L'inizio di stagione poco convincente dei Lakers sta facendo tornare alla memoria dei tifosi un'altra annata sfortunata...

I Lakers e l’incubo del 2004

L’inizio di stagione poco convincente dei Lakers sta facendo tornare alla memoria dei tifosi un’altra annata sfortunata…

Che i Lakers siano reduci dal biennio più complesso degli ultimi anni è poco, ma sicuro. La secca eliminazione da parte dei Mavericks nei playoff 2011, l’addio di Phil Jackson, le solite polemiche dietro la spettabile stella di Kobe Bryant, i saluti di due giocatori importanti come Odom e Fisher e tutta una serie di cambiamenti che hanno decisamente demotivato la squadra, portandola sull’orlo di una rifondazione.

Ma come Mitch Kupchak ci ha abituato nel corso della sua lunga e gloriosa carriera a guida dello staff manageriale dei purple&gold, il colpo era dietro l’angolo.

Nel 2003, dopo una stagione non finita bene, in seguito al celebre three peat, il GM dei Lakers convinse e portò in cascina veterani del calibro di Karl Malone e Gary Payton, entrambi a caccia del primo titolo in carriera ed entrambi sconfitti almeno una volta da Sua Maestà Michael Jordan e, guarda caso, dal Re delle panchine Phil Jackson, durante il secondo tris di titoli da parte dei Bulls.

Quella squadra fu un vero fallimento. Vuoi per i problemi fisici di Malone, per gli screzi Bryant-O’Neal e per tanti altri fattori extra-cestistici, la stagione si concluse con la sconfitta nelle Finals, contro i meno quotati Pistons.

Non ci fu tempo per metabolizzare la grossa delusione perché Shaq venne spedito a Miami, Payton finì a Boston, mentre Malone annunciò il definitivo ritiro senza anelli al dito. Insomma, tutto condusse alla prima stagione, da dieci anni a quella parte, senza playoff.

Ora, vi starete chiedendo perché mai è stata tirata in ballo quell’annata abbastanza sfortunata. Perché le dinamiche che hanno portato Nash e Howard in California, sono molto simili a quelle che condussero Payton e Malone a firmare nove anni fa.

Entrambi hanno voglia di vincere il loro primo titolo in carriera. Ma perché questi Lakers non possono e non devono fallire questa volta?

Andiamo ad analizzare le differenze tra le due squadre, immaginando una sfida impossibile.

Playmaker

Gary Payton vs. Steve Nash

Gary Payton aveva 35 anni quando sbarcò a Los Angeles proveniente da Milwaukee, dove era stato ceduto a febbraio 2003 dalla sua squadra storica, i Seattle Sonics. “The Glove” era reduce da una stagione sopra i 20 punti e 8 assist di media ed era ancora considerato un playmaker di tutto rispetto nonostante la sua carriera si stesse avviando verso la conclusione.

Con i Lakers, Payton viaggiò a cifre decisamente più basse, ma fu parecchio prolifico durante la regular season, aiutando i suoi a raggiungere i playoff, grazie anche al suo contributo in fase difensiva. Nei playoff, però, si spense anche per via di alcuni problemi fisici e nelle Finals soffrì tremendamente la presenza di Chauncey Billups, poi dichiarato MVP di quelle cinque partite.

Steve Nash ha qualche anno di più rispetto a quel Payton, ma non sembra voler invecchiare e soprattutto appendere le scarpe al chiodo, nonostante l’anno prossimo raggiunga il traguardo dei 39 anni. Nash torna da una stagione perdente con i Suns, in cui è stato il leader indiscusso in uno spogliatoio giovane ed inesperto.

Il canadese ha viaggiato in doppia-doppia di media per tutta l’annata ed è arrivato secondo, dietro a Rajon Rondo, nella classifica degli assist. Certo, il sistema di gioco messo in atto da Gentry è leggermente diverso da quello che ha in mente Brown, difensivista assoluto ed incline al rallentamento del gioco, ma avrà sicuramente previsto qualcosa per sciogliere la catena al nuovo numero 10 dei Lakers, così da permettere al pubblico dello Staples di assaporare un po’ del vecchio e caro Showtime.

