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Lawson - McGee sarà la coppia play-pivot titolare nella prossima stagione dei Nuggets

Lawson – McGee sarà la coppia play-pivot titolare nella prossima stagione dei Nuggets

E’ evidente in casa Denver Nuggets un repentino cambio di rotta rispetto alla passata stagione. La destinazione però rimane al momento sconosciuta ai più, sottoscritto compreso.

Se è palese il voler voltare pagina, soprattutto da un punto di vista tecnico, dato l’allontanamento di George Karl dopo la miglior stagione della franchigia del Colorado e il suo personale successo con la conquista del titolo di “Allenatore dell’Anno”, le mosse che il nuovo GM Tim Connelly ha effettuato nella post-season fino ad oggi lasciano un tantino perplessi.

L’arrivo a Denver dell’emergente Brian Shaw, che raccoglierà dunque l’eredità di Karl alla guida della squadra, dovrebbe portare novità tecnico/tattiche che si potrebbero anche riassumere in tre parole, ben conosciute dall’ex-Lakers: Triple-Post Offense. Forse per questo motivo, per il nuovo sistema di gioco che il neo-coach sembra aver dichiarato di voler utilizzare, stanno arrivando giocatori che presumibilmente dovrebbero essere adatti al nuovo contesto.

Eppure così non sembra. Denver era una squadra, fino all’ultima post-season e alla sfida spettacolare con i Golden State Warriors, che ambiva a dimostrare all’intera NBA che si può vincere anche senza una stella. Tanti buonissimi giocatori di squadra, un basket fatto di tiro da fuori ma solo perchè questo aprisse le difese.

Infatti i Nuggets hanno guidato diverse classifiche relative ai punti nel pitturato, pur non avendo big men del livello di un Howard o Duncan, e senza giocatori – Andre Miller escluso – che andassero a giocarsela dal post basso.

L’estate non ha portato, se vogliamo dirla tutta, sostanziali miglioramenti nel roster per quel che riguarda la presenza di All-Stars o presunti tali. Con questa etichetta non è arrivato nessuno, anzi: è partito il sempre discusso Andre Iguodala, proprio a rinforzare i “rivali” Warriors, ed ha lasciato il Colorado anche Kosta Koufos (Memphis Grizzlies), giocatore non spettacolare ma solido e capace di muoversi al meglio negli spazi che i compagni sapevano creargli muovendosi sul perimetro.

In entrata registriamo attualmente Randy Foye, che arriva con un triennale da 9.1 milioni di dollari, e Darrell Arthur, coinvolto nello scambio con Memphis. Buon ultimo, si fa per dire, Nate Robinson, la terza point-guard a questo punto nella rotazione di Coach Shaw, dietro al titolare Lawson e ad Andre Miller, visti comunque in campo contemporaneamente soprattutto nelle fasi calde degli incontri.

J.J. Hickson è l’altro nuovo innesto nella front-line dei Nuggets, firmato anche lui con un triennale da ben 16.1 milioni, e giunto a Denver per rinfoltire la batteria dei lunghi, composta oltre che da lui e da Arthur anche dai confermati Faried e JaVale McGhee.

Dei nuovi arrivi nessuno è un buon passatore, e questa è la prima considerazione che fa storcere il naso se fosse vera (a questo punto permetterete il dubbio) l’intenzione di inglobare nel roster della prossima stagione giocatori adatti al sistema di gioco che fece la fortuna di coach Phil Jackson.

Lo stesso roster sembra davvero povero nel back-court, come quantità ancor prima che come qualità. Detto delle tre point-guards, nello spot di guardia tiratrice al momento risultano in squadra solamente Randy Foye e Evan Fournier, un po’ pochino in effetti.

L’acquisto più importante per i Nuggets sarà certamente il rientro di Danilo Gallinari, che però è previsto dopo la metà di novembre. Vorrebbe dire avere l’ex-Olimpia Milano al 100% probabilmente dopo Natale, quindi sorpassato almeno un terzo della regular-season. Non poco.

La situazione di Denver, a livello di salary, è molto chiara, e per questo limitante per eventuali altre mosse sul mercato. Già non tutti i free-agent più ambiti (e ormai accasatisi) avrebbero fatto carte false per giungere ai piedi delle Montagne Rocciose, figuriamoci poi se l’unico giocatore che ovviamente puoi muovere – Iguodala – lo dai via per Foye, buon giocatore, per carità, ma chiaramente non quello che ti dà quel plus necessario a bissare per lo meno i risultati della stagione passata.

Considerato il fatto che i più appetibili dalle altre squadre sarebbero stati Ty Lawson (vincolato da un contratto che recita ancora 4 anni alla media di circa 12 milioni a stagione) e, trovato magari l’innamorato disposto a follie, anche JaVale McGhee, almeno come futuribilità del giocatore, si capisce che i due sono nelle intenzioni dei Nuggets i perni della squadra, o considerati tali, che Denver non vuole cedere e sui quali, anzi, vorrebbe continuare a costruire.

Al momento ben 13 giocatori del roster hanno il contratto garantito per la prossima stagione, quindi di spazio per ulteriori manovre ce n’è davvero poco. Nell’estate del 2014, quella tanto attesa per i grossi nomi che saranno disponibili nella free-agency o grazie ad una sign-and-trade, le cose cambieranno sostanzialmente poco, per non dire nulla!

