La delusione sul volto di Kevin Durant, autore di una stagione comunque favolosa

E’ finita.

Nel modo più brusco e imprevisto. Soltanto quindici giorni fa scrivevo di un’Oklahoma “in missione, verso un solo obiettivo“, quel Titolo NBA che sarebbe stato la coronazione di un percorso intenso, partito quattro anni fa, quando ancora la franchigia era nella piovosa Seattle.

La scorsa notte, invece, i sogni dei Thunder si sono schiantati contro il treno Heat, prevedibile certo, ma non con quattro sconfitte consecutive. La maggior parte degli analisti NBA davano i ragazzi di Coach Brooks favoriti, chi in sei chi in sette gare… qualcuno dava Miami vincente, in sei gare massimo sette… nessuno però in cinque.

Oklahoma, dopo una vittoria benaugurante in Gara 1, si è sciolta al sole delle Florida, perdendo di fatto il pallino della serie in Gara 2. Rimango infatti della mia idea, già espressa qualche giorno fa: i Thunder non si aspettavano la sconfitta in casa, pensavano di poter portare la serie a Miami sul 2-0 e cercare poi di chiuderla lì o al massimo di tornare in Oklahoma per garantirsi il finale tra le mura amiche. Gettare al vento il secondo capitolo della serie, a causa sostanzialmente di un avvio imbarazzante, è stato un colpo psicologico tutt’altro che indifferente per Durant e soci.

Se a questo aggiungiamo l’inesperienza mostrata in Gara 3 e il losing effort di Westbrook di Gara 4, nonché un generale senso di superiorità inespressa a livello di talento puro, beh di elementi ce n’erano per fiaccare anche la più dura delle resistenze.

I Thunder escono a testa alta da queste Finals ma, diciamolo, in modo forse un po’ indecoroso per come avevano costruito il loro percorso in questi Playoffs, soprattutto nella serie contro San Antonio, dove avevano demolito gli Spurs con un mix di atletismo, freddezza e forza fisica.

Vedere Kevin Durant fermarsi nel corridoio verso gli spogliatoi e abbracciare i genitori, per poi lasciarsi andare a delle lacrime amare tra le loro braccia, è stato emozionante, commovente, struggente. Sicuramente era conscio delle difficoltà che avrebbe affrontato contro Miami, ma probabilmente anche lui non aveva valutato la “mission” avversaria, il famoso “fuoco” che brillava negli occhi degli Heat, la “fame” di Titolo di LBJ e compagni.

Alla fine, tutta la differenza del mondo, in una serie dove a parte Gara 5 lo scarto medio è stato di circa 5 punti, l’ha fatta l’esperienza. Di questa parola si è scritto e si scriverà ancora a lungo, ma dalla stessa non può prescindersi parlando di queste Finals. E’ stata proprio la maggiore consapevolezza acquisita dal gruppo di Coach Spoelstra a farli emergere e vincere, colpo dopo colpo, sui Thunder.

Di esperienza, però, i giovani Thunder ne hanno fatta. A metà gennaio mi chiedevo se questo non sarebbe stato l’anno buono per OKC: alla fine il verdetto è arrivato, niente Titolo ma Finali agguantate. Un altro passo in avanti, verso quell’obiettivo.

Non dimentichiamo che solo cinque anni fa i Sonics erano la barzelletta della Lega, salvo poi ingaggiare da San Antonio Sam Presti e scegliere, con il pick #2 del draft 2007 Kevin Durant.

Quattro anni fa vinsero la miseria di 20 gare, poi pescarono il jolly Westbrook grazie al quale migliorarono il proprio record l’anno successivo di ben “due” vittorie.

Due anni fa, arrivato anche James Harden, di gare ne vinsero 50, andarono ai playoffs e vennero battuti dai Lakers. E ancora lo scorso anno raggiunsero le Finali di Conference, battuti dai futuri campioni di Dallas. Quest’anno lo step in più l’hanno fatto, ma era evidentemente troppo presto per arrivare in fondo, c’era chi aveva più fame di loro.

Il futuro è luminoso, dunque. Chi ha seguito Durant durante questi playoffs, non può non aver ammirato il suo talento cristallino e non può non aver pensato che, prima o poi, anche lui alzerà il Trofeo più prestigioso. Con accanto, probabilmente, quella dinamo umana che risponde al nome di Russell Westbrook.

