Da tempo i Milwaukee Bucks non compiono sostanziali progressi, e sono pressoché bloccati in una situazione abbastanza tipica per le squadre NBA di medio-basso livello, nonostante l’appartenenza ad una Eastern Conference che soffre di un perdurante dislivello rispetto alla ben nota e feroce competitività che campeggia dalla parte opposta della costa.

Il fatto di risiedere ad Est non depone certo a favore di una franchigia inchiodata da una decina d’anni su una media di una trentina di vittorie medie annuali, una produzione poverella se si considera che puntualmente, da quelle parti, un bilancio perdente consente l’accesso al settimo od ottavo posto per i playoffs, episodio non a caso accaduto pure ai Bucks esattamente due stagioni fa, quando vennero eliminati al primo turno di postseason essendovi pervenuti in forza del loro 38-44 nella gestione Skiles/Boylan.

L’organizzazione, dal 2004 ad oggi, ha preso parte ai playoffs in tre distinte occasioni, messo assieme un solo record vincente (46-36 nel campionato 2009/2010), totalizzato un numero di vittorie tale da inserirsi con una certa frequenza nella possibilità di scegliere entro le prime 15 posizioni del Draft, un processo che normalmente, se unito ad una buona sessione di free agency, permette di gettare solide basi per ripartire a costruire un futuro positivo.

Non a Milwaukee.

Piazza non esattamente ambita da free agents di prima fascia, fatto che ha inevitabilmente lasciato la dirigenza con le risorse provenienti dalle tornate di scelte mai troppo alte (scorso Draft escluso) e materiale di vario genere suddivisibile in contratti in scadenza presi a febbraio o giocatori utili alla causa, e nulla più.

Da questa stagione esiste però un’altra atmosfera attorno alla franchigia, si respira un’aria molto positiva, portata dall’entrata in scena dei multimilionari newyorkesi Wesley Edens e Marc Lasry, che nello scorso aprile hanno acquisito i Bucks dal senatore Herb Kohl, loro proprietario dal 1985, ed evidentemente non molto desideroso di effettuare quegli investimenti necessari per far compiere il vero salto di qualità ad una squadra che fatica a competere anche a causa della sua realtà molto piccola a livello di mercato, nonché della sua ristretta (e lontana) storia di successi.

Marc Edens e Wes Edens

Wes Edens e Marc Lasry

L’arrivo di Edens e Lasry sembra essere stato ideale a livello di tempistica, in quanto Milwaukee proveniva dalla stagione più catastrofica della sua storia, quella scorsa, portata a termine con un 15-67 assolutamente non preventivabile, neanche nella peggiore delle ipotesi.

Un fallimento completo, che ha portato al licenziamento di coach Larry Drew, rimasto alla guida del team per una sola stagione, cominciando un processo di revisione della franchigia andato ben al di là del mero roster.

Il bilancio ha permesso ai Bucks di presentarsi al Draft 2014 con la seconda scelta assoluta, utilizzata per prendere il pezzo più consistente del proprio futuro, Jabari Parker, e l’entusiasmo della nuova proprietà è sfociato in mosse tese a togliere definitivamente la squadra da questa situazione di eterna impasse, andando a corteggiare Jason Kidd fino a portarlo via dai Nets in cambio di due secondi rounds, 2015 e 2019.

La nuova ownership ha inoltre agito pianificando importanti sforzi economici per migliorare le strutture di allenamento, pensare alla realizzazione di un nuovo palazzetto, attuare un attento studio del marketing, tutte mosse mirate ad attrarre free agents di spessore, che nei piani dovrebbero unirsi ad un nucleo che oggi può già contare su quei due/tre giocatori che fra qualche tempo avranno gli interi destini di questa squadra nelle loro mani.

Belli gli investimenti, belli i dollaroni che si possono spendere, ma nulla di tutto questo può reggere senza che il programma abbia un senso compiuto. Ed è proprio Jason Kidd – in coppia con il più che redditizio operato del general manager John Hammond – l’uomo che questo senso sta cercando di darlo.

Jason Kidd

Jason Kidd

L’ex playmaker campione NBA con i Mavs è arrivato con un compito molto chiaro in testa: sradicare la cultura del mediocre da Milwaukee.