Payton avrà avuto pure la difesa dalla sua parte, ma Nash è un realizzatore e un passatore straordinario, e con Howard e Artest in quintetto, non avrà bisogno di spremersi più di tanto nella propria metà campo.

Guardia

Kobe Bryant vs. Kobe Bryant

Che differenza c’è tra quel Kobe e questo Kobe? Beh, innanzitutto non è preso dalle vicende giudiziarie che lo attanagliavano allora. Poi, è decisamente più maturo e più leader. Non c’è più la presenza ingombrante di Shaq, ormai appartiene tutto al passato.

I Lakers sono suoi e dovrà dimostrare di avere ancora voglia di vincere e di guidarli all’ennesimo titolo della sua carriera. Non per nulla il suo numero 8 è diventato un 24.

Ala piccola

Rick Fox vs. Metta World Peace

Forse qui il confronto non regge neanche. Metta World Peace è un giocatore solido, un guerriero, capace di grandi partite sia a livello difensivo che quello offensivo. Una pedina importante nello scacchiere di coach Brown.

Fox era un giocatore più prettamente offensivo, che si basava quasi esclusivamente sulla conclusione da oltre l’arco. Un buon fisico gli permetteva di cavarsela egregiamente anche dall’altra parte del campo, ma non era sicuramente paragonabile all’apporto che dà l’attuale numero 15.

Ala Grande

Karl Malone vs. Pau Gasol

Considerando che Malone era ormai a fine carriera e che i suoi problemi fisici l’hanno fatta da padrone per tutta la stagione in maglia Lakers, playoff compresi, non si può non dare lo scettro di vincitore di questa speciale sfida a Pau Gasol.

Il catalano è innanzitutto più giovane rispetto al “Postino” di quei tempi e sicuramente più sano. Gasol è un All-Star in grado di poter rimanere a questi livelli ancora per parecchi anni. Se avessimo preso il Malone degli anni d’oro, allora non ci sarebbe stato paragone, ma i giallo-viola contano di avere lo spagnolo in forma per tutto il campionato anche per consolidare l’amalgama tra lui e l’altro big man, un certo Dwight Howard.

Centro

Shaquille O’Neal vs. Dwight Howard

Ecco a voi la sfida più interessante di tutte. Medesimo destino, medesima stazza e modo di giocare. In questi anni i paragoni tra i due si sono decisamente sprecati. Steelman e Superman, i due supereroi per eccellenza della lega, hanno dominato sotto i canestri in due epoche diverse, ma più volte si sono affrontati da avversari.

Shaq ha già fatto a Dwight i complimenti a modo suo e Howard ha detto che non deluderà le attese che ci sono su di lui, puntando al primo titolo in carriera. Bisognerà vedere, però, quali saranno le condizioni fisiche del numero 12, bloccato dai problemi alla schiena che gli hanno fatto saltare tutto il resto della stagione passata e che lo hanno portato a subire un’operazione.

L’O’Neal 2003-04 era già nella fase declinante della sua carriera e decisamente sovrappeso rispetto alle versioni precedenti. Vuoi i problemi di empatia con Kobe e vuoi anche la mai nascosta voglia di cambiare aria, quell’annata non fu proprio la più lodevole di Shaq. Dwight, dalla sua, ha l’età ancora giovane e vogliosa di successo in un ambiente nuovo che potrebbe dargli quello che cerca. Insomma, tutto consiste nella differente motivazione.

Panchina

La sfida quintetto l’ha vinta decisamente la squadra 2012-13, ma non siamo così certi per quanto riguarda quella della panchina. A parte gli esperti Blake e Jamison, i Lakers di quest’anno presentano tanti giovani e per lo più inesperti che potrebbero essere l’anello debole, soprattutto se dovesse venire a mancare qualche giocatore del quintetto. Meeks è un’ottima guardia, dal tiro da tre micidiale, che ha fatto molto bene nelle due stagioni trascorse a Phila, ma saprà sostituire al meglio Kobe, nel caso ce ne fosse bisogno? Nei Lakers 2004 c’era un certo Kareem Rush, capace di prodezze nella serie di finale di conference contro i T-Wolves.

