Dwight Howard e la fine dell’ Indecision

Da Disney Word a Disneyland, per Superman non poteva esserci percorso più logico,...

Howard visibilmente soddisfatto con la maglia dei Lakers…

Da Disney Word a Disneyland, per Superman non poteva esserci percorso più logico, come già lo era stato per un altro eroe da cartone animato, il famoso MDE, Shaquille O’Neal.

La NBA e Stern hanno la sfida ad altissimo livello spettacolare che si aspettavano, quella fra le due squadre con cui Shaq vinse l’anello, i Los Angeles Lakers di Kobe, Gasol e dei nuovi arrivati Dwight Howard e Steve Nash, ed i Miami Heat campioni in carica, con il famoso trio, i tre pards Lebron James, Dwyane Wade e Chris Bosh.

Gli Orlando Magic, la squadra che ha scelto Dwight Howard con la prima scelta assoluta qualche anno fa e con lui è arrivata alla seconda finale della sua storia, persa proprio contro i Los Angeles Lakers, sapevano da oltre un anno che Howard non era soddisfatto e forse voleva andar via, e da un anno si sapeva che avrebbe accettato pochissime squadre, fra cui i Los Angeles Lakers ed i Nets, che si stavano spostando dal New Jersey a Brooklin, le due squadre che sono sempre state al centro delle trattative che si sono sviluppate attorno al centro più celebre della NBA odierna, oltre ai Mavericks, la squadra di Dallas, che però avrebbe avuto reali possibilità solo se fosse andato li uno dei grandi amici di Howard, il play Deron Williams.

Cose chiare, sembrerebbe? Ed invece no.
Per lungo tempo Howard ci ha fatto sorbire un teatrino simile a quello messo in piedi da Lebron James qualche tempo fa, per esempio come James, dopo aver perso una finale contro una squadra più titolata, ha chiesto veterani con contratti lunghi ed onerosi, per avere possibilità di vittoria, salvo accorgersi che con questi tentativi la squadra non solo si era indebolita, ma aveva anche ingolfato il tetto salariale ed aveva scarse possibilità di migliorare la rosa.

Come James a quel punto ha chiesto il licenziamento del general manager e dell’allenatore, ottenendo il risultato. A quel punto i comportamenti si sono differenziati. Mentre James ha messo in piedi un varietà televisivo che sarebbe piaciuto condurre a Pippo Baudo, la famosa “Decision”, in cui annunciò con Wade e Bosh “stiamo portando i nostri talenti a south beach” per vincere “non un solo anello, non due, non tre…..”, Howard ha messo in piedi una specie di reality show di basso livello, che potremmo definire “The indecision”.

Così il nostro Superman un giorno ha deciso di rinnovare per un solo anno con gli Orlando Magic, poi ha avanzato perplessità circa un eventuale firma di un nuovo contratto con i Lakers, quindi ha deciso che sarebbe andato di sicuro ai Nets, dove aveva rinnovato il suo amicone Deron Williams, poi che se allenatore, GM e nuovi compagni gli fossero piaciuti avrebbe potuto prolungare il contratto ad Orlando, poi ha forzato per i Nets, quindi ha deciso, speriamo in modo definitivo, che i Lakers erano la squadra della sua vita.

Il risultato è che se prima, come James, era il volto nuovo della lega, il prototipo del nuovo giocatore, simpatico, guascone ed atletico, vinceva le gare delle schiacciate dell’All Star Game in una serie infinita di teatrini con Nate Robinson, a suon di mantelli di Superman e di Kryptonite (o meglio Kryptonate), proprio come James è diventato uno dei volti più odiati ed invisi dell’NBA. James ha passato un anno più all’inferno che al purgatorio, ha toccato il fondo con la sconfitta contro i Dallas Mavericks, in cui da tutti è stato indicato come il primo responsabile della disfatta, quindi ha cercato dentro di se, ha trovato il giocatore e, soprattutto, l’uomo, è maturato e cresciuto, ha cominciato a comportarsi in modo più maturo ed è arrivato all’anello, da protagonista assoluto.

