Pocket

Gli Hawks, con questo roster, proprio non riescono a fare il salto di qualità...

La NBA è un mondo a sé che spesso esula dalle concezioni di sport e di basket che noi esseri umani “dall’altra parte dell’oceano” abbiamo in testa.

Proviamo per esempio a prendere uno dei luoghi comuni che più fortuna hanno avuto nella storia dello sport: squadra che vince non si cambia. E’ chiaro che letto in un’altra maniera significa anche che quando una squadra non vince, è perlomeno lecito cambiarla.

In quel di Atlanta negli ultimi 4 anni si è fatto esattamente il contrario. Squadra che non vince, non si cambia.

Le premesse per sperare da un momento all’altro in un cambio di rotta, in realtà, c’erano tutte: un grande realizzatore negli esterni come Joe Johnson, un’ala tuttofare atleticamente onnipotente di nome Josh Smith, un centro dalla mani educatissime come Horford, e tanti uomini (da Teague a Marvin Williams, passando per il caso umano Tracy McGrady) in grado di dare un buon contributo alla causa.

Una squadra buona, anzi, molto buona. Che ha vinto tante, tantissime partite, negli ultimi 4 anni. Ma che poi, sul più bello, sembrava incepparsi senza apparenti motivazioni logiche.

Certo, i dubbi sono sempre stati molti: la testa di Smith, il fisico di JJ, la tendenza agli infortuni di Horford, le scelte di Woodson prima e Drew poi, per non parlare di quelle della dirigenza. Ma sembravano tutti dubbi abbastanza “passabili” da correre il rischio e provare ad arrivare fino in fondo.

Gli Hawks sono una squadra divertente da veder giocare, molto atletica, per certi versi istintiva e che non ama particolarmente il palcoscenico dei playoff. E quest’anno ha dimostrato ancora una volta gli stessi punti di forza e gli stessi, insormontabili limiti.

I Falchi sono arrivati al primo turno di playoffs in confusione totale, e coinvolti come poche altre squadre in mille e mille voci di mercato che coinvolgevano J-Smoove e Johnson su tutti. Di fronte si sono trovati un cliente scomodo: i Celtics più in forma da parecchi mesi a questa parte.

Non hanno retto l’urto con la pallacanestro sistematica e tosta di coach Rivers, non hanno potuto contenere Rondo, non hanno saputo fermare Paul Pierce e il redivivo Kevin Garnett. E non hanno mai dato l’impressione di poter vincere la serie, nemmeno dopo la convincente vittoria in gara 1.

Le statistiche sono impietose, e mai come in questo caso parlano da sole: Atlanta ha calato vertiginosamente la produzione offensiva soprattutto per quanto riguarda le percentuali al tiro, che hanno fatto crollare i numeri relativi a punti e assistenze.

A livello di singoli, dopo un’altra buona RS non sono arrivati i salti di qualità auspicati:

Teague si è dimostrato in crescita ma ancora acerbo per questo tipo di serie PO: ha subito molto Rondo, e ci può stare, sia in attacco che in difesa. Finchè non avrà un tiro da fuori più concreto rimarrà poco credibile come playmaker di una contender. I segnali di questa stagione sono comunque incoraggianti.

Su Johnson ne abbiamo dette e sentite di tutti i colori: ha provato a vincere da solo molte partite, ma non sempre con l’atteggiamento e le scelte giuste. Dispiace, ma dà l’idea di essere vicino al capolinea. Sia ben chiaro, è uno dei motivi per cui gli hawks sono diventati una squadra credibile e che può puntare in alto, ma il suo rendimento è stato nettamente sotto le aspettative.

Marvin Williams invece qualcosa ha dato: rimane sempre un po’ in ombra e non è uno che necessariamente mette su grandi statistiche, ma è un difensore decente e un discreto attaccante soprattutto come tiratore sugli scarichi. Rende decisamente meno di quanto ci si potesse aspettare una volta pescato al draft ma si è costruito fama di onesto lavoratore sporco, e in una squadra servono e molto anche questo tipo di giocatori.

Josh Smith è stato sicuramente il miglior giocatore della squadra quest’anno, ma come ampiamente discusso in un precedente articolo i dubbi su di lui sono tanti, soprattutto per quanto riguarda la testa ma anche alcuni fondamentali tecnici (a partire dal tiro da fuori). Non è ancora un giocatore che sposta gli equilibri di una serie. Al di là del fatto che non fosse fisicamente al 100% in questa post season.

E se ci fosse stato dall’inizio della serie Al Horford, tormentato dagli infortuni per buona parte della stagione? Non sarebbe cambiato nulla, probabilmente, i Celtics erano più forti.

A questo punto non è ben chiaro quello che la dirigenza dei falchi abbia in mente per l’estate che verrà, e soprattutto per gli Hawks che verranno.

Difficile cedere JJ per via del contratto, difficile cedere Smith se non viene offerta in cambio una contropartita di livello, difficile convincere qualche FA importante che il progetto Atlanta sia un progetto vincente.

Per i tifosi biancorossi si prospetta un’altra stagione di purgatorio. A meno che non si scelga, in estate, la via della rivoluzione.

Post By Marcello Oberosler (9 Posts)

Twitter: @m_oberosler

Connect

3 thoughts on “Gli Hawks volano bassi… di nuovo

  1. Mah..non saprei.
    Secondo me sono solo stati un po’ sfortunati, soprattutto quest’anno.

    Io credo invece che con Horford al 100% dall’inizio dei PlayOff..avrebbero potuto impensierire di piu’ i Celtics.

    E poi e’ sempre una questione di accoppiamenti: secondo me per esempio sia con Philadelphia..sia con Indiana..sia contro i miei Magic..sia contro i Knicks..avrebbero passato il primo turno.
    E lo avrebbero passato anche contro questi Chicago senza Rose.

    Invece hanno beccato Boston che andra’ in finale di conference..e che ha comunque sempre i Big-4 (perche’ sono sempre stati 4).

    Insomma: sicuramente con questo roster non vinceranno MAI nulla di importante.
    Ma e’ altrettanto vero che hanno avuto un po’ di sfiga in questi anni..come infortuni e come accoppiamenti!

  2. Non saprei… Come sarebbe possibile rivoluzionare?

    JJ e Horford bloccano una fetta rilevante del cap, l’anno prossimo ci si dovrà porre il problema di Smith in scadenza, Williams ha deluso molte attese. Non so se e come si può riuscire a dare un impulso positivo alla squadra, è più facile perdere qualcosa nel breve/medio termine e rimanere nel mid-carding per alcuni anni.

    La priorità per la stagione prossima sarebbe un centro vero e credibile che riporti Horford in 4, ma non credo sia possibile…

  3. Non saprei… Come si potrà rivoluzionare con lo scopo di migliorare?

    JJ e Horford bloccano una fetta rilevante del cap e nel caso del primo c’è un calo evidente (in parte giustificabile dal fatto che ha giocato fuori ruolo per molte partite), la prossima stagione porrà il serissimo problema dell’eventuale rinnovo di Smith, mentre Williams ha deluso quasi tutte le attese che erano state riposte in lui e crea un problema : se fosse valso la metà di quanto ci si aspettava quando entrò nel Draft, oggi il quintetto in salute sarebbe quasi perfetto.

    Oggi l’esigenza sarebbe un centro vero che riporti Smith in 3 e Horford in 4 oppure un’ala piccola vera, lasciando Smith e Horford sotto le plance, ma visto che resteranno in pochi a roster credo che si punterà più sulla quantità che sulla qualità.

Commenta