Rose contro James: 2 MVP non sempre infallibili nel clutch time...

Mancano poche gare alla fine di questa stagione post lockout e possiamo iniziare a tirare qualche somma sulle contender, in vista dei playoffs che, come tutti sanno, sono tutt’altra storia rispetto alla regular season.

Le favorite? Oklahoma, squadra giovane ma solidissima e con un arsenale offensivo-difensivo da mettere in imbarazzo qualsiasi altra squadra; Chicago, alla corte del mago della difesa e con un Derrick Rose che, pur con una lunga lista di partite saltate (infortunio alla caviglia), ha dimostrato di meritare il titolo di MVP della scorsa stagione; ed infine Miami con i suoi big three (anche se probabilmente i Big sono due), che non possono più sbagliare.

Ma queste squadre hanno il potenziale per vincere davvero le partite quando conta, hanno il sangue freddo quando la palla pesa una tonnellata?

Quella messa peggio durante il clutch-time sembra Miami: Lebron infatti non si è ancora liberato definitivamente di quella grossa scimmia che ha sulla spalla, ha sbagliato liberi importanti come contro Chicago a gennaio (anche se poi la squadra ha vinto) e ha voluto far di testa sua in altre situazioni, rallentando il gioco e ponendosi in isolamento contro tutta la difesa avversaria.

Certo ha messo triple pesanti (ad esempio contro Indiana) ed ha dimostrato una maturità maggiore passando spesso la palla ad un compagno libero invece di forzare. In ogni caso molte volte si è preferito affidare la palla a Wade nei finali di gara, vista anche la sua freddezza dalla lunetta.

La sindrome da braccino corto però non ha colpito solo gli Heat, anzi anche l’ uomo che non ride mai e che l’ anno scorso nei momenti decisivi (parlo di regular season) non ha sbagliato quasi mai un colpo, quest’anno qualche volta ha fallito.

Parlo di Derrick Rose, il ragazzo di Chicago che vuole portare i Bulls al titolo dopo MJ. Pochi giorni fa, al MSG Rose ha sbagliato i due tiri liberi che avrebbero portato i suoi al +5, ammazzando la partita, e poi gli altri che avrebbero dato la vittoria dopo le due triple paurose di Carmelo Anthony.

Dalla foul-line aveva sbagliato anche contro Miami nel gennaio scorso e forse quel sangue che gli scorre dentro le vene non è ancora cosi freddo come vuol far sembrare; qualche emozione quindi la prova anche lui, anche se episodi come il buzzer beater messo a segno al Bradley Center di Milwuakee fanno pensare al contrario.

Infine ci sono i Thunders, forse quelli più cattivi nella gestione dei finali anche se hanno lasciato vittorie per strada negli ultimi minuti per errori banali e troppa spensieratezza contro Houston e i Kings a febbraio. In ogni caso contro le grandi gli uomini di Scott Brooks sono gli unici delle 3 squadre in questione che non hanno quasi mai sbagliato, fatta eccezione per un paio di partite perse con San Antonio e Miami.

Già gli Spurs, al momento addirittura la prima squadra ad ovest, striscia lunghissima di vittorie, alcune di queste senza Duncan e/o Parker e soprattutto senza Ginobili.

Fortissimi in casa, con i tre big ritrovati fisicamente e al servizio di un genio come coach Pop, possono davvero candidarsi al titolo? E’ probabilmente l’ unica squadra tra le inseguitrici a mettere davvero paura alle 3 già nominate, per gioco, consistenza e forza del gruppo.

I vari Leonard, Splitter, Neal e Blair sono le pedine, dimostratesi perfette, di un sistema di gioco, difficile da battere. Il loro unico problema è l’ età e di conseguenza la forma atletica con cui arriveranno dopo questa stagione assurda ai playoffs. Ma come ha dimostrato Dallas l’ anno scorso in NBA tutto può succedere.

Questo è quello a cui pensano anche Doc Rivers e i Celtics, i quali dopo l’All Star Game sono rinati, perdendo solo 8 gare e in zona 3° 4* posto, dopo che a fine gennaio venivano dati per bolliti.