Clark e Ebanks saranno i cambi di Metta World Peace, ma non sembrano convincere pienamente. Allora c’erano due nomi come Walton e George, giocatori non in grado di cambiare una partita, ma che quando scendevano in campo sapevano dare il loro “effort”, come lo chiamano oltre oceano.

Jamison sembra essere l’unico uomo di sostanza uscente dalla panchina. Già sesto uomo dell’anno ai tempi di Dallas, è abituato a venire fuori dal pino e regalare prestazioni gratificanti. La scorsa stagione è stato il leader indiscusso dei Cavs, ma ora è pronto a vincere il primo titolo in carriera e avrà un ruolo molto simile a quello che aveva Odom fino a due stagioni fa. Nove anni fa c’era l’ucraino Slava Medvedenko che aveva comunque giocato una buona serie finale contro i Pistons, in sostituzione dell’infortunato Malone.

Il ruolo di playmaker sembra essere ben coperto e oltre al già citato Blake c’è pure la presenza difensiva di Chris Duhon, utile quando ci sarà da dare fiato a Nash e magari marcare qualche point guard pericolosa. Sicuramente nessuno dei due vale quello che Fisher ha rappresentato per la franchigia, ma c’è la convinzione che possano fare bene.

Il resto è tutto un tabù e se ci guardiamo indietro vediamo una panca sicuramente più solida e decisiva, ma che non ha comunque contribuito a portare a termine la missione.

L’idea è che quest’anno il quintetto dovrà fare più del dovuto, lasciando poche responsabilità agli altri, se non quella di chiudere le partite già decise o di far respirare i titolari.

La gestione sarà tutta in mano a Mike Brown che potrebbe essere un valido candidato ad allenatore dell’anno [Ndr oppure uno dei primi coach a saltare…]. Ma la domanda è: l’ex coach dei Cavs vale un Phil Jackson? Lo scopriremo solo se e quando inizieranno a fioccare titoli…

 

Post By Nicholas Lippolis (112 Posts)

Scrive per playitusa dal 2012. Esperto di NBA, NHL ed MLB. https://twitter.com/NikLippolis

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17 thoughts on “I Lakers e l’incubo del 2004”

  1. sarò scemo io, ma non vedo assolutamente nulla in comune tra sti due team…

    quello del 2004 era una corazzata, Payton e Malone venivano da stagioni ottime, anche se 35enne l’uno e 39enne l’altro…
    ma quel team, con un pizzico di fortuna in piu (Malone primo e unico infortunio in una ventennale carriera!!!), (e Payton non è vero che s’era inserito bene, anzi dei 4 è quello che rendeva meno)…e un Kobs con la “testa a posto”, avrebbe vinto il titolo e avrebbe fatto una tutt’altra regular
    non dimentichiamoci che Kobe era irrequieto e preso mentalmente dal processo (e anche stanco per i continui viaggi a Denver), Malone saltò metà regular, Payton non si inseri mai al 100% nel sistema, e nonostante questo arrivarono alle Finals, sbaragliando gli Spurs campioni in carica con Malone 40enne e rotto che fu il difensore piu ostico che TD incontrò…
    era un team nato per vincere e che senza il processo di Kobe e senza gli infortuni di Karl, avrebbe vinto, anche se Kobe non era ancora maturo (era molto invidioso di Shaq), anche se Gary non espresse mai il suo 100%…

    questo team 2012-13 è tutt’altro team…
    Kobe è maturo, vecchio? no, non ancora!!! Gasol è un player maturo ma non vecchio, DH ha 27anni, tendenzialmente i suoi migliori anni iniziano adesso
    Nash è un capitolo a parte, Nash dopo anni ai Suns cambia scenario e certa un titolo
    ma sarebbe un errore colossale far ruotare tutto attorno a Nash
    Questo è un roster costruito per competere per il titolo almeno 4-5anni (poi Kobe non sarà piu Kobe)
    ci sono altri veterani MWP, e altri vecchi Jamison…
    questo team al 100% non vale secondo me quello del 2004 al 100%
    tuttavia ha nettamente piu chance di vittoria (sul medio-lungo periodo)

