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Attendiamo tutti con ansia la fine del lockout per poter vedere all'opera Adelman a Minneapolis...

Vivere ai confini dell’upper midwest non deve essere affatto facile, soprattutto se sei il neo coach di T’Wolves e il tuo GM si chiama David Kahn. L’arrivo di coach Rick Adelman a Minnie non pare evento da prima pagina, ma rimbomba come un tuono nel trepidante silenzio della serrata.

Prima di analizzare questa scelta e le possibili conseguenze è necessario fare un passo indietro.
Il flashback ci porta alla fine dello scorso giugno, Newark,Garden State.

Ultimo evento ufficiale di una lega ormai condizionata dalle bizze dei sindacati.
Un draft pieno di interrogativi porta i T’Wolves a una scelta semi-forzata.

Andato Irving, Derrick Williams viene preso come Best player avalaible, aggiungendo un ala versatile in un reparto già abbdonantemente ricco ed “incerto” (Beasley in primis, passando per il neo arrivato Randolph e via discorrendo..).

Ok, non puoi “passare” un possibile crack. Ma alla scelta di cedere Flynn e i diritti su Motejunas per un Brad Miller sul viale del tramonto fanno seguito svariate (discutibili) moves che portano a Malcolm Lee (bel difensore da UCLA), 3 scelte future di dubbia rilevanza e svariati dollari.

Più di un mezzo fallimento, e credo sia più di una opinione personale, appurata la necessità di mettere a roster sia qualcuno con molti punti nelle mani che un vero centro d’area di peso.

In una delle franchigie più giovani e talentuose della lega in cui non si vede un record positivo dai tempi di KG, forse ingaggiare uno degli allenatori più vincenti di sempre può essere la soluzione giusta.

Gli interrogativi comunque sembrano essere molti, a partire dal mega contratto stipulato (25 milioni $ per 5 anni) nel bel mezzo della recessione del settore. Impegno economico tanto importante quanto rischioso per una squadra che, fatta eccezione la bella parentesi con Flip Saunders, non sembra essere capace di tenersi un allenatore per più di 2 stagioni.

Con tutto il rispetto del mondo, this is Minnesota, non esattamente il paradiso (climatico e non) per una franchigia, ma le motivazioni (aldilà del mero stimolo economico) non sembrano mancare (interessante intervista di pochi giorni fa Qui ) e le voci di un possibile dissidio con Kahn sono state spazzate via con decisione da Adelman stesso pochi giorni dopo la firma.

Fatte le dovute premesse sarebbe interessante capire quale sarà la risposta del campo. Difficile, ipotizzando un avvio di stagione in tempi ragionevoli, immaginare un immediato exploit dei T’Wolves sebbene il Californiano ex Rockets abbia mostrato una certa attitudine a valorizzare i propri giovani (chiedere al Porter di Portland o al Bibby di Sacramento).

Il sistema offensivo di Adelman, in cui mi addentrerò relativamente per non rischiare di risultare blasfemo, si basa sostanzialmente su un Triangolo more read and react.

Prima questione: una tipologia di gioco che spesso e volentieri toglie la palla dalle mani del playmaker sarà d’aiuto per la crescita di Rubio, liberandolo da eccessive responsabilità, o ne limiterà e rallenterà l’adattamento?

Indubbiamente la presenza in quintetto del giovane spagnolo in crisi d’identità gioverà ad un Ridnour ormai libero dalla presenza ingombrante di Flynn, che potrà tornera a rendere off the bench.

Salendo di posizione è necessario che il duo Wes Johnson – Malcolm Lee, con le dovute proporzioni, dia quel quantitativo di difesa e soluzioni dall’arco sugli scarichi che servono. Bene, ma non benissimo (cit.)

Seconda questione: può una squadra puntare a risultati decenti nel basket odierno senza un vero realizzatore?

Per rispondere a questa domanda dobbiamo aumentare i centimetri, in un reparto affollato come la metro newyorkese all’ora di punta.

Tra gli svariati giocatori “impuri” di difficile collocazione tattica Beasley sembra aver finalmente trovato la sua dimensione, nonostante l’immancabile discontinuità, e il giovane Derrick Williams porta con sè una dote di punti e versatilità non comuni. Webster sarà utile dal perimetro ma appare un giocatore troppo monodimensionale per poter dare qualcosa in più..

Se il punto fermo dell’attacco in cui sarà fondamentale avere mani educate, high QI e capacità inside-outside pare essere solo la rising star Kevin Love (atteso alla prova del nove da chi lo ritiene una mera macchina da statistiche), intorno a lui i vari Milicic, il sottovalutato Tolliver, lo sfortunato Randolph e il veterano Miller (ormai fedelissimo di Adelman dopo gli anni a Sacramento e Houston) avranno la possibilità di non far rimpiangere l’assenza di un lungo di calibro anche a livello difensivo, dove il sistema richiede una fortissima identità di squadra.

Terza questione: questo gruppo ha (o avrà) la possibilità di arrivare ad una coesione tattica che sopperisca alle carenze individuali?

