Se prende dimestichezza anche con il post-up, sono guai seri per la concorrenza…

Continuiamo a sbirciare nel playbook degli Heat, e dopo aver analizzato lo schema “Horns”, diamo un’occhiata ad un’altra giocata, anche lei open post (senza post basso) che prevede un taglio orizzontale della guardia di fronte al doppio post alto, innescando la ricezione di uno dei due giocatori al gomito e a seguire alcuni quick hitter (soluzioni rapide).

Ecco la “trama base” e qualche variante (in rosso):

 

Vediamone ora alcune applicazioni nelle Finals:

 

Un’altra ricorrente offensiva degli Heat nelle Finals, è stata la cosiddetta “Scrum play”, già cara ai Celtics del 2010, ed usata da Doc Rivers anche in versione inbound. Si tratta di un doppio blocco alto sul palleggiatore, che può quindi scegliere di attaccare uno dei due lati, orientando di conseguenza il movimento degli altri giocatori.

Il canovaccio di riferimento è questo:

 

Ed ecco alcune esecuzioni in partita, compresa una variante, riconoscibile dalla differente disposizione (entrambi gli angoli occupati) in cui il portatore di palla (Chalmers, Wade o Cole) sfrutta subito il doppio high screen:

 

Sia il primo schema con il taglio orizzontale che “Scrum”, essendo attacchi open post, si prestano a valorizzare la linea di fondo, solitamente incustodita vista l’assenza di un centro, ed infatti prevedono l’interessante possibilità di un eventuale taglio sulla baseline di James, dal lato debole. Inoltre, come è giusto che sia, entrambi gli schemi consentono a James l’isolamento in post ed a Wade quello fronte a canestro.

Proprio il ruolo svolto da James in post rappresenta, persino più della sua stessa incoronazione nell’albo storico (anello con annesso Mvp delle Finals), una tappa fondamentale nella carriera di Lbj, oltre che una pessima notizia per gli avversari.

Il “nuovo LeBron” ha finalmente tolto dalla sua cameretta il poster di Jordan, ed ha saggiamente appeso, a fianco a quello di Magic (l’unico giocatore alto almeno 6-6 con una media assist in carriera superiore ai 6,9 di Lbj), quello di Barkley (parliamo di stile di gioco, non certo di fisico). Ovvero, in questa stagione James ha limitato al minimo in carriera i tiri da tre (2,4 e, non a caso, career high in percentuale: 36,2%), per concentrarsi di più, in aggiunta all’atavica propensione all’assist, sull’aggressione al ferro e, dulcis in fundo, al gioco in post.

Per quanto riguarda la penetrazione, non è certo un segreto che James possa penetrare a piacimento (e non è un eufemismo), procurandosi sistematicamente o il fallo subito o l’appoggio (se non la schiacciata), magari non facile, ma sempre nelle sue (sconfinate) possibilità.

Balena subito all’occhio la facilità tecnica con cui Lbj arriva al ferro: senza troppe finte, palleggi virtuosi o cross-over, al massimo un’esitazione, poi “esplosione” in palleggio, contatto con il difensore ed appoggio. Soprattutto in transizione, quando avanza palla in mano e gli viene portato un blocco, il lay-up è già prenotato.

 

Volendo giocare ancora con i paragoni (passatempo estivo da off-season) potremmo definirlo un incrocio fra Odom e Shaq: assomiglia a Lamar per l’insolito rapporto fra altezza e capacità di playmaking, a Shaq, per la differenza fisica fra lui ed i pari ruolo, che gli consente di segnare “a comando” senza troppi fronzoli (tranne quando vuole nefastamente travestirsi da jump shooter), basandosi più su un vantaggio fisico-atletico che su un sagace lavoro di movimenti (il che, nel paragone Lbj/Shaq, va ovviamente rapportato a ruoli differenti). Infatti, sia Shaq che James hanno la possibilità, innata nei loro mezzi, di poter essere “un ariete” a cui gli avversari non hanno ostacoli adeguati da opporre.

Per intenderci meglio, la nemesi di James è probabilmente Paul Pierce: doti fisiche non invidiate da nessuna ala piccola, ma capacità tecniche e di “lettura”, che lo rendono, a 34  anni,  ancora un gran brutto cliente per la maggior parte dei difensori (fermo restando che si parla di un giocatore che ha vinto il Three-Point Shootout all’All Star Game un paio d’anni fa, per cui “la mano” non si discute…).

Passando invece al gioco in post, “carenza” rimproveratagli (prima delle Finals) ormai anche da parrucchieri e giornalai, è da notare come il numero di assist di Lbj sia cresciuto, gara dopo gara,  proporzionalmente al tempo che James ha trascorso in post basso (ed ai raddoppi che ha ricevuto): in Gara 5, infatti, c’è stato l’apice con 13, dopo una Gara 4 da 12; non a caso le due gare in cui James è stato sistematicamente usato in isolamenti anche in post.

Osserviamolo in azione:

 

Chiaramente non è detto che le differenti tipologie di raddoppio (i vari “tempismi”), siano state pianificate a tavolino: un raddoppio sul fronteggio, se eseguito con un’esitazione (magari per non trascurare Bosh in area), diventa inevitabilmente un raddoppio sul primo palleggio… ma di fatto Lbj ha saputo interpretare bene la situazioni, smistando palloni senza egoismi ed alternando scarichi ad attacchi al ferro. Come movimenti dal post, James non è ancora proprio “automatico” e a volte si percepisce quell’attimo di pausa in cui pensa a come muoversi (gli si legge negli occhi “loading post-up files, please wait”), ma questo non ha in fondo compromesso la sua efficienza complessiva.

Dunque, brutta notizia per gli avversari: quando sarà più a suo agio e più rapido nel prendere decisioni, in post diventerà un “Barkley 2.0” e “non due, non tre, non quattro…” ma almeno dieci centimetri più alto.

 

 

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3 thoughts on “NBA Finals 2012: Analisi Tattica (Part 3)

  1. Che belli questi articoli… complimenti davvero!
    E’ bello poter analizzare con calma tutte le situazioni e vedere cosa le squadre hanno preparato per mettere nelle condizioni migliori i propri beniamini.

    Complimenti a te… ma si dai… anche a coach Spoelstra!
    Resta il fatto, che se dovessero cambiare l’allenatore, farebbero un ulteriore salto di qualità!

  2. Interessante articolo che pero ha uno sbaglio barkley è alto 1.98 e lebron 2.03 quindi non c’è differenza di 10 cm

  3. @Magic
    Grazie… riferirò anche a coach Spo (“non appena mi danno il suo numero di cellulare” direbbe Peterson…)

    @gasp
    La reale altezza di Barkley (come quella di Olajuwon) è notoriamente differente da quella ufficiale, osservandolo affianco ad altri giocatori identificati come 1.98, si nota che mancano all’appello almeno 3-4 centimetri… comunque, giusta osservazione: è più corretto dire “quasi dieci centimetri”.

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