30 punti, 10 rimbalzi, 6 assist e un’inchiodata al ferro fissando negli occhi nientepopodimeno che Michael Jordan, proprietario dei Bobcats seduto a pochi seggiolini di distanza dalla panchina dei suoi ragazzi.

 

Se dovessimo riassumere il pazzo sabato sera di Lebron James, questi sarebbero i momenti salienti di una notte che lo ha visto protagonista dall’inizio alla fine, guidando i suoi Miami Heat alla terza vittoria consecutiva nella serie di Playoff contro Charlotte, alla diciannovesima da quando ha deciso di portare i suoi talenti a South Beach (19-0 dalla formazione dei Big Three contro la squadra di Jordan).

APTR_Lebron-JamesNella serie il Prescelto viaggia a 29.3 punti, 8.3 rimbalzi, 5 assist tirando con il 56.9% dal campo e il 40% da tre. Numeri questi che, seppur Miami uscisse dalla regular season con il peggior record da quando Bosh e James si sono trasferiti in Florida ed avesse perso 14 delle ultime 25 gare della stagione regolare, stanno a sottolineare quanto la squadra guidata da Eric Spoelstra sia pronta a dare battaglia pur di arrivare al tanto agognato three-peat, facendola entrare di diritto nell’elite delle migliori formazioni di sempre.

Eppure Gara3 non era cominciata proprio nel migliore dei modi per gli Heat. Guidati da un Al Jefferson incontenibile nonostante gli ormai noti problemi di fascite al piede sinistro, infatti, i Cats avevano illuso i propri tifosi (di ritorno al palazzo per una partita di Playoffs dal 2010 ed ancora in attesa della prima vittoria in postseason) di potersela giocare a viso aperto contro i bi-campioni in carica, come ampiamente dimostrato anche nei primi due episodi della serie.

Big Al, autore di un primo quarto da 15 punti con 7/9 al tiro, era riuscito ad incartare la difesa di Udonis Haslem prima e Chris Andersen poi, dando vita ad un vero e proprio show (“Sta giocando come se stesse nella sua routine pre-partita, gli viene tutto troppo semplice”, ha detto Spoelstra del suo gioco nella pausa tra prima e seconda frazione) e guidando i suoi avanti 27-23 dopo i primi 12’ di gioco.

Di lì in poi, però, musica ed effetti speciali porteranno solo la firma degli Heat. Nel secondo quarto infatti si sbloccano Ray Allen (bentornato!) e Dwyane Wade in attacco, ma soprattutto Miami si ricorda di essere una delle migliori squadre difensive viste nell’ultima decade abbondante di NBA, surclassando gli avversari nella propria metà campo: blitz sistematici appena superata la metà campo su Kemba Walker per annebbiargli il cervello e non permettergli di ragionare, raddoppi su Al Jefferson accompagnati dalle dovute spaziature in aiuto dal lato debole, Kidd-Gilchrist battezzato sul tiro da fuori.

Il risultato è un parzialone in cui Charlotte rimane per 6 minuti abbondanti senza trovare il fondo della retina.

A mettere la ciliegina sulla torta, come al solito, ci pensa Lebron, che con 5 punti filati (di cui tre scaturiti da una clamorosa palla recuperata ed il conseguente fallo sul tentativo da tre di Ridnour a 0.2 decimi dalla sirena di metà partita) chiude il quarto guidando gli ospiti sul +12 (58-46).

Alla ripresa delle ostilità, la sinfonia è sempre la stessa. Anzi, Miami decide di alzare ancora di più i giri della propria difesa, aiutata anche dalla incredibile carestia di canestri dal campo dei Bobcats.

Kemba Walker, infatti, impiega 6’ prima di mettere a segno il primo field goal del secondo tempo dei Cats, ma chiaramente contro una squadra del calibro degli Heat questo significa solo una cosa: -26, margine più largo dall’inizio della serie e, come direbbe il buon vecchio Dan, “Mamma, butta la pasta!”.

James fa 12 nel terzo quarto, Cole si fa trovare pronto in uscita dalla panchina, Wade inchioda un paio di volte al ferro dimostrando una volta di più, se ancora ce ne fosse bisogno, il suo ottimo stato di salute in questa postseason e Miami rimane in controllo fino alla fine della partita, chiusa sul 98-85 finale.

Per gli Heat, come detto, ottime le prestazioni di James e Wade (17 punti, 6 assist, 7/16 dal campo), solido il contributo di Bosh (2/2 da tre anche in Gara3, 8/11 complessivo nella serie, 72.7%) e della coppia Cole-Andersen in uscita dalla panchina. Ray Allen è ancora sostanzialmente desaparecido, con la panchina che dovrà dimostrare molto di più man mano che la squadra andrà avanti nei Playoffs se si vuole puntare al terzo anello consecutivo.

In casa Bobcats, invece, sono chiare le difficoltà sia fisiche (Miami ha vinto la battaglia nel pitturato 40-28) che tecniche derivanti soprattutto dall’infortunio occorso a Jefferson, che limitano lui (ha chiuso Gara 3 con un bottino di 20 punti, tirando però 1/4 dal campo dal momento che gli avversari hanno cambiato marcia in difesa, dopo averne messi 15 nel solo primo periodo) e tutto il resto della squadra, non aiutando sicuramente uno degli attacchi meno prolifici della NBA a sciogliere il bandolo della matassa.

In più, MKG dopo l’exploit di Gara2 ha dimostrato di soffrire oltremodo l’atletismo di James, sia in attacco che in difesa, giocando una Gara3 evidentemente anonima.

WHAT’S NEXT?

Gara 4 si disputerà nella notte tra Lunedì e Martedì, sempre all’1.00 ora italiana.

Miami ha nel mirino un 4-0 che gli permetterebbe di riposare una settimana (dato che la serie Raptors-Nets sembra essere indirizzata verso binari piuttosto lunghi) in vista del secondo turno.

Charlotte, dalla sua, avrà voglia di regalare un’ultima gioia ai propri tifosi dopo una stagione esaltante ed in vista del cambio di nome l’anno prossimo.

 

Post By EmilianoT (53 Posts)

Appassionato di basket americano e di calcio, soprattutto quello inglese da qualche tempo, è laureato triennale in Scienze Politiche presso la LUISS di Roma e studia Marketing presso lo stesso ateneo. Gioca agonisticamente a basket. Conta diverse collaborazioni sul web come redattore sportivo, specializzato in basket NBA. E’ regolarmente iscritto all’ODG del Lazio come pubblicista.

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