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wizro87La stagione 2012-13 dei Wizards si è conclusa per l’ennesima volta senza playoffs, con un bilancio di 29-53 per nulla lusinghiero che però è il miglior risultato degli ultimi cinque anni e questo dà la misura delle condizioni in cui versa la franchigia.

In panchina c’è sempre quel Randy Wittman che in sette anni da capoallenatore non ha mai chiuso una stagione con un bilancio positivo e che nell’ultima stagione ha guidato una squadra ventottesima per punti segnati (anche se ottava per punti subiti).

Nonostante queste considerazioni negative, al Verizon Center ci sono motivi di (moderato) ottimismo per la prima volta da tanti anni: John Wall, che aveva iniziato la stagione infortunato ad un ginocchio, è rientrato a gennaio forte come prima e ha chiuso la stagione a 18 punti, 7.6 assist con un incoraggiante 44% dal campo (26% da tre, dove c’è ancora tanto lavoro da fare).

Quest’estate Wall ha rifirmato legandosi per altri cinque anni ai Wizards, che su di lui hanno investito 86 milioni di dollari facendone il loro giocatore franchigia. Il destino di Washinton dipende da lui e dai giocatori di cui i Wizards lo stanno circondando: Beal, Porter, Webster, Nenê e Okafor.

Conference: Eastern

Division: Southeast

Arrivi: Al Harrington (f), Eric Maynor (g), Glen Rice Jr (g), Pops Mensah-Bonsu (f), Josh Childress (g), D’or Fischer (c), Xavier Silas (g)

Partenze: A.J. Price (g), Leandro Barbosa (g), Cartier Martin (g), Jason Collins (c)

Draft: Otto Porter (3rd pick) (f)

Probabile quintetto base

PG: John Wall
SG: Bradley Beal
SF: Martell Webster
PF: Jan Vesely
C: Nenê Hilario

ROSTER

Guard: John Wall, Bradley Beal, Garrett Temple, Eric Mynor, Glen Rice,

Forward: Otto Porter, Trevor Ariza, Martell Webster, Kevin Seraphin, Chris Singleton, Trevor Booker, Al Harrington, Jan Vesely,

Center: Emeka Okafor, Nene Hilario, Kevin Seraphin,

Head-Coach: Randy Wittman

I Wizards ripartono dagli ottimi numeri difensivi della scorsa stagione, quando, ancorati dalla presenza di Emeka Okafor sotto i tabelloni, hanno avuto l’ottava difesa della lega per punti subiti. Sono arrivate molte sconfitte causate dagli infortuni e da un gioco offensivo non all’altezza, ma la difesa funzionava e ha tenuto anche quando la stagione era ormai largamente compromessa.

Randy Wittman è rimasto l’allenatore dei Wizards per questo motivo e in questa stagione Washington rimarrà una squadra dalla chiara (e sottovalutata) impronta difensiva che potrà bilanciare con un rinnovato arsenale offensivo scelto per aprire il campo a John Wall e Bradley Beal.

Sul fronte societario, il presidente Ernie Grunfeld ha promosso Tommy Sheppard come nuovo senior vice president of basketball operations. Greg Ballard svolgerà compiti legati allo scouting mentre Ed Tapscott è diventato presidente delle “operazioni giocatori”.

Sheppard, nome non celeberrimo, in passato ha lavorato con la nazionale statunitense e coi Denver Nuggets.
Tapscott è un altro professionista di lungo corso che a New York ricordano soprattutto per la scelta al draft di Frederic Weis alla quindici, con Ron Artest ancora disponibile (fu sempre lui a costruire la squadra che arrivò in finale nel 1999, per onor del vero).
Ballard, che nel 1978 vinse il titolo da giocatore di Washington, ha maturato esperienze a Minneapolis, Atlanta e Dallas.

Nessuno di loro è un genio che cambierà le sorti della franchigia, ma rappresentano il tentativo di Grunfeld di cambiare la mentalità e l’inerzia della squadra, adagiata da anni sulla più cupa rassegnazione.

Essendo i Wizards i Wizards però, non poteva andare tutto liscio: il 19 settembre Grunfeld ha dovuto annunciare che Emeka Okafor soffre di ernia al disco e dovrà rimanere fuori “indefinitamente”, in attesa che l’infiammazione si attenui. Questo significa che i Wizards potranno disporre di lui solo a stagione avanzata, quindi Wittman dovrà iniziare senza l’uomo attorno al quale ruota l’intero assetto difensivo della squadra.

