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Momento di crisi per i Miami Heat. Sarà solo una fase passeggera?

Guardando le mere cifre, i Miami Heat sono in vetta alla propria Division con 6 partite di vantaggio sui cugini di Orlando, dispongono del 3° record assoluto della lega e viaggiano sopra il 70% di vittorie.

Tuttavia c’è qualcosa che non va a South Beach…

Approfondendo i numeri, gli Heat dalla pausa dell’All Star Game hanno un record di 10-7, che diventa 1-7 se prendiamo in esame gli scontri diretti contro contender o squadre da playoff, in cui svettano le sconfitte contro i Magic, i Bulls orfani di Derrick Rose e i tre pessimi scivoloni domenicali in diretta televisiva nazionale contro Lakers, Thunder e Celtics.

Numeri che fanno preoccupare, perché evidenziano un trend negativo che sembra senza fine, dopo una prima parte di stagione di ottima fattura, giocata sugli stimoli, che un titolo perso per forza di cose alimenta.

Dobbiamo parlare di Crisi?

Si e senza mezzi termini, perché i tiepidi raggi di sole filtrati dalla partita contro i Mavericks, alla American Airlines Arena di Miami non sono bastati a dissipare le nubi tempestose cariche di pioggia che a momenti scroscerà incessante a South Beach se non verrà trovata un rimedio alla situazione attuale.

I Celtics, storici avversari di Wade e James, hanno rigirato con sapienza il coltello della piaga, nello scontro di domenica in cui Boston non solo ha vinta la partita, ma ha impartito una dura lezione ai Tre Amigos.

Gli Heat in questo momento stanno vivendo il momento più difficile dell’esperienza Big Three, paradossalmente ancora più difficile dei momenti bui dello scorso anno, quelli in cui le critiche, meritate e non, erano dietro l’angolo di una sconfitta, in cui la testa di Erik Spoelstra vacillava a giorni alterni, in cui il gioco per forza di cose latitava e c’era un senza di urgenza provocato dalla vicende estive (“The Decision” su tutte).

Eppure gli Heat avevano trovato una cura ( o forse un palliativo) alle critiche con una forte inizio di stagione e uno splendido periodo a cavallo tra la fine di gennaio e tutto il mese di febbraio che recitava 16 vittorie, 2 sconfitte con ben 12 “doppievù” con scarti maggiori ai 10 punti.

Un momento scintillante a cui le altre franchigie quasi guardavano con deferenza e tacito rispetto, in cui la consapevolezza nei propri mezzi era per James, Wade e Bosh al punto più alto.

Forse troppo presto?

In una stagione particolare, compressa, in cui si gioca più spesso del solito e il cui gli incontri ravvicinati sono all’ordine del giorno, è difficile orientare i propri sforzi, come ad esempio stanno facendo in modo magistrale Bulls e Spurs.

A maggior ragione per una squadra che vive di equilibri precari, come è normale che sia per una squadra talentuosa, non del tutto matura, infarcita di tanti specialisti e con evidenti limiti strutturali.

Limiti strutturali che però per tutta la stagione sono stati mascherati dalla sinergia dei Big Three con il cast di supporto, dalla sintonia di idee tra i precetti difensivi e offensivi del coach e il talento messo maggiormente a disposizione e non fine a se stesso.

Come fa notare anche il venerabile Federico Buffa, sono in un momento di calo fisiologico, in cui è visibile che Wade, James e Bosh si stiano amministrando.

Tuttavia una squadra che si amministra ha comunque momenti di buon basket, ha idee, gioca un basket di un certo tipo, magari spingendo il minimo.

Miami invece sta giocando il suo peggior basket (tenuto conto della qualità degli interpreti a disposizione) dall’anno successivo al titolo del 2006.

Allora era una squadra bollita, questa in linea di massima dovrebbe essere nel momento cruciale della sua vita cestistica.

Perché inutile nascondersi, se Miami non vince quest’anno sarà dura rialzarsi, andranno tirate le prime somme, che potrebbero far rotolare qualche testa.