    c’è un confronto che manca totalmente nell’articolo
    coach PJ contro coach “Marrone”…

    questo è il vero succo del discorso, questa la vera grande differenza

    e personalmente, il grosso problema dei Lakers attuali è il coach
    proprio quando devi metter assieme player di valore assoluto, abituati con sistemi diversi, qui si vede molto l’impatto del coach
    questi Lakers con Phil Jackson alla guida arriverebbero a 70win, con coach “marrone” rischiano di fermarsi a 50…

  2. L’errore più grande nel 2004 fu quello di lasciar partire Horry, perché Malone non aveva cambi all’altezza, ricordo che in finale giocó letteralmente zoppo.. Parlare di un fallimento totale forse é un po’ troppo per una squadra che arriva alle finals, nonostante le aspettative.. Con un Malone sano magari sarebbe stata un altra storia, certe volte ci vuole anche un pizzico di fortuna..

  3. Non fu certo un fallimento totale, fu finale da favoriti, persa e conseguentemente sfacelo totale, che tuttavia sarebbe accaduto comunque, era una squadra una tantum, che non aveva futuro ma una sola chance che si giocò sino in fondo, con sfortuna e soprattutto senza Horry!
    Se c’è un nesso a mio parere sta proprio li: Howard è in scadenza e non è scontato che rimanga, Nash potrebbe essere alla frutta, difensivamente soffrono e molto i play giovani (Westbrook li fa a fette). Non mi azzardo a dire che Kobe sia in calo, ma dico solo che non è Jordan (leader si ma fino ad un certo punto).
    Hanno sicuramente un’anno per vincere, forse due… FORSE. Si vedrà!
    Nel frattempo buona R S a tutti ci sarà da divertirsi!

  4. Ragazzi la vera argomentazione sfugge. I lakers han riempito il cap questi 2 anni per liberarlo nel 2014 quando kobe, e gasol molleranno la franchigia. Guarda a caso nello stesso momento in cui scade il contratto a LBJ. Ora, non dico che James andrà a LA ma ci proveranno a farlo arrivare quell’estate. Poco ma sicuro. Se non erro anche Brown scadrà quell’anno. Se i lakers riusciranno a fare ciò che vogliono, avranno già Howard in squadra e spazio salariale per prendere chiunque sia unrestricted a fine 2013/14.. Questo è il motivo per cui han fatto una squadra, apparentemente, da tutto e subito. Dico apparentemente perchè per quanto mi riguarda la panchina non permetterà mai a questa squadra di raggiungere la finale di conference. Magari mi sbaglio, ma la sensazione è che come roster le altre contenders siano più profonde..

  5. Premetto col dire che sono un tifoso dei Bulls,detto questo secondo me la squadra costruita quest’anno e’ tutta sbagliata,prendere Nash che ormai non si strascina o Howard che sicuramente si pesterà i piedi con Gasol e’ la cosa più stupida che potessero fare ad LA,detto questo il rooster a nomi e’ di tutto rispetto ma cmq un gradino sotto a Spurs e Thunder,al massimo si giocano la terza piazza con i Mavs a Ovest,poi la post season e’ un altra storia….cmq sempre e solo Bulls….D.ROSE mvp

  6. …è tutto nelle mani di Brown… deve avere la forza di prendere decisioni forti e imporle…

    esempio…Gasol 6° uomo a guida della second unit…Jamison apre meglio il campo al contrario dello spagnolo, sia Howard che Kobe ne trarrebbero benefici…

    ps se le cose non funzionano credo ci sarà un cambio prima di febbraio…e quel Gasol-Rondo dell’anno scorso potrebbe tornare d’attualità…magari diventando un Nash-Gasol per Rondo-Green…

    1. Totalmente d’accordo con te. Gasol non si accoppia con un lungo perimetrale nemmeno a sparargli, lui e Howard vanno separati. Gasol + Hill e Howard + Jamison suona meglio.

