Wade per Bosh, finalmente i Miami Heat ritrovano i due terzi dei Big Three e anche un LeBron "full time"

Wade per Bosh, finalmente i Miami Heat ritrovano i due terzi dei Big Three e anche un LeBron “full time”

Questa serie è sempre più strana ma sempre più equilibrata. Per gara 4 ci aspettavamo una reazione di Miami ed ecco la vittoria, in grande stile.

Le NBA Finals sono sul 2-2 dopo la seconda partita in Texas, gara 6 in arrivo. A questo punto però mi permetto di sbilanciarmi. Ci sarà molto probabilmente una gara 7, le forze in campo si equivalgono e sarebbe la più degna conclusione di questo racconto di giugno.

Il problema (per San Antonio) è che entrambe le gare per portare a casa l’anello si giocheranno a Miami, complice il format 2-3-2 non proprio democratico.

Non pensavo che una delle due potesse vincerne tre di seguito, non penso oggi si possa evitare gara 7 e il favore del pronostico a Miami. Il campo dirà la verità ma mi sento di partire da questi presupposti.

Ci si aspettava una reazione di Miami si diceva, ovvio, dopo gara 3 in blow-out andare sotto 1-3 sarebbe stato praticamente letale.

Reazione c’è stata e con tutti i crismi del big game che finalmente è arrivato dai Big Three. Serie strana sì, perchè in quattro gare con due vittorie a testa solo una, la prima (peraltro in maniera rocambolesca con Parker) è stata decisa negli ultimi possessi.

Due garbage time in gara 2 e in gara 3, ieri notte un quarto periodo in scioltezza per gli Heat, che hanno risposto per le rime a degli Spurs reduci di contro dalla loro partita perfetta.

Gara 4 è la vetrina di coach Spoelstra, è il suo manifesto programmatico. Small ball che manda in confusione addirittura Popovich (e ho detto tutto), costretto a rispolverare Diaw e a cercare di andare parallelamente col quintetto piccolo.

Gara 4 però è soprattutto la serata del riscatto, prima d’orgoglio che tecnico e fisico dei Big Three. Finalmente, si dirà in Florida, finalmente è arrivata la prova che tutti pretendono da LeBron, Dwyane e Chris.

LeBron (illuminante recap di ESPN) è tanto “like Magic” tanto “like Mike” che poi equivarrebbe a dire è tanto sé stesso. Dopo tre gare sotto i 20 punti ne metto a segno 33, va in lunetta almeno un paio di volte, spazza tutto in difesa e guida la carica fin dai primissimi possessi.

Legacy ancora “on the line” ma ha evitato la catastrofe di un’altra sconfitta e i fantasmi di un fallimento troppo fragoroso. Di più, può aver lanciato la volata alle partite decisive che stanno per venire. LeBron c’è, è tornato.

La notizia del ritorno però è un’altra. Wade scende dal 2006 e si cala nella contemporaneità come se il tempo non fosse passato. Bentornato a lui e a Bosh, finalmente sotto canestro a far sentire il suo peso.

Combinano per 85 punti, 8 in meno di tutti gli Spurs, 44 dei quali nel pitturato, indice (finalmente) di aggressività.

Popovich deve togliere un goffo Splitter per cercare di mettere una mano in faccia ai tiratori di Miami. Gli Heat difendono come non mai, vanno in campo aperto, attaccano gli spazi, pungono da fuori.

San Antonio resiste ma perde troppi palloni (18), gli altri scappano correndo il doppio, la partita non ha l’epilogo da showdown che ancora sfugge da quel fotogramma di Parker.

NBA Finals di Big Three contro Big Three. Parker è addirittura eroico con una gamba dolorante, Duncan soffre per la prima volta Bosh e Manu, purtroppo questa è realtà, è uno fotocopia sbiadita e addirittura dannosa per i suoi.

Come ogni serie che si rispetti anche questa è una serie di aggiustamenti. Lo small ball di Spoelstra, con LeBron a tratti da “5”, è l’arma totale, è il set offensivo che ha portato fin qui questa squadra e gara 4 è stata la prima declinazione in tal senso di tutte le Finals, se non forse propriamente di tutti i playoff.

Gira tutto, compreso Allen dalla panchina, gira soprattutto il volto di Wade che pare finalmente tornato devoto alla causa.

La fotografia di gara 4 è Wade in campo aperto, un miraggio. In tutta velocità aggira Neal col suo “windmill crossover” e va in slam dunk a una mano. Flash is back, la foto finalmente non è più tanto scura.

 

LeBron non è più solo in queste NBA Finals ma la sua reputazione è ancora tutta da scrivere

LeBron James non è più solo in queste NBA Finals ma la sua reputazione è ancora tutta da scrivere

MIAMI HEAT 

Mario Chalmers : 6 pts, 4 reb e 5 ast in 29 minuti, presente nel gioco e negli allunghi, perde 4 palloni ma ha 2-3 da tre, pericolosamente a metà del guado. 6

Dwyane Wade : l’unica partita che poteva fare per tornare nella serie e per riaggiustare una reputazione che stava andando pericolosamente a sud. 32 pts, 6 reb, 4 ast con una stoppata e addirittura 6 recuperi, attacca fin dal primo possesso, non resta indietro in difesa, 14-25 dal campo e uno sprint in panchina per aggiustarsi le fasciature che la dice lunga su una voglia ritrovata e sul valore delle motivazioni. “Eurostep”, penetrazioni, jumper, c’è tutto il Wade che per anni ha incantato i parquet di tutta America. 9