Lo scorso anno un passo falso ci poteva stare, la stagione era piena di se e di ma, il processo che ha portato a una parvenza di chimica è andato a buon fine, nonostante gli alti e bassi, e la finale raggiunta seppur persa è stata un punto di partenza su cui costruire la nuova stagione, non un fallimento.

L’ago della bilancia

Sembra buffo a dirlo, ma l’ago della bilancia per la franchigia della Florida è Chris Bosh.

Spesso i numero mentono se non contestualizzati, ma in questo caso raccontano una verità cristallina: quando Bosh gira, gli Heat girano. Quando Bosh segna con puntualità Miami ha troppe armi nel suo arsenale per poter essere limitata. Quando Bosh non diventa un peso difensivamente, gli Heat azzannano gli avversari alla giugulare con la loro difesa puntuale nelle rotazioni.

Il dislivello di numeri di Bosh tra vittorie e sconfitte è eloquente: nelle vittorie registra 19 punti di media con 8 rimbalzi, 1.9 palle perse e il 51% al tiro. Nelle sconfitte il crollo in ogni voce per arrivare a 15 punti, 6 rimbalzi, 3 palle perse con percentuali dal campo del 42%.

Il suo contributo più di tutti è mancato dal weekend di Orlando.

L’equilibrio si è spezzato, perchè per i problemi di Bosh, James trova l’area occupata, e l’unica cosa che può fare è scaricare il pallone costruendo poco e niente, Wade si da da fare, ma anche lui non trova gli spazi necessari a esprimere il suo potenziale offensivo e spesso si accontentata di prendere a sassate il canestro dalla media distanza.

I tiratori non sono in ritmo, perchè è risaputo che per una buona esecuzione, conta la qualità dei palloni che ricevi e questa qualità gli Heat l’hanno persa.

Tolti Wade e James non c’è nessun giocatore in grado di creare dal palleggio, eccezion fatta per Norris Cole, che però è un rookie ed è affidabile a tratti.

Dal punto di vista tattico sono stati fatti clamorosi passi indietro.

Esecuzione degli schemi ridotta al minimo, poca fluidità della manovra, troppe palle perse per errori di comunicazioni o di posizionamento.

Ma è sempre la difesa che preoccupa maggiormente, perchè è dalla difesa che gli Heat traggono la spinta necessaria per andare in contropiede, per prendere fiducia e per trovare equilibrio, in attacco, nel gioco a metà campo.

Disattenzioni, poco energia, aggressività che va e che viene, principi difensivi che saltano dopo 3 passaggi, scarsa reattività.

Rialzarsi…

Erick Spoelstra dopo aver sputato fuoco dopo debacle contro i Celtics, in cui ha definito la squadra, il suo gioco e il suo atteggiamento inaccettabili  ha corretto il tiro, e spera di poter ricavare quella spinta che al momento Miami non ha per concludere la regular season nel migliore dei modi e prepararsi alle dure battaglie dei playoff.

Benchè farsi prendere la mano in questi casi sia una soluzione istintiva, un vanto degli Heat dell’era Riley è sempre stato quello di non fare passi avventati, di dare sicurezza all’ambiente, allo staff e ai giocatori con la solita routine, lasciando parlare giornali e addetti ai lavori e ovattando lo spogliatoio dall’ambiente esterno, spingendo i giocatori a dare il massimo.

Però qualcosa è trapelato: Bosh ha chiesto maggiore intensità prima a se stesso e poi ai suoi compagni, James e Wade se la sono presa con Mario Chalmers per aver difeso senza grinta e lucidità su Rondo.

Ovvero dichiarazioni date in pasto ai media che poi elaborano e ricostruiscono a modo loro, creando ancora più scompiglio.

Ci sono nervi tesi, è indubbio.

