We’re About To Go Into The Nuclear Winter Of The NBA

Oppure, come da richiesta di Ken Berger di CBSSports, un miglior incipit potrebbe essere “all together now: asshattery“.

Una buona notizia c’è: la temuta decertificazione non c’è stata.
No, Hunter ha fatto di peggio, il disclaim of interest.

Ovvero invece di lasciare campo ai giocatori, aspettare che questi trovassero le firme (30% del totale dei membri dell’NBPA, circa 130 su 450) per presentare una petizione all’NLRB (la corte per i rapporti di lavoro), pazientare 45/60 giorni in attesa dell’approvazione e a quel punto votare per sciogliere a tutti gli effetti l’Associazione giocatori “dal basso” con voto di maggioranza assoluta… e vedersi defenestrato, il buon Billy con un abile colpo di mano ha deciso sì di sciogliere l’Associazione, ma “dall’alto“, presentando le carte necessarie ad informare l’NBA che aveva deciso di rinunciare a rappresentare i giocatori nelle trattative collettive.

Differenze?
Non servono i 45/60 giorni e lo scioglimento è da subito effettivo.
O meglio, non si tratta di scioglimento, ma di mutazione, da Trade Union a Trade Association.
Non più un’entità fondamentale nei rapporti di lavoro incentrati su contratti collettivi, che offre rappresentanza diretta e che andrà ricreata al momento di votare per il nuovo CBA (appunto Collective Bargaining Agreement), a prescindere da quando questo momento sarà.
Ma una compagnia di consulenza esterna, che offre supporto legale, ma che non rappresenta direttamente la categoria in questione, nel caso ovviamente i giocatori NBA.

Da lunedì si parla infatti di NBTA (National Basketball Trade Association), entità della quale Hunter è rimasto il capo… e dalla quale quindi percepirà uno stipendio, dettaglio che ovviamente in caso di rimozione “dal basso” sarebbe venuto meno.

Per fare ulteriore chiarezza: la decertificazione dei propri rappresentanti è pratica abbastanza comune negli States.
A volte viene utilizzata per rimuovere rappresentanti inadatti o che non rappresentano, altre per cercare di ottenere potere contrattuale in una trattativa, “spaventando” i datori di lavoro con la possibilità di portare le varie questioni in tribunale.
Nel solo anno 2010 530 petizioni, in 238 casi ritirate prima del voto proprio perchè già in quanto petizioni avevano concesso di ottenere quanto desiderato. Nei restanti 292 casi si è invece proseguito con le cause vere e proprie.

Senza Trade Union di riferimento infatti si esce da un ambito di legislatura del lavoro (non-statutory labor exemption, una dottrina che assicura a prescindere la validità legale di qualsiasi accordo collettivo in quanto frutto di contrattazione diretta tra proprietà e lavoratori) e si entra nel campo dell’antitrust, ovvero la tutela del libero mercato e della concorrenza in opposizione a monopoli o abusi posizioni dominanti.
In sostanza, se ci si accorda collettivamente vale tutto, le garanzie del caso sono implicite; in caso contrario certe restrizioni (esempio banale la possibilità di non poter guadagnare più di una certa cifra in base a regole interne) possono andare a scontrarsi con la legge.

Ma, come detto, non siamo in presenza di decertificazione, anche se il concetto di passaggio a trattativa individuale e non più collettiva e quindi legislatura antitrust permane.

Dato che “spaventare” i proprietari per uno/due mesi in attesa di poter votare per decertificare sarebbe servito a poco o nulla, si è scelta un’altra strada.

Ignorati i giocatori che chiedevano di votare la proposta descritta negli articoli precedenti.
Ignorati gli agenti più importanti, che insieme ai rispettivi rappresentati, capeggiati da Pierce, spingevano per la decertificazione da mesi, quando indubbiamente questo sarebbe stato più utile per ottenere qualcosa dai tribunali in tempi utili, cosa che come più volte spiegato (tempi tecnici prevedono che si inizi a giocare un mese dopo l’approvazione del CBA, è pressochè certo che in mancanza di accordo entro fine 2011  la stagione salterà completamente) avrebbe avuto un senso al tempo, ma non oggi.
Hunter non ha voluto sentir ragioni.

