Sulla Decision sono già stati spesi fiumi di inchiostro.

Essendo stato un avvenimento sostanzialmente unico nella storia della Lega, andrebbe esaminato a fondo da ogni punto di vista per poter dare un giudizio ragionato sulla scelta del giocatore.

In estrema sintesi:
– dal punto di vista sportivo, un giovane MVP che cambia squadra per vincere un titolo, sostanzialmente ammette di non credere di riuscire a vincerlo da solo
– dal punto di vista mediatico l’evento, costruito appositamente per mantenere alto l’hype del giocatore che dal punto di vista sportivo ne usciva molto ridimensionato, ha finito invece per caricare lui e i suoi compagni di una pressione ancora più grande di quella che lo aveva accompagnato a Cleveland
– dal punto di vista umano molti hanno scritto o pensato che avesse scelto la via più semplice e comoda, ma in realtà è vero il contrario. La cosa semplice da fare per lui era restare a Cleveland, dove sarebbe stato il Re per tutta la sua carriera, vincente o perdente, sempre e comunque. Umanamente, lasciare la sua città e la sua gente per mettersi in gioco a Miami davanti al mondo intero è stata sicuramente una scelta coraggiosa, e di questo almeno gli va dato atto.

Un nuovo Pippen?

Si è parlato molto, nel corso degli ultimi 12 mesi, che Lebron a Miami avrebbe perso lo scettro di miglior giocatore e leader della squadra, passandolo a Wade, e che avrebbe finito per fare quasi il gregario, un Pippen ipervitaminizzato.

Le cifre, e non solo quelle, smentiscono questa ipotesi: nell’ultima stagione Lebron ha viaggiato alle rispettabili medie di 26.7 punti a partita, 7.5 rimbalzi e 7 assist, tirando col 51% dal campo. Solo 3 punti in meno di media, ma tirando ancora meglio dell’anno precedente, potendo contare sullo spazio creato per lui da compagni talentuosi come Wade e Bosh.

Miglior realizzatore degli Heat, meglio anche di Wade, fermatosi a 25 di media, e soprattutto più costante, più presente di Wade, spesso alle prese con fastidiosi problemi fisici. Quasi 39 i minuti giocati in media a partita, un’enormità: d’altra parte, gli Heat versione 2010-2011 erano, a parte i Big3, una squadra improvvisata e raffazzonata.

Fuori Haslem per infortunio dopo 13 partite, con Mike Miller – free agent strapagato nell’estate – fuori per metà stagione e mai decisivo, gli Heat hanno vinto 58 partite con una squadra totalmente nuova e giocando con gente come Arroyo, House, Bibby, Ilgauskas: scarti di altre squadre, giocatori bolliti, giocatori sopravvalutati, chiamati tanto per far numero e invitati in attacco a non prendere iniziative e non far danni, che a segnare ci pensavano loro, i Fantastici 3.

Ad allenare questo gruppo eterogeneo e inedito un coach di 40 anni, con ben 2 anni di esperienza da capo allenatore e la faccia da trentenne: lo stakanovista Erik Spoelstra, da molti ritenuto niente più che una testa di legno messa lì da Pat Riley per poter dare ordini dalla tribuna senza doversi sobbarcare le incombenze di un head coach.

La sua ricetta per far vincere subito una squadra che non ha mai giocato assieme?
Difesa, difesa e ancora difesa. L’attacco verrà, e se non verrà ci penseranno comunque i Big3.

Lebron, ex “King” venuto in Florida per vincere, si mette diligentemente al servizio della squadra: dal punto di vista difensivo, questa è sicuramente la sua miglior stagione, quella in cui oltre, agli indiscutibili miglioramenti a livello di tecnica individuale, mette anche in mostra una voglia, un livello di intensità e motivazioni che sono indispensabili per giocare una buona difesa.

Le motivazioni, d’altra parte, non mancano: ogni singola partita degli Heat è passata al microscopio da tifosi di tutto il mondo, ogni sconfitta è un processo, ogni partita persa in volata una mezza tragedia.

I Playoffs arrivano come una liberazione: il momento della verità si avvicina, dopo 82 partite la squadra mostra una buona compattezza difensiva, Wade sembra sufficientemente sano, la concorrenza ad Est non irresistibile.

Per Lebron è un crescendo: buono contro Philadelphia, ottimo contro gli arcirivali di Boston, decisivo contro i Bulls dell’MVP Rose che marca annullandolo nei finali di partita, in cui riesce oltre tutto ad essere decisivo anche in attacco.

Quando ad Ovest appare la sfidante per il titolo, agli Heat brillano gli occhi: ancora Dallas, come 5 anni prima, ancora Nowitzki, scioltosi come neve al sole nelle gare di Finale giocate nel 2006 a Miami.

I Mavericks appaiono come le perfette vittime sacrificali: vecchi, lenti, poco atletici e senza fattore campo. Come potrebbero mai resistere all’atletismo e alla gioventù dei 3 Amigos?

Gara1 conferma le impressioni di tutti gli analisti: gli Heat scappano via nel terzo quarto, la loro difesa dà fastidio per la prima volta al super attacco di Dallas, le gambe veloci dei giocatori di Spoelstra coprono metri di spazio e impediscono tiri comodi ai tiratori di Carlisle. Lebron resta in campo 45 minuti, segnando 24 punti con 9 rimbalzi e 5 assist. E’ il migliore dei suoi, ma questa per lui è ordinaria amministrazione.

Il copione sembra ripetersi in Gara2: Miami allunga nel terzo periodo, e a 7 minuti dalla fine è avanti di 15 punti. Carlisle chiama time-out, Lebron va a cercare Wade e gli batte il petto in una esultanza plateale: ancora non lo sa, ma è l’inizio della fine.

Dallas inizia la rimonta, che finalizzerà con gli ultimi 9 punti, tutti di Nowitzki incluso quello del sorpasso. Lebron? 20 punti nei primi 3 quarti, zero nell’ultimo, con 0/4. Wade sbaglia il tiro da 3 della disperazione e i Mavs impattano la serie. E iniziano a crederci.

Si vola a Dallas per Gara3, con gli Heat decisi a riprendere subito il controllo della serie: è la partita di Wade – 29 punti e 11 rimbalzi – e anche di Bosh, che segna il canestro decisivo della partita nonostante la gara con luci e ombre – 18 punti con 7/18 al tiro e soli 3 rimbalzi. Lebron? Per lui, davvero una serata da Pippen, da gregario: 17 punti con 6/14 al tiro, 3 rimbalzi ma anche 9 assist.

Nessuno fa particolarmente caso alle sue statistiche: gli Heat hanno riconquistato il fattore campo, hanno rimesso le cose a posto; Dallas dovrà vincere un’altra volta in Florida per portare a casa il titolo.

Gara4 è l’ormai famosa “gara della tosse” di Dirk Nowitzki, che nonostante lo stato influenzale riesce a trascinare i suoi Mavs alla vittoria della svolta: per lui 21 punti, di cui 10 nell’ultimo e decisivo periodo, incluso il canestro della staffa in isolamento contro Haslem. Wade segna 32 punti, Bosh 24.

Lebron? Lebron fa 3/11 al tiro, 2/4 ai liberi, 8 punti complessivi, con 9 rimbalzi e 7 assist.
Non siamo neanche più in zona Pippen, siamo in zona Jud Buechler, e proprio nel momento decisivo della stagione.

Solo 11 tiri, solo 4 liberi, e con la squadra in grossa difficoltà in attacco con soli 16 minuti per Bibby e 14 per Miller, impresentabili in difesa. Se giochi per la maggior parte del tempo con Joel Anthony e Mario Chalmers, per vincere un titolo NBA non ti bastano 2 giocatori in attacco, te ne servono almeno 3.

La stampa lo massacra: si parla di “hollow, faraway look” – cioè di sguardo vuoto e spento durante la partita. Si ritorna a parlare di quella gara 6 persa l’anno prima a Boston, con quello stesso vuoto negli occhi.

Non si parla più di giocatore incapace di segnare l’ultimo tiro – si parla di un giocatore che rifiuta i tiri, che non vuole la palla, nei momenti decisivi.

Lebron sa di aver deluso, ma promette un pronto riscatto. Ma lo fa in un modo strano.
“I’ve got to do a better job of being more assertive” – “Devo essere più incisivo”.

Ad 11 mesi dalla Decision, dopo tutte le critiche che gli sono state rivolte per la sua scelta, ancora dover cercare di motivarsi per essere più aggressivo, sembra incredibile. Irreale.

