Cleveland Cavs: la lenta rinascita degli abbandonati

Ormai rinominati nella lega come “quelli che hanno gufato a vuoto”, i Cavs,...

Irving ha in mano le chiavi dei Cavs

Ormai rinominati nella lega come “quelli che hanno gufato a vuoto”, i Cavs, dopo aver visto il loro ex beniamino alzare l’agognato anello, hanno come buona parte del mondo NBA dovuto abbassare gli occhi e ingoiare a denti stretti il boccone amaro.

Alla franchigia, e alla città intera, non resta ora che tentare di tornare in tempi brevi a regalare qualcosa di decente ai propri tifosi. Perlomeno qualcosa di più dei 3 incontri stagionali di fuoco contro gli Heat (regolarmente persi).

Dall’addio di Lebron se dovessimo stilare una lista dei movimenti fatti, i “meno” sarebbero leggermente superiori ai “più”. Per dare un’idea, come i tifosi degli Hawks quando giocano in casa contro i Knicks. Il paragone è volutamente singolare poiché è realmente difficile valutare i Cavs del post-Decision.

Dichiarazioni d’odio verso il “Prescelto” (tutto sommato comprensibili) a parte, alla mente saltano immediatamente le 26 L consecutive dell’annata 2010/11 che neanche i Bobcats di quest’anno sono riusciti a battere.

Nello specifico, la semi-sciagurata cessione di Mo Williams (e del suo contratto ingombrante) e Jamario Moon ai Clippers per il Barone (e i suoi milioni poi amnistiati) si trasformò solo casualmente da brutto anatroccolo a cigno quando la scelta acquisita proprio dagli angelini (e il misero 2.8% che valeva) fu la prima ad uscire nella lotteria pre-draft.

Una first piovuta dal cielo e spesa splendidamente, almeno per quello che il campo ha mostrato, con Kyrie Irving. Bene, anche perché sembrava essere l’unica “safe” in un draft povero tecnicamente e ricco di incertezze, nonostante il ragazzo di Duke avesse giocato solo 11 gare al College.

La quarta, sempre destinata ai Cavs, ne fu infatti la testimonianza: andati Williams e Kanter, tuttora works in progress, i Cavs ripiegarono a sorpresa su Tristan Thompson, snobbando Valanciunas e la miriade di combo guard presenti nel draft (da Freddette a Thompson, passando per Kemba Walker).

L’anno passato è stato comprensibilmente di transizione ma ha permesso di ammirare il talento ed il carisma del poi nominato ROY ed i buoni margini di miglioramento del lungo da Texas University (anche se probabilmente il momento più emozionante della stagione è stato l’arrivo di mister TPO Luke Walton nella trade con cui i Lakers si appropriarono di Sessions).

Ed arriviamo ai giorni nostri, costretti ancor di più a dare una visione personale di quanto sta accadendo.

Di oggettivo infatti nel draft recente c’era solo un alto concentrato di talento, vicino ai livelli del 2008 o, potenzialmente per le prime pick, del 2003, che permetteva di trovare ottimi prospetti anche nelle scelte medio-alte.

Destinati per il secondo anno consecutivo alla #4 e “andati” Davis, MKG e Beal come prevedibile, i Cavs avevano ancora svariate possibilità: la più sicura, andare con Thomas Robinson, significava di fatto “bruciare” Thompson. Optare per il QI cestistico di Lillard appariva come un lusso visto il talento di Irving.  Si sarebbe potuto scegliere l’ipotetico “best player avalaible” e/o mettere la propria scelta sul mercato e vedere cosa ne sarebbe venuto fuori.

La scelta di Waiters, così come accadde per TT, ha fatto storcere il naso a diversi (sottoscritto compreso). Se le qualità nella metà campo avversaria dell’ex orange sono tutto sommato indiscutibili, non sembra altrettanto comprensibile pescare questo tipo di undersized quando il draft ti permette di “rischiare” un Harrison Barnes.

Di difficile valutazione è la trade che ha spedito le tre scelte (24-33-34) a Dallas per la numero 17, poi spesa per il solido ma non entusiasmante Zeller (viene da chiedersi perché, a quel punto, non cedere la 4 e provare un’accoppiata Lamb-Drummond)

Il dato di fatto che salta agli occhi, elucubrazioni post-draft a parte, è il lavoro fatto sul monte salari.
Fatta eccezione per il contratto di Varejao (un 27×3 con team option che, visti i tempi di Kwamoni e Javaloni, non è esattamente da buttare) e per i free agent che verranno eventualmente adescati quest’estate, dal 2013 il monte ingaggi dei Cavs annovererà solo le 4 scelte sopracitate.

Gilbert&co. sembrano entrati in un regime  di “fairplay finanziario”, termine ormai abusato da questa parte dell’oceano ma poco conosciuto in NBA viste le cifre recenti,  dato che, a parte le prevedibili illazioni su un aiuto ai Nets per l’affaire Howard (poi rivelatesi infondate) pur di fermare l’ascesa del trio di Miami, in questo mercato FA non si è ancora sentito parlare effettivamente di Cleveland.

Difficile ipotizzare obiettivi a breve termine, ma la squadra necessita comunque di qualche piccolo accorgimento, come ad esempio un back-up d’esperienza per il giovane Irving (si erano fatte insistenti le voci di un arrivo del venerabile maestro Fisher). Se invece Waiters avrà fin da subito la fiducia di coach Scott, facile credere che l’ormai non più entusiasmante Boobie Gibson dovrà reinventarsi specialista dal perimetro per cercare di avere spazio in questo progetto.

Nello spot #3 c’è affollamento, con il trio Gee-Casspi-Azubuike a cercare spazio: presumibile tocchi al primo non far rimpiangere l’addio di Parker visto il buon finale di stagione e considerate la discontinuità dell’israeliano e i dubbi sulle condizioni fisiche dell’ex Warriors.

Thompson dovrebbe finalmente guadagnare ulteriore spazio visto l’addio certo di Jamison, formando con Zeller e Varejao un reparto lunghi ben assortito per tecnica e presenza fisica, in attesa di capire quale sarà la decisione su Erden.

Manca qualcosa. Manca molto. Ma probabilmente come detto l’idea è di non spendere inutilmente per una stagione che sarà dedicata in linea di massima alla crescita di Irving e Thompson (rispettivamente dal punto di vista difensivo e realizzativo), dei rookie e ad un semi-tanking per il draft futuro (anche se i Cavs hanno numerose scelte protette di dubbia utilità visto che la classe 2013 si presenta al momento non profondissima).

Se questi siano i giusti presupposti per trasformare il lago della morte in una delle più grandi rivincite della storia dello sport, solo il tempo potrà dirlo.

Per adesso, Traditore 1 – Traditi 0. And counting…

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