Lockout. La Lega ha serrato le saracinesche, e per tutta l’estate saremo costretti a discutere di contratti collettivi e salary cap, anziché di canestri e rimbalzi.

Chi è interessato ad approfondire il discorso ha già potuto fare affidamento su questo articolo, questa agile chiacchierata tra redattori, o questo brainstorming in forma di “processo” più o meno biscardiano.

La carne al fuoco, però, è veramente troppa, da ogni nuova spiegazione e informazione nascono decine di ulteriori domande: in questa sede proveremo  quindi a rispondere ad alcuni di questi interrogativi, raccolti in giro per la rete tra quelli che emergono con maggiore frequenza.

L’obiettivo non è quello di dare una “soluzione” definitiva ed inattaccabile ad un problema troppo grande per i nostri mezzi limitati, quanto piuttosto di fornire ulteriori spunti di analisi ed approfondimento collettivo, da sviluppare giorno dopo giorno: siete quindi caldamente invitati ad  integrare la lista delle domande con le vostre richieste, precisazioni o perplessità che non dovessero restare soddisfatte  alla prima lettura, inviandole come commento all’articolo, post sul nostro forum, o eventualmente anche per email.

Dopo questa premessa, vediamo di entrare nel vivo.

1.     Cos’è il BRI? Perché è così importante?

Il BRI, o “basketball-related income”, rappresenta il totale degli incassi collegati al mondo NBA, globali e locali, dagli importi derivanti dai contratti collettivi ai biglietti delle partite; per sgombrare subito il campo da un equivoco comune, va sottolineato che si tratta degli incassi, delle entrate della lega nel suo complesso, non dei profitti, quindi si tratta del totale dei dollari che la lega incassa, non che guadagna.

E’ importante perché quasi tutte le regole finanziarie collegate al funzionamento della lega sono collegate al BRI: il salary cap non è una cifra fissa, bensì viene calcolato automaticamente prendendo come base una percentuale del BRI, e altri elementi fondamentali come la luxury tax e i max contracts sono calcolati in percentuale sul salary cap.

2.     A cosa serve l’ormai nota divisione “43%-57%” del BRI? Che cosa comporta?

Abbiamo visto che il BRI riassume gli introiti della lega nel suo complesso; agli incassi, com’è ovvio, si contrappongono i costi, e il costo principale per le franchigie NBA, come per tutte le attività produttive, è rappresentato dal salario destinato alla sua forza-lavoro, cioè i giocatori.

Per fare chiarezza, a questo punto, è necessario tornare indietro nel tempo, al casus belli del lockout del 1998, determinato proprio da un problema di costo complessivo delle “maestranze” NBA: il contratto collettivo (o CBA) allora vigente, infatti, prevedeva la possibilità per le franchigie di uscirne qualora il totale degli stipendi superasse il 51,8% delle entrate, e al termine della stagione 1997/98 il termometro dei salari arrivò fino al 58%; i proprietari attivarono la clausola di cui sopra, iniziarono il lockout, e solo dopo lunghe e travagliate trattative, e dopo aver perso una parte delle gare di regular season, si raggiunse un accordo: da quel momento in poi il costo rappresentato dai salari dei giocatori non sarebbe stato più rimesso al caso e alla volontà delle parti, ma sarebbe stato prefissato in partenza, nella misura standard del 57% del BRI (oppure il 57,5% o  58% nel caso in cui il BRI superasse rispettivamente i 3,9 miliardi e 4,8 miliardi).

E’ utile ripeterlo, perché è un concetto di capitale importanza:

57%. Sempre. A prescindere da tutto il resto. Non un dollaro in più, non un dollaro in meno.

3.     Come si fa a “garantire” esattamente  quel 57%?

Si riesce a farlo grazie ad un aspetto fondamentale della contrattualistica NBA, un concetto che  talvolta sfugge a molti appassionati ed osservatori, e che è quindi necessario mettere in particolare evidenza:

I CONTRATTI CONCLUSI TRA I SINGOLI GIOCATORI E LE LORO SQUADRE HANNO SOLTANTO UN VALORE NOMINALE, NON REALE: LE CIFRE CONTENUTE IN QUEI CONTRATTI NON CORRISPONDONO AI SOLDI REALI CHE VANNO IN TASCA AI GIOCATORI.

Ne consegue che i salari reali dei giocatori si possono calcolare solo “a posteriori”, prendendo l’importo corrispondente al famoso 57% del BRI e distribuendolo tra tutti i giocatori in proporizione al valore nominale dei loro contratti individuali.