Ma ormai è sostanzialmente finita. L’inerzia è girata. Dallas ha visto che Lebron è umano, molto umano, e gli Heat battibili. Persino con Nowitzki al 60% della forma per stare larghi.

Gli aggiustamenti di Carlisle cominciano ad avere effetto. Barea in quintetto significa Bibby, già spento di suo, fuori dalla rotazione degli Heat. I Mavs dopo 4 partite hanno cominciato a capire come funziona la pur ottima difesa Heat, e dove attaccarla.

Spoelstra non ha contromosse da proporre, perchè la panchina, che ha tenuto botta fino alla finale di conference, si dimostra non all’altezza di una finale NBA. Le ultime 2 partite le gioca sostanzialmente con 5 uomini: i Big3 più Chalmers e un Haslem appena rientrato da un infortunio ammazza stagione, senza gambe nel quarto periodo.

Gara5 è un massacro, molto più di quello che dice il risultato finale, 112-103: 29 di Nowitzki, 17 di Barea, 21 di Terry, Dallas basketball, la difesa di Miami è in bambola.

Lebron gioca una partita orgogliosa: tripla doppia con 17 punti, 10 rimbalzi e 10 assist. Ma ancora una volta non convince: in campo per oltre 45 minuti, si sobbarca un lavoro fisico e mentale enorme ma stecca al tiro – 8/19 con 0/4 da 3 e… 1/2 ai liberi! Il giocatore che ha vinto 2 MVP consecutivi grazie alla sua strapotenza fisica e tecnica ha smesso di attaccare il ferro nel momento decisivo della stagione. E forse della sua carriera.

Agli Heat non basta la sua tripla doppia: la squadra ha un disperato bisogno di attacco, di punti, di falli subiti in attacco perchè, ripetiamo, stanno giocando praticamente in 5 e Haslerm e Chalmers – 25 punti in 2 – vengono costantemente battezzati al tiro. E invece nell’ultimo quarto, James di nuovo sparisce: 1 / 4 al tiro. Inaccettabile, nonostante la tripla doppia.

Si torna così a Miami per l’ultima e decisiva Gara6 con l’inerzia ormai completamente ribaltata, esattamente come 5 anni prima: i favoriti Heat ritornano a casa dovendo inseguire, in una Gara6 senza domani.

E’ ancora una partita senza domani anche per James, dopo la Gara6 contro Orlando del 2008 e la Gara6 contro Boston del 2009. E ancora una volta è una sconfitta, e sempre con gli stessi sintomi: la sua squadra sembra svuotata, demotivata, deconcentrata, senza fiducia. E il giocatore senza grinta, senza lucidità.

Finisce 105-95 per i Mavs, con Lebron in campo 40 minuti per 21 punti, 4 rimbalzi, 6 assist e 6 palle perse. Ma di questa partita di lui si ricorderà un primo quarto molto aggressivo (4/7 dal campo) seguito da un blackout totale di 2 quarti (complessivi 1/3 dal campo) per poi arrivare all’ultimo periodo in cui si prende 5 tiri, di cui solo 2 realizzati, ma tutti forzatissimi, gli schemi sono ormai saltati, e i Mavs seppur vicini nel punteggio sembrano irraggiungibili.

Di lui si ricorderà un airball da 5 metri a pochi minuti dalla fine, e una tripla sbagliata presa insensatamente uno contro 3 in contropiede quando ancora la rimonta sembra possibile. Insomma, la solita storia: le decisioni sbagliate nel momento sbagliato, con la mentalità sbagliata, quasi rassegnata alla sconfitta.

Perchè tutto questo?

Già, dopo tutta questa lunga analisi dei fatti, quali conclusioni possiamo trarre?

Perchè Lebron dopo 8 stagioni ad altissimo livello, 2 titoli di MVP, 2 Finali, non ha ancora vinto niente?

Sempre ricordando che la pallacanestro è uno sport di squadra, e i risultati di squadra non dipendono unicamente dalle prestazioni di un singolo giocatore, benchè formidabile, ma anche da quelle dei suoi compagni oltre che – come ovvio – da quelle degli avversari incontrati, si evidenziano due principali motivi che hanno portato sistematicamente le squadre di James alla sconfitta nei Playoffs.

1) Prevedibilità in attacco

Negli anni più importanti della sua carriera, James ha lavorato con soli 2 allenatori: Mike Brown e Erik Spoelstra. Entrambi giovani, entrambi con poca esperienza, entrambi con personalità da “player’s coach”, entrambi specialisti di un solo aspetto del gioco: la difesa.

Entrambi hanno impostato le relative squadre su una convinzione: con un talento come James in attacco, il loro lavoro avrebbe dovuto concentrarsi sugli aspetti difensivi. Registrata la difesa, sarebbe stato sufficiente costruire un attacco attorno al Prescelto, un’arma inarrestabile dal punto di vista offensivo perchè capace di segnare ma anche di creare gioco.

Mai nessuno dei suoi allenatori finora ha avuto la volontà, la capacità, o la possibilità di inserire Lebron James in un sistema offensivo “evoluto”, non James dipendente ma che sapesse sfruttare “i suoi talenti” non nel ruolo di playmaker sovradimensionato, ma proprio nel suo ruolo naturale di ala, e cioè con movimenti spalle a canestro, o lontano dalla palla, o semplicemente in movimento.

Nei playoffs, contro le migliori squadre della Lega, un attacco con Lebron James è un attacco prevedibile, perchè sa fare tante cose ma sostanzialmente fa sempre le stesse, e giocandoci contro ripetutamente puoi prenderci le misure. Inoltre nei playoffs viene spesso meno l’arma del contropiede, dove LBJ è assolutamente infermabile e che in stagione regolare gli permette spesso e volentieri di spaccare da solo le partite.

Qui non si pretende di inserire Lebron nell’attacco a triangolo di Phil Jackson come è successo a Jordan e Bryant; sarebbe già sufficiente inserirlo in un attacco ben spaziato come quello di Dallas, o in una Princeton Offence con 5 giocatori che si muovono e reagiscono alla difesa.

Non aver insegnato a James a giocare diversamente in attacco è un vero delitto, anche perchè ha sia l’intelligenza cestistica sia l’umiltà tecnica per mettersi al servizio della squadra, come abbiamo abbondantemente visto quest’anno a Miami. Magari nessuno gliel’ha mai chiesto perchè intimorito dalla sua personalità, ma se a Miami arrivasse per assurdo un Larry Brown in panchina che metterebbe subito le cose in chiaro dopo 2 minuti, non pensate che le cose potrebbero cambiare in meglio?

Questo discorso, di certo, a Lebron lo scorso anno non è stato fatto. E lo capiamo dalle frequenti dichiarazioni, nel corso della stagione, sue e di Dwyane Wade che affermavano che loro avrebbero vinto “col loro talento, non di squadra”. Male, malissimo…

2) La gestione della pressione

Sembra l’uomo di Colombo, ma probabilmente non lo è.
Da sempre le aspettative e le pressioni accompagnano Lebron, super talento predestinato fin dall’adolescenza, con in più la “sfortuna” di rimanere a giocare da professionista a casa sua, nell’Ohio, ad aggiungere aspettative alle aspettative e pressione alla pressione.

Aggiungete a questa situazione di partenza la Decision, un bagno mediatico senza precedenti, che lo ha reso sostanzialmente inviso a 29 trentesimi di NBA e ha caricato lui, ed i suoi compagni, di una pressione enorme. Enorme per lui, e assolutamente ingestibile per i suoi compagni.

Giocatori come Mo Williams e Antawn Jamison prima, e Chris Bosh dopo, stelline di squadre di medio-basso livello arrivati al cospetto del Prescelto per aiutarlo a vincere il Suo primo titolo, hanno dimostrato di non essere psicologicamente in grado di gestire la pressione mediatica di giocare con il Re, e la pressione tecnica di stare con lui in campo, adattarsi al suo gioco, capire in anticipo le sue scelte in attacco, fra l’altro in attacchi che, come abbiamo visto, erano tutto tranne che ben strutturati e organizzati.

Ma anche James stesso ha dimostrato negli anni di patire lui stesso la pressione che è sempre sembrato voler cercare, le luci della ribalta che ha sempre voluto accendere sopra di sé, anche senza motivo.

I suoi risultati migliori sono infatti arrivati nei primi anni di carriera, con una Finale NBA a Cleveland ottenuta da underdog e con una squadra di derelitti, i suoi 45 punti in trasferta a Boston in Gara7 sono arrivati quando i suoi Cavs erano ancora nettamente sfavoriti e una sconfitta non sarebbe stata una tragedia.