Ha condotto le trattative a modo suo fin dall’inizio, rifiutandosi di comunicare nel dettaglio con una base già disinteressata di suo anche davanti a precise richieste, come nell’occasione in cui due settimane orsono, in corrispondenza del primo ultimatum di Stern, chi suggeriva di far pervenire a ogni singolo giocatore i dettagli dell’offerta su supporto non verbale (si è parlato di cartaceo, multimediale tipo Power Point, etc.) è rimasto scioccato e interdetto dal secco “NO” pronunciato dall’avvocato del New Jersey.

Costringendo la lega a una in apparenza ridicola campagna mediatica accompagnata da una sessione su Twitter con Stern e Silver a rispondere alle domande del mondo e da questo video… ma in realtà di ridicolo c’era ben poco, era anzi l’unico modo perchè la maggior parte dei giocatori potesse realmente sapere cosa fosse sul tavolo senza il filtro degli agenti o appunto il “muro” di Hunter. Senza pemettere ai giocatori di capire cosa diavolo significasse decertificare e quale fosse la differenza con la strada invece intrapresa.

Resosi conto in colpevolissimo ritardo che la strategia attendista non avrebbe portato a nulla, data la mancanza dal giorno 1 di un qualsiasi tipo di leverage contrattuale da opporre agli owners, ha pensato bene di salvare il posto e il portafoglio e dare un sonoro calcio nel sedere a tutta la situazione e lasciando esterrefatti anche gli agenti stessi, che assolutamente non si aspettavano una scelta del genere.

Hunter stesso ha più volte ripetuto “so da ormai 2 anni che saremmo arrivati a questo punto” ed è quindi ancora più incomprensibile che abbia aspettato fino a questo punto per provare strade alternative… a meno appunto di non vederci dietro interessi strettamente personali come d’altra parte avviene per la maggior parte dei protagonisti di questa vicenda.

Ovviamene non si tratta di dichiarazioni testuali, ma è facile immaginare uno scenario del tipo: “cari giocatori, la situazione è questa: vi suggerisco di non votare un accordo non presentabile, in compenso è casualmente qui presente David Boies, uno dei maggiori esperti nazionali in cause antistrust, che tra gli altri ha difeso con successo i proprietari NFL in occasione del recente lockout… che si fa? Ah, guardate che se si fa a modo mio non dobbiamo neanche aspettare per andare in tribunale, possiamo partire già oggi, allora? Bene, sono contento approviate all’unanimità.” – [segno che forse non era così scontato che la maggioranza dei giocatori se messa davanti ad un voto avrebbe approvato, nda].

Prima di addentrarsi nelle nebuolse prospettive in sede legale, delle quali si parlerà nella seconda parte di questo articolo, un ultimo accenno alle trattative.

Se le colpe di questa situazione siano da dividere equamente o meno sta alla visione delle cose dei singoli individui. Detto delle enormi colpe di Hunter è indiscutibile che se da una parte Stern ha fatto un lavoro eccellente riuscendo, pur con moltissima fatica, a proporre una strategia coerente, dall’altra ha probabilmente peccato nell’esposizione, dato che è riuscito nell’invidiabile impresa di compattare (temporaneamente) il fronte dei giocatori contro un nemico comune.

Entrambe le fazioni sono ormai convinte di poter creare un campionato senza la collaborazione dell’altra, il che ovviamente non ha senso.
Entrambe hanno lasciato eccessivo spazio all’aspetto emotivo, perdendo di vista ciò che è importante in una trattativa, ovvero necessità, leverage, desiderio di trovare un accordo.