C’è chi dice che questa squadra non sia adatta per Adelman, più abituato a gestire team con alto QI cestistico e mentalità vincente, ed a conferma di ciò molti riportano la non entusiasmante parentesi a Golden State (unici 2 anni, non contando gli sfortunati recenti coi Rockets, in cui non ha centrato la post-season) sebbene la situazione fosse in linea di massima ben più complessa (squadra sorretta dallo Sprewell pre-attimo-di-follia, dal giovanissimo Joe Smith e da un Mullin sul viale del tramonto).

Si parla infatti di una figura di sistema più che di un motivatore (non esattamente un “Hitler” della panchina, come PJ pare lo dipingesse nei suoi video pre-finals con Sacramento..) e, aldilà di tutte le elucubrazioni dettate dal silenzio mediatico imposto oltreoceano, del Best Coach Avalaible.

Kahn, ormai legato ad libitum alla sue cappellate manageriali, è riuscito nell’intento paradossale di rischiare (economicamente) un allenatore “sicuro”. I T’Wolves probabilmente non diventeranno una squadra da titolo perchè non si gli si chiede di farlo. Devono divertire e possibilmente vincere (o viceversa?) e la cura Adelman non potrà che giovare ai giovani lupi.

Post By Niccolò Coveri (44 Posts)

“It’s just giving people opportunities..”

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5 thoughts on “La pazza idea di Kahn: Rick Adelman

  1. Khan è il peggior GM della NBA. Non so che potere abbia nella franchigia ma è scarso. Di scelte idiote ne ha fatte.

    Adelman è un grande ma sono sorpreso che abbia accettato una sfida del genere, specie alla sua età. Da tifoso Kings non posso che fargli gli auguri. Di sicuro Minnie ne ha guadagnato rispetto al suo predecessore. Il materiale umano c’è salvo che la testa di molti è da bambino delle elementari. Credo che la rosa verrà sfoltita nel reparto 3/4 quando il lockout finirà. Sono curioso di vedere cosa combinerà il duo Williams/Rubio e come giocherà Love. Anche a me da l’idea di uno da statistiche. E francamente questo amore per lui non lo capisco.

    • Diciamo che pur non essendo un fenomeno, in un periodo di piena evoluzione/carenza del ruolo, questo ragazzone bianco tutto cuore e muscoli credo abbia stimolato la “fantasia” di svariati americani, media compresi.
      L’accoppiata immagine-statistiche nel basket statunitense può essere devastante e con le dovute proporzioni Blake Griffin sta vivendo il rovescio della medaglia (ricordato sostanzialmente per gli highlights più che per l’impatto on the field).

  2. Più che Rubio (“il Rondo spagnolo”), credo Adelman avrebbe preferito avere il folletto Flynn (simile a Brooks o Lowry avuti ai Rockets)… con quel roster, per valorizzare Ricky, il coach deve impostare un playbook solido, perchè se Adelman decide invece di affidarsi alla circolazione di palla con i passaggi di Miller/Milicic & Love ed alle doti offensive (ed “autonome”) di Beasley e Williams, Rubio rischia di avere un ruolo “rischiosamente” (per lui) marginale, anche considerata la vena offensiva e l’esperienza di Ridnour…
    Che sia (finalmente) l’anno buono per A.Randolph?
    P.S. La difesa rischia di rasentare il raccapricciante…

  3. quoto in pieno la definizione di fraccu di raccappricciante per la “difesa” dei T’Wolves…
    Adelman è un professore, le sue squadre giocano sempre una pallacanestro COLLETTIVA di grande efficacia e bellezza: a mio avviso però ci sono giocatori che verrebbero valorizzati dal sistema e altri che non si possono categoricamente adattare
    Nella prima colonna metto per primo Love: lungo, ottimo passatore dal post, con grande range di tiro. Fatto dal sarto per Rick: caleranno le stats a punti e rimbalzi ma aumenteranno assist e comprensione del gioco, potrebbe avere il ruolo che aveva Vlade Divac, con escursioni dalle parti della tripla doppia. Ci metto anche Johnson, Webster (come scorer dalla panchina, come il Turko prima edizione) e Williams, che potranno beneficiare dei continui back-door sui passaggi dei lunghi, e Ridnour, che diventerà il preferito di Adelman come fu Bibby a Sacramento (play intelliente, tiratore, che attende gli scarichi, non ferma la palla e la passa con intelligenza senza pretendere troppo la sfera nelle mani).
    Nella seconda colonna ci vanno sicuramente Randolph, Rubio e Beasley. Sui primi 2 sono molto scettico di mio perchè sono un indisciplinato e un sopravvalutato: Randolph non coesisterebbe e Rubio sarebbe inutile come tiratore sugli scarichi senza palla in mano, nelle mani di D’Antoni o di GS potrebbe avere numeri da ASG, ma in un sistema ragionato a metà campo sarebbe un bust annunciato. Beasley è un discorso a parte: perchè anche se non difende e mi sembra una bella testa calda, è comunque uno scorer pazzesco, soprattutto in isolamento: e nel sistema libertino di Karl farebbe faville (come faceva carmelo Anthony, a cui è stato sempre paragonato dai tempi del college) ma con un attacco di esecuzione e lettura farebbe fatica.

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