Dà lì in poi, abbiamo avuto 3 anni in cui proprio nel momento decisivo è mancato psicologicamente, prima ancora che tatticamente. Quando, dopo stagioni di battaglie, migliaia di minuti sempre in campo e tante botte prese dalle difese, ha visto i propri compagni cedere sotto il peso della pressione e l’aggressività degli avversari, ad un certo punto ha mollato, quasi di schianto, come se avesse smesso di crederci.

Come se non fosse quello il finale che era scritto nella sua testa, un finale che lui non avrebbe riconosciuto – come spesso abbiamo visto nelle sue uscite dal campo al termine delle serie perse, spesso senza salutare nessuno o quasi, sempre senza congratularsi con gli avversari.

E adesso?

Al termine di questo lungo viaggio nella carriera di Lebron James, cosa possiamo dire?

Possiamo dire innanzitutto che non è il nuovo Michael Jordan, che ricordiamo è 6/6 nelle Finals disputate. Ma non è neanche il nuovo Scottie Pippen, dire che LBJ è un “secondo violino” è una bestialità bella e buona: è un 2 volte MVP che è vero, finora non ha vinto niente, ma un po’ di cosette le ha già dimostrate eccome.

Possiamo dire che è sicuramente la cosa più vicina ad Oscar Robertson – l’unico giocatore della storia ad aver chiuso una stagione con una tripla doppia di media – che abbia mai calcato i parquet NBA, un BigO del terzo millennio. E questo già rimette un po’ le cose nelle giuste proporzioni quando si vuole inquadrare questo giocatore.

E’ un vincente o un perdente?
Questo lo potremo dire solo alla fine della sua carriera: come viene ricordato spesso, neanche Michael Jordan alla sua età aveva mai vinto un titolo. Non aveva neanche ancora giocato una finale, se è per quello. E sul suo conto si dicevano alcune delle cose che oggi diciamo su LBJ.

Anche se una cosa va chiarita: Michael, neanche negli anni delle sue sconfitte ai playoffs contro i Pistons, mai aveva dato una sensazione di “debolezza mentale”, di “fragilità alla pressione”, come sta dando Lebron in questi ultimi anni.

E questo è un fattore di cui tenere conto qualora si volesse fare previsioni sul numero di anelli che avrà al dito Lebron a fine carriera.

Un’altra stagione come questa, con un’enorme pressione e una gigantesca aspettativa nei suoi confronti non coronata dalla vittoria di un anello potrebbe portare scompiglio a Miami e precipitarlo in una situazione di debolezza psicologica dalla quale sarebbe difficile uscirne. Ammesso che in questa situazione non ci sia già.

In ogni caso, un allenatore esperto che gli spieghi dove sta sbagliando e gli insegni un diverso sistema offensivo, a mio parere sarebbe già un grossissimo passo avanti per Lebron nella sua ricerca dell’anello.

Post By Max Giordan (984 Posts)

Max Giordan
segue l’NBA dal 1989, naviga in Internet dal 1996.
Play.it USA nasce dalla voglia di unire le 2 passioni e riunire in un’unico luogo “virtuale” i tanti appassionati di Sport Americani in Italia.
Email: giordan@playitusa.com

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49 thoughts on “Lebron James e il grande equivoco (3/3)

  1. Allora, premesso che sono un tifoso di Miami e che Lebron James sia il mio idolo da sempre , voglio farti i complimenti per la stesuara di questi articoli visti da un punto di vista imparziale, consapevole ed esperto. Si vede che segui la pallacanestro da molto e nonostante questo mio parere possa essere in qualche modo viziato dalla mia preferenza nei confronti di James volevo ringraziarti per non aver infangato ancora di più l’immagine di un giocatore che come spesso la gente dimentica ha 26 anni e magari un po’ prematuro per sopportare tutto questo. Ad ogni modo complimenti davvero mi è piaciuto moltissimo.

  2. Tutto perfetto.

    Solo una cosa: a mio parere gli HEAT quest’anno non erano una squadra “improvvisata e raffazzonata”. Cioè si, Riley ha dovuto stringere un po’ la cinghia visto la spesa iniziale con i big3, e sicuramente gli infortuni di Haslem e Miller ne hanno condizionato il potenziale, ma non dimentichiamoci che questi avevano 2 dei migliori 3 DEL MONDO + un all-star come Bosh, che è, ed è stato, la stella di una franchigia NBA. In pratica a roster vantavano 3 dei migliori prospetti del draft più forte di tutti i tempi!!!
    (ci mancava Anthony dalla panchina ed eravano a posto).

    Nonostante fossero al primo anno e con tutte le difficoltà di un progetto appena nato, sono arrivati in Finale e fino a gara 4 erano i favoriti, quindi non commettiamo l’errore di pensare a loro come le “cenerentole” della situazione. Hanno un potenziale che nessuno potrà mai avere e Riley dal prossimo anno potrà completare l’opera inserendo un paio di giocatori (un play e un centro probabilmente) con cui rischiano di chiudere i giochi per qualche anno.

    Ecco perchè sono contento che abbiano perso quest’anno, ed ecco perchè spero perdano ancora il prossimo. Ma sarà dura…per gli altri.

  3. Volevo aggiungere due considerazioni che fanno da corallario alle tue giuste considerazioni:
    1) LeBron è stato mal consigliato sulla gestione della propria immagine e, di conseguenza, sulla pressione che ne è seguita: non era meglio un profilo più basso, piuttosto che alimentare decisamente il suo personale reality show?
    2) Non è accettabile che l’NBA porti in auge allenatori come Spoelstra, che, puur concentrandosi sulla difesa, in attacco propongano un nulla fatto di giochi a 2 o a 3 da minibasket; andiamo! E’ la lega professionistica più pagata al mondo! Mi sembra che anche qui l’accesso alle panchine sia dovuto a personali canali di preferenza, come essere stato assistente di un coach plurititolato, che non a meritocrazia e preparazione.

    • 1) Ma sicuro! Considera che durante le finals è stato seguito da una troupe 24h su 24 per realizzare un film sul primo titolo di Lebron… Dopo giorni di riprese lui ha perso ed han buttato via tutto!! Ma era proprio necessario??
      2) A Miami ne parlano benissimo, è nello staff da più di un decennio, è uno stakanovista… solo che per i Big3 serviva un Larry Brown, non un players coach

  4. MAx,ti stringo virtualmente la mano per gli spelndidi 3 articoli. Ti faccio solo una domanda. nei play off, finals escluse le medie di wade quali sono state? perchè per me globalmente wade è stato migliore di lebron specie contro boston. e poi se le sai ti chiederei il confornto tra i 2 finals comprese.
    unico appunto che in realtà è una domanda… se lebron dovesse vincere tutti gli anelli futuri con gli heat… come lo giudichi rispetto a wade? io personalmente sicuramente non superiore al n. 3.

  5. Finalmente un articolo fatto come si deve! Credo che tu, Max, abbia analizzato con veridicità e competenza ciò che in breve è successo a James lungo tutta la sua carriera. Io sono un fan sfegatato di LeBron, tanto che il mio tifo nella NBA è sempre stato determinato dalla squadra in cui lui giocava. Detto questo, però, quando ci sono da esaminare anche gli aspetti negativi o mancanti di un giocatore è doveroso farlo, e credo che tu li abbia centrati appieno, capendone i limiti e anche volendo i modi per saltarci fuori. Ho un solo appunto e una domanda. Secondo me il paragone con Robertson è azzeccato solo in parte, perchè mentre Oscar era un playmaker, James è un’ala piccola, e alla luce di questo ritengo che per un playmaker sia più facile ottenere numeri alti in più statistiche, soprattutto quella degli assists. Ciò che veramente mi lascia a bocca aperta è che LeBron offre quasi ogni partita la sua incredibile capacità di poter praticamente giocare in ogni ruolo dominando, coinvolgendo in maniera splendida i compagni e annullando i suoi avversari diretti.Ecco perchè, a mio parere, lui è superiore a Robertson e già adesso può essere considerato uno dei 5 migliori giocatori di tutti i tempi, anche considerando il fatto ( e qua arriva la domanda ) che: chi l’ha detto che per essere considerati ottimi giocatori vincenti, bisogna portarsi a casa uno o più anelli? Come tu hai detto in un titolo bisogna considerare anche chi hai accanto a te nel roster, mentre nei premi individuali è più facile capire il talento del singolo giocatore, e visto ciò che ha vinto LeBron e visti i record che sta facendo, forse già questo risulta sufficiente a inserirlo nell’elite del basket visto finora…..