Mozgov sarà l’unico senza contratto, a meno di prolungamenti dei quali per ora non si parla dalle parti del Pepsi Center, dove intanto sono impegnati a pareggiare eventuali offerte per non perdere il centro russo e anzi fargli firmare un sostanzioso rinnovo pluriennale.

Fino al 2016 in poche parole i margini di manovra saranno davvero limitati. Solo l’esplosione di qualche nome ad oggi poco considerato potrebbe permettere a Connelly di imbastire quel paio di scambi necessari se si vuole portare i Nuggets non solo ad una gita ai playoffs, divertente ma a tempo molto determinato, bensì a diventare una contender credibile della Western Conference, cosa che oggi non sono.

Vero che Denver ha in saccoccia diverse scelte future, accumulate grazie agli scambi di questa post-season o delle precedenti sessioni di mercato. Ad esempio detiene ancora una prima scelta del prossimo draft in arrivo dai New York Knicks (rientrava nella cessione di Carmelo Anthony) e che quindi presumibilmente sarà parecchio indietro nel 1° giro. Le altre sono tutte seconde scelte, da sfruttare la prossima estate o in quelle future, o ancor meglio da poter inserire come contropartita in qualche trade.

I Nuggets hanno anche i diritti su diversi giocatori scelti in passato sempre al secondo turno ma mai approdati in NBA, come Sani Becirovic (46^ chiamata del 2003) che ben conosciamo alle nostre latitudini e che altrettanto palesemente non servirà a nulla nell’economia del nuovo progetto di Connelly e Shaw.

Le considerazioni sui nuovi Denver Nuggets iniziano e finiscono qui, e i dubbi permangono. E’ proprio vero in un caso come questo che solo il campo potrà parlare e dire della bontà o meno del lavoro che è stato svolto e si svolgerà nei prossimi anni.

Shaw ha firmato anche lui un triennale, periodo che garantirebbe a lui e alla squadra il tempo necessario a metabolizzare un nuovo sistema di gioco. Il triennio servirà anche per capire che giocatore può diventare McGhee e se Lawson potrà essere il leader in campo che tutti si aspettano. Sul Gallo pochi dubbi: rientrerà più forte di prima e il suo IQ cestistico servirà a far rodare la squadra e farla entrare rapidamente nei nuovi schemi.

Gli ultimi rumors danno Denver ancora in corsa per Mike Miller. Tagliato da Miami dopo i due titoli consecutivi nei quali – pur in condizioni fisiche che definire precarie sarebbe un eufemismo, soprattutto nei playoffs 2012 – l’ex-Florida ha rivestito sicuramente un ruolo importante, ma trovandosi ormai sulla via del tramonto cestistico.

Squadre che lotteranno per l’anello più dei Nuggets (OKC?) sono sicuramente favorite. Certo che a Denver un tiratore come Miller, nell’ottica dell’utilizzo del Triangolo, tornerebbe proprio utile. Il problema è: come pagarlo? Le eccezioni al salary cap sono state utilizzate per Hickson e Robinson, anche se del margine per trattare ancora ci sarebbe visto lo spazio lasciato dai contratti di Iguodala e Brewer.

Finale alternativo: Shaw “rinnega” il suo credo e una volta diventato head-coach mette in un cassetto la Triple-Post Offense, preservandola per occasioni future, e continua a far giocare alla sua nuova squadra un basket fatto sì di spaziature (comandamento numero 1 del Triangolo Laterale) ma anche di tantissimo pick’n’roll, dal quale creare per i due giocatori coinvolti e soprattutto per gli altri tre in campo.

Non scartiamo nulla, la storia in Colorado deve ancora venir scritta.

 

Post By Andrea Pontremoli (7 Posts)

Ex-giocatore e poi allenatore a livello di settore giovanile in Toscana e Umbria. Scrive di basket americano dal 2005. Autore del libro “Il triangolo… sì, io lo rifarei” unico testo in italiano (con prefazione di Raffaele Imbrogno) dedicato alla Triple-post Offense di Coach Tex Winter.
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3 thoughts on “La strana estate dei Denver Nuggets

  1. Non che fosforo e buone mani abbondino, mi pare. Secondo me sei stato son troppo gentile, il mercato dei Nuggets è stato fallimentare!

  2. Shaw non applicherà la TPO ai Nuggets, che a mio avviso continueranno a giocare la solita pallacanestro sulla falsa linea di Karl…Certo con un organico ridimensionato dal punto di vista tecnico: sono partiti A.I. e Koufos (che era essenziale x tagli e posizionamento), sono arrivati Arthur ed Hickson che sono due buoni giocatori…Invece ke prendere KryptoNate, secondo me avrebbero fatto meglio a concentrarsi su Mike Miller (tornato poi a Memphis) anche considerando il fatto che lo potevano prendere a pochissimo visto l’amnesty degli Heat (ma probabilmente Miller avrebbe messo il veto su un eventuale contract, vista la suà volontà di competing)…Concordo sull’impressione che i Nuggets vacilleranno per i prossimi 2-3 anni…Mi dispiace un po’ per il Gallo, che però diventerà senza dubbio un All Star in questo Team! =)

  3. Secondo me sarà più Nate ad occupare il ruolo di SG rispetto a Foye, che invece è più un play, anche se atipico.

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