Facciamo un esempio con cifre semplici, immaginando una NBA composta da due sole squadre, con 10 giocatori in tutto, che incassa complessivamente 1000 dollari; in una NBA del genere, ai giocatori spettano 570 dollari: se i giocatori hanno tutti  un contratto nominale da 60 dollari all’anno, il loro REALE salario a fine anno corrisponderà a soli 57 dollari.

4.     In che modo si effettua questa regolazione a posteriori?

Con un sistema menocomplicato di quanto si potrebbe pensare: le squadre NBA accantonano dal contratto di ogni loro giocatore l’importo dell’8% (per la stagione appena conclusa, negli anni precedenti era differente), che vanno poi a versare in un fondo apposito detto “escrow fund” (vale a dire “fondo di accantonamento“: “to escrow”, come il suo corrispondente italiano “accantonare”, significa infatti “mettere da parte” una somma di denaro o di altri beni, generalmente in vista di spese future di entità incerta, impossibile da prevedere nel suo esatto ammontare).

Seguendo l’esempio di prima, all’inizio della stagione ogni giocatore della nostra NBA semplificata gode di un salario nominale di 60 dollari, ma in concreto la squadra ne accantona l’8% (4,8): a fine anno avrà incassato 55,2 dollari, e il resto sarà finito nell’escrow fund, portandolo ad un totale di 48 dollari.

Al termine della stagione, quando vengono completati i calcoli del BRI, e quindi finalmente si viene a conoscere l’ammontare esatto del 57%, la lega non fa altro che utilizzare i soldi accumulati nell’escrow fund per “far tornare i  conti”, versando alle squadre (in parti uguali tra loro) la parte corrispondente al cosiddetto overage, cioè l’ammontare dei salari nominali che supera la soglia del 57%, e restituendo il resto ai giocatori (in proporzione all’entità dei loro contratti) in modo che alla fine della fiera la somma dei soldi EFFETTIVAMENTE erogati ai giocatori corrisponda al famoso 57%.

Concludendo l’esempio, la nostra NBA semplificata distribuirà l’escrow fund restituendo 18 dollari ai giocatori (1,8 dollari a ciascuno), e girando il resto alle squadre (30 dollari in tutto, quindi 15 per ciascuna): in questo modo, a fine anno ogni giocatore avrà ricevuto, a prescindere dal suo salario nominale di 60 dollari, proprio i 57 dollari che corrispondono, sommando tutti i giocatori, al 57% del nostro BRI.

Questo è il caso più comune, che chiameremo ipotesi A; ci sono però altri tre possibili esiti dei calcoli del BRI al termine della stagione:

B– può non esserci alcun overage: ai giocatori verrà restituito l’intero escrow fund, e quindi il loro salario nominale sarà esattamente uguale a quello effettivo;

C– può venir fuori un overage superiore alle somme accantonate nell’escrow fund:  i giocatori dovranno restituire di tasca loro l’ulteriore differenza, e quindi il loro salario effettivo non sarà semplicemente inferiore dell’8% rispetto a quello nominale, ma ancora più basso;

D – il totale dei salari dei giocatori può fermarsi al di sotto del 57%: saranno gli owner a dover staccare un ulteriore assegno rispetto a quanto già pagato ai loro giocatori, il cui salario reale finirà per essere superiore a quello nominale.

5.     Nella realtà, di che cifre stiamo parlando?

Passando ai numeri concreti, la “bibbia” di tutto quello che riguarda le regole salariali NBA (le Salary Cap FAQ di Larry Coon) ci fornisce un eccellente riepilogo dei veri numeri in ballo nelle ultime stagioni (i calcoli della stagione 2010-11 sono ancora ufficiosi, e verranno eventualmente aggiornati in seguito; le cifre sono espresse in milioni di dollari):

 

2005-06

2006-07

2007-08

2008-09

2009-10

2010-11

BRI

$3.174

$3.384

$3.519

$3.608

$3.643

$3.817

57%

$1.809

$1.929

$2.006

$2.057

$2.077

$2.175

tot salari*

$1.960

$2.084

$2.169

$2.277

$2.247

$2.150

escrow (%):

10%

9%

9%

9%

9%

8%

escrow

$189

$177

$184,9

$194,0

$191,8

$161,2

overage

$151

$155

$163,4

$219,8

$170,2

$0

allle squadre

$151

$155

$163,4

$194**

$170,2

$0

ai giocatori

$38

$22

$21.5

$0

$21,6

$161,2***

*comprende anche  i “benefit”, arrotondati per eccesso, mentre l’escrow viene trattenuto solo sul salari, esclusi i benefit.