Però è vero anche che nel chiedere una penalizzazione della classe media dei giocatori (basti vedere quanti contratti firmati con la full MLE siano veramente sensati… viene in mente il solo Gortat, si accettano suggerimenti) e delle limitazioni al tetto di spesa (non è un caso che gli ultimi anelli siano andati a chi ha le tasche più profonde) una base logica c’è, e non poca.

A seguire come detto la seconda parte.

Post By Fazz (22 Posts)

Redattore e (tra molte virgolette) speaker radiofonico per playitusa.com e radio.playitusa.com

Mi trovate su Facebook (http://www.facebook.com/Fazzettino), su Twitter (http://twitter.com/Fazzettino)…e tutti i lunedì con Ball Don’t Lie (http://radio.playitusa.com/?cat=8), il podcast NBA in italiano

Connect

Share and Enjoy

  • Facebook
  • Twitter
  • Delicious
  • LinkedIn
  • StumbleUpon
  • Add to favorites
  • Email
  • RSS

9 thoughts on “NBA Lockout: i (non) decertificati – Prima parte

  1. Direi che le teste di… sono da una parte e dall’altra a questo punto… quando finira’ sta schifezza, direi che Hunter e Stern dovranno salutare e andarsene perche’ si ricominci veramente da capo… per i negoziati se i proprietari saltassero fuori con una proposta conciliante sarebbe positivo, anche perche’ A UN ACCORDO SI DOVRA’ ARRIVARE PRIMA O POI!

  2. Le teste di quarzo le trovi ovunque, ma il duo Hunter e Stern trova paragoni solo con il nostro governo appena caduto. Rasentiamo un’idiozia di livelli incomprensibili

    • Lasciamo stare Stern. Il 90% dei tifosi non sembra capire che Stern lavora x i proprietari. La gente vede che è Stern quello che parla sempre ai giornalisti, quello che va davanti alle telecamere quindi si convince che sia lui il capo della baracca. Ma in realtà lui rappresenta i proprietari e DEVE fare i loro interessi, altrimenti perde il posto e viene licenziato (i proprietari hanno il potere, appunto, di licenziare il commissioner se le cose non vanno come dicono loro). Quindi è inutile girarci intorno e paragonare Stern ai nostri politici. Stern fa quello che i proprietari vogliono. Anzi, se dipendesse da Stern ci sarebbe già l’accordo.

      Infatti, anche se Stern dovesse raggiungere un accordo con i giocatori, il lockout non finirebbe li. Stern dovrebbe portare l’accordo a tutti i proprietari delle squadre, i quali devono decidere se accettarlo o meno (ci vuole la maggioranza x approvarlo). Per esempio, se Stern avesse raggiunto un accordo con i giocatori la settimana scorsa, non avrebbe avuto un’approvazione all’ unanimità perchè, secondo persone informate dei fatti, “solo” poco più della metà dei proprietari l’avrebbe approvato. Sufficiente per iniziare la stagione, certo, ma non quella maggioranza plebiscitaria che porta ad anni di tranquillità. E non se ne parla nemmeno di fare ulteriori concessioni xchè i proprietari avevano fatto sapere a Stern che se avesse fatto ulteriori concessioni ai giocatori per far finire il lockout, la stragrande maggioranza dei proprietari non avrebbe MAI approvato l’accordo.

      Quindi Stern non può far nulla sotto questo punto di vista (molti dicono abbia perso potere e rispetto da quando è entrata questa nuova generazione di proprietari) e, quindi, paragonarlo ai nostri politici è una cavolata colossale ed è ingiusto.

      Se stai dalla parte dei giocatori, allora critica i proprietari, in particolare quella quindicina di proprietari che hanno adottato la “linea dura” (e che sono capitanati, a quanto sembra, da Michael Jordan, lo stesso che quando era ancora giocatore a fine anni ’90 aveva detto ai proprietari che se non facevano soldi avrebbero dovuto vendere la squadra invece di chiedere tagli agli stipendi dei giocatori). Troppo comodo x loro essere i mandanti di queste richieste e poi nascondersi dietro Stern, che mandano alla ghigliottina ad affrontare i giornalisti e i tifosi. Quindi non ci sto quando paragoni Stern al nostro governo appena caduto. Al limite includi anche quei proprietari che stanno impedendo a Stern di portare ai giocatori un’ offerta accettabile dal loro punto di vista.

