howhatrd443I Rockets, sotto la guida del GM Daryle Morey,  hanno imbastito un ambizioso progetto per tornare ai vertici dell’NBA , ricostruzione che ha voluto dire smontare la squadra, passare un paio di stagioni nel limbo della lega per costruire spazio salariarle per poi poter firmare i free agents più interessanti disponibili sul mercato e poter avere lo spazio per ri-firmare eventuali buone scelte fatte al draft e divenute giocatori NBA a tutti gli effetti.

Prima parte del progetto firmare una super star NBA: fatto, da OKC arriva il Barba, ovvero James Harden pronto a diventare la faccia di un franchigia NBA dopo avere diviso il parquet a Oklahoma con Durant e Westbrook.

Seconda parte: inserire nel roster della squadra giocatori importanti senza affossare il Salary Cap della squadra così da continuare ad avere margine di manovra negli anni a venire: fatto, vengono firmati Omer Asik dai Bulls e Jeremy Lin dai Knicks, entrambi reduci da una stagione dove hanno fatto vedere ottime cose, in modo diverso, ma entrambi sembrano pronti per un ruolo accresciuto nella loro prossima avventura NBA.

Oltre alla bontà tecnica dell’operazione, Lin e Asik sono due solidi giocatori NBA , entrambi con caratteristiche interessanti, è la tipologia dei contratti firmati a rendere interessante la scelta di Morey: i due hanno firmato due triennali da 25.000.000 di dollari complessivi, che pesano sul cap della squadra per circa 8.000.000 di dollari all’anno, ma in realtà la loro retribuzione effettiva è di 5.000.000 di dollari all’anno per i primi due anni e 15.000.000 di dollari per l’ultimo anno di contratto.

Sempre 25.000.000 di dollari sono direte, però in questo modo nel caso i due venissero scambiati con questo contratto in corso la squadra che se li prende in carico deve farsi carico della parte più onerosa del loro stipendio ed invece i Rockets hanno usufruito di un giocatore da 8.000.000 di dollari al prezzo di un giocatore da 5.000.000 di dollari.

Va bene, si dovrebbe fare un considerazione tecnica della situazione dei Rockets ma credo che nella NBA di oggi non sia possibile scindere il rendimento di un giocatore dal suo contratto. Ad esempio Chandler Parsons con un contratto da poco più di 900.000 dollari a stagione ha un rendimento elevatissimo, fenomenale, quando firmerà il nuovo contratto, magari da 7/8 Milioni di Dollari a stagione quello che oggi “rende” sul campo sarà considerato assolutamente normale e dato per scontato; stessa cosa per Patrick Beverly ed il suo contratto non garantito da 800.000 dollari.

Queste operazioni insieme alla crescita di Beverly e Parsons, hanno contribuito nella passata stagione a rendere i Rockets una squadra competitiva da subito: 45 vinte e 37 perse la scorsa stagione,  ed un progetto credibile per il futuro.

Così arriva l’estate del 2013 e con lei a Houston oltre alla solita temperatura infernale arriva Dwight Howard, che rinuncia all’offerta economicamente più vantaggiosa dei Lakers perché ritiene i Rockets una squadra ed un contesto dove meglio potrà esprimere tutto il suo potenziale. Howard firma un quadriennale da 88.000.000 di dollari complessivi per circa 22.000.000 di dollari l’anno.

Houston in questo momento ha un record di 10 vittorie e 5 sconfitte, l’inserimento di Howard sembra procedere in modo più semplice e meno traumatico rispetto a quanto accaduto nella passata stagione con il suo arrivo ai Lakers (fare peggio da questo punto di vista sarebbe stato impossibile).

Howard ha iniziato la passata stagione reduce da un’operazione alla schiena e ai Lakers non hanno mai visto il vero Dwight Howard, almeno dal punto di vista fisico: quest’anno Howard si è presentato in migliori condizioni fisiche al training camp dei Rockets e la minor pressione dei media gli sta permettendo un’entrata soft nella realtà texana.

A Los Angeles tutto ciò che faceva era vivisezionato e amplificato, il giocatore di riferimento dei Lakers Kobe Bryant ha un approccio, diciamo meno morbido alla vita e alla pallacanestro di quello di Howard, e fino a che sarebbe stato in campo non avrebbe permesso a nessuno di diventare il maschio Alfa, il giocatore di riferimento dei Lakers. Quindi valige pronte, direzione Houston per un progetto nell’opinione di Howard più futuribile e in una situazione ambientale meno stressante per le sue necessità.

La prima certezza per i Rockets è il Barba, ovvero James Harden, oggi molto probabilmente la miglior guardia della NBA, includendo nella classifica anche Kobe sano.

Harden è chiaramente oggi il leader tecnico della squadra, è il giocatore che ha più minuti e più punti della squadra, ed è il giocatore che ha poi in mano lo Spalding quando conta. Harden è uno splendido giocatore offensivo in grado di crearsi i propri tiri, di guadagnare, e segnare, tiri liberi e di creare gioco anche per i suoi compagni, quando conta è lui il playmaker della squadra che gestisce i possessi chiave con la palla in mano.

