JR Smith risolve le partite uscendo dalla panchina: è il perfetto ritratto dello sleeper

JR Smith risolve le partite uscendo dalla panchina: è il perfetto ritratto dello sleeper

Potremmo come sempre soffermarci a parlare delle solite superstar che dominano la NBA, da Lebron James a Kevin Durant, da Kobe Bryant a Chris Paul, passando per Carmelo Anthony e concludere con Dwyane Wade.

Potremmo stare ore a raccontarvi di quanto sia stato forte l’impatto del barbuto col 13 a Houston, così come di quanta fatica stiano facendo Pierce, Garnett e Rondo per tirare avanti la carretta biancoverde in questo primo scorcio di stagione.

Invece questa volta abbiamo deciso di dare spazio a quei nomi, a quei giocatori che tanto bene stanno affrontando la stagione ma di cui purtroppo la macchina mediatica molto spesso si dimentica, presa com’è dal mainstream e dalle consuete quattro facce copertina.

L’NBA non è solo quella del Sunday Showcase, nè tantomeno esclusivamente quella tra le palme di Miami Beach o all’ombra dell’Empire State Building.

Tanti sono i personaggi che meriterebbero più di qualche semplice sguardo distratto e su cui noi vorremmo porre l’accento; ecco dunque a voi la nostra “scatenata dozzina” di sleepers.

#12 Jarrett Jack, Golden State Warriors

I Golden State Warriors sono 22-10. Okay, fermatevi un attimo. Sì, c’è proprio scritto 22-10.
Era dai tempi del “We Believe” che nella baia di San Francisco non si respirava aria così fresca. La squadra di Mark Jackson sta viaggiando su ritmi forsennati e buona parte del merito, oltre che del duo Curry-Lee, è anche del sorprendente Jarrett Jack.

Sottovalutatissimo come giocatore ancor prima che come pedina fondamentale di questi Golden State Warriors, il prodotto da Georgia Tech sta viaggiando su cifre importanti uscendo dalla panchina (28 MPG, 12.3 PPG, 5.1 APG, ha un rapporto assist/palle perse di 2.8, tira col 45% dal campo e 35.5% da tre) e si sta rivelando il pezzo collante nello scacchiere offensivo della sua squadra.

E’ una tripla minaccia per gli avversari, come penetratore, come distributore di palloni e come finalizzatore dalle ottime percentuali. La coppia che forma con il suo compagno di reparto Step Curry gode sicuramente del giusto mix di abilità per preoccupare e non poco tutte le difese che gli si pongono davanti, dato che la sua superba abilità di passaggio ben si sposa con le capacità realizzative del ragazzino da Davidson.

#11 Alexey Shved, Minnesota Timberwolves

Dopo un inizio altalenante, l’ex CSKA Mosca ha ingranato la quinta e ha giocato una seconda metà di Dicembre da applausi.

Per l’utilizzo che ne fa coach Adelman, ossia come guardia tiratrice uscente dalla panchina, Shved sta sorprendendo tutti per impatto nel sistema di gioco NBA, per efficienza come realizzatore e per capacità di lettura del gioco; non a caso viaggia sulla doppia cifra di media condita da quasi 5 assist a partita, con appena 28 minuti di utilizzo.

Lui e il suo connazionale Kirilenko si intendono a meraviglia, ma a giovare delle ottime abilità di ball handler/passatore del 24enne non è solo l’altro russo in maglia Wolves; sia Love che Pekovic stanno infatti sfruttando alla grande la sua capacità di passare la palla in situazioni di posting-up e di penetra-e-scarica.

Se, come sembra tra la fine dell’anno e gli inizi di Gennaio, riuscirà a trovare continuità, Shved potrebbe rivelarsi una bellissima sorpresa per i lupi di Minneapolis.

#10 Chandler Parsons, Houston Rockets

Al suo secondo anno tra i professionisti, dopo un’esaltante stagione da matricola, Parsons sta dimostrando grandi miglioramenti in quasi tutti gli aspetti della sua pallacanestro.

Il prodotto di Florida ha infatti vissuto un primo scorcio di stagione davvero prolifico sia nella metà campo offensiva, dove è passato dai 9.5 punti di media a partita agli oltre 14, sia in quella difensiva, in cui è lui a fare la differenza per la sua squadra con un’intensità e una tenacia davvero invidiabili; anche le sue abilità nel trattamento del pallone sono migliorate a vista d’occhio (il ragazzo distribuisce quasi 4 assist a serata).

Insomma, ragionando in ottica futura e prevedendo ancora ampi margini di miglioramento, Parsons ha tutto per affermarsi come una delle ali piccole più forti del panorama NBA.
Chi ancora lo sottovaluta è avvisato…

#9 Marco Belinelli, Chicago Bulls

Terzo (per gradimento popolare e mediatico) ambasciatore del basket italiano in terra d’oltreoceano, Belinelli si affacciava a questa stagione sotto i migliori auspici (arrivare in una squadra del prestigio dei Bulls non è roba da tutti) ma accompagnato dal solito scetticismo.