Mike Miller : parte a sorpresa in quintetto e a sorpresa non è un fattore, un solo tiro tentato (e sbagliato da 3) per 21 minuti. 5

LeBron James : anche lui ha aspettato 4 partite ma meglio tardi che mai e soprattutto meglio adesso che si decide davvero chi dovrà indossare l’anello. 15-25 dal campo, 1-2 da tre, trova il suo ritmo e per questo ritorna immarcabile, anche per un sontuoso Leonard. Va per 33 pts, 11 reb, 4 ast, 2 recuperi e 2 stoppate, una su Duncan che potrebbe essere, a posteriori, la giocata simbolo di una vendetta compiuta. 9

Chris Bosh : avrà pure venduto casa, dando fuoco a mille pettegolezzi, ma Bosh è ancora in maglia Heat e per una volta si fa sentire. 20 punti e 13 rimbalzi, 8-14 dal campo, è nel cuore delle operazioni difensive e come terzo violino in attacco quale sempre dovrebbe essere suona una musica che è una marcia trionfale per Miami. 8,5

Ray Allen : 1-4 da tre ma comunque 14 punti in 33 minuti dove si è costruita la vittoria senza un lungo di ruolo. 7

 

Tim Duncan tra i due rinati di Miami, per il caraibico delle Finals in bilico tra grandezza e cruda realtà dei suoi 37 anni

Tim Duncan tra i due rinati di Miami, per il caraibico delle Finals in bilico tra grandezza e cruda realtà dei suoi 37 anni

SAN ANTONIO SPURS

Tony Parker : si fa a presto a dire che la serie passa dalla sue condizioni fisiche, verissimo, nel frattempo è l’unico Big Three veramente incisivo, come sempre, come se nulla fosse successo. 15 pts e 9 ast, 7-16 dal campo, parte fortissimo, si inventa un layup da Top 10 delle Finals che grida al miracolo ma viene meno alla lunga, quando forse il dolore si fa più acuto. 7

Danny Green : impossibile replicare gara 3 e difatti stiamo un attimo sotto, ma giusto un po’, perchè spara comunque 3-5 da tre per 10 punti totali dando l’impressione, ancora in coppia con Neal, di rivincerla con la pioggia da dietro l’arco prima dello strappo decisivo di Wade (dico Wade) e compagni. 7

Kawhi Leonard : prima o poi LeBron doveva sfuggire, è successo in gara 4. 12 punti, 7 rimbalzi, 5-10 dal campo, comunque non è stato lui a mollare. 6,5

Tim Duncan : se Bonner è “boring”, ovvero noioso, ovvero la personificazione vivente dell’essere uno “Spur”, lui è sempre lo specchio della franchigia. 20 punti, 5 rimbalzi, 6-10 dal campo, i numeri come sempre con il caraibico mentono un po’, questa volta in negativo. Può, e deve, giocare con più continuità “in the paint”, invece che uscire prioritariamente a bloccare per Parker per aprire la serie dei giochi di Popovich sfruttando i movimenti degli altri. 6,5

Tiago Splitter : sfiora a tratti il ridicolo, queste NBA Finals rischiano di rovinargli la vita perchè sta subendo troppe umiliazioni. Sulla palla due iniziale ributta indietro per una infantile violazione di campo, viene stoppato ogni volta che si alza (poco) da terra, va bene da LeBron ma anche da Battier. 14 minuti imbarazzanti con 4 punti e 3 rimbalzi, 0-3 dal campo. 4,5

Manu Ginobili : di tutti i Big Three siano essi di San Antonio o di Miami è di gran lunga il peggiore. 5 punti in 26 minuti, plus minus di -22, è triste vederlo così perchè il talento non si discute come purtroppo l’età che avanza. “Brevi manu” in 4 gare, non mi stupirei però possa decidere una partita più in là. 4

Gary Neal : segna anche due triple quasi impossibili, potenziale preludio alla rimonta Spurs, invece tutto resta lì, inespressa. 3-4 da tre per 13 punti, anche lui come Green non ha ancora smaltito la grandezza di gara 3. “Get your name in the paper” dice Popovich, lo ha preso alla lettera. 7,5

Boris Diaw : 11 minuti da cambio tattico quasi vincente, 9 punti e 3 rimbalzi, non parla però ancora francese la soluzione al dominio di Miami. 7

 

Fotogramma di Tony Parker, “The Block” di LeBron su Splitter, “Spurs basketball” e “Heat basketball”. Allungo e pareggio, allungo e pareggio.

L’impressione è che se gli Heat giocano il loro miglior basket, come successo ieri notte, hanno qualcosa in più per portare a casa il titolo.

Non dimenticatevi quel vantaggio del fattore campo in gara 6 ed eventuale (ma probabilissima e sperata gara 7) e avrete una serie che può prendere più facilmente un certo declivio.

Gara 5 sarà l’ultima in Texas e San Antonio è costretta a vincerla per non trovarsi subito a giocare contro un match-ball in trasferta.

Rifacciamo l’appello. Parker presente, puro troppo con una gamba in disordine, Duncan presente a alla sua maniera, Wade bentornato, Bosh pure, LeBron altrettanto, Ginobili ?

Manu ? Ci sei ? Manchi solo tu. In questa serie di attese, di orgogli persi e ritrovati, l’argentino deve ancora apporre la sua firma.

Da “brevi manu” a “longa manus” è un attimo, già domenica notte.

Post By Mick (87 Posts)

“E qualcosa rimane tra le pagine chiare e le pagine scure…”

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