    • Si certo Robertson era un giocatore diverso, ma nella sua epoca ebbe un impatto simile.
      Vincere non è tutto certo, ma quando vuoi fare una classifica dei migliori di tutti i tempi hai da scegliere fra il meglio ogni epoca… e come si fa? Si fa che ai primi posti si mette chi ha argenteria nelle dita, perchè vuol dire che hanno primeggiato nella loro epoca. Poi c’è chi non ha mai vinto niente pur essendo fra i migliori di sempre, ma è un’eccezione… e comunque se non è riuscito a primeggiare neanche una volta fra quelli della sua epoca, ma come si può sostenere che sia stato uno dei migliori di tutte le epoche?

  6. dico la mia sull’affaire Lebron. Prima di tutto non bisogna fare confusione sulla questione anelli=vincente, no anelli=perdente: tanti giocatori mediocri ne hanno vinti e tanti super sono rimasti a secco, anche se è pur vero che se sei il King e il prescelto non puoi finire la carriera a zero titoli. Per quanto mi riguarda Lebron è già tra i primi giocatori di sempre e credo sia innegabile se guardiamo alle sue qualità, alle sue statistiche e alle sue partite e il fatto che sia sparito o non abbia inciso in alcuni appuntamenti clou è secondo me dovuto a diversi fattori. 1) secondo me il più importante ovvero un discorso fisico: il suo gioco è a mio avviso troppo dispendioso e questo, soprattutto a fine stagione in momenti psicologicamente difficili, lo porta a cedere di schianto; 2) limiti psicologici dovuti più a pressioni interne che esterne (non credo che gli si possa dire che non regge la pressione) nel senso che lui soffre le sconfitte soprattutto nei confronti del suo ego smisurato, picconato negli ultimi anni, e credo che lui voglia vincere per se stesso e dimostrare di essere il numero 1; 3) i suoi compagni collassano sotto l’enorme pressione che si crea sulla squadra. Sono d’accordo con Max quando dice che a ben vedere andare a Miami sia stata la scelta per lui più difficile e rischiosa. Ottimo articolo ciao a tutti

  7. Solo un appunto projordan: Secondo me non si dovrebbe paragonare Jordan a James in base all’età, visto che James è arrivato in Nba senza passare per il college, ma in base agli anni passati tra i professionisti; Jordan al suo settimo anno mise la sua prima tacca sul fucile alle finali..

  8. grande articolo max.
    un appunto sulla questione anelli=vincente. Dipende da come uno se li gioca gli anelli: John Stockton non ne ha mai vinto uno, eppure tutti pensano che ne meritasse almeno uno perchè era un vincente dentro per quello che faceva sul campo (la tripla che aveva illuso lo Utah in gara-6 contro MJ nel 98 prima dello show di Michael, la tripla contro Houston per andare in finale nel 97). Barkley ha duellato alla grande con MJ nel 93, eppure ha perso: Karl malone viceversa ha commesso alcuni errori decisivi sotto pressione (i liberi di gara-1 nel 97, la palla persa del 98) e c’è meno rammarico dell’opinione pubblica nel vederlo ring-less, anche per quell’ultimo tentativo a LA senza il fidato numero 12 da Gonzaga). Reggie Miller non ha mai vinto, ma non per questo non gli affideresti il tiro per vincere gara-7 di finale.
    Lebron è considerato un perdente non per non aver vinto il titolo, ma PER COME HA GIOCATO LE PARTITE PER VINCERLO. E le ha giocate male, con la paura di fallire: e si preferisce sempre qualcuno che perde provandoci e rischiando di avere brutte percentuali, invece di uno che ha paura di sbagliare e si emargina. LBJ si è preso le sue responsabilità contro Boston e Chicago, ma dopo gara2 contro i Mavs con la rimonta subita si è bloccato emotivamente.

    • Vero, è questo che lascia parecchi dubbi. Può ancora dimostrare di essere un vincente, ma finora…
      C’è anche un gap non da poco fra lui e MJ a livello di considerazione in spogliatoio: MJ era concentratissimo sull’obiettivo, portava i suoi compagni a rendere al meglio tenendoli sulla corda, lui è più giocherellone e meno trascinatore…

  9. complimenti vivissimi max per l’articolo…
    da quello che posso intuire analizzando gli articoli, posso dire che secondo me lebron è troppo poco sicuro di sè, ha poca personalità, e motivo subito quella che può sembrare una bestialità: se si va a vedere, ad esempio, la cagata fatta con wade tossendo, si nota che prima è wade che, vedendo le telecamere, si mette a tossire, poi arriva lebron, vede le telecamere, vede WADE tossire, e tossisce anche lui. questo secondo me è un fortissimo esempio di come quantomeno a personalità, lebron sia sicuramente dietro a wade, e ciò per vincere un titolo nba conta moltissimo, perchè se è wade a prendersi l’ultimo tiro, quello della vittoria, perchè lebron è troppo insicuro per prenderselo, poi ci sarà wade fermo col braccio alzato in posa per le foto, i tifosi che applaudono wade, e lebron che corre verso wade, esagerando un pò come un “mo williams” qualunque… nell’ultimo video, a 4:21, quando il giornalista fa una domanda che (penso, perchè non la capisco…) sembra sia abbastanza pesante, lebron aspetta, raccoglie le idee, ma prima di dirle si gira verso wade, segno evidente che quello più forte dei due e il 3, c’è poco da fare… tutte le giocate sbagliate mostrate nel resto del video, poi, fanno capire che il sangue freddo non c’è, appoggi comodissimi (per lui), vedi a 1:17, senza neanche avvicinarsi al ferro, nel dubbio, in situazioni “delicate”, si affida a jumper che finiscono puntualmente sul ferro, anche se a 0:26, spalle a canestro contro kidd, non vedo dove sia la difficoltà… sono tutti punti che, secondo me, dimostrano che stiamo per perdere (o forse l’abbiamo già perso, dipende come ha reagito a queste finals) uno dei più grandi di sempre, perchè non aveva la personalità forte del vincente di turno, vedi jordan o kobe, che non si sarebbero mai girati in conferenza stampa verso pippen o gasol dopo aver fatto scena muta (per poi uscirsene con una delle peggiori dichiarazioni della storia dello sport)…
    questo è il mio pensiero, che chiaramente verrà smentito se lebron si riprenderà dallo scotto delle finals 2011, ma è appunto il “se” che mi rende dubbioso, non ha la personalità per riprendersi a sufficenza, anche perchè il baratro per lui è profondissimo, forse più profondo che per chiunque altro nella storia…
    ciao…

  10. torno a postare dopo le finals

    innanzitutto che dire, complimenti a max per l’ottimo lavoro svolto, così almeno si passa questo brutto lockout e questo ancor più orrendo europeo (sponda italia ovviamente)

    su lebron, sono d’accordo, quando contava a parte rare occasioni non mi ha mai dato l’impressione di poter dominare come faceva sempre jordan e, in misura minore, ha fatto (e spero torni a fare) kobe

    cazzo dico io, sei dominante fisicamente e tecnicamente, ma quando la tua squadra non ci salta fuori e i compagni non segnano mai, prendi la palla e prova a fare qualcosa, non stare fermo con la faccia da babbeo e affondare senza neanche provarci..kobe piuttosto farebbe 0 su 100 ma almeno ci proverebbe

    però, lui ha ancora solo 26 anni, ha ancora molto tempo davanti per dimostrare di non essere un perdente, anche se con wade non sarà mai protagonista assoluto