**cui i giocatori hanno aggiunto ulteriori 26 milioni.

***cui gli owner hanno aggiunto ulteriori 25 milioni.

Di norma il sistema dell’escrow è quindi sufficiente per riequilibrare i conti, senza ulteriori aggiustamenti, ma   saltano subito all’occhio due eccezioni:

-la stagione 2008/09, in cui nemmeno l’intera devoluzione agli owner dell’escrow fund bastò a far rientrare i salari dei giocatori entro il 57%, e quindi i giocatori furono costretti a staccare un ulteriore assegno in favore degli owner dai  loro salari;

– la stagione appena conclusa, in cui i giocatori sono riusciti a tenersi interamente il ricavato dell’escrow, e anzi possono contare su altri 25 milioni di dollari che devono ricevere dagli owner, visto che le prime cifre ufficiali indicano il totale dei salari e dei benefit attorno ai 2.150 milioni di dollari.

6.     Chiarito il 57%, cos’è il 43%: è il guadagno degli owner?

No. Prima di arrivare al guadagno degli owner, bisogna togliere da quella “fetta” di BRI gli altri costi di una franchigia NBA al di là dei salari dei giocatori: stipendi dei dipendenti (sia dell’area tecnica e del coaching staff che della parte amministrativa e di gestione), canoni di affitto delle strutture, interessi passivi per i prestiti ricevuti in passato, spese di viaggio, vitto e alloggio delle squadre, e quant’altro; il tutto senza dimenticare i costi dell’NBA come associazione (dallo stipendio di Stern e di tutto il resto del carrozzone, alla pubblicità e alla promozione della Lega negli States e nel mondo).

A causa della crisi economica, negli ultimi anni gli owner hanno visto crescere a dismisura queste spese con un ritmo ben superiore rispetto al BRI: ovviamente, dal momento che le spese per i salari erano fisse e stabilite in partenza per i meccanismi citati in precedenza, l’aumento delle other expenses è andato via via ad erodere soltanto la parte spettante agli owner, portando molte squadre addirittura in perdita cronica.

7.     Quindi il problema dei costi eccessivi non è legato ai salari?

Esattamente. I salari dei giocatori sono un costo fisso e predeterminato, che non può variare: se anche i proprietari impazzissero, e iniziassero tutti ad elargire contratti da 100 milioni all’anno, oppure se si mettessero d’accordo per dare solo contratti da un dollaro all’anno, alla fine della fiera non cambierebbe proprio nulla, continuerebbero a dover pagare nel complesso la stessa cifra attuale, il solito 57% del BRI.

Attualmente i salari complessivi dei roster NBA ammontano a circa 2.100 milioni di dollari all’anno in stipendi: raddoppiando tutti i contratti, sulla carta ci sarebbero circa quattro miliardi in stipendi; dimezzandoli tutti d’autorità, sulla carta scenderebbero di circa un miliardo: in realtà si torna e si deve tornare, sempre e comunque a quei benedetti due miliardi.

In altre parole, i contratti folli (come il famigerato contrattone di Eddy Curry, diventato paradigma dei “bad contracts”) non incidono sulle spese complessive degli owner: incidono semmai sulle entrate degli altri giocatori (perché ovviamente quando si supera il 57% ogni soldo in più attribuito ad un giocatore va a diminuire in percentuale i soldi reali che andranno in tasca a tutti gli altri) e sull’equilibrio competitivo della lega (perché chi elargisce quel contratto si troverà in difficoltà quando vorrà spendere soldi per giocatori più degni, a causa del salary cap).

Quello che veramente incide sui guadagni degli owner è l’ammontare delle altre spese: se il costo di un charter per andare da Miami a Portland raddoppia a causa della congiuntura economica, il margine di guadagno della proprietà si affievolisce in pari misura: e ben difficilmente i giocatori accetterebbero di mantenere i loro stipendi ma volare su aerei di linea o soggiornare in alberghi meno lussuosi.

8.     Ma gli owner non potrebbero comunque contenersi? Chi li obbliga a pagare quei contratti?

In realtà qualcuno, o meglio qualcosa che li obbliga c’è, ed è la competitività: il gioco NBA è estremamente competitivo, il talento a disposizione è limitato e le squadre che cercano di accaparrarselo sono tante.

E’ troppo facile dare la croce addosso agli Hawks quando sganciano un max contract a Joe Johnson dicendo che non se lo merita, che se gli Hawks avessero tenuto duro nessun altro glieli avrebbe offerti: è un “gioco” troppo rischioso, e sicuramente perdente.

