Rudy sarà l'x factor della prossima stagione dei Grizzlies

Impossibile non chiedersi cosa avrebbero fatto i Grizzlies con Gay in campo. Altrettanto impossibile dare una risposta certa…

Nella stagione regolare, dopo le sue 54 partite (prima dell’infortunio), Gay stava registrando i career high per percentuale dal campo (47,1%), percentuale da tre (39,6%) e percentuale ai liberi (80,5%) abbinati a 19,8 punti in quasi 40 minuti di media a partita.

Tale career high per permanenza in campo ha avuto come conseguenza anche i career high in rimbalzi (6,2), assist (2,8), recuperi (1,7) e stoppate (1,1). Non stava quindi solo tirando bene, ma la sua efficacia in campo stava maturando come si addice ad un franchise player del suo calibro.

Tuttavia, l’impresa, ai limiti dell’epico, compiuta dai Grizzlies al primo turno contro gli Spurs, poi l’eliminazione in Gara7 contro i rampanti Thunder, sono stati risultati ben oltre le aspettative, persino quelle che molti avrebbero avuto con Gay in perfetta salute… il fatto che tutto ciò sia accaduto senza che Rudy sfiorasse il parquet, ha spinto qualche maligno a chiedersi se l’assenza di Gay non sia da annoverare nella casistica della cosiddetta Ewing theory, secondo cui una squadra gioca meglio (e vince di più) senza il proprio go-to-guy in campo, risultando più bilanciata e forse anche più imprevedibile (come capitato ai Nuggets subito dopo la partenza di Anthony-Billups; sebbene la controparte non fosse poi così scadente…).

Va riconosciuto che, a differenza del venerabile Pat, Rudy non è altrettanto centrale per Memphis, se non altro per la cruciale presenza di Randolph; ma resta comunque insidioso il sospetto che, aumentando il minutaggio di Allen o Young, i Grizzlies risultino più difensivi, quindi più da playoff, nonostante un inevitabile calo della versatilità offensiva.

Anche nelle partite giocate, la differenza media fra Offensive rating e Defensive rating quando Rudy è stato in campo (+3) rispetto a quando era in panca (+1,8) è un +1,2 ben lontano dal +7 di Randolph, +10,6 di Conley, +6 di Battier (curiosità: d’un soffio in negativo Mayo, a quota -0,7 e Gasol,  solo -0,6, merito dell’efficienza dei rispettivi colleghi di reparto Allen e Arthur).

Ciò non significa affatto che la sua presenza sia secondaria, ma solo che la panchina di Memphis non è poi così incapace di “coprire” l’assenza di Gay (ergo Gay ha buoni back up player in Allen, Young o Battier, mentre Conley, ad esempio, non può dire altrettanto del rookie Vasquez, che fa registrare infatti -9,4… d’altronde è il “segreto di Pulcinella” che l’insostituibilità di un giocatore dipenda anche da chi si alza al suo posto dalla panca).

Inoltre, l’unico giocatore dei Grizzlies che abbia differenze statistiche rilevanti fra prestazioni nelle partite vinte e partite perse in stagione regolare, quindi il giocatore-ago-della-bilancia per i Grizzlies risulta essere Zach, non Rudy.

Intendiamoci, non che la costanza di rendimento sia un difetto (tutt’altro!), ma il dato allude a come le “serate storte” di Zach siano più deleterie per Memphis rispetto a quelle di Rudy, il che rivela la maggiore importanza di Randolph per le ambizioni dei Grizzlies.

Dopo aver scrutinato Al Jefferson e Ron Artest, “vittimizzo” dunque con lo pseudo-scouting anche Rudy, cercando di capire cosa apportava la sua presenza al gioco dei Grizzlies e se davvero, con il suo ritorno, Memphis può emergere come una contendente futuribile ad Ovest assieme ai rampanti Thunder.

ATTACCO

Gay, noto attaccante, rischia persino di essere sottovalutato come talento offensivo, specialmente se ci si limita a considerarlo come soltanto ventiduesimo realizzatore della lega con 19,8 punti a partita.

Di fatto, fra coloro che segnano almeno 15 punti a partita, solo Dirk Nowitzki, Stephen Curry e Ray Allen (quindi nessuna altra ala piccola) hanno percentuali migliori del suo 47,1% dal campo, 39,6% da tre e 80,5% ai liberi.