Con la recente vittoria a South Beach hanno dimostrato che ci sono anche loro per la lotta al titolo e che si difenderanno con le unghie e con i denti, con un KG in grande spolvero.

Ed il Black Mamba? Impossibile scordarlo, Kobe deve entrare nella lista. Il punto però è proprio questo: è il solo Bryant a portare garanzie per i Playoffs, gli altri in questa stagione non hanno mai dimostrato di avere le capacità di contrastare davvero le altre contendenti.

In verità un buon “gregario” ce l’ ha, si tratta di Bynum, forse il centro con il maggior potenziale dell’ intera lega, ma con alcuni problemi di concentrazione e caratteriali. A lui Kobe si è affidato qualche volta negli ultimi secondi di partita con buoni risultati ma Bryant le partite vuole vincerle alla sua maniera e così facendo in passato spesso si è schiantato contro un muro che neanche un fenomeno come lui ha potuto superare.

L’ ultima squadra che potrà davvero mettere in difficoltà le altre più blasonate contender potrebbe essere Memphis, la quale è un cliente ostico per tutti e potrebbe essere la vera sorpresa dopo aver rischiato l’ impresa contro Oklahoma l’ anno scorso. La chiave sarà sicuramente il rendimento nei playoff di Zach Randolph e i punti dalla panchina dello shooter O.J. Majo.

Tutte le altre, le varie Atlanta, Indiana, Clippers, Magic, Knicks al momento non sembrano avere le carte in regola per battere le squadre sopra citate, anche se come già detto… i Playoffs sono un mondo a parte.

 

Post By Ivan Lui (17 Posts)

Innamorato della NBA da un paio d’ anni, vero appassionato di LeBron dal suo primo anno nella lega e tifoso di tutte le squadre presenti a Miami. Non si perde un match dei suoi Miami Heat e segue costantemente anche la MLB, la NFL e il College BB.

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9 thoughts on “Il clutch time e le favorite col braccino

  1. So di passare per beota, ma secondo me i buzzer beater o comunque i tiri che contano nel finale..sono tutta (o quasi) una questione di fortuna.

    L’ho sempre pensato.
    Non c’e’ Jordan o Bryant che tengano.
    Non c’e’ Durant o Rose che tengano.
    E’ quasi tutta questione di fortuna. A volte entra, altre volte no.

    Del resto l’autore dell’articolo lo fa notare involontariamente: in certe situazioni LeBron e Rose non sono affidabili, eppure qualche partita l’hanno vinta nel finale con dei loro tiri.
    Stesso dicasi per Durant che spesso ha vinto qualche partita nel finale con un suo tiro, ma alle volte ha anche sbagliato.

    Questo per dire che il “clutch time”, come tutto il resto, secondo me continua a stare sotto la “LEGGE DEI GRANDI NUMERI”: a volte sbagli, a volte lo metti.
    Nulla piu’, nulla meno.

    Poi, certo, se devo scegliere a chi dare il mio ultimo tiro..lo do’ a Rose e non a Boozer, lo do’ a Durant e non a Sefolosha, lo do’ a LeBron e non ad Haslem.
    Ma questa e’ un’altra storia..

  2. trespass, quello che dici non è affatto beota!! è verissimo in linea generale. esistono però delle sfumature importanti…in generale nessun giocatore metterà mai tutti i buzzer beater (anzi, per me uno che sfiora il 50% dei buzzer a segno è già un grande campione) ma è ovvio che se i finali li tira sempre lo stesso prima o poi lo segnerà o sbaglierà. però ci sono giocatori più adatti a gestire i finali e altri meno…oltre alla fortuna servono anche (scusate il gergo) le palle quadrate. essendo una questione psicologica e non tecnica spesso hanno la meglio i giocatori “di ghiaccio” stile kobe, nowitzki, pierce, wade e altri (non è un caso che quelli che sto citando sono anche vecchiotti, l’esperienza aiuta…)
    le solite critiche a lebron sono parzialmente dettate dall’invidia, ma comunque derivate dal fatto che sembra essere molto incline a subire la pressione quando le partite contano…ovviamente è una questione di testa e non di abilità.

    per me uno è un grande clutcher se all’ultimo tiro non cerca di forzare qualcosa di impossibile ma prende (se possibile!) con sicurezza il suo solito tiro. vedere per esempio gli ultimi 5 minuti di pierce ieri sera che nonostante stesse ammazzando la partita a colpi di jumper e liberi aveva la stessa faccia tranquilla di un tizio che sta prendendo un caffè al bar.

