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cavs3535Dei Cleveland Cavaliers potete dire qualunque cosa, ma non che non siano fortunati alla lotteria del draft: negli ultimi dieci anni sono riusciti ad avere per ben tre volte la prima scelta assoluta (e non sempre partendo favoriti nel sorteggio).

In principio fu Lebron James – del quale fra l’altro si sussurra un possibile ritorno durante la free agency della prossima bollente estate – quindi, più recentemente è stato il turno del simbolo dei Cavs attuali e del futuro, il fenomenale Kyrie Irving, fino alla prima scelta di quest’anno, la scommessa Bennet, un prospetto interessante in un ruolo (ala piccola/ala grande) non abbastanza coperto, ma pure un giocatore dalle potenzialità decisamente meno sensazionali dei due sopra citati.

Bennet va ad aggiungersi ad un telaio già ben impostato, pur se protagonista di una stagione a dir poco deludente: Irving è già probabilmente tra i primi dieci giocatori della lega e potenzialmente è da primi cinque, talento in dosi industriali e mentalità vincente; Waiters è un altro giocatore dotatissimo da madre natura, un attaccante completo e dall’atletismo eccezionale, deve soltanto migliorare la continuità (ma ne ha tutto il tempo).

I lunghi confermati Tristan Thompson e Varejao (anche se ora il brasiliano, per motivi che vedremo in seguito, appare in bilico) assieme all’onesto Tyler Zeller costituiscono un ottimo pacchetto, e l’ingaggio di Bennet permetterà di variare le soluzioni di gioco, essendo il ragazzo un ibrido di ala piccola (è alto 203 cm, pochi per un’ala grande) e ala grande, il ruolo che preferisce e nel quale ha giocato – bene – in Nevada nell’ultimo anno.

La scelta del lungo canadese, in un draft comunque dal talento medio apparentemente non altissimo, ha destato un po’ di scalpore tra gli addetti ai lavori, dato che il ragazzo non era previsto che venisse chiamato tanto in alto. Molti credevano che la scelta sarebbe ricaduta su Otto Porter o addirittura su Oladipo, ma soltanto il futuro ci svelerà se tale scommessa risulterà vincente o meno.

A rivoltare completamente l’attualità ed il domani dei Cavaliers è stato però il mercato: le acquisizioni in questa finestra sono state sinora tre, tutte di spessore, e delle quali una potenzialmente devastante.

Partiamo dall’acquisto più concreto e tecnicamente garantito: è arrivato in Ohio il sesto uomo degli splendidi Warriors della passata stagione, quel Jarret Jack (ormai trentenne) che sembra finalmente giunto alla definitiva maturità cestistica uscendo dalla panchina e portando fosforo e giocate di elevata qualità.

Jack sarà il back up perfetto per Irving, un’alternativa ed un sesto uomo di lusso, consentendo di sopperire anche ai momenti di buio di Waiters dato il rendimento che ha dimostrato di tenere anche in coppia con Curry ai Warriors.

Il secondo nome nuovo è quello di Clark, una delle rarissime note liete della passata stagione dei Lakers. Earl costituirà una preziosissima variante dello scacchiere dei lunghi, aprendo il campo grazie al suo ottimo tiro da tre e garantendo aggressività nel pitturato con il suo sottovalutato atletismo.

L’ultimo altisonante colpo di mercato risponde al nome di Andrew Bynum, ormai inattivo da un più di un anno, costantemente alle prese con problemi fisici di ogni tipologia, ma, in potenza, rimane pur sempre uno dei migliori tre centri della NBA.

Bynum è un rischio calcolato: non ha firmato a cifre spropositate (un biennale da 24 milioni) e la team option per il secondo anno è un paracadute ideale se le cose dovessero andare male; mentre nel caso in cui andassero bene, quindi con un Bynum sano e dominante, i Cavs si ritroverebbero con una squadra pericolosissima, giovane e con fondate ambizioni di playoff (e di poterci anche fare strada).

Con Bynum nel motore, come anticipato, crescono i dubbi sulla permanenza di Varejao, infatti la coesistenza tra i due (anche e soprattutto in termini di minutaggio) appare quanto meno difficile. Il reparto lunghi di Cleveland è di livello assoluto, specialmente trovandosi nelle Eastern Conference (i soli Nets, Pacers e, in parte, Bulls godono di plance paragonabili), ma quattro potenziali titolari più Zeller sono forse un lusso eccessivo (pur tenendo conto della storia ortopedica allarmante di Bynum…).

Scambiare Varejao (e il suo contratto da nove milioni) per una vera ala piccola sarebbe una cattiva idea?
Josh Smith sarebbe stata mediaticamente la ciliegina sulla torta, è ma forse tecnicamente non sarebbe stato l’ideale (ai Cavs servirebbe come il pane una SF tecnica e possibilmente dal tiro affidabile), e infatti si è accasato ai Pistons.

Dopo aver firmato Bynum sono sorti nuovi dubbi sulla pescata di Bennet al draft, dato che non pare adatto a fare l’ala piccola (troppo lento e macchinoso), e forse avrebbe avuto più senso puntare su Otto Porter, non un fenomeno, ma almeno una vera ala piccola.

Come sempre sarà il campo a dare i giudizi definitivi, per ora si possono fare solamente delle previsioni e sembra che Cleveland abbia le carte in regola per tornare in breve tempo ai fasti dell’era Lebron: dipenderà dalle ginocchia ballerine dell’ex bambino prodigio Lakers… e chissà, magari l’anno prossimo dipenderà proprio dal nostalgico Lebron!

 

Post By Marco (20 Posts)

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One thought on “Cleveland Cavaliers: pronti per i Playoffs?

  1. Anche su Waiters, l’anno scorso, si erano spesi milioni di caratteri per esprimere dubbi. Alla fine hanno avuto ragione i Cavs.
    Penso che la scelta di prendere Bennett sia evidentemente in prospettiva un paracadute, visto che la free agency dell’anno prossimo offrirà molte small forwards di assoluto rispetto (Anthony, Pierce, Granger, George, Deng, Barnes, Gay, Artest, Kirilenko, Parsons, Beasley e sopratutto il sogno James) e una di questa andrà sicuramente nella Mistake in the Lake.
    Comunque almeno quest’anno gli oro-rossi non sono da Tanking, il che è già di per sè una notizia….

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