Chi ha familiarità con la teoria dei giochi riconoscerà facilmente nel mercato NBA una versione più complessa del classico “dilemma del prigioniero”: da un punto di vista strettamente logico, tutti gli owner avrebbero interesse a giocare al ribasso con i giocatori, così come tutti i prigionieri avrebbero interesse a non tradire i loro complici, ma la natura stessa del gioco competitivo li costringe ad andare verso un equilibrio in cui tutti giocano a fregare gli altri, tutti sono costretti a giocare al rialzo perché “se non lo faccio io lo farà qualcun altro”, anche per giocatori che non lo meritano.

Il tutto senza dimenticare il concetto fondamentale già visto in precedenza,  per cui i singoli salari sono un problema di competitività all’interno delle franchigie, non un problema economico per l’NBA nel suo complesso: l’NBA non è in crisi per colpa di Eddy Curry o per i max contract a gente come Joe Johnson, ma semplicemente perché quella fetta garantita del 57% è troppo alta.

E’ troppo alta in sé e per sé, perché se l’NBA vede aumentare le spese variabili deve inevitabilmente, come farebbe qualunque massaia alle prese con i conti di casa, ridurre le altre spese, quelle fisse.

Ed è troppo alta anche in relazione a quello che succede negli altri sport professionistici a stelle e strisce: nessuna delle altre leghe è così sbilanciata in favore dei giocatori, dal momento che i giocatori di MLB, NHL ed NFL godono di un rapporto molto vicino al 50-50 (peraltro coerente con la percentuale del 51,8% di cui i giocatori NBA godevano prima del “balzo” al 58% che scatenò il lockout del 1998).

Nessuna lega professionistica del mondo gode di salari così elevati: nel 2010 il salario medio di un giocatore NBA era di 5,585 milioni annui; i secondi in classifica, i giocatori di cricket della Indian Premier League, si fermavano a 4,06, seguiti dai giocatori MLB a 3,01 e dai calciatori della Premier League inglese a  2.37.

Continua...

Post By FletcherLynd (19 Posts)

Siamo tutti nella fogna, ma alcuni di noi guardano alle stelle. O. Wilde

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15 thoughts on “NBA Lockout: domande e risposte (1/3)

  1. non resta che fare i complimenti all’autore.

    Solo una considerazione… i contratti fuori luogo fanno perdere di competitività e quindi mi riducono le entrate.
    in ogni caso mi pare di capire che ad incazzarsi per il contratto di Arenas dovrebbero essere i compagni che vedono i loro guadagni diminuire in %…

    • esatto, ogni dollaro buttato via su un eddy curry o un vujacic o un arenas comporta una riduzione percentuale della torta che spetta a tutti gli altri.

  2. Bell’articolo…finalmente sono riuscito a capire qualcosa sulle dinamiche che hanno portato al momentaneo lock-out (in realtà non avevo nemmeno una gran voglia di informarmi). Arrivando magari a una via di mezzo si potrebbe riuscire a tirare fuori l’accordo, sperando che i giocatori accettino di scendere al 53% circa. Poi ci sono anche le altre questioni legate al salary cap e le eccezioni sul contratto di un giocatore.

    • è opinione comune tra i “bene informati” (Buffa per primo, che di insider ne ha parecchi) che se i giocatori dicessero “ok, noi accettiamo di scendere al 50% se voi lasciate stare il salary cap e le eccezioni così come sono”, si troverebbe un accordo in 5 minuti.

      53% è ancora pochino, equivarrebbe ad un incremento di 20-25 milioni rispetto all’ultima offerta dei giocatori, briciole insomma.

  3. FletcherLynd idolo!!

    Il peccato originale dell’NBA è quello di calcolare lo spettante ai giocatori sulla base dei ricavi e non dei guadagni!! Qualsiasi società che ha *una parte* delle sue spese fisse al 57%, immutabilmente, senza possibilità di riduzione, rischia il fallimento alla prima crisi.

    Sarebbe curioso scoprire quando si è deciso di calcolare i salari NBA sul BRI, perché quella decisione non poteva che portare a questo disastro.