Vedremo quale sarà il futuro di Howard, il quale sarà nel centro del mirino come James, ma gioca in una franchigia che è abituata ad essere nel centro del mirino, con un paio di compagni che sono passati all’inferno e ne sono usciti vincitori, Kobe Bryant e Metta Word Peace, ed un paio di compagni che invece sono da tutti guardati con simpatia, vale a dire Pau Gasol e, soprattutto, Steve Nash, tutta gente che potrà aiutarlo a superare i momenti difficili nel miglior modo possibile.

Resta il discorso che per gli appassionati NBA non è semplicissimo accettare un sistema in cui i giocatori più famosi si mettono d’accordo, scelgono la destinazione ed ottengono quel che vogliono a scapito delle loro squadre. Nonostante il lock out dello scorso anno la lega è sempre più incentrata sulle sue stelle e non si vede come possa cambiare questo andamento.

I Magic hanno provato a resistere, hanno provato a trattenere la loro stella ad ogni costo, per finire al punto in cui hanno dovuto cedere all’ultimo momento disponibile, quando non avevano più possibilità di resistere ed hanno finito per ottenere meno di quanto avrebbero potuto.

Tutto questo ha fatto gridare allo scandalo per uno scambio che in realtà, di per se, di scandaloso non ha nulla. Andiamola ad esaminare nel dettaglio.

I Los Angeles Lakers ottengono Dwight Howard, Chris Duhon, Earl Clark e Jodie Meeks, i Philadelphia 76Sixers ottengono Andrew Bynum e Jason Richardson, i Denver Nuggets ottengono Andrè Iguodala, gli Orlando Magic ottengono Aaron Afflalo, Al Harrington ed il mega contratto non garantito, quindi buono per una squdra alla ricerca di spazio salariale, Maurice Harkless e Nikola Vucevic da Philadelphia, Josh McRoberts e Christian Eyenga più una serie di scelte non esaltanti, due prime dei Lakers, una prima ed una seconda da Denver, una prima di Philadelphia, difficile che da queste esca fuori il nuovo Jordan.

I Denver Nuggets perdono una buona guardia come Aaron Afflalo, ma trovano un Andrè Iguodala che per anni è stato ad un soffio dall’essere un leader, cosa che serve come il pane ai Nuggets, e soprattutto è un atleta che gioca in difesa e con i compagni, cosa difficile da trovare.

I Philadelphia 76sixers ottengono il lungo che cercavano da tempo, Andrew Bynum, probabilmente il secondo centro della lega, dopo lo stesso Howard, ed un esterno che non è più al suo massimo, ma è ancora un buon realizzatore, Jason Richardson.

I Lakers ovviamente ottengono il pezzo forte della trade, Dwight Howard, una delle stelle della lega, forse il miglior lungo, da quasi tutti considerato il miglior centro ed il miglior difensore della lega, un paio di giocatori che in panca faranno comodo, come Meeks e Clark, ed un giocatore arrivato solo per sgravare il montesalari dei Magic, come Chris Duhon, che per qualche tempo, a Chicago, è stato considerato una buona point guard difensiva, ma da anni non incide.

Tre squadre che chi più, chi meno, escono vincitrici dallo scambio. Chiaramente i Lakers sono quelli che ottengono di più, ma anche i Nuggets ed i Sixers escono rinforzati da questa operazione.

Infine arriviamo alla squadra che da quasi tutti è considerata perdente, gli Orlando Magic. In Florida arrivano Afflalo, buona guardia ma non certo una star, con un contratto piuttosto oneroso, qualche giovane, alcuni di valore maggiore, come Maurice Harkless e Nikola Vucevic, che a Philadelphia, qualcosa hanno fatto vedere, più Josh McRoberts e Christian Eyenga, che fino ad oggi hanno convinto solo fino ad un certo punto.

Le scelte, condizionate o meno, saranno dei Lakers, dei Sixers, dei Nuggets, di sicuro nessuna di queste sarà in lotteria. Vale a dire che gli Orlando Magic si candidano all’ultimo posto assoluto, per avere il maggior numero di possibilità di ottenere la prima scelta assoluta, in attesa di scaricare gli ultimi contratti onerosi, quelli di Nelson e Turkoglu.

Un paio di anni di mediocrità assoluta, sperando di avere fortuna in lotteria e che i vari giovanotti che hanno in squadra vengano valorizzati e decidano di restare ad Orlando, mentre i tifosi fanno finta di divertirsi a guardare le schiacciate degli altri. Decisamente non la scena migliore che ci si potesse sperare dopo la finale persa solo tre stagioni fa.