Scetticismo che aveva inizialmente trovato conforto nei fatti, dato che il mese di Novembre si era trasformata in una vera e propria tortura cinese per il talento di S.Giovanni in Persiceto, sempre sottotono quando chiamato in causa dal proprio allenatore.

Poi la svolta: Rip Hamilton subisce un infortunio al piede, lo spot di guardia in quintetto base si libera e così coach Thibodeau si vede “costretto” a buttare nella mischia il nostro numero 8.
Che sale di giri, sia in attacco che in difesa, arrivando per ben 12 volte su 17 apparizioni tra Dicembre e Gennaio in doppia cifra di punti, e guadagnandosi la fiducia dell’allenatore grazie ad importanti miglioramenti nella propria metà campo.

Se prima molti nutrivano seri dubbi sulle potenzialità del Beli all’interno di un contesto NBA, la maggior parte dei detrattori sicuramente si sarà ricreduta, per la felicità di tutti quei tifosi italiani che seguono assiduamente le avventure dei nostri portacolori in America.

#8 Nikola Pekovic, Minnesota Timberwolves

Nonostante i numerosi infortuni rimediati da molti componenti dei T’Wolves in questa prima parte di stagione, la squadra del Minnesota sta comunque disputando un ottimo campionato.

Ad aiutarla nell’impresa, affermandosi come uno degli uomini cardine nel sistema ideato da coach Adelman, è sicuramente stato il montenegrino Nikola Pekovic, centrone dai mezzi fisici possenti (oltre 2.10 per 130 chilogrammi) e dallo sguardo aggressivo.

Rimediando alla pressocchè perenne assenza (causa infortuni) di Kevin Love sotto i tabelloni, infatti, Pekovic è nettamente salito di livello rispetto alle passate stagioni, arrivando ad incrementare quasi tutte le proprie cifre statistiche più importanti; il montenegrino segna infatti quasi 16 punti ad alzata di palla (13.9 l’anno scorso), conditi da ben oltre 8 rimbalzi (7.4) ed una stoppata di media.

Nella Lega in cui domina chi ha più mezzi atletici o compie le giocate più funamboliche, Pekovic ci sta dando un’importante dimostrazione di come il semplice talento tecnico possa ancora sopperire a mancanze di tipo atletico, permettendogli di fare la differenza.

#7 Michael Kidd Gilchrist, Charlotte Bobcats

Al momento il più giovane giocatore della Lega con soli 19 anni sul groppone, MKG si sta rivelando essere uno dei migliori difensori dell’intero panorama NBA.

Sebbene nella fase offensiva il suo gioco non brilli (realizza appena 10 punti di media con uno scarso 49% dal campo per uno che fa dei tiri “al ferro” il suo marchio di fabbrica), è in quella difensiva che le sue abilità tendono a premiarlo (lunghezza delle leve, atletismo e forte intelligenza nella marcatura e nella spaziatura difensiva); stoppa in media quasi un tiro e mezzo e ruba un pallone a partita, ma la maggior parte del lavoro che fa per aiutare i propri compagni spesso non finisce sul foglio delle statistiche.

Tra qualche anno, nessuno potrà levargli un posto nel primo quintetto difensivo nella Lega…

#6 Greivis Vasquez, New Orleans Hornets

Votato “giocatore della settimana” per la Western Conference tra la fine di Dicembre e gli esordi del nuovo anno. 20 punti di media con oltre 10 assist e quasi 6.5 rimbalzi nelle ultime 7 gare. Vicino alla tripla doppia per ben tre volte negli ultimi dieci giorni. Sfido chiunque a confessare di non aver sottovalutato il valore di questo ragazzo ad inizio anno!

Vasquez sta giocando una pallacanestro straordinaria se pensiamo al livello di chi lo circonda e al valore della squadra in cui milita (NOLA ha per ora il peggior record ad Ovest) e i quasi 9 assist a partita lo stanno a confermare, inserendolo di diritto nella top 10 delle point guard della Lega.

Nonostante i mezzi atletico-fisici non lo aiutino nelle sfide con i propri diretti avversari, il venezuelano non sta affatto sfigurando nella sua prima stagione come starter del quintetto base degli Hornets e sta anzi dimostrando di potersela giocare contro chiunque. E’ un serio candidato al titolo di Most Improved Player del 2013.

#5 Andre Miller, Denver Nuggets

Giunto alla sua quattordicesima stagione NBA, Andre Miller si sta rivelando il vero e proprio colpaccio del mercato estivo dei Nuggets, che lo hanno rifirmato l’11 Luglio come primo backup di Ty Lawson, point guard titolare di Denver.

E’ vecchio, vero. E’ lento, vero. Ma è altrettanto vero che George Karl non potrebbe farne a meno per nessuna ragione al mondo.

Miller sta risultando fondamentale nel flow del gioco dei Nuggets, uscendo dalla panchina come acquietatore delle tormentate acque dell’attacco dei suoi, portando calma ed equilibrio ad una squadra che altrimenti vivrebbe esclusivamente di fiammate e tentativi di giocate in velocità.