  4. ale:

    adesso mi devi spiegare in che modo sia possibile calcolare i salari in base ai guadagni anzichè in base ai ricavi. sono davvero curioso.

    hai una vaga idea di come è fatto un bilancio di una società? nn deve essere per forza di cose una società sportiva, basta una qualsiasi azienda, anche un bar

    un bilancio, semplifacando, ha 2 voci principali:
    -ricavi, cioè la somma delle entrate complesive in un determinato periodo;
    -costi, cioè la somma delle uscite nello stesso periodo

    la differenza di queste 2 voci da come risultato una terza voce detta “guadagno”

    adesso, alla luce di questo semplice schema, i salari dei giocatori, sotto quale voce va? può andare solo sotto la voce “costi”. quindi puoi facilmente intuire perchè si calcola suoi ricavi e nn sul guadagno.

    anche perchè c’è una piccola questione idealistica (altro termine nn mi viene in mente) di fondo che rende inconcepibile il calcolo dei salari sui guadagni:
    fare tale calcolo sui guadagni assume il senso che un impreditore (perchè di questo si tratta) prima vede quanti soldi mi entrano, poi vede a quanto ammontano le varie spese di gestione per il palazzetto, ecc…, infine ai giocatori (che tra l’altro solo coloro che rendono possibile l’nba in quanto sono loro a scendere) elargisce una parte su quello che resta, il resto è lo “stipendio” del proprietario.

    è come se il simpatico marchionne cercasse per prima cosa di garantirsi il suo stipendio e infine, se ci sono rimasti i soldi, pagasse gli stipendi agli operari, cioè coloro che rendono possibile l’esistenza della fiat

  5. FletcherLynd:

    ci sono un paio di punti in cui ho una opinione leggermente differente.

    il primo è il fatto che ogni dollaro dato a curry, arenas, ecc… comporta una riduzione della fetta che spetta agli altri. questo è vero fino ad un certo punto. la fetta da dividersi resta sempre la stessa, ciò che varia sono le % in cui va ripartita. prendendo ad esempio il contratto di arenas, questo ha si un valore nominale di circa 20mil, ma nella sostanza il suo contratto dice solo che arenas deve prendersi un X% di quel 57%, X che deve essere valutata sul suo valore in % alla somma dei valori nominali (spero che sia chiaro questo passaggio, nel caso fammi sapere). stessa cosa per quello che ha firmato al minimo, alla fine dei fuochi è un Y% del 57%. quindi anche un eventuale restituzione di soldi viene fatta su base %, cioè, bisogna restituire una cifra pari al Z%, quindi arenas deve dare X% di Z%, mentre quello al minimo Y%. paradissalmente, quindi, il rischio maggiore c’è l’ha chi firma contratti elevati, poichè elevata sarà anche un’eventuale cifra da restituire.

    il secondo punto in cui sono in disaccordo è relativo al fatto che l’nba è quella con gli stipendi medi più elevati. questo è vero se si guarda ai freddi numeri, ma se ci si limita a questi si perde di vista un’aspetto fondamentale: il basket è anche lo sport con il minor numero di giocatori che sono presenti in squadra, che sono al massimo 15. negli altri sport il numero di giocatori sono molto più alti. nel football tra titolari in attacco, difesa, special team e relative riserve, si arriva ad oltre i 50, nel baseball siamo sui 40, nel calcio tra prima squadra e primavera siamo anche lì sopra i 50, nel cricket siamo circa a 30. quindi anche se in nba ai giocatori spetta una % maggiore rispetto ad altri sport, se si valuta lo stipendio medio in relazione al numero di giocatori presenti nella lega, si può notare come in realtà questa differenza con gli altri sport nn sia poi così marcata.

    senza contare che, tra l’altro, che un minor numero di giocatori in squadra, comporta anche minori costi di gestione, perchè ad esempio per allenarli occorre un minor numero di allenatori, assistenti, preparatori, ecc…, occorrono di conseguenza anche meno scout, stessa cosa i viaggi, perchè un conto è far viaggare una squadra nfl o mlb con relative attrezzature, un conto squadra nba di 15 persone (senza contare che anche il quantitativo di attrezzature sono minori); oppure lo stadio, dato che sicuramente c’è differenza nell’affitto e nella manutenzione tra un palazzetto da 20000 posti e uno stadio da quasi 100000. o anche i costi degli allenamenti. una palestra per far allenare 15 persone costa sicuramente di meno rispetto ad una per farne allenare 60. quindi se in nba i giocatori è stato garantito quel 57% è anche perchè i costi di gestione di una squadra nba sono molto più bassi rispetto a quelli di nfl e mbl

  6. osservazioni eccellenti Zauker,ma risponderti punto per punto nei commenti li renderebbe illeggibili…forse è meglio spostare questi spunti più articolati sul forum.

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