Un peccato, soprattutto se dovessero essere confermate le voci che danno Nenê in condizione di giocare con continuità. La combo Okafor-Nene non dispone di troppi centimetri, ma è ben bilanciata, con Okafor (leader della squadra per rimbalzi e stoppate nel ’13) a chiudere il verniciato e Nene a costituire una risorsa offensiva in post basso. Chissà però se avremo occasione di vederli giocare insieme.

Sul perimetro ci sarà Webster in ala a fornire la consueta dose di atletismo e difesa, mentre va segnalato come i suoi numeri offensivi siano cresciuti in concomitanza con il rientro di Wall; a completare il backcourt ci sarà Bradley Beal, chiamato anche lui a maturare dopo una stagione in cui è stato selezionato nel primo quintetto di rookies e ha disputato una discreta stagione d’esordio. Da lui si pretende più continuità e più affidabilità al tiro.

Ad uscire dal pino troviamo Trevor Ariza, la guardia/ala ex UCLA che porterà atletismo, difesa e la sua capacità di penetrare le difese avversarie al servizio della causa.

I Wizards dispongono di una buona batteria di tiratori composta da Webster, Beal e ora anche dal rookie Porter e da Al Harrington, uno che non ha mai incontrato un tiro che non gli piacesse. Tanti tiratori (che sono anche ottimi atleti) sono l’ingrediente principale della ricetta offensiva di Washington, che vivrà delle creazioni di Wall, chiamato ad armare la mano dei tiratori, a punire i raddoppi con gli scarichi e a segnare 18-20 punti.

I Wizards puntano tutto sulla guardia ex Kentucky e l’ultima stagione non lascia spazio ad equivoci: senza Wall i Wizards erano una squadra da lottery, mentre con lui in campo hanno viaggiato vicini al 50% di vittorie, segno che il ragazzo, al di là dei numeri, è capace di far vincere e far girare la squadra (come testimonia il crescendo statistico di un po’ tutto il roster dal suo rientro in avanti).

Il pubblico di Washington potrebbe spiegarvi che a volte capita di eleggere un Gilbert Arenas a uomo-franchigia con relativo maxi-contratto solo per ritrovarselo con le ginocchia distrutte e per giunta intento minacciare il duello, pistola in pugno, con Javaris Crittenton (a sua volta armato) inscenando una specie di remake di “Mezzogiorno di Fuoco” nel mezzo dello spogliatoio, ma ci sentiamo di dire che John Wall è un giocatore e una persona di un’altra pasta rispetto ad “Agent Zero” e oltretutto altri giocatori complicati da gestire, come Deshawn Stevenson, Nick Young, Andray Blatche o JaVale McGee hanno lasciato la capitale da tempo.

Il roster è discreto soprattutto se consideriamo gli esterni; per coprire i minuti che Wall passerà in panchina, è arrivato uno come Eric Maynor, giocatore davvero poco prolifico (4.5 punti di media in carriera) è tuttavia un playmaker ordinato, buonissimo passatore, capace di far funzionare l’attacco.
Alle sue spalle, la conoscenza italiana Garrett Temple completerà il reparto se ci dovessero essere emergenze legate ad infortuni.

In guardia, il titolare sarà Bradley Beal, convincente soprattutto in coppia con Wall; Beal può migliorare molto (e lo farà, perché ha vent’anni appena) per quanto riguarda la selezione dei tiri e lavorando sui tiri all’altezza del gomito e le triple dalla metà sinistra del campo, le due posizioni da cui tira peggio.

Alle sue spalle giocherà per qualche minuto Trevor Ariza (che può adattarsi al ruolo) e secondariamente Temple, che non è una guardia naturale ma dovrà adattarsi, non avendo incantato come playmaker. Terzo, ma con poche prospettive di giocare da subito, Rice, tiratore e rimbalzista interessante, è però un progetto in divenire.

L’ala piccola è lo spot più affollato del roster e la scelta di Otto Porter al draft fa presagire scenari di trade incombenti per Ariza, che oltretutto è in scadenza, mentre Martell Webster ha appena rinnovato per quattro anni. Tuttavia lo stesso Webster ha dichiarato che “in base agli ultimi giorni, direi che il titolare della posizione numero tre sarebbe lui“.

Il reparto lunghi dei Wizards viceversa era lacunoso, esclusi i due titolari, peraltro proni agli infortuni e tale è rimasto; Washington ha aggiunto Al Harrington per tentare di avere maggior flessibilità oltre ad un lungo con raggio di tiro che arriva dietro alla linea da tre punti.