Come si è arrivati a tanto? Probabilmente i Magic si sono fatti prendere dall’indecisione di Howard, sperando di trattenerlo, ed hanno atteso troppo. Un anno fa, per esempio, gli stessi Lakers avevano offerto Bynum più Odom (da girare pari pari a Dallas per una eccezione salariale), spazio salariale e scelte, ed erano in dubbio se aggiungere nell’offerta anche Gasol per Turkoglu e gente varia per pareggiare i contratti. Poi tutto saltò perchè Howard rinnovò per un anno ed i Magic sperarono di trattenerlo.

Dopo qualche mese i Lakers sacrificano Bynum, spazio e scelte e con l’eccezione salariale ottenuta dalla cessione di Odom si prendono Steve Nash. Non proprio la stessa cosa.

Dopo questa trade i Sixers ed i Nuggets sono migliorati, ma probabilmente non diventano delle candidate per il titolo, a meno che qualche giovanotto che hanno in casa non faccia salti di qualità notevoli. Servirà qualche altro cambio.

Con Iguodala i Nuggets possono permettersi a lungo una squadra con tre esterni intercambiabili o, in alternativa, un quintetto altissimo, mentre con Bynum i Sixers ottengono un centro che corre bene per il campo, ha un buonissimo arsenale offensivo e potrebbe integrarsi al meglio con il sistema della squadra di Philadelphia. In più aggiungiamo che senza Kobe Bryant il sempre immaturo Bynum potrebbe finalmente diventare quel leader che a Los Angeles non è mai stato.

Nessun dubbio però sulla squadra che ottiene di più dallo scambio, almeno sulla carta, vale a dire i Los Angeles Lakers. Come da tempo immemorabile la difesa angelina verrà tagliata come il burro da un coltello caldo da ogni point guard atletica, non si capisce come il povero Nash, che ha 38 anni e non è mai stato un difensore eccezionale, possa limitare i vari Westbrook, Parker, Paul, per restare ad ovest.

Ma i vari Westbrook, Parker, Paul una volta superato con facilità il vecchio Nash si troveranno l’area chiusa da Dwight Howard, di sicuro il miglior difensore nell’area pitturata (anche se ho dubbi che sia il miglior difensore in assoluto). Howard inoltre è più mobile ed ha una migliore visione di gioco di Bynum, quindi potrebbe convivere meglio con Gasol.

Oltretutto pare proprio che i Lakers vogliano giocare, in fase offensiva, applicando la princeton offence. Con Gasol che è un passatore eccezionale, Artest che ha già giocato qualche anno con Adelman, il più famoso fra i coach che applicano la princeton, Kobe Bryant che ha una comprensione di gioco molto più elevata di quanto il suo ego lasci trasparire e Steve Nash la princeton potrebbe scorrere benissimo ed Howard potrebbe inserirsi molto bene in questo sistema, dando in più alternative formidabili, in quanto sia lui che Gasol potrebbero giocare a due con uno fra Nash e Bryant.

In teoria, sempre e solo in teoria, Thunder ed Heat hanno trovato una avversaria formidabile, ma come sempre occorre attendere il responso del campo. Infatti non è detto per nulla che dei caratteri come quelli dei giocatori dei Lakers possano convivere facilmente, ed a Los Angeles ancora tutti ricordano a cosa possa portare questo fatto, il 2004 è ancora nella memoria di tutti.

Inoltre Kobe Bryant, Metta Word Peace, Antawn Jamison e, soprattutto, Steve Nash sono tutti ben sopra i 30 anni e non è detto che il declino non arrivi presto. Se si vuole vincere, occorre farlo in fretta, in quanto i vari Goudelook, Morris, Clark, Meeks, Sacrè, Hill possono far bene, alcuni di loro molto bene, ma non sono certo all’altezza dei giocatori del quintetto.

Infine la valutazione più spinosa. Perchè proprio questo scambio? Perchè non sono stati conclusi scambi con altre squadre? E c’è stato un qualche regalo per i Los Angeles Lakers?

