Gli Heat sono apparsi concentrati e pronti in Gara 1

Il copione è stato rispettato. Il primo dei 4 atti conclusivi di una piece (piuttosto) teatrale entrata in scena l’8 luglio 2010 si è concluso e così come scritto dallo sceneggiatore, i Miami Heat hanno portato a casa la prima delle 4 gare necessarie a portarsi a casa l’anello NBA.

I ragazzi di Spoelstra nella notte di martedì hanno infatti sconfitto in Gara 1 in una American Airlines Arena ancora troppo fredda per l’occasione i Dallas Mavericks di Dirk Nowitzki.

E lo hanno fatto convincendo, giocando un basket essenziale e facendo tutto quanto necessario per stare in partita nei primi tre quarti e delegando poi ai due fenomeni Wade e James il compito di chiudere la pratica nell’ultima frazione.

La gara non è stata facile e Miami ha dovuto restare in partita nel momento in cui Dallas ha fatto un mini-parziale di 7 a 0 portandosi sul +8 a inizio terzo quarto, quando i Mavs hanno speso il loro massimo in fatto di energia sotto le plance.

Le chiavi della vittoria

Proprio il controllo dei tabelloni è stato il fattore chiave dell’incontro per Miami. Dallas infatti ha nei suoi punti di forza la capacità di catturare molti rimbalzi offensivi generando parecchi secondi tiri. Gli Heat però sono stati bravi a limitare Marion e compagni in questo aspetto, concedendo agli avversari solo 6 rimbalzi offensivi e anzi battendo Dallas proprio in questa voce statistica. Ben 16 sono stati infatti i rimbalzi d’attacco presi dagli Heat, con Bosh che da solo ne ha raccolti 5.

L’altro aspetto su cui Miami ha poggiato le solide fondamenta della vittoria è stato l’attacco alla zona, cui i Mavs si sono rifugiati spesso per provare a chiudere l’area a James e Wade. Il piano iniziale di Carlisle, probabilmente, era quello di difendere in modo che James prendesse maggiormente iniziative personali e conclusioni senza ritmo, facendo fatica a battere la difesa a zona dei suoi, invece gli Heat son stati molto bravi a far girare la palla e a trovare il tiro migliore, muovendo la difesa e aprendola per poi andare aggressivamente a rimbalzo. Attaccando in questo modo, Miami ha potuto trovare buoni tiri dall’arco, come testimonia l’11 su 24 da tre.

La grande difesa di squadra a cui gli uomini di Spoelstra ci ha abituato ha fatto il resto, tenendo gli avversari al 37.3% dal campo, che gli ha permesso di portare a casa la gara nonostante al tiro gli Heat fossero comunque ad un basso 38.8%. Soprattutto ottima è stata la difesa sugli esterni, dato che Terry, Stojakovic, Kidd e Barea sono stati tenuti complessivamente a 7 su 29. Anche lo spauracchio Dirk Nowitzki è stato limitato, nonostante alla fine sul suo tabellino vi siano 27 punti totali. Il 7 su 18 del tedesco infatti è sintomo di una difficoltà oggettiva a trovare il canestro, soprattutto gli è stato impedito di avere quelle fiammate che tanto male avevano fatto agli avversari dei turni precedenti, impedendogli quindi di essere l’uomo che nei momenti di necessità potesse caricarsi la squadra sulle spalle.

Per farlo, oltre all’ottimo lavoro in single coverage su di lui da parte di Joel Anthony e di Udonis Haslem, si è rivelata decisiva la scelta di Spoelstra sui giochi a due. Nei Pick & Roll che vedevano coinvolto il tedesco come bloccante, infatti, il marcatore si staccava da lui ma andava a coprire le linee di passaggio portando il penetratore ad andare dalla parte opposta a Dirk, rendendogli impossibile la ricezione. L’utilizzo inoltre di Wade o James in marcatura sul penetratore dava un’ulteriore complicazione allo scarico dell’uomo con la palla, che si trovava due braccia lunghe a chiudere ogni possibile sbocco.