  11. salve a tutti, scrivo per la mia prima volta in questo forum, in genere e leggo – e possibilmente analizzo – le varie opinioni, ma da questa volta ho deciso di partecipare attivamente alle discussioni, in primis per il merito dello staff che propone degli argomenti interessanti, e poi per un’esigenza personale, accresciuta a dismisura grazie alle accurate analisi del sito – e mi congratulo vivamente con chi fa si che questa isola felice possa essere realta’ -. nella speranza che la mia conoscenza in materia possa accrescere grazie a persone piu’ “quadrate” nell’ambito, scelgo di porre la mia personale opinione a riguardo : lebron, da qualcuno viene osannato in quanto ha trascinato una squadra come i cavaliers verso traguardi inaspettati … ma tale conclusione non potrebbe valere pure per un reggie miller – meditare sulla sua concretezza e su quella del “re nudo” – , un bill walton, un hakeem olajuwon nel primo titolo vinto, oppure un clyde drexler ai blazers, o un charles barkley ai suns- anche se indubbiamente meno completi per quel che riguarda il bagaglio fisico e tecnico, rispetto al “the overrated” – ??? se da un lato questa similitudine tende a sminuire una possibile investitura da top 5 player all time ever, da un altro punto di vista, lo include comunque in quella schiera di giocatori che da soli hanno segnato per sempre l’era di una franchigia, trainandola verso traguardi impensabili. per quanto walton, e in tempi un poco piu’ recenti “the dream”, nonostante avversari sulla carta piu’ forti, hanno trascinato “da soli” il proprio team verso un anello, cioe’ un’ ascesa nell’olimpo del basket. la scelta successiva di miami e dell’incarnazione del ruolo di sparring partner di un’altra “supernova”, per ora possono solo continuare a scrivere la storia nel modo peggiore rispetto alle aspettative solo sfiorate e alle speranze forse ingigantite dai risultati del suo atto primo …

  12. Finalmente qualcuno che parla in modo distaccato del giocatore(il più forte dell’ultimo decennio) e dell’uomo(il più accentratore delle luci della ribalta della storia recente).
    Credo che prima o poi arriverà all’agognato anello e chissà che dopo non possa ritornare a Cleveland.

    Grazie per questa bellissima terzina di articoli.

  13. Paragonarlo a Pippen non ha molto senso, uno perchè appunto non è e lui non si considera un secondo violino. 2 perchè il tipo di giocatori come Pippen o come un Odom di oggi (seppur 6° uomo) sono giocatori completamente diversi, tanta sostanza che manco te ne accorgi. Negli articoli si tendono a sottolineare le triple doppie, tanto di cappello a Lebron, ma sono anche le triple doppie più inutili e facili della storia. Mi pare quasi matematico che un treno che gioca play attiri dai 2 ai 3 difensori a penetrazione, così da avere 2 uomini liberi sullo scarico. OVVIAMENTE LBJ si sbatte, non è che sono frutto del caso ste triple doppie, ma non sono neanche chissà che. Se poi si vuol discutere matematicamente allora non inizio neanche e dico che ho torto…Comunque io mi prendo sia Odom che Pippen prima di LBJ, in una squadra come gli Heat. Alla fine a Miami manca solo un lungo e qualche uomo decente in panca. Perchè Chalmers ci può anche stare…L’anno prossimo spero che vinceranno, perchè almeno si smetterò di parlare di LBJ nel bene o nel male…i bambini non faranno altro che dire Lebron di qua e di la (e non solo loro purtroppo…) ma almeno siti e giornali avranno qualcosa e qualcuno di meglio du cui approfondire. Durant spero vincerà 125 anelli, giusto per far capire al mondo chi merita davvero. Forza Bulls!

  14. Una volta ho letto un’intervista su un giocatore che aveva marcato Jordan, affermando che era impossibile, nei finali di partita, sostenere il suo sguardo, per quanto era cattivo…A questo aggiungo il commento di Malone, che lo definì un malato (quasi uno psicopatico…!) di competizione: è questa cattiveria e questa concentrazione che gli mancano o, quanto meno, gli sono mancate nelle finali. Eppure, se guardiamo le partite contro i Celtics, li ha giustiziati lui, e da solo. Certo, non erano finali, ma erano playoff e contro una delle squadre più forti. E’ davvero così diverso?

  15. Inizio a pensare che il lebron da “Decision” fosse la cosa più saggia che potesse fare. Inutile che mi prodighi a pensarlo come un leader o una stella alla TD, Kobe, Dirk…tanto meno MJ. Non lo è.
    James ha fatto del pragmatismo la sua arma: sapeva nel suo cuore che non era in grado di trascinare i compagni (bravi o meno bravi) fino in fondo, perchè vuoi o non vuoi, prima o poi le difficoltà nel cammino verso l’anello le trovi ed è li che lui si arena psicologicamente ancor prima che tecnicamente.
    Aveva così bisogno di un’altro Top, un VERO TOP, per poter avere meno “colpe” e responsabilità.

    Si, non è un “Pippen”, ma a livello concettuale non siamo poi così lontani dal paragone. Chiaro che il ragazzo potenzialmente aveva tutto per fare cose alla Chamberlain, BigO o MJ, ma se non metti la testa su quel corpo alla fine il risultato ne risente.

    Prendete esempio uno come Ginobili, giocatore non paragonabile a LeBron, eppure con la pura determinazione e testa ha scritto risulati incredibili e inciso in partite importanti con una ferocia agonistica impressionante. Dico Ginobili perchè a me non piace, ma lo ammiro per questa sua cattiveria e forza mentale.

    Chiaro che ognuno si arrangia come può. Gino fisicamente non è lebron e quindi ha sviluppato altri modi per incidere, ma se vuoi essere il ledaer indiscusso della tua squadra non puoi prescindere da esserne il motivatore ed il trascinatore, con i fatti, parole e atteggiamenti. Lebron non è tutto questo. Ci ha provato a Cleveland, ma evidentemente si è reso conto che lui arrivava fino ad un certo punto e poi non era più in grado di scuotere il suo spogliatoio e se stesso quando serviva farlo.

    Quindi Miami. Quindi Wade. E’ logico. Ha fatto bene.

    Anche per me vincerà un titolo, ma in questo contesto scondatevi i paragoni con MJ o anche Kobe……altro che Top5 alltime…per quella lista bisogna giocarsi carte ben più pesanti.

  16. MJ
    Magic
    Bird
    Russel
    Shaq

    Volete per favore dirmi dove si inserisce trai primi 5 James, quando ci sono ancora (per quanto mi riguarda) gente come TD, Kobe, West, Wilt, Kareem, Baylor, Robertson, Olajuwan ed altri che stentano ad essere trai primi 10????????

    • io al posto di shaq metto kareem dentro la top 5 tutta la vita.. e non in 5° posizione…
      per pat riley, per dire, non un pirletta qualsiasi, è stato il n. 1…

  17. I paragoni con jordan sono sempre stati criticati perché si metteva la leggenda del basket affianco ad un 20enne, o un 26enne, e sinceramente avrebbe più senso aspettare che james chiuda la carriera, a quel punto si potranno tirare le somme. James non è jordan, non sarà mai jordan, ma nel senso che non potrà essere come jordan, anche se vince 6 anelli, o ne vince 4 oppure 8, se li vince dominando come nessun’altro o come secondo violino. Non si può ricalcare la carriera di un altro giocatore, o sì è meglio o si è peggio, e questo lo si potrà stabilire, anche se sarà comunque un giudizio mai oggettivo, a fine carriera.

  18. Complimenti per l’articolo che ha provato a capire james come giocatore e personaggio senza cadere in troppi giudizi negativi o positivi.
    Non vi è dubbio, LBJ ha deluso, e lo ha fatto nel momento cruciale, e questo ha sorpreso tutti o quasi. Ma per dire che è un perdente c’è ne vuole. Tutto lo sono prima di vincere se per questo, però è chiaro che lui adesso dovrà affrontare una pressione psicologica mai vista per riuscire a scendere in campo per provare a vincere l’anello. Per ora ha giocatro 2 finali e perse altrettante, e se nella prima aveva 22 anni e si scontrava con un colosso, riguardo l’ultima finale però ci sono ben poche scuse da cercare. Ha fallito.

  19. Complimenti Max bellissimo articolo.

    Io credo che alla fine a LeBron sia mancato sempre un allenatore con la giusta personalità per potergli dire in faccia le cose, per rimetterlo in riga mentalmente nei momenti di sbandamento…che lo stesso Jordan ha avuto diverse volte, la più nota nelle Finals contro Portland dove i Bulls hanno vinto grazie alle mosse di Phil e ai Paxton della situazione con Jordan che non prendeva nemmeno una vasca..

    • 39 39 26 32 45 23 …

      Paxson spins away from Kersey to Michael,three again.
      Oh!!!!! Michael good again… Oh my goodness!

      concetto strano di vasca che hai… :)

  20. Nessuno pensa che a LBJ, differenza di Jordan e dei 5 elencati sopra, manchino gli anni al college, che servono oltre che ad affinare la tecnica a crescere come persone?