Per primo affrontiamo l’argomento più semplice, l’unico su cui abbiamo dati certi su cui ragionare. Senza entrare nel merito dei singoli scambi, praticamente tutte le volte in cui una squadra è stata obbligata a cedere la propria stella più celebre, che fosse per il desiderio di ricostruire o per richiesta di quest’ultimo, dal punto di vista tecnico ha perso qualche cosa.

Senza paragonare alcuno scambio, quando i Wolves hanno ceduto Garnett, quando i Raptors hanno ceduto Carter, quando gli stessi Magic hanno ceduto McGrady, i Nets Kidd, i Sonics Allen o Raptors Bosh hanno avuto una perdita tecnica. L’unica squadra che pare essere migliorata dopo la cessione di una stella sono i Nuggets.

I Lakers per avere il miglior centro della lega hanno ceduto il secondo miglior centro della lega, Bynum, due prime scelte, spazio salariale. Uno scambio che più o meno ha l’equilibrio della maggior parte degli scambi di questo genere. I Lakers ci hanno guadagnato, i Magic ci hanno perso, ma più o meno nei modi in cui è avvenuto nella maggioranza dei casi del genere.

Se poi i Magic hanno preferito dar via Bynum per avere Afflalo, spazio ed altre scelte è una scelta consapevole della loro dirigenza, che ha preferito seguire una strada tipo quella che un anno fa Stern ha disegnato per gli Hornets, che hanno preferito giovani, scelte e spazio salariale ai vari Odom, Scola, Martin, Dragic.

La scelta cui Stern ha obbligato gli Hornets ha pagato tantissimo, ad un anno di distanza pare evidente, ma non c’è nessuna certezza che la strada dei Magic porti a quei risultati, o piuttosto a quelli che raccolgono da qualche anno i Bobcats.

Più difficile paragonare lo scambio effettuato con le offerte che avrebbero potuto effettuare i Nets o i Rockets. Sembrava che i Rockets avrebbero offerto oltre 10 milioni di spazio, scelte, giovani, ma riguardo a questo è intervenuto lo stesso Hennigan su twitter: “At the end of the day, you look at what’s available in theory and what’s available in reality and they’re not the same” .

Non abbiamo certezze che Henningan dica la verità, ma non si capisce quale vantaggio avrebbe a prenderci in giro, con la possibilità di essere sbugiardato con facilità.

Per quanto riguarda i Nets, la trattativa è durata molto a lungo, c’era comunque una guardia giovane di buona qualità, Brooks, c’erano scelte e spazio, ma probabilmente non si è trovato un team che fosse disposto a prendersi Lopez rinnovato alle cifre che quest’ultimo pretendeva. Ed ovviamente i Magic non avrebbero mai preso Lopez, altrimenti si sarebbero tenuti Bynum anziché cercare altri teams che se lo prendessero in cambio di spazio, giovani e scelte.

E nella trattativa fra Magic e Nets, come ammesso da entrambe le dirigenze, alla fine si era creata una certa “animosità”. Probabilmente aver chiuso uno scambio al posto dell’altro non cambierà molto per i Magic, che hanno chiuso con la squadra con cui i rapporti sono stati migliori, davanti a prospettive molto simili.

Come sempre accade i tifosi delle squadre che puntavano ad Howard non si rassegneranno a questa disamina, ma l’unica cosa che si può davvero rimproverare ai Magic è quella di non aver ceduto Howard quando avevano un maggior peso nella trattativa.

Quella che invece è innegabile, anche dal mio punto di vista di tifoso dei Lakers, è una certa delusione nell’accorgersi che dopo il lungo braccio di ferro fra i proprietari ed i giocatori, mesi di partite perse, un nuovo contratto che avrebbe dovuto riequilibrare, in teoria, gli equilibri della lega, un giocatore riesce ancora una volta a forzare la sua dirigenza ed a farsi cedere esattamente dove vuole, oltretutto ad una squadra che con lui arriva ad un monte salari più vicino ai 100 milioni che ai 90, grazie ad un accordo con una compagnia televisiva che renderà superabile la nuova luxury tax, ed il fatto che ancora una volta un giocatore che ha chiesto il licenziamento di dirigenti ed allenatore ha poi mollato la squadra ottenendo di andare esattamente dove voleva.

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