Passata la botta, calmati gli animi e razionalizzato quanto accaduto, in casa Thunder si aprirà un capitolo nuovo: dovranno essere prese delle decisioni importanti, a partire dal rinnovo (o meno) di Coach Scott Brooks, al quale va dato merito di aver forgiato e cresciuto un gruppo strabiliante, nonché di averlo guidato nel percorso di questi Playoffs, battendo tra l’altro (e in che modo!) il “maestro” Popovich; ma al quale, purtroppo, va anche addossata la responsabilità di non aver saputo ribattere alle mosse di Spoelstra, di non aver disegnato un adattamento che fosse uno al quintetto proposto dal capoallenatore degli Heat né di aver attuato, o comunque cercato, alternative alle mosse avversarie.

Si dovrà poi pensare al monte ingaggi, con le scadenze di Ibaka e Harden in arrivo e il nuovo contratto collettivo a mordere il freno: difficile riconfermare l’intero gruppo, più probabile qualche illustre partenza e l’innesto di forze nuove. Personalmente, vorrei vedere questi Thunder ancora insieme: è stato troppo bello, entusiasmante, vedere dei ragazzini di ventidue anni fare danni in giro per la Lega.

Di danni ne faranno ancora, questo è garantito. Perchè di esperienza, ora, ne hanno anche loro.

 

Post By Giuseppe TJ Vallone (46 Posts)

Laureato in Legge, appassionato di basket e fotografia, guardo la vita attraverso un obiettivo e con la palla a spicchi in mano…

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6 thoughts on “Dopo Gara 5: Durant in lacrime, passaggio obbligato verso la grandezza

  1. my 2 cents, con Westbrook non vinceranno mai. Trovino qualche pollo di GM pronto a cedere mezza squadra per averlo, e si facciano dare in cambio ALMENO un lungo titolare con punti nelle mani e 2 giocatori da rotazione già testati a livello di finali NBA. Quanto ad Harden, se ne parla dopo questo scambio, e se chiede più di 8 milioni accompagnarlo sul primo aereo disponibile.

    • D’accordo su Westbrook, mi ha dato i nervi contro gli Spurs dove pure è riuscito a correggersi restando nel seminato, mentre in finale ha provato a scatenarsi sbagliando però quello che non doveva.
      Non ho guardato i contratti, ma lo scambierei per (esempio, per riunire la coppia di ucla) Rubio-Pekovic e una scelta.
      Harden dopo il modo in cui ha giocato queste finals si è giocato il contrattone da max o giù di lì.

  2. E’ davvero bello leggere i tuoi articoli sul basket. E’ emozionante, trasmetti passione e, soprattutto, conoscenza della materia.
    Bisognerebbe che le stesse qualità le avessero i “professionisti” diqualche illustre giornale !!!!

    Complimenti.

    • Grazie Giovanni, lo faccio per passione e sono felice quando anche una minima parte di questa passione riesce a trasparire dalle mie parole!

  3. A me i Thunder piacciono proprio x come sono…se li stessi,x ipotesi, torneranno l’anno prox in finale contro gli Heat secondo me è tutt’altra storia!Westbrook ha perlomeno dimostrato di provarci e non si è tirato indietro di certo,di Durant non parlo nemmeno x quanto lo reputo un poeta del gioco e Harden…beh si,ha deluso anche me a dire il vero ma rimane cmq uno delle giardie che più mi affascina…come detto hanno mancato di esperienza e cattiveria cosa che gli altri invece avevano da vendere!

  4. onestamente io mi chiedo come si possa incappare in 5 gare negli stessi errori, cosa fatta dai thunder.. non capisco come uno ci metta 5 gare a fare esperienza, ma evidentemente è così. capisco che magari uno non trovi una risposta a james ma dall’altra parte se il tuo play prende + tiri del miglior realizzatore della LEGA quoziente intellettivo è proprio basso. cmq condivido appieno l’articolo anch’io ero cnvinto che i thunders dovessero vincere gara 2 e che se l’avessero persa (come poi accaduta) la serie era nelle mani di miami.

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