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manily8i6Ovvero pensieri pre-stagionali su due delle squadre più attese ai nastri di partenza della nuova stagione. Due delle possibili outsider in grado di spodestare nel corso dell’anno dal ruolo conclamato di contenders le varie San Antonio, Miami, Oklahoma City o Chicago.

Stiamo parlando di Indiana Pacers e Houston Rockets, le compagini NBA che giovedì 10 ottobre alle 7:30 del mattino – ora di New York – sono scese in campo alla Mall of Asia Arena in Manila, nelle Filippine. Tranquilli, l’agonismo era tale che nessuno in America, fra coloro che in quei frangenti si cimentavano nei piaceri della prima colazione, ha rischiato di farsi andare di traverso le uova, il bacon o le frittelle.

Proprio per questa ragione allora il richiamo inserito nel titolo sembra alquanto inopportuno. Nessuno infatti, che sia ancora dotato di senno, può argomentare ragionevolmente che il racconto di una blanda partita di preseason, trascinatasi stancamente fino al 116-96 finale in favore dei rossi, possa in alcun modo essere accostato al ricordo di quello che, a detta di molti, rappresenta forse il match di pugilato più bello di tutti i tempi.

All’epoca – era il primo di ottobre del 1975 – come tutti sanno, Smoking Joe Frazier sfidava Alì per la terza volta, la “bella” visto che il bilancio fra i due era in perfetta parità (1-1). Alì era il campione in carica ma si diceva che fosse vecchio, che non avesse più le “armi” di un tempo. Frazier era lo sfidante, passato di recente sotto la cura di un altro gigante della boxe, George Foreman.

Di fatto dettero vita a uno degli incontri più cruenti di sempre. Vinse Alì il titolo mondiale, all’inizio della quindicesima, per KO tecnico ma il verdetto avrebbe potuto benissimo premiare il rivale, tanto che Muhammad definì quella sfida “la cosa più vicina alla morte”.

Vinse Alì che era il preferito della gente di Manila. Così come del resto risultò il più celebrato dai media del regime del Presidente Marcos. Passati 38 anni, Marcos non c’è più, la legge marziale è stata soppressa da tempo, e nell’isola del sud-est asiatico si è tornati ad ospitare i grandi personaggi dello sport a stelle e strisce.

A differenza di allora, sui cartelloni pubblicitari, gli sfidanti che oggi si trovano ad incrociare i pugni si chiamano Hibbert e Howard, anch’essi a loro modo due “pesi massimi”. In palio non c’è il titolo mondiale ma… niente. Ah sì la gloria.. no, forse nemmeno quella.

Ma i filippini ci sentono per la pallacanestro. Ci sentono eccome. Ce l’ha raccontato Federico Buffa. La dedizione per il gioco che li contraddistingue non ha eguali nel resto del mondo. E c’è da credergli.

Magari non sono alti come Manute Bol – nemmeno come J.J. Barea se è per questo – ma sognano ugualmente di schiacciare a canestro. Dice – sempre l’avvocato – che siano i primi ad aver appreso il gioco dagli americani. Ed allora bisogna onorare questa tappa degli NBA Global Games 2013 come si deve. Con toni epici e resoconti celebrativi. Non per niente dagli States hanno mandato Superman in tournèe.

A dire il vero Howard ha il suo bel da fare se è vero – come dice lo stesso Roy – che il suo diretto avversario Hibbert “a 290 pounds si muove leggermente meglio di quando ne pesava solo 275”. Nell’attesa di affrontarlo, il 12 strizza l’occhio ai club del posto dove va in scena il popolarissimo karaoke filippino. Occhio Dwight, che qui ci tengono al karaoke! Qualcuno ci ha anche lasciato le penne per un’interpretazione sfortunata di My Way di Frank Sinatra, pare.

Nei giorni precedenti la partita i fan di Manila si sono sbizzarriti al seguito dei loro idoli della palla a spicchi, impegnati nelle classiche attività di “captatio benevolentiae” previste dal programma NBA Cares. Folle di persone hanno seguito pedissequamente le mosse dei vari George, Granger, Scola o Parsons, intenti ora a tenere un clinic di fronte a una moltitudine di bambini, ora a presenziare ad eventi pubblicitari di ogni sorta.

Alcuni “indigeni” però si sono davvero superati, quanto a devotion, come quando per esempio alla conferenza stampa di Larry Bird si sono messi a richiamare l’attenzione dell’ex-Celtics con un ruffiano “Mr Legend”. Altri ancora si sono mostrati più irriverenti: singolare il video passato sulla televisione americana durante le pause della partita in cui un simpatico giocoliere fa vedere a un ammaliato Paul George come si gestisce la palla. E cavolo se ne avrebbe bisogno!

eca86bd9ddb413c1f4801cMa veniamo alla palla a due. La partita in sè dice poco. Partono a razzo i Rockets – e vorrei ben vedere… 12-0 per i rossi. Hibbert stoppa Howard che a sua volta si rifa nell’azione successiva cancellando il tiro di George. Tuttavia queste schermaglie iniziali non costituiscono il preludio a un duello all’ultimo sangue fra i due centroni, che staccheranno invece molto presto la spina.. è pur sempre preseason!