      • Anche se comunque può non sembrare dal mio tono, mi schiero dalla parte dei proprietari, anche se mi spiace che mandino Stern alla ghigliottina ogni volta dandolo in pasto a giornalisti, tifosi e giocatori che lo considerano il colpevole #1 essendo lui quello più visibile di tutti.

  3. Durant pare si sia messo in contatto con un team tedesco, inoltre anche wade pare disposto a fuggire. Credo che forse i capoccia della nba potrebbero iniziare a preoccuparsi se a fuggire ci saranno anche pezzi da 90 come durant, wade e qualche altro, perché fino a quando si tatta di gallinari kirilenko e simili, beh poco gli cambia, ma se iniziano a scappare quelli che mandano avanti la baracca allora credo(e spero) possa fungere da stimolante per risolvere questa ridicola situazione.

    • Guarda che se- ripeto, SE- i grandi nomi vengono in Europa, lo farebbero solo x la durata del lockout. I loro contratti prevederebbero (a meno che non siano free agent, e non è questo il caso) il ritorno immediato in NBA non appena il lockout finisce. Quindi non sarebbe un movimento del tipo “vengo a giocare in Europa x sempre o x qualche anno e in NBA non ci torno”.

  4. E’ l’esatto opposto.
    Che i pezzi da 90 vadano.
    Così si renderanno conto di cosa c’è oltre all’NBA… il nulla, da qualsiasi punto di vista la si guardi entrando nelle loro teste.

    Jet privati e alberghi 5 stelle.
    Stipendi faraonici.
    Ogni tipo di lusso.

    Fuori da lì, non esiste.

    Ricordo sempre l’esempio dell’NHL, nel 2004 mezza lega si è spostata in Europa.
    E alcuni campionati qui (il russo più di tutti) sono molto più vicini all’NHL di quanto l’Eurolega possa esserlo all’NBA.

    Nonostante tutto dopo un anno tutti mutande in mano a chiedere che quantomeno i proprietari usassero la delicatezza di metterci la vaselina.

  5. Al di là delle differenze di valore tra campionati “extra” NBA e la NBA (seppur molto minori di un tempo, è ancora molto consistente), mettiamoci anche uno stile di gioco, quello europeo, molto più votato al collettivo ed i ritmi bassi, cosa che potrebbe poco adattarsi con le caratteristiche dei players made in USA

    E, senza voler generalizzare a tutti i costi, con tutto il rispetto l’americano medio (e peggio ancora l’atleta americano medio) non credo abbiano la cultura e la mentalità sufficienti per apprezzare più di tanto i vantaggi “umani” (nn certo da un punto di vista tecnico) che deriverebbero dal giocare in Francia piuttosto che in Italia piuttosto che in quasiasi altro paese non a Stelle e Strisce

    Privilegi, alberghi di lusso e soccole pronte all’uso le possono trovare pure in Bulgaria, ma dato che di parlare un’altra lingua nn se ne parla, e di apprezzare l’arte o la cultura o la mentalità, neanche (ripeto, generalizzo volutamente…ma nn ce lo vedo un Melo o un PP in giro per musei, o a guardare con ammirazione il Mont Parnasse), che si sentano a loro agio la vedo dura

    Poi ovvio che giocatori provenienti da altre culture, o di mentalità “leggermente” diversa (Nash, Dirk, Gasol, Kobe, etc) magari la prenderanno come una vacanza forzata, ma almeno ben pagata…

    Certo è che, a questo punto, con tutti i maggiori campionati in corso, mi chiedo dove i clubs europei o asiatici possano trovare i soldi per coprire certi ingaggi…

Commenta