In aggiunta a ciò è uno dei più giovani (e “preziosi”) tutori del mid-range game, specialità sempre ad un passo dell’estinzione. Il 40% dei suoi tiri vengono infatti scoccati dalla zona compresa fra la paint zone e l’arco da tre; solo Durant, fra le ali piccole, la utilizza in proporzione di più (43,1%; Carmelo Anthony è “nei paraggi” a quota 39,3%).

A conferma della sua sintonia con il tiro, va detto che quasi l’80% dei suoi canestri sono da jump shots e solo nel 40% dei casi questi derivano da un assist. Includendo le situazioni di tiro ravvicinato, gli assist coprono complessivamente il 38,9% dei suoi canestri totali: solo LeBron è più autonomo di lui (32,3%) fra le ali piccole…

Scendendo più “in campo”, va osservato come solitamente la sua posizione sia quella nell’angolo del “lato debole” e se non viene coinvolto subito nei primi passaggi, probabilmente resterà sempre lì, salvo farsi vedere per qualche scarico. Altrimenti, imperversa dinamicamente lungo la linea di fondo, esce dai blocchi verso il post alto, o, frequentemente, riceve una palla consegnata in ala per accentrarsi in palleggio verso il centro (dove spesso lo attende un blocco). Non mancano anche sporadiche giocate di isolamento e situazioni di pick n’ roll.

Una caratteristica abbastanza netta è la spiccata predilezione per la mano destra: da sinistra verso il centro con il semigancio, da destra verso il fondo per il jumper o direttamente al ferro, (partendo con un primo passo molto lungo e rapido), gran parte delle sue soluzioni sono “figlie” di palleggi con la mano forte; anche quando va verso il canestro da sinistra, lungo la linea di fondo, tenta spesso il reverse, tirando con la mano destra sul secondo ferro.

In generale, si lascia apprezzare per giocate tanto (apparentemente) semplici quanto eleganti, impostate sulla lunghezza delle sue leve, sull’agilità, sulla fluidità dei movimenti e sul tocco educato, anche in situazione di equilibrio precario. In contropiede è molto rapido ed ordinato, non abusa delle sue doti atletiche, né cerca caparbiamente di mettere in mostra il suo potenziale offensivo.

Per la naturalezza con sui si muove e salta, per la silhouette longilinea e per l’attacco versatile ricorda un po’ Durant, sebbene sia decisamente meno coinvolto dal proprio attacco rispetto al collega dei Thunder.

Diamo dunque un’occhiata al suo gioco offensivo:

Un aspetto che non traspare dai numeri è la capacità di Rudy di essere, se debitamente coinvolto, anche un buon passatore.

Il suo rapporto assist/palle perse è un mediocre 1,13 ma quello assist/palle perse dal passaggio è di 2,6 (Durant, Granger e Pierce sono comunque a quota 3, mentre Anthony a 3,7 e LeBron a 4,2). Di sicuro non ha il compito di fare la point forward e, come ogni tiratore puro, non si trova spesso in situazione di penetra-e-scarica, ma, come vedremo, i neanche 3 assist a partita non devono essere interpretati come sintomo di scarse doti di passaggio.

Un altro lato criptico, ma di vitale importanza per un realizzatore, è la capacità di leggere la difesa in transizione (per ottenere punti facili) e di sapersi muovere negli spazi giusti.

Passiamo la parola al campo per farci raccontare qualcosa di questi due aspetti:

Nel complesso: attaccante molto completo (penetrazioni, mid-range, triple, palleggi, passaggi, tagli, catch n’ shot…) ed efficace (ottime % in tutti i settori) soprattutto grazie all’assenza di forzature o cattive decisioni; un ottimo complemento in quintetto per il gioco tendenzialmente interno impostato su Randolph e Gasol (soprattutto se a Mayo deve spettare il ruolo di sesto uomo d’impatto).

DIFESA

Se ci si limita ai numeri, il profilo non si presenta poi male: 6,2 rimbalzi a partita, 1,7 recuperi e 1,1 stoppate. Quello che le cifre non ci raccontano è la quasi totale mancanza di hustle, “voglia di sbattersi” diremo noi al di qua dell’oceano.

