Dopo circa trent’anni di regno incontrastato si chiude ufficialmente, con un brutto “occhio nero” ed una valanga di pubblicità negativa, l’era di Donald Sterling ai Los Angeles Clippers ed inizia ufficialmente quella di Steve Ballmer, Ceo di Microsoft, che ha acquistato la franchigia da Shelly Sterling per circa 2 miliardi di dollari, con la benedizione della NBA tutta che, a dir la verità, non ne poteva proprio più dello storico proprietario dei Clips e del suo “bizzarro” modo di gestire la franchigia.

Al momento la sensazione è che il “fantasma” del vecchio Donald continuerà, gioco forza, ad aleggiare ancora sulla squadra californiana (anche se lui ha ufficialmente rinunciato a battaglie legali e ripicche varie), ma tutti vogliono pensare che finalmente i Clippers possano voltare pagina, dopo anni di “decisioni non prese” e mancati investimenti sia sui giocatori che sul brand di una franchigia che, grazie al duo Paul-Griffin, è oggi una delle più “cool” della Lega e meriterebbe, lasciatemelo dire, un nuovo Logo e delle maglie “più al passo coi tempi”.

La squadra riparte dalla semifinale di Western persa 4 a 2 contro gli Oklahoma City Thunders e lo fa con la convinzione di dover lavorare sodo per fare l’ultimo, decisivo salto di qualità, costruendo un roster nuovamente competitivo attorno alle sue due stelle, senza dover per forza “ammassare” talento che mal si sposa con i dettami di gioco di coach Rivers e con le necessità di una squadra che deve ripartire dalle proprie certezze e da un gioco collaudato.

Conference: Western
Division: Pacific

Arrivi: CJ Wilcox (scelta n. 28 da Washington), Ekpe Udoh (FA dai Milwaukee Bucks), Spencer Hawes (FA dai Cleveland Cavs), Jordan Farmer (FA dai Los Angeles Lakers), Chris Douglas-Roberts (FA dai Charlotte Bobcats), Joe Ingles (Maccabi Tel Aviv, ISR).

Partenze: Byron Mullens (Shanxi Zhongyu, Cina), Stephen Jackson (FA), Darren Collison (Sacramento Kings), Maalik Wayns (Zalgiris Kaunas, Lituania), Darius Morris (Portland Trail Blazers), Jared Dudley (Milwaukee Bucks), Ryan Hollins (Sacramento Kings), Sasha Vujacic (Umana Venezia, Italia), Danny Granger (Miami Heat), Willie Green (Orlando Magic).

Probabile quintetto: Chris Paul, JJ Redick, Chris Douglas-Roberts, Blake Griffin, DeAndre Jordan

GUARDIE: Reggie Bullock, Jamaal Crawford, Jordan Farmar, Chris Paul, JJ Redick, CJ Wilcox

ALI: Matt Barnes, Blake Griffin, Hedo Turkoglu, Chris Douglas-Roberts, Ekpe Udoh, Reggie Bullock, Joe Ingles

CENTRI: DeAndre Jordan, Glen Davis, Spencer Hawes

HEAD COACH: Doc Rivers

La nuova stagione dei Los Angeles Clippers ricomincia da coach Doc Rivers al quale è stato rinnovato il contratto fino al 2019, un segnale forte, anzi fortissimo che il nuovo management ha voluto dare alla squadra ed a tutto l’ambiente.

L’operato dell’allenatore negli ultimi anni ha prodotto ottimi risultati, la squadra ha una sua fisionomia di gioco ben precisa e, anche se qualcuno si sarebbe aspettato risultati migliori, l’idea di fondo è che si sia “seminato bene” e ora sia arrivato il momento di raccogliere i frutti del gran lavoro svolto.

L’altro punto fermo da cui parte l’era Ballmer è rappresentato dall’asse formato da Chris Paul e Blake Griffin. Le due stelle dei Clippers hanno ormai raggiunto la piena maturità cestistica (soprattutto il primo) e da loro ci si aspetta, finalmente, il definitivo salto di qualità, che tradotto significa fare più strada nella post-season.

