I nuovi Pacers hanno le carte in regola per far paura alle grandi a Est?

“The main ingredient of stardom is the rest of the team” (J. Wooden)

 Trentasette vittorie. L’accesso ai playoffs con l’ottavo gettone grazie ad una Eastern Conference che, a parte le solite forze, non aveva molto altro da offrire. Un finale di regular season in costante crescendo, culminato in una serie, quella contro i Bulls di Rose, che a dispetto dell’1-4 finale, ha regalato ai tifosi un’ottima prospettiva sul futuro.

Così gli Indiana Pacers hanno finito la stagione 2010-11, e il futuro è adesso.

Quali le necessità della squadra al fine di mantenere, o ancor meglio elevare, lo standard raggiunto dal team nel corso della passata stagione?

In primo luogo, scriveva durante il lockout il sito SBNation.com, uno dei principali ritrovi dei fans dei Pacers, “the team desperately needs a stronger all-around presence at power forward to go along with Tyler Hansbrough and Roy Hibbert in the post”. Trovata la stella da piazzare in post, inoltre, era inoltre necessario puntellare quel reparto, cercando un elemento di sostanza in grado di far rifiatare i titolari. Da ultimo, serviva una sforbiciata al backcourt, con la cessione di alcuni giocatori divenuti non funzionali al progetto, e l’innesto di un elemento capace di aprire gli spazi da affiancare a Granger.

Posti questi obiettivi, la prima mossa di Larry Bird è stata quella di cedere la prima scelta del Draft 2011 ai San Antonio Spurs in cambio di George Hill, ala piccola dalle grandi doti atletiche e balistiche.

All’apertura del mercato, il 9 dicembre scorso, la dirigenza ha dunque lavorato alla creazione di spazio salariale, lasciando partire Mike Dunleavy Jr. (direzione Bucks), TJ Ford (agli Spurs) e, seppur con qualche rimpianto considerato l’ottimo apporto fornito alla squadra, Josh McRoberts, firmato dai Lakers.

Queste partenze hanno permesso ai Pacers di inseguire, raggiungere e portare a bordo un David West in fuga da New Orleans dopo la partenza di Chris Paul, ala forte in grado di assicurare un 20+10 ad ogni alzata di palla.

Rinforzati gli spot di ala piccola ed ala grande, la dirigenza di Indiana si è mossa infine per cedere l’ormai ingestibile Brandon Rush ai Golden State Warriors in cambio di Lou Amundson, ala ventinovenne da Nevada-Las Vegas in grado di far rifiatare con calma le ali titolari.

Questi scambi hanno permesso a Coach Frank Vogel di avere a disposizione, ancor più della passata stagione, un gruppo di giocatori giovane (solo in cinque hanno più di tre anni di esperienza nella Lega), atletico e decisamente dinamico.

Dopo le due sconfitte pre-stagionali contro i Bulls, dove si sono viste cose positive (un Hansbrough in missione da 43 punti e 24 rimbalzi totali) e parzialmente negative (David West un po’ arrugginito al ritorno dopo l’infortunio del marzo 2011), è apparso chiaro agli analisti che “the Pacers are no longer a team where one or two players do the bolk of the scoring” (M. Wells – Indy Star). Gli anni in cui Danny Granger era il punto focale dell’attacco, infatti, sono alle spalle ed oggi i Pacers si trovano nella condizione di poter schierare almeno cinque/sei giocatori in grado di viaggiare in doppia cifra ogni sera.

This is a team where point production should be pretty bilance. They’ve got about six players who can lead them in scoring on any given night”, stando ancora alle parole del blogger Mike Wells.

L’inizio di stagione ha confermato queste previsioni.

Pronti, via, sono arrivate 4 vittorie nelle prime cinque partite, complice a dir la verità un calendario iniziale piuttosto soft:

Detroit Pistons @ Indiana Pacers             79-91

Indiana Pacers @ Toronto Raptors          90-85

Cleveland Cavaliers @ Indiana Pacers    91-98

Indiana Pacers @ Detroit Pistons             88-96

Indiana Pacers @ New Jersey Nets         108-94

A parte la caratura degli avversari, i miglioramenti mostrati dal gruppo rispetto alla passata stagione sono principalmente due.