Osservandolo giocare si nota che i rimbalzi sono dovuti indubbiamente all’altezza ed all’atletismo, non certo ai taglia-fuori (ignoti al suo gioco); recuperi e stoppate vengono collezionate più per reattività e leve lunghe che per senso tattico o concentrazione difensiva. Rudy evita palesemente ogni forma di contatto fisico, confermando l’icona del realizzatore elegante che sta alla larga da gomitate e che concepisce il pitturato come rampa di lancio offensiva piuttosto che sede di battaglie fisiche a tutela del proprio ferro.

Va comunque riconosciuto che con la sua falcata lunga, copre rapidamente in campo nei rientri ed è sempre presente nel tornare rapidamente in difesa, anche ad aiutare a chiudere sul contropiede. Nella difesa a metà campo, è abbastanza concentrato sull’uomo, anche se segue troppo i movimenti della palla (per disturbare il passaggio), molto pronto all’aiuto (più che al rimbalzo), ma sulla difesa 1 vs 1 tende a restare troppo alto col bacino e si fa saltare anche da gente meno atletica di lui (questione d’impegno o di tecnica individuale?), eccezion fatta per gli isolamenti in cui, sapendo di doversela cavare da solo, è spinto ad impegnarsi: non a caso è sesto in Nba per meno punti concessi per possesso in quella situazione difensiva, 0,48 (ecco dunque la risposta alla domanda: questione d’impegno…).

Inoltre, salta troppo facilmente (talvolta persino prima della finta): un 6-8 con quelle leve lunghe e quell’esplosività non ne avrebbe certo bisogno…

Diamo un’occhiata a qualche immagine “a tema”:

In breve, se, da un lato, Gay è un talento offensivo puro come pochi altri, dall’altro, difensivamente dovrebbe prendere esempio quantomeno dal’impegno di Tony Allen e dalle lezioni del “maestro” Battier. Difficile prevedere cosa succederà al suo reinserimento in squadra: troppo talentuoso per essere un uomo di rotazione come altri, troppo demotivato in difesa per rendere al meglio nelle battaglie cruente della post-season.

La differenza la farà soprattutto il suo atteggiamento: dopo un finale di stagione più roseo del previsto, le ambizioni dei Grizzlies avranno bisogno di trovare conferma l’anno prossimo, sta a lui dimostrare il perché dovrebbero rimpiangere ogni sua assenza…

APPENDICE – TIRI LIBERI

Routine: 3 palleggi, fa girare la palla fra le mani, poi sistema bene la mano destra sopra la palla.  Si abbassa fermandosi in pausa con le gambe piegate e la palla davanti al petto; segue una spinta omogenea e coordinata gambe/braccia/polso eseguita con movenza fluida e “rilassata”.

L’80,5% dice il resto.


Come da manuale, piede destro leggermente più avanti, palla che non scivola mai troppo indietro rispetto alla testa, mano d’appoggio ben staccata al momento del rilascio, “posa” di chiusura con braccio disteso, polso piegato e schiena equilibrata.

Ecco il tiro in sequenza video:

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2 thoughts on “Video scouting: Rudy Gay

  1. Molto ben fatto complimenti! Articolo competente e argomento interessante anche se ci si era già scordati dei Grizzl abbagliati dai Mavs
    A proposito varrebbe la pena fare la stessa disanima per l’assenza di C. Butler… con lo stesso preambolo, impossibile capire come sarebbe andata con lui.
    Per qualsiasi coach è comunque sempre meglio avere certi giocatori, però paradossalmente sono quelli più facilmente ovviabili…
    Dallas avrebbe vinto lo stesso ovviamente (?) il che fa impressione visto che stiamo parlando del secondo violino della squadra nel caso di Butler, di sicuro non sarebbe andata così senza Chandler e/o Barea
    quindi la morale potrebbe essere questa: in assenza forzata del tuo swingman da 20 pts a partita puoi sopperire se hai i Battier e i Marion che ti danno altro in altre fasi del gioco e con equilibri nuovi, se ti manca il tuo centro difensivo o il tuo play inventivo spacca partite sei fottuto
    ma anche no…. non è una scenza

  2. complimenti all autore,ben fatto! e comunque Rudy non era quel tiratore li’ quando e’ entrato in NBA….si e’ migliorato molto, i Grizzlies hanno rischiato un po’ dandogli il massimo,se continua a giocare cosi’ non saranno soldi sprecati pero’

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