Harrington è un giocatore che può essere problematico( in campo e fuori) ma per 1.3 milioni per un solo anno, valeva la pena di correre il rischio, perché se dovesse ambientarsi, potrebbe costituire un’arma importante per aprire le difese agli atleti del backcourt, ma l’impressione è che, se l’esperimento Vesely dovesse fallire, i Wizards cercheranno di scambiare Ariza o Webster per un lungo, perché senza Okafor, al di là delle carenze difensive, la frontline è semplicemente troppo ridotta per poter far fronte ad una stagione da 82 partite (a meno di arrendersi subito all’idea di partecipare al tanking in vista del draft 2014).

Sotto canestro troviamo Emeka Okafor, o per meglio dire, avremmo trovato, visto che, salvo miracoli, il centro ex Bobcats sarà fuori per buona parte della stagione. Peggio per i Wizards, che non potranno approfittare delle sue stoppate e della sua presenza sotto i canestri. Resta da vedere quindi se riusciranno a tenere botta fino al suo ritorno.

L’anno prossimo Okafor sarà free agent, quindi ci aspettiamo che al rientro giochi da uomo in missione, sempre che le sue condizioni fisiche glielo consentano. A sostituirlo ci penserà Hilario, spostato per l’occasione nel ruolo di centro, con Kevin Seraphin, quarto anno in cerca di autore che a sua volta si gioca il prossimo contratto, a dargli fiato.

Per il momento pare che ad essere promosso ala forte titolare debba essere Jan Vesely, giocatore della Repubblica Ceca proveniente dal Partizan che non sarà Nowitzki (cui è stato un po’ troppo frettolosamente paragonato dagli entusiasti scout NBA) ma che può dare una dimensione in più al gioco di Washington.

I Wizards proporranno un quintetto con Nenê da centro affiancato da Vesely o alternativamente da Harrington (che nel piano originale sarebbe stato un panchinaro da una ventina di minuti); alle loro spalle, la rotazione è tutta da inventare.

Il rookie, Otto Porter, merita un discorso a parte: è un giocatore di prospettiva, dotato fin da ora di un tiro degno di nota ma che ha giocato poco alla Summer League di Las Vegas (infortunio) e partirà dalla panchina.

Al di là dell’aspetto strettamente cestistico, Otto si è già segnalato positivamente comprando un pasto per sé e per un senzatetto e andando a mangiarlo assieme a lui (come ha riportato una lettera inviata da un lettore al Washinton Post) e questo farà decisamente piacere ai Wizards, che hanno bisogno di costruire un rapporto con la comunità cittadina.

Grunfeld sa di non aver scelto un giocatore franchigia (ed è singolare optare per un esterno in un draft pieno di big men, considerato che è il reparto in cui si è più lacunosi) ma piuttosto un elemento di complemento alla Prince o alla Battier; l’impressione è che Washington tenterà di scambiare il contratto in scadenza di Ariza o comunque tema di vederlo fuggire a fine stagione; in ogni caso Ariza, Webster e Porter sono un lusso per una squadra deficitaria come i Wizards.

Le prospettive indicate da Grunfeld (playoffs bound) erano realistiche fino all’infortunio di Emeka Okafor; la squadra, con Wall in campo, ha giocato bene e oggi si è rinforzata con Porter, Harrington e Maynor, quindi ci sarebbero tutti i presupposti per essere ottimisti.

Bisognerà valutare l’impatto e la durata dell’ernia di Okafor ed è inutile fare finta di nulla, questo fatto ha cambiato completamente le prospettive stagionali di Washington. Tuttavia non occorre essere eccessivamente pessimisti, le ambizioni a lungo termine dei Wizards passano per la maturazione del backcourt: Wall ha 23 anni, Beal 20; dovesse arrivare un’altra stagione negativa, ci sarebbe il premio di consolazione del draft, ma con la proprietà spazientita nei confronti di Grunfeld e la storica propensione della dirigenza di Washinton a fare fesserie in sede di draft, è lecito pensare che se anche quest’anno non dovessero arrivare i playoffs, alla prossima lottery potrebbe presentarsi un nuovo GM.

 

Post By Francesco Arrighi (200 Posts)

Seguo la NBA dal lontano 1997, quando rimasi stregato dalla narrazione di Tranquillo & Buffa, e poi dall’ASB di Limardi e Gotta.
Una volta mi chiesero: “Ma come fai a saperne così tante?” Un amico rispose per me: “Se le inventa”.

@francescoarrigh

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