E’ secondo nel roster di Denver per plus/minus medio, ha una media di quasi 5 assist e mezzo a serata e ha di recente toccato quota 15.000 punti diventando l’ottavo giocatore nella storia (al pari di tali John Stockton, Oscar Robertson e Magic Johnson) ad arrivare ad un tale traguardo assieme a 7.500 assist.

#4 Metta World Peace, Los Angeles Lakers

In quella che doveva essere la stagione della trionfale riscossa dei Lakers grazie al super mercato estivo che aveva portato al fianco di Kobe giocatori del calibro di Steve Nash e Dwight Howard, niente finora è andato per il verso giusto, o quasi.

Sebbene infatti la squadra si trovi attualmente fuori dalla griglia playoff (con un record perdente di 15-17), abbia già cambiato guida tecnica e subito numerosi importanti infortuni, qualcuno può invece ritenersi soddisfatto del proprio inizio di stagione, e quel qualcuno risponde al nome di Ron Artest… pardon, Metta World Peace.

L’ex rissaiolo dei Pacers sta vivendo la sua migliore stagione da quando veste la maglia gialloviola
e per la prima volta sta avendo un impatto importante anche in zona d’attacco: gli oltre 13 punti di media sono il suo massimo con i Lakers, così come la sua percentuale dal campo (45%) e quella nei tiri liberi (75%).

In più si sta confermando il solito “cane affamato” in difesa, trovando un posto nella Top 10 NBA per palle rubate e confermando la propria leadership difensiva all’interno dei Lakers.
MVP indiscusso del disastrato inizio di campionato dei lacustri.

#3 Damian Lillard, Portland Trail Blazers

Damian Lillard è il classico esempio di “steal of the draft”, giocatore sottovalutato in sede di Draft NBA ma che supera ogni aspettativa affermandosi di prepotenza nella Lega.

Quello che il numero 0 in maglia Blazers ci ha fatto vedere sinora è qualcosa di straordinario per un ragazzo di soli 22 anni: la sicurezza nel giocare, il controllo tecnico e mentale di tutto ciò che lo circonda sul rettangolo di gioco, la facilità di risultare decisivo a più riprese durante le prime trenta gare stagionali, sono tutti aspetti che non ti aspetteresti da una matricola scelta con la numero 6 al Draft.

Eppure Lillard sta facendo girare la testa a tutti, dagli avversari ai tifosi, che ne hanno fatto il nuovo idolo delle folle. La sua campagna da rookie (18.2 PPG e 6.4 APG) lo fa l’indiziato numero uno al titolo di ROY 2013.

#2 Jamal Crawford, Los Angeles Clippers

“I haven’t had this much fun since high school!”
Parole che portano la firma del primo candidato al premio di “Sesto Uomo dell’Anno” 2013, da quest’anno in maglia Clippers e mai come stavolta vicino alla possibilità di vincere un titolo NBA.
Jamal Crawford sta dominando in lungo e in largo tra i panchinari in giro per la Lega, ha una media di 16.5 punti a gara e la sua efficacia negli ultimi quarti è disarmante (i suoi 217 punti nei quarti quarti seguono solo i numeri di Kobe Bryant e Kevin Durant). Ha segnato 20 o più punti per 13 volte, ed è risultato essere il miglior marcatore dei suoi in ben 10 uscite.

Se i Clippers hanno il miglior record ad Ovest, molto lo devono anche al loro super-sixth man. Insomma, mai come con il caso di Crawford il confine fra riserva e star è stato così sottile.

#1 JR Smith, New York Knicks

JR è il nostro numero uno per quanto riguarda i giocatori che ricevono troppe poche attenzioni da giornali e televisioni.

Arrivato alla sua ottava stagione tra i professionisti, sta vivendo sicuramente la sua miglior annata NBA: secondo miglior giocatore dei New York Knicks (forti di un record di 23-10), sebbene parta dalla panchina sta avendo un minutaggio importante (33 MPG) che lo fa rendere al meglio (16.7 punti a contesa e sopra i 15 punti nelle ultime 15 uscite, 5.3 rimbalzi di media e fase difensiva al di fuori di ogni suo standard).

Andando oltre le statistiche, l’impatto che sta avendo il ragazzo uscito dalla Saint Benedict’s Prep High School sulla stagione dei Knicks è devastante, frutto di giocate di rara importanza (vedi i buzzer-beaters contro Bucks e Suns) o di ancor più rara spettacolarità.
Rifatevi gli occhi…

Post By EmilianoT (53 Posts)

Appassionato di basket americano e di calcio, soprattutto quello inglese da qualche tempo, è laureato triennale in Scienze Politiche presso la LUISS di Roma e studia Marketing presso lo stesso ateneo. Gioca agonisticamente a basket. Conta diverse collaborazioni sul web come redattore sportivo, specializzato in basket NBA. E’ regolarmente iscritto all’ODG del Lazio come pubblicista.

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