  21. articoli fantastici…

    sarò monotono ma il vero upgrade arriverà (se arriverà) con:

    1-gioco in post basso
    2- capacità di inserirsi in un sistema..

    per ora la sua carriera -che sarebbe eccezionale per qualsiasi plebeo, per il Re- è una parabola discendente in relazione alle aspettative che si erano create attorno a lui e che lo stanno letteralmente massacrando.. è un peccato per qualsiasi amante di questo sport vedere tante partite sottotono per un giocatore così fisicamente devastante proprio negli anni della massima forma.

  22. Le Bron era uno dei miei preferiti fino alla Decision. Negli anni a Cleveland veramente non gli si poteva chiedere di più, pensate alla pressione mentale e tecnica che si è dovuto sobbarcare quest uomo più che giocatore innanzitutto nei playoff dal 2006 al 2010 in cui non aveva uno straccio di giocatore con le palle con la P maiuscola (tranne un Shaq che però non poteva dare più di tanto a 37 anni) e quindi appena sbagliava qualche gara importante tutti erano pronti a puntargli il bersaglio addosso, senza calcolare il fallimento dei vari Williams, Jamison che sono arrivati per farlo vincere…l’unico fallimento negli anni a Cleveland è stata la serie con Boston nel 2010, si perchè non considererei un fallimento fare 38+8+8 ma perdere la serie con i Magic e chi avrebbe il coraggio di dire il contrario.

    Da qui sono nate le sue frustrazioni, dal notare che a Cleveland nonostante c’era lui il Re nessun top player volesse venire. Da qui la decisione di scegliere Miami e tutto quel che segue.

    I dibattiti su Lebron per me più che sul giocatore, sono incentrati sulla persona e personalità: troppe uscite sbagliate con la stampa nei momenti meno opportuni, troppe persone che mal gli consigliano, sembra che lui dia l’immagine dell’uomo forte e non gli importi del bersaglio puntatogli addosso dai media, ma in realtà anche lui è un uomo e può avere le sue fragilità come tutti noi…ha bisogno di un vero allenatore che lo possa consigliare bene.

    I paragoni con Jordan fateli voi, per me è come paragonare Federer-Sampras piuttosto che Maradona-Pelè e cioè una cosa goliardica nonchè inutile…io tutto sommato spero che anche lui possa vincere i suoi titoli da protagonista, perchè lo meriterebbe come giocatore.

    Tecnicamente un ultima analisi: io penso che il fatto che nei finali di partita possa essere meno incisivo sia dovuto ad un motivo ben preciso, ossia che il suo jumper, sebbene le percentuali dimostrino un grande miglioramento rispetto a 3-4 anni fa nei momenti in cui ha pressione o non è in buona giornata al tiro, è sempre un’arma fragile…deve assolutamente penetrare di più con quel carro armato che si ritrova come struttura fisica. Inoltre non è un grande leader vocale nello spogliatoio e questo è un pò un sua mancanza.

    Ultima nota: tutti quelli che dicono che nei momenti decisivi non incide, dicono grosse cazzate, perchè le sue prestazioni epiche ai PO le ricordiamo tutti…è successo quel che è successo contro Dallas anche perchè la guida tecnica ha latitato pesantemente nel gioco offensivo. Contro Boston rimane un mistero il perchè di quella gara 5. Ma ricordiamo tutti le sue magnifiche serie contro Washington, detroit, Boston (2008 e 2011), Chicago e Orlando.

  23. Dopo essermi goduto la trilogia (piacevolmente professionale), qualche commento:

    – quante cose sarebbero cambiate (almeno mediaticamente) se James si fosse unito a Wade PRIMA di Bosh? Se Lbj avesse scelto Miami per avere UN degno compagno e fosse quindi toccato a Bosh (sua DECISION!) vestire i panni del pigrone che per “vincere” facile s’accoda ad una coppia d’assi? Aspettare che si formasse il tandem Wade-Bosh prima di pubblicizzare la sua destinazione, non è stato saggio da parte di James (soprattutto se c’era già un tacito accordo per il triumvirato)…

    – mi unisco a coloro che distinguono il basket dal tennis: i titoli si vincono con il team, per cui è bene che il valore del singolo venga distinto dai trofei di squadra; d’altronde non so quanti preferirebbero Jason Terry a Reggie Miller solo perchè “il Jet” ha vinto un titolo…

    – forse la principale “differenza mentale” fra James e Wade è dovuta al fatto che Dwayne già al suo terzo anno è stato Mvp delle Finals, coronamento che sicuramente lascia dormire più tranquilli e conferisce molta sicurezza… mentre ogni anno che Lbj non vince il titolo si sente pressare con la domanda “quando ce la farai?” (ed il barometro s’impenna…)

    – ultima nota: posto un link con un articolo che ha calcolato l’aumento delle prestazioni fra regular season e playoff, in carriera, di molti nomi noti, attuali e passati (non anticipo nulla):
    http://imadogg.tumblr.com/post/8510108919/who-really-improves-in-the-playoffs
    P.S. com’era la storia di “T-Mac perdente”? Ritorna la differenza valore singolo/valore squadra…

  24. anche io volevo congratularmi con max per i 3 articoli che ho condiviso quasi pienamente…

    poi volevo fare più che un appunto, una supplica: visto che ho sempre considerato questo forum pieno di gente competente di pallacanestro, potremmo una buona volta smetterla di chiamarli i “big three”?

    C’è qualcuno qua che pensa veramente che Bosh sia allo stesso livello degli altri due?

  25. Purtroppo per James la croce di essere il predestinato sta pesando tantissimo, si è pensato da subito, già all’età di 14 anni che un giocatore con suoi mezzi fisici e tecnici dovesse diventare in automatico un campione, che vincere anelli per lui sarebbe stato normale. Purtroppo per James essere un campione a livello fisico e tecnico non significa esserlo a livello mentale. Potrà vincere tutti gli anelli che vuole, pure 15 di fila, ma non cambierà nulla; Cedere a livello mentale non è da immortale di questo gioco. Posso citare 10 giocatori che anche non avendo lo strapotere fisico di James hanno lo stesso lasciato un segno indelebile nella storia NBA.
    Jerry West
    Larry Bird
    John Havlicek
    Willis Reed
    Micheal Jordan
    Bill Russell
    John Stockton
    Tim Duncan
    Kobe Bryant
    Drazen Petrovic
    E in maniera minore anche se comunque nei momenti chiave non si sono mai tirati indietro: Manu Ginobili e Robert Horry
    A livello mentale James per me vale un Mcgrady, uno scottie pippen, gente che scompare quando la palla pesa

  26. Ogni tanto commento degli articoli che leggo in questo sito. Capiamoci, spesso leggo, poche volte parlo. Leggo volentieri anche i commenti, e mi dispiace dissociarmi in una cosa che col basket non ha assolutamente a che fare.

    A me questi tre articoli non sono piaciuti Max. Senza offesa o questioni personali. Credo che i pareri negativi servano. Erano scritti molto bene, senza ombra di dubbio, ma incanalavano, secondo me, pareri favorevoli a LeBron e alle sue scelte. Traspariva, a volte, quella che non ho potuto fare a meno di interpretare come “venerazione” per il Prescelto. Non so se tu sia o meno suo tifoso, ma il signore #06 è un po’ come il nostro caro presidente S.B. Non voglio scendere in politica, lungi da me, ma o lo si odia o lo si ama. Questo è il senso.

    Io rientro senza dubbio nelle fila dei suoi detrattori e per questo ti contesto un paio di cose.
    1) the decision: un giocatore 2 volte MVP, contender (nel senso di lui da solo come giocatore) per il titolo nelle ultime stagioni e soprattutto idolo dei tifosi americani, non doveva andare da un’altra superstar. Le potenzialità di James erano tali da consentirgli di aspettare una dirigenza più assennata che non spacciasse Mo Williams come fenomeno e Jamison come corazzata anti Lewis. Lui era il contender, lui doveva vincere, lui doveva dimostrare di essere il migliore. Con questo trasloco a Miami ha perso per sempre l’occasione di farlo.
    2) momenti chiave dei playoff: l’impressione corretta è che, nel momento in cui la sua immagine ha rischiato di essere scalfita (serie con pronostici favorevoli) come quelle di finale lo abbiano seppellito spiritualmente. Parlo di spirito combattivo.
    3) il suo “gioco” è la cosa più bella del mondo da vedere…per chi non ama il “gioco”. Non aizzatevi, non critico nessuno, ma come ha già detto Max, e in questo concordo, lui non è mai stato inserito in un contesto. Non riesce a servire la squadra offensivamente se non ha la palla in mano. Non sono d’accordo invece sul fatto che un coach vero lo potrebbe inserire in un contesto. Proviamo a scambiarlo con Caron Butler (il paragone è preso per l’organizzazione off. di Carlisle). Quanto durerebbe in uno schema che chiede due, tre, quattro ribaltamenti senza fossilizzare il gioco attaccando da solo. Lui sa di essere più forte, nessuno può toglierli tutto ciò, lo si può convincere a giocare non da più forte se non in un’azione su quattro o cinque? O negli ultimi 5 secondi dell’azione? Secondo me no.