Tatticamente quindi Spoelstra molto meglio di Carlisle, anche se poi per vincerla si è sempre dovuto chiamare i numeri di Dwyane e LeBron.

Verso Gara 2

Sicuramente Miami dovrà adeguarsi agli aggiustamenti che lo staff dei Mavericks metterà in piedi per la seconda sfida di Finale, che andrà in onda nella notte tra giovedì e venerdì e probabilmente dovrà anche attendersi una gara più produttiva da Terry e Nowitzki, sperando di ottenere lo stesso anche lei dal suo terzo violino, quel Chris Bosh che sebbene abbia fatto segnare un 19+9 sul boxscore, ha tirato male (5 su 18) ed è stato poco coinvolto, sebbene sia riuscito nel suo intento di tenere Chandler a 5 metri dal canestro, lasciando spazio ai rimbalzi offensivi dei suoi compagni.

Gara 2 che per gli Heat sarà fondamentale vincere prima del cambio campo. Con la formula 2-3-2 infatti un eventuale trasferta a Dallas in parità potrebbe mettere in seria difficoltà LeBron e soci, che dovranno affrontare 3 partite consecutive all’American Airlines Center, dove la conoscenza del campo, dei punti di riferimento e della morbidezza dei ferri da parte dei Mavs potrebbe far incrementare le percentuali da oltre l’arco.

Per poter portare a casa il secondo atto sarà anche importante recuperare a pieno Mike Miller, che con 2 su 4 da tre e 5 rimbalzi ha dato un importante apporto ai suoi, prima di uscire a metà del quarto quarto per un problema alla spalla sinistra. Il giocatore, che pare abbia superato le difficoltà personali dopo che la figlia è stata dimessa dall’ospedale dove era stata ricoverata per problemi cardiaci, assicura che è tutto a posto, così come lo afferma Spoelstra, conscio dell’importanza di Mike in squadra nei momenti chiave della partita.

Le reazioni dei protagonisti

LeBron James e Dwyane Wade hanno combinato per 6 su 9 da tre, in una prestazione balistica che tendenzialmente non sarebbe nelle loro corde, o quantomeno non lo sarebbe nel passato, dato che ultimamente i due hanno iniziato a mettere con una sinistra continuità anche i tiri da oltre l’arco. Intervistati a fine gara, i due hanno parlato di giocate in ritmo e di “flow”, intendendo il momento particolare della gara in cui i tiri entrano con più alte percentuali.

Qualcuno però, su ESPN, ha iniziato a parlare di fortuna, visto anche lo step back con cui James ha segnato da tre allo scadere del terzo quarto. Parlare di fortuna però non ha decisamente senso, perchè i due nei momenti chiave hanno già dimostrato più volte di avere percentuali decisamente più alte rispetto ai comuni mortali.

La partenza di Miami rispetto alle Finals del 2006 fa sperare bene, quantomeno non vi sarà la necessità di recuperare da 0-2 e sotto in gara 3, la gara che ha cambiato i risvolti di quella serie e ha dato il la a un lustro di drammi post stagionali per i Mavs.

E proprio Gara 3 è stata la gara da cui ha preso ispirazione Dwyane Wade. Il numero 3, che inizialmente aveva dichiarato di non voler riguardare quelle Finals per non vivere del passato, ha poi cambiato idea per vedere appunto la terza puntata di quella sfida, dichiarandosi lui stesso shockato da quanto visto, dalla prestazione personale e della squadra per la rimonta, traendone le giuste motivazioni per Gara1.

Come dice da qualche tempo anche coach Spoelstra, è una questione di abitudine. Gli Heat ormai si sono abituati a difendere in un certo modo e viene ormai naturale chiudere l’area agli avversari e chiudere parziali. L’altra abitudine che stanno sinistramente prendendo è quella di vincere le partite, e a 3 vittorie dalla conquista dell’anello questa non può che essere una fantastica notizia per i tifosi Heat.

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