Allo stesso tempo non è un grande difensore, per usare un lieve eufemismo, e quando gioca in coppia con Jeremy Lin, altro difensore sospetto, il perimetro dei Rockets è facilmente perforabile e gli esterni avversari possono arrivare facilmente al ferro.

Proprio per questa scarsa vena difensiva di Harden e Lin è molto importante l’aggressività difensiva di Beverly, la sua capacità di contenere gli esterni avversari sul primo passo e di mettere pressione sulla palla gli ha consentito di guadagnare costantemente minuti e di partire in quintetto, lasciando a Lin il compito di guidare il secondo quintetto di Houston, dando così la possibilità al taiwanese di dare immediato contributo offensivo all’ingresso in campo, sia per i punti direttamente prodotti sia per il cambio di ritmo che è in grado di imprimere alle partite.

In questa fase Houston deve gestire la “grana” Asik, ovvero il turco dopo la prima stagione con i Rockets si sente legittimato ad essere il centro titolare di una squadra NBA, peccato che con l’arrivo di Howard quel posto sia ben occupato e presidiato.

McHale all’inizio della stagione fa partire in quintetto assieme i due lunghi, i risultati sono quelli che abbiamo detto, ma si vede che il turco sta pian piano uscendo dal progetto tecnico di McHale, ovvero è lui stesso a non accettare un ruolo diminuito dall’arrivo dell’ingombrante compagno di front line e così chiede formalmente alla dirigenza Rockets di essere ceduto.

Al momento le richieste del Turco sono rimaste inascoltate, Asik sta partendo ora dalla panchina ed il suo posto in quintetto è stato brillantemente occupato da Terrence Jones, secondo anno da Kentucky, così Asik si deve adattare ad un ruolo diminuito, adattamento che prosegue tra mugugni e prestazioni non all’altezza di quanto fatto vedere sin qui dal turco nella sua carriera NBA.

Vederlo muoversi con le braccia e lo sguardo basso per il campo certamente non invoglia le altre squadre della lega a cercare una trade per il turco, ma visto che i minuti disponibili sono quelli che sono, che Howard è certamente il centro titolare della squadra o Omer si adatta e cerca di diventare un fattore uscendo dalla panchina o sarà una lunga stagione per lui in attesa di uno scambio che non è detto arrivi.

Howard, dal suo arrivo in Tesxas, sta continuando a produrre in linea con le sue cifre di carriera, ovvero circa 18 punti e 13 rimbalzi di media a partita, l’usuale 50% scarso ai liberi e una presenza fisica nella partita che non riesce a tornare ad essere dominante dopo l’operazione alla schiena fatta alla fine della sua carriera con i Magic.

Ad oggi è ancora in fase “Honey Moon” con la città e con la squadra, si dice pienamente inserito nel progetto tecnico in atto, convinto che sia la sua occasione per raggiungere l’elite NBA, ovvero vincere un titolo.  Howard aveva lasciato i Magic perchè credeva che in quell’organizzazione ed in quel sistema non avrebbe mai vinto un titolo NBA, poi ha lasciato i Lakers perchè non credeva nella convivenza con il giocatore di riferimento di Los Angeles e voleva essere lui il giocatore: troppi pick’n’roll, troppi tiri da tre punti, pochi possessi in post basso per lui… sistema molto simile a quello attualmente praticato dai Rockets.

Certo qui non c’è Gasol a togliergli ulteriore spazio ma se tutti gli allenatori che lo hanno avuto hanno cercato di coinvolgerlo in giochi che dinamicamente lo portassero in avvicinamento a canestro probabilmente è perchè Howard non è così dominante in situazioni di post basso statico come lui stesso pensa di essere.

McHale deve riuscire a far capire ad Howard che se vuole essere decisivo in attacco deve utilizzare di più la sua rapidità ed agilità perchè non riesce sempre a dominare fisicamente quando è in situazione di post statico e non ha un sufficiente arsenale di movimenti da sopperire con la tecnica agli ostacoli che giocatori fisicamente solidi come i Marc Gasol, DeAndre Jordan o Pekovic  della lega riescono a  mettere sulla strada di Howard.

Inoltre la cronica difficoltà ai liberi di Dwight lo espone troppo all’ “Hack a Dwight” costringendolo a continui viaggi in lunetta che come detto vengono sfruttati solo al 50% dal centro di Hosuton. Forse per tutto questo, per questo tipo di rendimento e di numeri, val la pena aver in campo DeAndre Jordan ed i suoi 10.000.000 di dollari all’anno….

Howard ha vinto più volte il premio come Difensore dell’anno, più per le grandi stoppate che per una vera efficacia difensiva. Con una forma fisica ancora non pienamente ritrovata si notano i limiti difensivi dello stesso Howard che fa fatica ad uscire fuori dall’area per difendere aggressivo sui pick’n’roll o per chiudere su uno dei tanti lunghi perimetrali che sempre più spesso trovano campo nell’NBA del 2013.