  7. …nash-gasol per rondo green? e i celtics dovrebbero accettare? per qual motivo nell’universo, mi chiedo…

    se togli rondo ai celtics sono finiti. ed è vero che garnett-gasol sarebbe una coppia spettacolare, ma sono tutti e due vecchi! nash nel sistema celtics inoltre c’entra ancora di meno che nel sistema lakers…

    comunque è una questione molto semplice, se il quintetto trova la chimica entro la prima serie di playoff possono vincere. altrimenti non importano i nomi, verranno sbattuti fuori. e nel caso, dovrebbero cambiare allenatore al più presto…con un allenatore vero (jackson, popovitch, rivers) avrebbero MOLTE più chance!

  8. Seriamente. LA sotto gli spurs? Già l’anno scorso Duncan e Manu si tenevano in piedi con lo scotch, quelli che rullavano in RS si sono sciolti come neve al sole. Scambiate Monsieur Popp con Brown e SA non li vede neanche, i playoff.

  9. Sono pienamente d’accordo sul fatto che la vera domanda da fare è se coach Brown sia all’altezza di gestire questo spogliatoio.
    Io sono convinto che Brown sia un ottimo allenatore tecnicamente, ma non credo che abbia la personalità per confrontarsi con una realtà complessa come quella di L.A.; Jackson, Pop, Larry Brown… questi sono allenatori che hanno una personalità e una credibilità per gestire questa situazione.
    Se Mike Brown riuscirà a trovare la chiave per gestire e motivare questi “ragazzi”, potremmo davvero essere di fronte al più forte start five di tutti i tempi… (le riserve però sono un’altra storia!).

  10. L’aver firmato Nash mi lascia perplesso. Nash non tiene difensivamente nessun pari ruolo. All’ovest: Parker, Westbrook, Paul, Collison, Conley, Lin, Rubio, Lawson, Greivis Vasquez, Mo Williams, Lillard, Curry, Dragic e Thomas: Nash quanti di questi riesce a marcare? Offensivamente è in calo da almeno due anni (le sue statistiche raccontano di un calo in punti, percentuale da tre e dal campo), inoltre non so come si possa “sposare” tecnicamente con Brown. Che è l’altro buco nero, per ora, del team. Sia a livello tattico che di personalità. Vediamo come evolve la stagione

  11. A me più che un’analisi pare un tentativo mal riuscito di sostenere che questi lakers siano migliori rispetto a quelli di 9 anni fa.
    Innanzitutto: Nash sarà anche un giocatore sopraffino ma non difende neanche per sbaglio e in una squadra anziana e (di conseguenza) poco atletica come i lakers la cosa è devastante: Howard si riempirà sistematicamente di falli per fermare le penetrazioni avversarie o lascerà libero di schiacciare il lungo avversario (che nessuno andrà a coprire). Un Payton negli attuali lakers sarebbe molto, ma molto, più funzionale alla squadra che, peraltro, mi pare pure poco propensa ad avere un direttore di orchestra come Nash.
    Su Bryant: voler sostenere che il Bryant odierno sia migliore di quello 2004 mi pare vera eresia. Il Bryant attuale ha perso un bel po’ del suo atletismo, difende meno, perde più palloni e non è certo più uomo-squadra. Il fatto di avere 9 anni in più, poi, lo rende più soggetto a oscillazioni di forma, infortuni, etc.
    Malone valeva facilmente l’attuale Gasol e O’Neal l’attuale Howard se lo sarebbe mangiato a colazione (O’Neal solo per il fisico era immarcabile anche nell’ultimo anno ai celtics, figuriamoci nel 2003/04): chiuse con 21,5+11,5+2,5 stoppate + 3 assist tirando con il 58,4%. Ma, aldilà delle cifre (più o meno analoghe a quelle che fa howard), marcare O’Neal voleva dire lasciare spazi infiniti agli altri 4 giocatori, cosa che non succede con Howard, che pure ha cifre simili. E se anche non era esattamente il massimo come mobilità ben pochi giocatori hanno intimidito gli avversari come faceva O’Neal.
    Se poi passiamo alla panchina la vedo proprio dura: Fisher-Blake è veramente un confronto umiliante per quest’ultimo: aggiungiamoci Medvedenko, Rush, George, Grant e compagni. La second unit in partita batterebbe di 30 quella attuale dei lakers che ha un ottimo giocatore (jamison) e una serie di mezzi giocatori.