  3. questa del clutch è una storia lunga e sopravvalutata.
    Jordan, unanimemente riconosciuto grande Clutch player, ha il 56% in queste situazioni, il che significa che comunque ne sbagliava uno su due. Tutti li sbagliano, e ne sbagliano tanti. Rose sbaglia dei tiri liberi, embè? Se non sbagliasse mai non si giocherebbe neanche.

    Non è tanto la percentuale di tiri che metti in situazioni di clutch ma il singolo tiro vincente che passa alla storia a fare la differenza nella percezione.
    La stagione scorsa, per esempio, LeBron in situazioni di clutch ha terminato con una percentuale più alta di quella di Kobe, però tutti ricordiamo altre cose.

  4. No ragazzi non scherziamo… Io credo che chi abbia giocato un minimo ma proprio un minimo di pallacanestro seria sappia benissimo che essere clutch non è affatto questione di sola fortuna. Sappia benissimo che è la testa e solo la testa a comandare la fluidità del movimento di tiro. E che quando la sirena sta per suonare la testa può essere in “ice mode” o in “panick mode”.
    Che poi essere clutch sia “a max 3 minuti dalla fine col punteggio in bilico” si può discutere… Secondo me si dovrebbe parlare di clutch soltanto in caso di potenziale tiro della vittoria o del pareggio all’ultimo possesso. E lì non ce n’è: puoi metterla dentro o meno, ma la fortuna c’entra fino a un certo punto.

  5. c’è a mio avviso una assenza grave: se si parla di clutch time non si può non parlare di cp3, che quest’anno ha fatto quarti quarti e game-winner da campione purissimo: Oklahoma qualche giorno fa ne vogliamo parlare? è alto 1,80 e va al ferro nell’area di Ibaka? e ci sono tanti altri esempi, mi viene in mente un quarto quarto da 17 punti clamoroso contro gli Spurs e un game-winner contro Orlando (mi pare). L’anno scorso ha fatto vincere da solo agli Hornets (senza David West) 2 partite contro i lakers! Occhio al 3 nei PO!!

  6. innanzitutto per avere un quadro giusto dobbiamo tagliar fuori la regular season, perrchè è ovvio in una carriera fatta di migliaia di partite in regular season le statistiche si abbassano, inoltre quelli non sono monmenti clutch, rose sbaglia e i knikcs vincono, cosìè cambiato? nulla, i chicago dominano ancora ad est, i momenti clutch sono i playoff dove un singolo tiro cambia la storia della partita( una tripla di horry porto i lakers dal possibile 1-3 con sacramento ad un 2-2, senza quel tiro niente treapet) e qui la storia cambia, perchè jordan sfiora il 99%, un solo errore contro i magic nell’anno del suo ritorno(anno poi, rientrò a marzo) poi solo successi(cleveland, utah 2 volte, seattle, detroit, boston, ecc), ad esso non è che per difendere LBJ finiamo col trasformare Jordan e Jerry West in degli sculati? LBJ è un grande, un dominatore, ma non ha freddezza, del resto esistono giocatori che vivono stuazioni inverse, Fisher e Horry nessuno li ricorderà mai come un grande play o una grande ala, ma come giocatori discreti che non sbagliavano l’ultimo tiro.

    • Oooh bravo Espy85, ottimo intervento, e mi sa che hai toccato un tasto delicato ma giusto… c’è una tendenza un po’ troppo di moda ultimamente: “visto che LeBron non è clutch, sminuiamo il valore di essere clutch”

  7. Ora, non citare nemmeno i Mavericks mi sembra azzardato..Non sono quelli dell’anno scorso ma Terry e Nowitzki nelle partite punto a punto non li vorrei avere contro.

  8. che poi… Haslem sotto pressione non mi sembra abbia il braccino, andare a riguardare la serie contro dallas nel 2006… la vera chiave del team era lui, enorme difesa sul teutonico e freddezza impressionante nei momenti cruciali. Controllate

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