In primis il pronosticato equilibrio in  attacco: dopo cinque gare, sei Pacers viaggiano in doppia cifra di media (Granger, Hibbert, Hansbrough, West, Collison e George), con George Hill oltre i 9 punti ad allacciata di scarpe. Un bilanciamento frutto dell’ottima circolazione della palla, con continui dentro-fuori tesi ad aprire il campo e permettere tanto soluzioni in post da parte dei lunghi, quanto tiri dalla media e lunga distanza da parte dei piccoli.

In secondo luogo, il miglioramento registrato in difesa. Sul punto, dopo la prima vittoria stagionale del 26 dicembre, sono state illuminanti le parole dei due titolari Darren Collison e Roy Hibbert:

D. Collison: “L’unico modo per vincere è giocare bene in difesa. Lo abbiamo imparato l’anno scorso nei playoffs contro Chicago”.

R. Hibbert: “David West ci ha dato l’esempio. Abbiamo il compito di difendere il tabellone. Lui ci guida e noi lo seguiamo”.

L’aggiunta dell’ala da Xavier ha dunque permesso a Hibbert e Hansbrough di trovare un punto di riferimento da seguire nella metà campo difensiva, con indubbi vantaggi per tutta la squadra, che pare davvero aver trovato, dopo la grande esperienza degli scorsi playoffs, una sorta di quadratura del cerchio.

La fiducia è tanta, il potenziale anche, ma le difficoltà potrebbero essere dietro l’angolo. Se l’inizio di stagione è stato infatti abbastanza morbido, i prossimi dieci giorni ci diranno di più su questa squadra e sulle sue ambizioni:

4 gennaio         Indiana Pacers @ Miami Heat

6 gennaio         Indiana Pacers @ Boston Celtics

7 gennaio         Charlotte Bobcats @ Indiana Pacers

9 gennaio         Indiana Pacers @ Philadelphia 76ers

11 gennaio      Atlanta Hawks @ Indiana Pacers

14 gennaio      Boston Celtics @ Indiana Pacers

Sei partite in dieci giorni, equamente divise tra le mure domestiche e la trasferta, con fermate presso squadre dal record pari o migliore (Heat 5-1 e Hawks 4-1) e due gare contro i Celtics che, nonostante un inizio stentato (3-3, come i Lakers peraltro), sono sempre un team ostico da trovarsi contro.

Se dunque al 3 gennaio 2012 questi Indiana Pacers possono guardare la Eastern Conference dall’alto, secondi solo al duo LBJ-Wade, tra dieci giorni potranno dirci qualcosa di più circa la loro capacità di confermarsi davvero come nuova forza emergente della stagione NBA 2011-12.

Una forza tutta basata sul collettivo. Perché, come diceva il leggendario John Wooden, “l’ingrediente principale della celebrità è il resto della squadra”.

6 thoughts on “2012: l’anno dei Pacers?

  1. Hill più che un’ala piccola è una combo guard, ma soprattutto il fatto che Hibbert possa trovare in David West riferimento e ispirazione dal punto di vista difensivo (e sì che da Georgetown non escono stupidi…) dopo aver vissuto fianco a fianco con Foster lascia qualche dubbio.

    Squadra molto intrigante, ma troppo dipendente dal jump shot; fino ad oggi non è entrato niente, non possono che migliorare.

  2. ottimo articolo…ma considerazione mia…george hill un ala piccola?? è una guardia di 1,88:)

  3. Perdonate l’errore, avete assolutamente ragione! George Hill combo guard e non ala piccola, disattenzione mia! :)

  4. squadra che come sempre,secondo me,alla fine deluderà e non andrà da nessuna parte,come sempre da anni…il 4-1 iniziale dice poco,han giocato contro dei cadaveri..ieri,alla prima partita vera vera, massacro..manca un gotoguy,manca personalità,troppo perimetrali,e poi non so,ci son squadre che da sempre ottengono e danno meno di quel che potrebbero, e indiana da sempre è questo tipo di squadra.escluso un breve periodo,ormai decisamente alle spalle…

  5. A me piacciono, anche se gli manca la vera star. Collison – george – hibbert sono dei buoni giocatori adesso, con alto potenziale per il futuro. Se pescano una superstar al draft 2012, chi lo sa che non diventino la portland dell’est..

  6. Breve aggiornamento dell’articolo…

    Dopo l’inizio 4-1 i Pacers si sono schiantati malamente contro Miami, per poi vincere (in scioltezza) questa notte contro i Celtics… Record odierno 5-2 e secondo posto ad est.
    Stanotte ennesima gara contro i Bobcats.

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