Va ritrovata la serenità, la voglia di giocare insieme, di muovere la palla con i ritmi e tempi giusti, di innescare il contropiede (nelle gare contro Lakers, Thunder, Celtics, in totale gli Heat hanno prodotto la miseria di 12 punti in campo aperto), quindi di ritrovare lo smalto difensivo di un mese fa.

Questo è un momento topico, perché dalla reazione a questa crisi si potrà tracciare il cammino futuro degli Heat, che sia la strada per l’anello o la strada per il fallimento.

Post By David Breschi (19 Posts)

Segue la NBA dal 1995, quando venne folgorato da Harold Miner durante la gara della schiacciate e divenne tifoso Heat. Scrive e dirige assieme agli amici Jasone e Scrumble il sito wewantheat.playitusa.com. Gli articoli che trovate su playitusa potete leggerli anche nel suo blog personale, cosedibasket.wordpress.com! Seguilo anche su twitter (@Ciombe82)

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8 thoughts on “Cosa sta succedendo ai Miami Heat?

  1. Spoelstra deve andarsene.

    Ha due giocatori da 30pts e li usa con il contagocce, non li lascia liberi di attaccare come potrebbero, cosa assolutamente inconcepibile. P-jax quando aveva kobe e shaq faceva in modo che questi attaccassero senza sosta, e questa tattica ha portato 3 anelli su 4 finals in altrettanti 4 anni. James tira 18 volte, wade 17. James va 7.8 ai liberi e wade 6.4, è evidente che non stanno attaccando il ferro come sanno fare, e questo perché spoelstra preferisce di gan lunga gli scarichi per le triple(cos’è? un adepto di van gundy?) Dai a lebron e wade il via libera per assalire la difesa e poi vediamo. Il problema è che gestire i due non è facile, ma qui sta il punto, il filippino non può e non sarà mai in grado di gestirli, mentre un riley potrebbe farlo, e credo anche che se pat dovesse dare ordini precisi a wade o james, questi avrebbero molto meno problemi ad assecondarlo. Questione di credibilità.

  2. Secondo me stanno solo rallentando in vista dei PO, non c’è nulla di male. Incontrare i Thunder con il campo a sfavore non è il massimo però. Durant e soci sono la squadra più in forma e una delle più complete della lega.

  3. Io sinceramente farei fuori Bosh e mi prenderei un playmaker e un centro degni per non parlare di qualche rinforzo di qualità in panchina. E’ soprattutto questa a preoccuparmi in vista dei PO, vedo squadre come chicago(rose permettendo) e i Thunder molto più complete e con soluzioni offensive.

    Tanto per fare un esempio fossi stata Miami non mi sarei fatta scappare Fisher nonostante non sia la sua stagione migliore data la veneranda età è comunque un playmaker che ti offre molte soluzioni(come sta permettendo ai thunder di giocare con harde, wes e KD).

  4. La cosa sconcertante è che il duo wade+james ha un potenziale offensivo che spoelstra usa solo in minima parte. Ma credete che se questi giocano come sanno, attaccando il ferro una volta sì a l’altra pure, non vincono di brutto? Come li fermi? li raddoppi? Sono in due e quando attaccano il ferro possono segnare ma anche ottenere liberi, o come ultima opzione(invece che primissima) scaricare agli esterni. Ripeto, il filippino con quesi 2 stelle e mezzo dovrebbe avere l’attacco più devastante e spietato, invece wade e james tirano meno del solito e vanno poco ai liberi, e tutto il gioco è incentrato nel creare un tiro da fuori piazzato, che va bene se sei orlando, ma non se hai due dei migliori giocatori in grado di perforare le difese. Che serve avere due giocatori del genere se poi li permetti di rendere al 100%? Spero perdano anche questa volta, così nel migliore dei casi(altamente improbabile) miami sarà costretta a smontare il giochino o(più probabile) defenestrare spoelstra.

  5. ehm…Che serve avere due giocatori del genere se poi non gli permetti di rendere al 100%?

  6. Per me non gli sta succedendo niente.
    Stanno tirando un po’ il fiato ma torneranno presto a regime.

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