    In definitiva, se siete arrivati fin qui, ci sono cose che secondo me James non risolverà facilmente. Sarebbe un crimine, e lo dico da “hater” di LeBron, limitare la sua esplosività. Dovrebbe decidere di farlo lui. Jordan giocò una stagione da playmaker prima di capire quanto fossero importanti i suoi compagni. Bird non ha mai vinto un titolo di capocannoniere ecc. ecc. Sono punti di vista, questo è ovvio. Non sparo verità assolute, ma tutte queste considerazioni sono frutto di attente riflessioni. Per tutti gli altri giudizi temo sia ancora presto. In fondo ha 26/27 anni, deve ancora crescere molto, in particolare sul piano mentale.

    Spero di non avere offeso nessuno. Max, senza cattiveria, stimo molto il lavoro che hai fatto e trovo sia scritto in maniera meravigliosa, ma non mi è piaciuto. Desolato, in fondo è solo un’ opinione.

    • Non c’è problema, ci mancherebbe!
      Per la cronaca: non sono un suo fan, non sono sfegatato per nessuna squadra in particolare. Sono stato un Jordaniano, non sono mai stato un Kobista nè un Lebroniamo ma ho simpatia per i Mavs e i Golden State Warriors… sono un Nelsoniano insomma!

  27. Compliment! Articoli molto ben scritti e ben fatti, in trasparenza nulla che non sia abbiettività e competenza.
    Pur senza essere tifosi si può essere più “cattivi” e categorici nel giudicare James e le sue gesta ma non in tre scritti così corposi dettagliati e ben articolati.
    Piuttosto in un post buttato li:
    1) “The decision”: la fine del mondo in una pagliacciata. Ossia la fine del mondo che tutti ci eravamo immaginati dal primo giorno in Nba del prescelto.
    2) La seconda finale persa: l’apoteosi dell’inadeguatezza, l’implosione del re, la consapevolezza lui già l’aveva, ora nessuno può più far finta che non sia così. La macchia diventa indelebile.

    La testa fa l’uomo vincente almeno al 50%, costui tecnicamente e fisicamente c’è… di testa NO… punto.

  28. Gli articoli sono interessanti. Concordo quasi in toto con Bozz, nel senso che i suoi tre punti mi convincono. LBJ mi ricorda il Garnett che fa il gradasso sotto le plance purché ci sia un bigmen a coprirlo. La copertura di cui LBJ necessita è mentale: qualcuno deve alleviargli la pressione e le responsabilità, soprattutto quando James vede – da favorito – la sconfitta avvicinarsi. Ecco, in quei frangenti difetta di durezza mentale. E i suoi compagni di squadra, trascinati da lui nei momenti buoni, non san + che pesci pigliare. Si è visto quest’anno, con Marion ed il suo trash talking, col Jet che nelle gare 5 e 6 ha abusato di lui; con Wade che – dopo the Custodian – era non sanissimo, toccava a lui. E infatti… Il suo linguaggio del corpo in gara 5 e 6 era chiarissimo, per compagni di squadra avversari e tifosi: non ci credo.
    Gli manca lo step mentale che è riuscito quest’anno a Dirk. Che quest’anno ha guidato i suoi come Mosè nel mar Rosso. Che ha infuso coraggio. Che nei finali ha mostrato di non avere il braccino che – ad oggi – coglie LBJ. Potenziale enorme. Ad oggi, potenziale.

  29. Anch’io mi associo ai complimenti per l’articolo.

    Dai post letti sembra quasi un articolo alla carriera, come il precedente su MJ, e non un riassunto dei primi capitoli di una storia che è arrivata a malapena alla metà del percorso…

    Sul LeBron atleta niente da dire, e non credo che ci sia nessuno che pensi il contrario.

    Sulla persona, invece, vorrei porre l’accento su alcuni aspetti fondamentali, in parte già evidenziati.

    Come ha già detto qualcuno, gli mancano gli anni dell’Università, con la maturazione mentale e TATTICA, che ricordiamo non ha, ne lui ne tutti gli altri che hanno saltato lo step universitario.

    Poi…

    Stiamo parlando di un 26enne che di fatto non ha avuto un’adolescenza, in quanto è passato dall’essere un bambino all’essere un’azienda di medie dimensioni (ed adesso quasi da multinazionale).

    Mi ha sempre dato l’impressione di una persona non libera di agire per se (cioè non avere una sua vita), e che gli unici momenti in cui si può autenticamente divertire (e/o sfogare) sono i 48 minuti sul parquet.

    Per me emblematico è “l’incidente” accaduto un paio di anni fa, quando in un campetto di periferia (o in una palestra di una scuola, non ricordo bene) durante una partita con ragazzi di una high school subì una stoppata:
    in un istante gli uomini del suo “servizio d’ordine” sequestrarono le immagini da uno spettatore che filmava (neanche fossero agenti FBI!).
    Tutti accusarono il Prescelto, ma io ho sempre avuto l’idea che quegli uomini (ancorchè pagati da LBJ) in realtà avessero gli ordini, le direttive, dal pool di multinazionali che gestiscono a suon di milioni di dollari l’azienda “LeBron James”, INDIPENDENTEMENTE dalle reali volontà del ragazzotto.

    E’ imprigionato nel suo ruolo mediatico, prigione doratissima, ma pur sempre prigione…

    P.S. la “tosse” di Dirk è un altro comportamento da immaturo, da bambino.

  30. …e quando non ha salutato nessun giocatore di orlando sul campo, subito dopo l’eleminazione; e quando non si è presentato in conferenza stampa, e quando lo scorso Giugno dopo la sconfitta contro i Mavs ha definito i tifosi comuni mortali con problemi da vita quotidiana triste mentre lui è un privilegiato alla faccia nostra…e quando etc etc etc etc………etc.

    In questi anni poteva almeno essere “RE” fuori dal campo, ma no, neanche li.

    Me ne sbatto se è stato guidato male o consigliato peggio. Ognuno di noi ha una coscienza, un senso del pudore ed una intelligenza personale che può benissimo aiutarci a comprendere cosa è giusto e cosa è sbagliato. Lui è un viziato arrogante egocentrico e gli piace esserlo. Nessuna giustificazione.

  31. Ciao a tutti,

    complimenti per l’articolo, l’unica cosa che non mi convince è la possibilità di farsi allenare da un coach alla Larry Brown, dico questo alla luce anche delle olimpiadi di Atene dove rapporti con il coach andarono parecchio a sud non per un problema personale ma per un per problema di “metodo”….credo che l’unico limite di Lebron al momento sia questo…per fare il passo definitivo deve fare un passo indietro e “farsi” allenare come già successo a tutti i grandi del passato e al momento non mi sembra che ci sia questa voglia…

  32. James è arrivato con delle aspettative enormi, senza avere però la possibilità di fallire. Arrivare con l’obbligo di dominare da sibuto, di essere come o meglio di jordan, credo che avrebbe annientato gran parte dei giocatori nba.
    Una cosa simile accadde a shaq: arrivò come il nuovo chamberlain, in una lega con hakeem, ewing, l’ammiraglio ecc… arrivò e comunque riuscì da subito ad imporsi. A 22 anni va in finale e perde 4-0 contro un team nettamente più forte e contro un avversario più esperto che in quel momento stava vivendo l’apice della carriera. Shaq non giocò per niente male, ma comunque perse di credibilità. Dopo quel fatto per diversi anni deluse e parecchio sopratutto nei playoffs. Poi nel 1999-00 arriva un allenatore serio e… sappiamo cosa è successo.

    James può vantare mike brown e spolestra. Chiaro che se mentalmente deludi nelle finals i coach poco centrano, ma però non lo si può accusare di non sapere giocare in un sistema quando mai nella vita ne ha avuto la possibilità.