In un sistema difensivo non ancora perfettamente compiuto come quello dei Rockets, diamo a McHale il tempo per provare a mettere insieme i giocatori e le sue idee di gioco, un perimetro facilmente perforabile come quello difeso da Harden e Lin, un centro che non vuole lasciare l’area e non esce sui P’n’R, un ottimo giocatore in aiuto difensivo che non ha più interesse nel restare a Houston ed  ecco che i Rockets con oltre 105 punti concessi di media a partita sono i ventinovesimi su trenta squadre in questa classifica.

Sino ad oggi sono state le grandi difese a vincere i titoli NBA ed i texani non sembrano in lizza per vincere alcun award difensivo nella stagione NBA in corso.  Attenzione non si sta parlando di una squadra in crisi, è una squadra con un buon roster, con un monte salari adeguato e con margini di miglioramento ancora possibili. Quello che si vede da questo primo scorcio di stagione è una squadra molto forte in attacco con giocatori interessanti in forte crescita come Parsons, una squadra però che non ha trovato nell’arrivo di Dwight Howard il mezzo per divenire un difesa da titolo NBA .

I Rockets davvero non sono in crisi ma allo stesso tempo le operazioni fatte dalla dirigenza non hanno ancora ottenuto tutti i risultati sperati e ci sono alcuni problemi che potrebbero emergere compiutamente nei prossimi mesi: la questione Asik, la costante insoddisfazione che Howard sembra periodicamente manifestare ovunque si sia trovato a giocare.

D’ altra parte i Rockets sono giovani, talentuosi e ben governati, quindi se tutti i pezzi dovessero andare assieme invece che esplodere potrebbero diventare una seria contendente al titolo NBA.

Oggi sembrano ancora un gradino sotto agli Spurs, ai Thunder ed ai Clippers quantomeno, vedremo che direzione prenderà la stagione di Houston: decollo oppure lancio rinviato?

 

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2 thoughts on “Houston Rockets: Howard, il Barba ed il Turco

  1. Articolo interessante, solo una piccola annotazione circa la situazione contrattuale Asik/Lin(particolarmente il primo): mossa indubbiamente insolita e fantasiosa all’epoca, studiata appositamente per impedire alle rispettive squadre di appartenenza di pareggiare le offerte per i giocatori, cui erano ancora interessate, a causa di un ingolfamento eccessivo del salary cap nel terzo anno. Tuttavia mi pare evidente il rischio di boomerang insito in questa operazione: stabilito che Asik non si ritiene una riserva e quindi non farà il sesto uomo di gran lusso, ora servirebbe una trade per arrivare ad un asset più compatibile con Howard(da più parti si invoca lo scambio con Ryan Anderson, il quale si è già trovato a meraviglia con DH, che sistemerebbe ottimamente lo spot di 5 dei Pelicans consentendo a Davis di giocare stabilmente da 4); siamo però sicuri che una qualsiasi squadra, NO o altri, sia disposta ad accollarsi un ingaggio così pesante, decisamete eccessivo per un pur ottimo giocatore? Considerando anche che tra un anno e mezzo il turco sarebbe FA, e quindi il forte rischio di perderlo dopo poco tempo e trattarlo, di fatto, come un albatross, cosa che certamente non è…
    Io credo che sia un notevole deterrente, in quanto c’è una contraddizione di fondo: è un giocatore valido, giovane e futuribile, quindi se lo prendi sei realmente interessato a tenerlo, ma in quel caso l’imminente scadenza del contratto finisce per diventare un ostacolo; se invece lo prendi come albatross per liberare spazio salariale per il 2015, o quanto meno con l’idea di rinnovarlo solo a cifre più basse, col rischio che lui rifiuti e vada via, perchè dovresti privarti di un buon/ottimo giocatore per averlo?

  2. Bell’articolo. Vorrei solo fare una domanda: come si fa a dire che uno che non ha mai vinto un beneamato, che quando si è giocato la finale se l’è fatta addosso (scomparso dai radar) è più forte di uno come Kobe, ma anche di uno come wade o ray allen, che da dieci e più anni calcano il parque da protagonisti, e che centinaia di volte hanno dimostrato di essere “la migliore guardia nell’nba”. Il barba è un grande, ha stile ed è sicuramente un talento. L’nba non è l’europa, in nba chi vince è forte e chi non vince non lo è abbastanza. Quando il barba avrà vinto almeno un titolo, o sarà stato effettivamente protagonista di una LUNGA cavalcata ai playoff, allora si sarà una (la) guardia più forte dell’nba. Fare 30 di media in regular season è notevole, ma non molto significativo. Il basket non è la play, il basket è avere, soprattutto quando il fisico cede, la capacità di fare la cosa giusta al momento giusto. Se oltre a fare la cosa giusta non si sbaglia, quando si è sotto pressione, allora si è un campione. Il barba non è sicuramente nei top 3, forse manco nei top 5. Vedremo tra dieci anni :)

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