La piazza ha necessità di essere ridefinita, non solo di far crescere un progetto cominciato con i migliori auspici, ma di tenerlo in piedi con costanza, anno dopo anno.

Kidd si trova in una situazione sostanzialmente perfetta, con giovani assi da far maturare ed a cui insegnare lezioni di valore data la sua vasta esperienza in materia, veterani volenterosi nel dare risultati positivi alla squadra senza pensare troppo agli stipendi e agli egoismi, ed è già riuscito ad ottenere la credibilità e la fiducia da ogni singolo elemento del roster, dal più importante al meno noto. Non un dito puntato contro chi sbaglia, nessuno scontro tra superstars viziate, il concetto installato è quello di famiglia, dove ognuno si prende cura dell’altro, solo un’atmosfera armonica e serena.

Il fondamento della squadra non possono che essere i più giovani ed i più talentuosi, ovvero quelli che tra un quinquennio saranno potenzialmente ancora in città, attesi alla verifica della loro capacità di trascinare la franchigia con costanza durante il tortuoso percorso che conduce a corse preferibilmente profonde nei playoffs.

Giannis Antetokounmpo è uno dei pilastri di questo futuro, si è già trasformato da scommessa in grado di combinare statura, fluidità di movimenti e trattamento di palla a realtà vera e propria, con enormi miglioramenti della comprensione del gioco dall’anno da rookie a quello in corso.

Jabari Parker ha un talento che non ha bisogno certamente di presentazioni, ed anche se l’infortunio al crociato anteriore ne ha fermato inevitabilmente i progressi, con lui i Bucks possiedono un ragazzo di mentalità vincente, fisicamente molto forte ed atletico, uno scorer particolarmente letale che offensivamente era già pronto per la NBA ben prima di approdarvi, per il quale quest’anno sarebbe stato preziosissimo per migliorarne il difetto principale, la difesa, ma avrà il tempo necessario per rifarsi, dato che spegnerà le venti candeline solo il prossimo marzo.

Brandon Knight di anni invece ne ha ventitré, ma il risultato non cambia: il futuro è suo, ma dovrà meritarsi il prolungamento di un contratto destinato a scadere in estate, quando Milwaukee dovrà decidere se fargli l’offerta consona e trattenerlo, oppure cercare un sostituto.

La prima ipotesi, qualora le pretese non fossero eccessive, i Bucks la percorrerebbero volentieri, dato che Kidd potrebbe continuare ad insegnargli tanti trucchetti del mestiere di point guard ed aiutarlo a migliorare il livello delle decisioni prese, il che rappresenta il dubbio più forte all’interno di un insieme di caratteristiche che lo vedono in grado di aggredire il ferro con grandi accelerazioni, tirare tutto sommato bene (le sue percentuali sono visibilmente migliorate rispetto agli esordi di Detroit), ma chiamato a dimostrare di avere una visione migliore del campo, leggendo con maggiore efficacia lo svilupparsi delle situazioni offensive, aumentando la precisione nei passaggi.

I veterani, pur non essendo tutti destinati a far parte dei piani a lungo termine, sono una chiave interpretativa fondamentale per le idee di questa squadra.

Giannis Antetokounmpo, The Greek Freak

Giannis Antetokounmpo, The Greek Freak

Non a caso Kidd ha spesso utilizzato quintetti base differenti, e non sempre le partite sono state terminate dai giovanotti talentuosi, contrariamente alle modalità operative normalmente attuate.

L’head coach ha sempre sottolineato di come si voglia avvalere di tutti senza diventare prevedibile – lo dimostrano i differenti minutaggi assegnati a determinati giocatori tra una partita e la successiva – ma ha anche fatto notare di non volersi rassegnare a perdere una gara a causa di un errore di inesperienza di Antetokounmpo o Parker in un momento decisivo, quando invece la logica chiamerebbe a gran voce la presenza in campo di entrambi quando la palla scotta, affinché imparino a gestirla come si deve.

L’impronta di Kidd si legge anche da questo: c’è un minutaggio garantito per chi rappresenta il futuro della squadra e deve farsi giustamente le ossa prima di ritenersi un campione già affermato, ma non vi sono forzature di alcun tipo, perché a giugno i Bucks non hanno bisogno di scegliere una terza potenziale superstar. Il loro nucleo è questo, e preferiscono lottare per i playoffs posizionandosi per attirare free agents forti in futuro piuttosto che continuare a perdere.