Per far questo il coaching staff e la proprietà hanno deciso di puntare su un “rafforzamento mirato” dell’organico che, rispetto al passato, dovrà puntare su innesti funzionali piuttosto che sul prendere giocatori di gran talento, ma sul viale del tramonto o poco adatti al progetto… e che soprattutto nulla aggiungono in termini di vittorie.

Scaricato il deludente Jared Dudley (spedito ai Bucks in cambio di niente, visto il repentino taglio di Delfino e Raduljica), salutati Granger, Jackson e Collins, forti, ma non utili alla causa, perso a malincuore Green, l’idea di fondo è quella di puntare su elementi che siano complementari ai giocatori già presenti nel roster, che possano offrire qualcosa di diverso ed innalzare immediatamente il livello generale della squadra quando sono chiamati in causa, incastrandosi perfettamente con il sistema di gioco dei Clippers e con i punti fermi della squadra. Dentro quindi due specialisti come Udoh e Farmer, due buoni elementi come Hawes e Douglas-Roberts, più un rookie poco pubblicizzato (CJ Wilcox), ma di cui a LA già dicono un gran bene.

Inutile girarci intorno: al momento la squadra sembra “un tantino da definire nei ruoli”, a cominciare dal titolare dello spot di ala piccola, conteso da Chris Douglas-Roberts, reduce da una buona annata a Charlotte, ma forse ancora inadatto a fare il titolare a certi livelli, e da Matt Barnes, splendido sesto-settimo uomo, che rende al meglio partendo dalla panchina.

Appare invece ancora troppo acerbo, ma sicuramente promettente, Reggie Bullock. Completato il reparto lunghi (già affollato) con la scommessa Ingles, decisivo in Europa, ma tutto da scoprire da quest’altra parte dell’oceano, paiono mancare al momento punti dalla panchina, con i soli Crawford e Davis (più Barnes) che sembrano in grado di far rifiatare i titolari garantendo che non si abbassi troppo il talento, a meno che Turkoglu non stupisca tutti con una “seconda giovinezza” (che magari potrebbe valergli anche lo starting-five).

Il problema è che il mercato dei FA non sembra offrire grande scelta, con la sola eccezione del “sogno proibito” di tanti, che risponde al nome del veterano Ray Allen, e difficilmente si procederà, prima dell’avvio della stagione, a qualche trade di un certo peso.

Così dietro, leggasi reparto guardie, permane qualche punto interrogativo (che per inciso, se arrivasse “He got Game”, immediatamente svanirebbe) sia numerico che qualitativo, a meno di scommettere su buoni minuti dell’esordiente Wilcox o sull’esplosione di Bullock.

E qui si innesta il lavoro dell’allenatore che dovrà, gioco forza, innalzare il livello complessivo della manovra di una squadra che, se in giornata, pare avere pochi rivali nella Lega, ma che fa enorme fatica a carburare se Chris Paul e Blake Griffin non sono in giornata.

Gli indiziati numero uno, in questa logica, sono proprio i due che, al momento, completano il quintetto. JJ Redick viene da una stagione decisamente al di sotto delle attese, nella quale ha mostrato “difficoltà” nel segnare, anche da tre, ma soprattutto è apparso un pesce fuor d’acqua nel sistema scelto da Rivers, alla ricerca continua di blocchi da cui uscire e degli scarichi che non arrivavano coi tempi prediletti.

DeAndre Jordan è apparso in decisa crescita, ma dietro alla consueta difesa, ai rimbalzi ed alla presenza nella propria area ci si aspetta una maggiore partecipazione offensiva, considerato qualche buon movimento che il pivot ha pur dimostrato di avere.

Il resto del lavoro l’allenatore dovrà farlo “nella mente” delle due stelle, apparse spesso devastanti in regular-season, ma alquanto timide, per non dire “fragili”, nelle gare da aprile in poi.

Ecco, questa potrebbe e dovrebbe essere la chiave di volta della stagione 2014-15: se Paul e Griffin riescono a mantenere costante il proprio livello, aumentando d’intensità nella post-season senza perdere in lucidità e talento, la stagione dei Clips potrebbe riservare non poche sorprese.