Anche a distanza di chilometri il difetto principale dei Pacers è sempre quello: le palle perse. George sembra non aver imparato niente nelle ripetizioni filippine dei giorni precedenti: perderà 5 palloni in 29 minuti di gioco. A tratti è davvero sconcertante. Sembra abbia le mani anestetizzate. O forse è il pallone che usano da queste parti ad essere più scivoloso visto che anche Hibbert dimostra di non avere troppa dimestichezza con l’attrezzo: 4 perse in 22 minuti. No, mi sa di no.

Nell’altra metà campo il Barba, Parsons e Dwight sembrano trovarsi a meraviglia con l’arancia asiatica. Harden spara da fuori a ripetizione e Howard si muove sotto canestro come quello di due anni fa, con movimenti rapidissimi. Pare che siano soci da sempre. Houston sfrutta gli errori degli avversari colpendo in contropiede per il 23-8 (schiacciata di Parsons).

George Hill è l’unico aggressivo dei suoi, tanto che i telecronisti dei Pacers si trovano un po’ spaesati. Ah dimenticavo.. dall’altra parte Beverley è partito in quintetto al posto di Jeremy Lin.

Per tornare al riferimento boxistico, Danny Granger, la grande “novità” di Indiana per questa stagione, sembra – lui sì – stia partecipando all’incontro di Manila del ’75. Ha tutta l’aria del pugile suonato. Sbaglia comodi layup e sembra incollato al suolo come un palo della luce.

Gli allenatori effettuano la classica girandola di cambi e i giallo-blu mettono in mostra l’ottimo C.J. Watson: finalmente uno che sa cosa fare nella posizione di playmaker! I Pacers, complice il mancato impiego di Mahinmi, giocano per lunghi tratti – rigorosamente in contumacia Howard – col quintetto piccolo. Prima con Copeland da 4 e Scola da 5 insieme a tre esterni puri, poi sempre Copeland nello spot di ala forte ma con West al suo fianco.

A 6:28 dalla fine del secondo quarto il positivo Donatas Motiejunas schiaccia prepotentemente e vola al tappeto. L’arbitro inizia a contare, il lituano rimane con la schiena a terra e finisce in panchina. Nonostante ciò, Lin e Aaron Brooks continuano a tagliare la difesa avversaria come fosse burro e ad andare fino in fondo.

Dall’altra parte il buon Copeland lascia andare per aria tutto quello che tocca. Che il ragazzo non fosse timido già si sapeva. Indiana prova a riavvicinarsi sul 49-45 ma viene ricacciata indietro da James Harden, che si rimbocca le maniche, si mette al lavoro e si prende lentamente ma inesorabilmente il proscenio. D’altronde è l’unica personalità fra le 33 che compongono i due roster che potrebbe non sfigurare troppo di fronte ai sopracitati Smoking Joe e Alì.

Stephenson va dentro con la moto, subisce un contatto pesante ma segna e, quando si rialza, il suo sguardo sembra dire: “Beh, che c’è? Se dico di giocare io, voialtri andate tutti a casa!” Non vale però, lui è “Nato Pronto”.

Il secondo tempo, se possibile, è peggio del primo. Howard sembra la bella addormentata nel bosco e Granger subisce una stoppata da Terrence Jones di quelle che ti fanno pensare seriamente al fatto che tu abbia scelto la professione sbagliata. D’altronde Danny.. hai eseguito un arresto e tiro come se tu fossi al campetto...

Ci prova George allora, con un paio di giocate di spessore, a tenere a galla i suoi. Meno male che durante il terzo quarto c’è il buon David Stern – il commissioner in persona – ai microfoni di Fox Sports Indiana nelle vesti di telecronista. E’ pure bravo. Potrebbe anche avere un futuro. Forse è proprio quello il suo obiettivo: anche lui probabilmente, in tempo di crisi e con l’impiego attuale che sta per esaurirsi, è in cerca di lavoro.

L’ultimo quarto mi rifiuto di commentarlo. Garbage-time totale. Vi basti sapere che Orlando Johnson si è messo in grande evidenza fra i Pacers e che la coppia di lunghi atipica nonchè internazionale formata da Motiejunas e Omri Casspi ha soddisfatto – e nemmeno poco -coach McHale.

Ovviamente il turco Asik non era disponibile, altrimenti avremmo visto tutt’altre rotazioni. Fatte le solite raccomandazioni di circostanza – in preseason non si fa sul serio, le rotazioni possono non essere quelle che vedremo stabilmente fra qualche mese, i giocatori non difendono, etc.. etc – resta comunque il non trascurabile risultato raggiunto dalla lega di aver offerto, a domicilio, il proprio prodotto ad un pubblico già da tempo piuttosto fidelizzato.

Pacers e Rockets sono oggi due squadre d’elite, forse non giocheranno per l’anello già da quest’anno.. forse sì. E’ presto per dirlo. Non sarà poi certo la preseason a soddisfare tutte le nostre curiosità in proposito, tuttavia qualche spunto di natura tecnica si può pur sempre cogliere, anche nel mese di ottobre, anche in mezzo a così tante – forse pure troppe – note di folclore.

 

Post By Tommaso Mandriani (54 Posts)

grande amante del basket, del vino e della scrittura, segue l'NBA dal 1994, quando i suoi occhi furono accecati dal fulgido bagliore emanato dal talento irripetibile di Penny Hardaway. Nutre un'adorazione incondizionata per l'Avv. Federico Buffa e non perde occasione di leggere i pezzi mai banali di Zach Lowe.

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One thought on “The Thrilla in Manila

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