La frustrazione di Kevin Durant, ancora limitato dai falli oltre che dalla difesa degli Heat

Provare a cercare qualcosa di positivo dopo una sconfitta del genere, per i Thunder, è francamente esercizio retorico.

Se dopo Gara 2 ho tentato di trarre spunti positivi dall’esaltante, quanto inutile, maxi rimonta della seconda metà di gara, riflettere a mente fredda sull’esito infausto di Gara 3 spegne ogni velleità di ricerca di un alibi.

Oklahoma parte forte, tiene botta a Miami, evita le false partenze dei primi due capitoli della serie. Mostra quella determinazione e quell’energia proprie di ciascun componente della squadra, ma…. ecco che arriva un’altra sconfitta, e ci si trova sotto 1-2 nella serie.

Ho isolato in cinque punti quelle che ritengo essere state le maggiori pecche dei Thunder di ieri notte.

1) I RIMBALZI OFFENSIVI INOPINATAMENTE CONCESSI

Il dato del box score dice 14-11 per Miami. Dalla carta, però, non si ha la stessa sensazione avuta durante il primo tempo della partita. Gli Heat, specie Chris Bosh, hanno banchettato sui Thunder, mostrando un’aggressività e una cattiveria agonistica di livello senza dubbio superiore agli avversari.

Oklahoma ha concesso nei primi 24′ troppe soluzioni ad alta percentuale, con ciò annullando quanto di buono (o, viste le percentuali, di “non male”) ha fatto nell’altra metà campo.

Una pezza l’hanno messa nel secondo tempo, chiudendo efficacemente gli spazi e presenziando, come sanno fare, l’area. E qui, come dopo Gara 2, mi chiedo: ma era necessario subìre a rimbalzo per tutto il primo tempo? O si poteva tentare qualcosa prima?

2) LA PESSIMA PERCENTUALE AI TIRI LIBERI

In Finale sbagliare 9 liberi su 24 tentati è tanto. Un’enormità. Tirare con il 62,5% complessivo di squadra è sintomo di immaturità a questi livelli, segno di una scarsa concentrazione mentale. E’ una critica, questa, ben conscio che i ragazzi di Coach Brooks sono incredibilmente giovani. Ma di questo dirò più avanti.

3) ATTACCO TROPPO SPESSO SCONSIDERATO

Gioventù e sregolatezza, genio ed energia. Queste le caratteristiche di OKC. Quando si vince, quando si imbrocca la serata dalle grandi percentuali è tutto bello. Quando però hai di fronte una, se non la migliore squadra difensiva dell’intera Lega, ecco che qualche difficoltà in più emerge.

I principali indiziati di Gara 3 sono Russell Westbrook (strano, ancora lui…) e James Harden, a segno insieme in sole 10 occasioni su 28 tentativi.

Il Barba ha giocato con grandissima energia ma non è stato in grado di trovare con regolarità la via del canestro e, si badi, sono piuttosto elegante nel mettere giù la frase, se guardiamo all’orrido 2/10 dal campo. Ha fatto tanto altro, tanti intangibles oltre che 6 assists, 6 rimbalzi e 2 rubate, però James, solo 4 punti dal campo…

Quanto a Russell… ne ho parlato, male, dopo Gara 2. E non vorrei ripetermi. Giocatore pazzesco, unico, con una carica di energia davvero senza eguali nella Lega. Ma tanto energico quanto fuori controllo, se la gara non va. Ha forzato l’indicibile, segnando alcuni canestri ma sbagliandone altri ben più sanguinosi.

La fotografia esatta di questo Westbrook sono i quattro possessi gettati alle ortiche sul 60-51 per i suoi: possibilità di aprire un solco nella gara e invece no, Russell decide, nell’ordine:

1) di perdere la palla dianzi a Chalmers

2) di forzare una tripla

3) di sbagliare un layup ed infine

4) di fare sfondamento contro Battier.