Un piano tanto chiaro quanto ammirevole, che rivela molto sul ridimensionamento di giocatori come OJ Mayo, che per il bene della squadra ha capito di poter essere utile partendo dalla panchina, sulla presenza di tiratori discontinui come Jared Dudley, e di realizzatori perennemente con la valigia in mano come Jerryd Bayless.

La loro presenza non si misura solo con i numeri, ma con la loro capacità di dare consigli in campo e fuori grazie all’esperienza, talvolta regalando ai più giovani un prezioso suggerimento difensivo, talvolta discutendo con essi di un particolare aspetto tecnico o tattico.

Qualsiasi cosa va bene per Kidd, purché costituisca comunicazione tra compagni.

Jabari Parker

Jabari Parker

Non potendo contare su un attacco particolarmente fluido o attrezzato a segnare sistematicamente con la difesa schierata, il coaching staff di Milwaukee ha studiato una difesa molto dinamica, in grado di aiutare la produzione offensiva grazie alla sua missione principale: provocare turnovers ed innescare il letale contropiede dei Bucks, dato che Parker, Knight e Antetokounmpo possono tutti portare palla in velocità.

Se difatti l’attacco perde tantissimi palloni, 16 a gara, a causa di passaggi imprecisi o situazioni offensive svantaggiose (un esempio: Larry Sanders non è un fattore in attacco, e non sempre giova fargli passare la palla tra le mani), dall’altra parte la difesa è basata sull’aggressione del pick and roll avversario, che mette in gioco un uomo in più rispetto alla norma, contando sulle capacità di recupero di ciascuno.

I Bucks difendono spesso tale situazione con tre uomini, due dei quali vengono spediti sul portatore di palla, mentre l’altro crea contatto con il rollante.

L’obiettivo di questa difesa è la creazione di un passaggio difficoltoso per raggiungere l’uomo lasciato libero sul perimetro, operazione che spesso necessità di uno o due passaggi extra rompendo il ritmo dell’esecuzione, e che spesso forza pure palloni fuori misura, in special modo quando la corsia viene occupata da braccia interminabili come quelle di Parker o Antetokounmpo.

Laddove la difesa di Larry Drew lasciava cinque uomini a difendere sul pitturato lasciando spazi eccessivi che conseguivano in piogge di tiri da tre a segno, quella di Kidd e del fidato assistente Sean Sweeney mira esattamente al contrario, ovvero al creare le peggiori condizioni possibili affinché l’avversario riesca a raggiungere il compagno appostato oltre l’arco.

L’efficacia del concetto è senza dubbio dimostrata dal secondo posto che i Bucks detengono in termini di palloni rubati, quasi equivalenti a quelli che perdono in attacco (15.9), nonché avvalorata dall’aver completamente rivoltato statistiche come i punti concessi su 100 possessi ed i punti ottenuti di conseguenza ad un turnover avversario, tutti campi numerici dove Milwaukee un anno fa era posizionata negli ultimi posti, e nei quali oggi primeggia.

Brandon Knight

Brandon Knight

Nella città di Happy Days la mediocrità non è più accettata, e la trasformazione radicale dei Bucks di questa nuova era è testimoniata dalle 14 vittorie in 28 gare, un solo successo in meno rispetto all’intero campionato scorso. E’ una squadra che non gioca a perdere per accaparrarsi un altro campione del futuro, che ha compreso quali passi affrontare e come usare il materiale a disposizione oggi, Parker o non Parker, rendendosi competitiva per i playoffs (ad oggi è la sesta potenza della Eastern) con un management che nel frattempo studia le mosse più appropriate per migliorare ancora la situazione, una proprietà dal rinnovato entusiasmo e con un allenatore che in pochi mesi di lavoro ha già convertito l’intero roster alla sua filosofia mentale e tattica.

I progressi non si vedranno né oggi e né tantomeno domani, ma l’inizio fa proprio pensare che questi Bucks siano sulla strada giusta per compiere la loro agognata ascesa, e restare in alto per un bel po’ di tempo.

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