    Insomma: questi lakers hanno un quintetto leggermente inferiore a quello 2003-04 e una panchina notevolmente inferiore. Poi gli sport non sono scienza esatta e magari i lakers attuali riescono dove quelli di 9 anni fa fallirono ma per adesso mi permetto di dubitarne fortemente.

    1. Manca il confronto più impari: il coach. Phil Jackson, allenatore più vincente della storia, carisma, capacità ineguagliabili di tranquillizzare, rassicurare, incentivare, motivare, pungolare i propri giocatori. Allenatore che non spreme molto i giocatori in rs. (quante “L programmate” in r.s.?), per P.Jax la stagione iniziava a febbraio: 11 titoli (Finals: 11 W, 2 L).
      Mike Patata, uno dei peggiori coach che mi ricordi. Vincente coi deboli e debole coi forti (allenatore da rs., capace di ottenere buoni record, incapace e SEMPRE perdente nei duelli tattici dei po.). Il suo sistema offensivo basato su “palla a Lebron, isolamento e preghiamo” si è rivelato sempre perdente e ha distrutto cestisticamente la prima parte della carriera Nba di Lebron.
      Ho visto tutte le partite dei lacustri, ecco un po’ di considerazioni sulle “follie” del peggior allenatore dei Lakers.
      1. Howard e Gasol si pestano i piedi. Gasol è spostato in una posizione dove è assolutamente inefficace. Non di rado vediamo anche Howard collocarsi in post alto, dove è assolutamente inefficace; e non per portare un p&r (hanno nash-gasol – kobe-howard – nash-howard: zero p&r).
      Patata non avrà mai le palle per portare Gasol in 2nd unit. E probabilmente, nella sua stupidità, non ci avrà ancora pensato.
      2. Antwan Jaminson utilizzato da 3, dopo una carriera da 4, appare sempre spaesato, fuori dai giochi.
      3. Metta World Peace da 2. Perché? Perché Meeks allora? Perché Ebanks oggi non vede il campo, domani gioca da 3, dopodomani da 2? La rotazione è in fase sperimentale ancora oggi: lo è sempre stata da quando Brown si è accasato coi Lakers. Idee confusissime.
      4. I minutaggi: Lakers contro Detroit vedeva i lacustri sopra di trenta a fine pt. si prospetterebbero due quarti di garbage e di riposo per gli starter che provengono da 3 partite in 4 gg ed invece, minutaggi classici, Howard che guarda stralunato e sarcastico il coach che lo rimette in campo a fine 4 periodo. Kobe che sbeffeggia il coach dicendo che è tornato in campo per non far prendere un colpo al ct. Sicurezza nei propri mezzi e fiducia nei comprimari? 0. I giocatori, vecchi, sono spremuti peggio dei rookie.
      5. Ricordate un finale punto a punto vinto dai Lakers l’anno scorso? Negli ultimi minuti si assisteva spesso in suicidi tecnici. Il punto forte dei Lakers è diventato il punto debole.
      …potrei continuare per ore (la difesa, fiore all’occhiello di Brown, è a dir poco risibile, si prendono canestri in facilità da tutti). Nash fuori sistema, tenuto a marce basse. Nash non è in campo quando Kobe riposa e in cui potrebbe funzionare un po’ di run&shot. La sua autorevolezza con gli arbitri? Questo si sbraita, urla come un allenatore liceale e i grigi non se lo cagano.
      In questo momento la persona più carismatica ed autorevole nello staff tecnico dei Lakers è Jack Nicholson, non vi dico altro.
      Ultima fila, andate a vedervi i forum di tifosi losangelini troverete la quasi totalità dei post firmati con “#FireMikeBrown”.

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