Questa mancanza di controllo, dei due succitati come in generale dell’intero sistema di OKC, ha portato Oklahoma a sciupare un vantaggio di 10 lunghezze costruito nel terzo quarto e a gestire male, malissimo, il finale di una gara che, ahimè per i tifosi di quelli in maglia blu, potrebbe essere decisiva.

4) LA GESTIONE DEI FALLI DI KD

Durant sta giocando delle grandissime Finali. Meglio di lui, forse solo per il risultato attuale della serie, sta facendo solo LBJ.

Una sola macchia sporca il foglio del #35: la gestione dei falli. Per ampi brani di partita il Miglior marcatore della NBA difende sull’MVP della regular season, ma con risultati ben diversi da quelli dell’avversario.

Se James, infatti, tiene quasi sempre Durant, impedendo spesso e volentieri conclusioni agevoli all’ala di Oklahoma, e subendo canestri pazzeschi dovuti solo all’infinito talento di questo, Kevin fa tutt’altro contro il #6 in maglia nera.

Problemi di falli in Gara 1, limitatissimo dagli stessi in Gara 2, ancora una volta il fattore “foul” ha giocato un ruolo decisivo nella serie. Kevin deve cercare di gestirsi meglio anche se, questo, sembra un aspetto su cui il giocatore non potrà crescere nel giro di due/tre partite, ma sul quale dovrà lavorare a lungo.

5) LA GIOVENTU’

Impossibile non parlarne. Se essere giovani è un fattore positivo per la maggiore freschezza fisica, per la carica, per l’energia, al contempo può rivelarsi un limite quando ci si trova in un contesto dove l’esperienza conta tanto, tantissimo.

Esempio lampante è Derek Fisher, 37 anni ma capace di punire ogni spazio lasciato libero e capace, ancora oggi, di segnare canestri di difficoltà elevatissima. Se lui veste la maglia Thunder, ed è un bene per OKC, lo stesso non può dirsi di LeBron, DWade, Bosh e compagnia bella, che dopo una Finale persa lo scorso anno (la seconda in carriera per LBJ) quest’anno sono in missione, con la giusta esperienza, appunto, per prevalere.

 

In sintesi, sul 2-1 per Miami non credo che la serie possa considerarsi chiusa. Oklahoma ha “ancora” tutti i pregi di cui ai fiumi di inchiostro corsi in rete durante tutti i playoffs. Devono però lavorare sui loro “contro”, su quello che in queste ultime due partite di Finale sta progressivamente emergendo. Devono pensare di più, tanto in attacco quanto in difesa, devono chiudere gli spazi, aggredire gli avversari e cercare l’extra pass.

Se riusciranno bene. Se dovessero perdere, beh, avranno accumulato esperienza per l’anno venturo.

Esperienza, appunto.

 

 

Post By Giuseppe TJ Vallone (46 Posts)

Laureato in Legge, appassionato di basket e fotografia, guardo la vita attraverso un obiettivo e con la palla a spicchi in mano…

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2 thoughts on “Dopo Gara 3: i Thunder pagano dazio all’inesperienza

  1. Spoelstra li ha fregati alla grande con gli accoppiamenti, soprattutto difensivi. una difesa asfissiante sul perimetro che riesce a chiudersi bene quando i tre in maglia blu decidono di penetrare…in più Miami ha cominciato anche a far girar palla, mi sembra si stiano comportando come i Thunder contro gli Spurs, hanno alzato il loro livello di gioco in maniera incredibile, in questa gara 3 wade e james si sono capiti alla perfezione e i risultati sono arrivati.
    Ora tocca ai Thunder, a Brooks, a Durant, Harden (su westbrook ci spero veramente ma ogni volta che fa un passo avanti decide subito di tornare a fare il westbrook).
    Hanno due gare per prendere le dovute contromisure. Secondo me, complessivamente, a talento, sono superiori agli Heat, manca ancora la testa e un’organizzazione offensiva superiore.

  2. rga ma che brutta partita… a gara chi giocava peggio… sarò tifoso spurs ma OCK con il peggior Harden e Durant della stagione hanno rischiato di vincere…

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