi i lati del campo.

Da quanto emerge nel dopo gara Howard dovrebbe recuperare per gara 2, bisognerà vedere se al 100% o meno e se riuscirà a stare in una partita gestita e governata dagli esterni come sembrano dover essere tutte le partite di questa serie.

Golden State non si è fatta spaventare ed ha continuato con il suo gioco, quando prendi buoni tiri con buoni tiratori prima o poi la palla inizia a entrare, la filosofia che ha accompagnato Golden State in questa stagione ha funzionato anche in questa Gara 1.

Il secondo atto della serie sarà di nuovo ad Oakland Giovedì notte, questa sembra essere una serie offensiva e sin qui gli Warriors sono sembrati la squadra NBA con più soluzioni, vedremo se Houston troverà il modo di imbastire qualche contromisura efficace all’attacco di Curry e soci, anche se in stagione Houston è 0 – 5 contro Golden State.

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