D’altronde, come ribadito più volte da coach Rivers, il talento dei due è indiscutibile, come la chimica e la qualità che mostrano quando giocano assieme, ora l’importante è riuscire a mantenere alto il rendimento anche nei play-off, quando dinanzi ci sono le squadre ed i giocatori migliori ed il livello del talento è così alto che, a fare la differenza, sono le proprio le “piccole cose”, come le giornate buone, lo stato di forma, la qualità dei compagni, ma soprattutto i campioni, che sono chiamati ad innalzare il proprio rendimento portando avanti tutta la squadra.

Questo sarà il “mantra” dei nuovi Clippers: vincere tutti assieme, giocando di squadra…ma senza scordarsi che il salto di qualità te lo fa fare il talento delle tue stelle.

 

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3 thoughts on “Los Angeles Clippers: Preview 2014 2015

  1. Non sono molto d’accordo, su diversi aspetti.
    Anzitutto dall’articolo è troppo sminuito il ruolo di Redick, che per me l’anno scorso non ha fatto assolutamente una stagione sotto le attese ma si è confermato come un giocatore molto solido, un usato sicuro su cui Rivers può sempre contare (anche nei playoff ricordo diverse partite con un impatto veramente degno di nota).

    Anche Blake Griffin secondo me è già un All-Star, fatto e finito, l’anno scorso ha fatto il salto di qualità, il suo tiro dai 5 metri è diventato molto più affidabile che in passato ed anche i nervi mi sembrano molto più sotto controllo.

    L’anno scorso L.A. è stata penalizzata oltremodo dal polverone interno sollevato dalla questione Sterling, si vedeva chiaramente che molto giocatori non avevano la concentrazione necessaria per affrontare il periodo più importante della stagione.

    Il problema principale dei Clippers a mio modo di vedere è la forza delle squadre avversarie.

    • Sono fondamentalmente d’accordo, ma vorrei sottolineare un aspetto accennato nell’articolo e a mio modo di vedere estremamente rilevante: tutto bello, la squadra i comprimari ecc, ma l’elemento fondamentale perchè un team Nba di alto livello arrivi fino in fondo è il rendimento della propria stella; nella fattispecie, i Clippers dipendono da Paul. Sembra una scontata banalità, ma quello che intendo dire è che se finora i Clippers sono mancati nei momenti fondamentali nei playoff, secondo me è perchè il buon Chris ha sempre fondamentalmente fallito lo step decisivo. E’ un giocatore fantastico, ma non ho mai capito perchè attorno a lui ci sia una specie di aura di adorazione, da parte di media e tifosi, che impedisce di ammettere la realtà e porta ad una specie d indulgenza nei suoi riguardi anche di fronte all’evidenza: ai playoff non solo non innalza il proprio livello, ma tende a forzare più del solito e perdere lucidità, risultando ad ogni modo incapace di essere il faro e l’ancora di cui la propria squadra necessita. Certo, il suo immenso talento lo porta a volte a decidere singole partite, ma in una serie non è incisivo come dovrebbe…mi stranisce ad esempio il paragone con la ferocia con cui vengono vivisezionate, psicanalizzate, analizzate le prestazioni di Lebron, nei cui confronti si pare sempre alla ricerca di un appiglio per poter criticare e malignare di un’incapacità di guidare la squadra alla vittoria che è fardello di ben altri giocatori(per inciso, il discorso vale per molti altri giocatori, ho solo citato l’esempio più eclatante e sotto gli occhi di tutti per fare un paragone tra giocatori di elite assoluta).
      Al contrario, Griffin si è dimostrato nella scorsa stagione eccellente da questo punto di vista, dimostrandosi pronto più del rinomato compagno ad essere il giocatore cui far riferimento nei momenti difficili e/o decisivi…se Paul migliorerà da questo punto di vista, con la solida guida di Rivers in panchina, nessun obiettivo è precluso per i Clippers, nonostante l’assenza di un’ala piccola di livello a completamento del roster

      • Assolutamente d’accordo con te: paul è sempre giustificato ma nei momenti concreti manca la sua presenza.

        Te lo hai paragonato a james ed io lo paragono ad un suo pari ruolo, westbrook: il 99% dirà che quest’ultimo non è all’altezza del gioco di paul ma ricordo solo come sono andati i rendimenti dei due giocatori durante i play-off lo scorso anno.

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