  33. Trovo l’analisi esaustiva dal punto di vista storico e tecnico e mi permetto di fare le seguenti considerazioni da bar:
    – in un sistema diverso James avrebbe già vinto un paio di titoli, altro che
    – un ragazzo che cresce sentendosi dire che è il migliore da 15 anni a questa parte fa fatica a capire perchè perde le partite importanti, rischiando oltretutto di credere di essere tutt’altro che un vincente
    – James mancha di un gioco di mezzo, più che di post, dove possa far valere la sua stazza e velocità – il famoso tiro dai 4,5 mt che l’NBA tanto abiura a favore del threepointer; con quella soluzione, giocando per lui sia in alto-basso che con blocchi multipli (vedi Ray Allen ma anche Rip Hamilton) potrebbe passare/tirare/penetrare, considerando che marcarlo non è semplice come dirlo
    Ipotesi fantabasket: James a New York con Stoudemire o a NJ con Williams e Lopez: allora si che il suo gioco può crescere e risultare il plus per vincere the championship, a partire dall’allenatore proseguendo coi compagni e ambiente.
    A Miami l’unico con vena valida è Wade, mi spiace per Spoelstra e anche per Riley che, probabilmente, ha fatto il suo tempo come tutti i grandi.
    Fabio

  34. Prima di tutto lascerei perdere qualsiasi paragone con ogni altro giocatore che ha calcato i campi NBA.
    Ogni giocatore elencato sopra ha giocato in tempi e modi differenti, la nba degli anni 70 ha una storia a se, come anche gli anni 80-90 e 2000. Si differenziano per regole, per fisicità, per il contorno mediatico soprattutto… etc.

    Parliamo di quest’ultimo punto. Lebron è evidente che non riesce ad affrontare la pressione psicologica. Basta guardare i momenti topici della sua carriera, si evince chiaramente.
    Un giocatore vincente è soprattutto un lottatore, uno che non molla mai ,che si prende le proprie responsabilità e che trascina i suoi compagni. N’ultima partita di playoff con Cleveland, ha chiaramente rinunciato a lottare, e per di più ha scaricato buona parte di quelle che dovevano essere le sue responsabilità al resto della squadra.
    Bene, può succedere una volta. Mi spiegate cosa è successo a Miami ?….la stessa identica cosa.

    E ancora…
    A mio parere non ha lasciato Cleveland, è scappato. L’impertinenza di dimostrare che non è un perdente gli ha fatto prendere la via sicuramente più facile. Purtroppo per lui non è stato capace di vincere nemmeno a Miami….momento storico…arriva Dallas…avversario sicuramente inferiore a Miami….boooomm….ciao Lebron….scomparso…lo stanno ancora cercando…..è chiaro allora che in quella testa c’è qualcosa che non va….

    Anche il modo in cui ha annunciato il suo passaggio agli Heat è incomprensibile….capisco che c’è tutto un sistema che ruota intorno…ma un normale comunicato stampa??? una normale conferenza stampa ???….qui si evidenzia tutto il suo protagonismo….ah…una cosa…annuncio in mondo visione del tuo futuro, e ti presenti con quella camicia???….ma su questo sorvoliamo….

    Fattore tecnico. Forse non sarò un esperto di schemi, di triangoli e via dicendo….ma ad un giocatore che può benissimo ricoprire tutti i ruoli del campo, che ha quel fisico, quelle cifre….gli devi spiegare come si attacca ??? mi sembra abbastanza ridicolo….

    Spero non abbia attirato le ire dei tifosi di LBJ. E’ sicuramente un giocatore straordinario, non si discute. Ma definirlo il migliore è esagerato. Campioni non si diventa con la bocca, ci vuole fatica, dedizione, e soprattutto umiltà…spero che tra qualche anno riesca a smentirmi, ma per adesso è questa la realtà, non si scappa….

    Mike

  35. Anzitutto tanti complimenti a Max per gli articoli, ben fatti e soprattutto molto oggettivi.
    Dico la mia: non scherziamo a mettere nella stessa frase Jordan e LeBron.
    Non si tratta del numero di titoli, non c’entra nulla; Jordan aveva una ferocia agonistica abbinata ad una maestria tecnica senza precedenti.
    Seguo la NBA da una ventina d’anni e ho rivisto Jordan solo in Kobe, chiaramente un po’ annacquato.
    La differenza é tutta lì: la voglia di vincere, di migliorarsi anno dopo anno; LeBron é migliorato così tanto dal suo ingresso nella lega? Io dico di no: ha costruito un tiro da fuori pseudo-affidabile ma non ha mai avuto l’umiltà di capire che solo imparando a giocare in post-basso sarebbe diventato un’arma totale.
    Jordan, soprattutto dopo la figuraccia fatta con Orlando nel ’95 ha fatto un’estate a lavorare alzandosi alle 6 di mattina, nonostante avesse vinto già 3 titoli e avesse lasciando da migliore del mondo nel ’93.

    Questo l’aspetto tecnico.

    Per il resto, credo che con il circo della Decision LeBron non si potesse aspettare di essere amato, é ovvio che tutti aspettassero al varco un suo fallimento per sparargli addosso milioni di critiche.

    Ha sbagliato lui, non é colpa di chi guarda, commenta e giudica; se alzi l’asticella e poi non riesci a saltare hai sbagliato tu a non tenere l’asticella più bassa.

    Per conto mio, ha mancato totalmente di rispetto ai suoi ex-tifosi, al suo proprietario, alla sua gente sia per essersene andato sia soprattutto per il modo in cui l’ha fatto.

    Solo questo per me gli impedisce di mettersi sullo stesso piano dei grandi del gioco, anche se vincesse 20 titoli

  36. Secondo voi MJ avrebbe fatto la pagliacciata della tosse? Avrebbe permesso a Pippen di farla? Avrebbe permesso ad un Wade di farla? No, no e no. La differenza è tutta lì.

    La storia delle pressioni sono stupidaggini se vuoi che i media parlino di te continuamente. Non è che MJ fosse lasciato in pace, anzi.
    La realtà che quel freak (in positivo) di LeBron ha dei limiti mentali enormi e nemmeno Wade che per opinione generale era un vincente è riuscito a far nulla. Sono tutti naufragati in gara 5 e 6 senza che si vedesse uno dei tre (facciamo due) in grado di provarci.

    Un’implosione netta e spietata.

    Cosa gli aspetta in futuro? Dipende da come allestiscono la squadra. Se riusciranno a rinforzare la rosa e non dovessero essere costretti a battagliare sul piano psicologico vinceranno altri titoli altrimenti i fiaschi saranno le conseguenze. Perchè la maturazione tecnica è una cosa quella mentale un’altra. E non sta scritto da nessuna parte che con l’età si migliora. Inoltre se nei prossimi due anni dovessero fare cilecca allora il giocattolo Heat imploderà.

  37. Paragonare LeBron James a Scottie Pippen si fa un torto a Pippen. Pippen non era il Prescelto appena sbarcato in Nba: era un’acciuga, promettente. Ha sgobbato ed è migliorato diventando una stella al fianco di Jordan, senza essere certo un gregario. In quei Bulls degli anni 90 il leader riconosciuto in campo era proprio Pippen, non Jordan (leggere “Più di un gioco” di Phil Jackson dove è lo stesso PJ ad ammetterlo). Era Pippen a guidare il Triangolo e a mettere in compagni nella giusta posizione in campo quando i Bulls attaccavano. Era Pippen ad annullare difensivamente l’avversario. Pippen è stato tutt’altro che un gregario e se LeBron James doveva venir paragonato a qualcuno gregario, avrebbero potuto paragonarlo a mille altri giocatori, ma non certo a Scottie Pippen.

  38. Di Pippen, Phil Jackson disse: “Era fatto per giocare a pallacanestro. Era alto, con un ottima coordinazione nei movimenti, braccia lunghe e mani grandi. In più dimostrava un’intelligenza cestistica prossima al genio: vedeva le cose giuste da fare con un secondo d’anticipo.”. Dire che LBJ non è a questi livelli, per il semplice fatto che non vede sempre la cosa giusta da fare. Sa senz’ombra di dubbio come attaccare, e tenerlo in un uno contro uno è quasi impossibile. Nonostante questo non ha una varietà offensiva tale da integrarlo in un sistema. Questo sarà il suo limite fino a che non deciderà di fare un passo indietro. Per tutto il testo concordo.

  39. “…in quei Bulls degli anni 90 il leader riconosciuto in campo era proprio Pippen, non Jordan”

    Ok, non esageriamo. Parecchie volte MJ ha dovuto trascinarsi dietro tutti nei momenti decisivi, compreso il Pippen. Scottie è stato un gran giocatore, magari il miglior secondo violino della storia, ma il leader di quei bulls era al 100% un tizio pelato col 23.

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