I Lakers tornano a New Orleans sul 3-2 !

Allo Staples center è andata in scena una gara 5 che preoccupava i tifosi dei Lakers per tanti motivi. Prima di tutto degli avversari molto più tosti e meno arrendevoli di quanto si pensasse, poi l’infortunio di Kobe Bryant nei minuti finali di gara 4, quindi una generale prestazione sottotono dei lunghi ed una circolazione di palla lenta e poco efficace.

Gli Hornets invece erano tranquilli e sereni, consci del fatto che se anche avessero preso due scoppole consecutive nessuno avrebbe mai potuto criticarli, visto il fatto che partivano notevolmente sfavoriti e nelle prime 4 gare hanno comunque tenuto il confronto oltre ogni possibile aspettativa.

Come spesso è accaduto in questi anni, se nei momenti normali spesso i Lakers hanno mostrato poca cattiveria agonistica ed a tratti addirittura indolenza, nei momenti davvero difficili è uscito fuori il carattere dei campioni.

Così in questa gara 5 si è vista come per miracolo apparire quella circolazione di palla che era mancata, sono arrivati i punti dei lunghi, la difesa è rimasta quella buona delle ultime apparizioni e, soprattutto, il confronto a rimbalzo è stato stravinto.

Impensabile che bastassero i taglia fuori ben congegnati da coach Williams e la grinta dei vari Landry, Gray ed Okafor per mettere pressione a dei giocatori come Bynum, Odom e Gasol, che hanno un vantaggio in centimetri, peso ed apertura di braccia non indifferente rispetto agli avversari. Ecco quindi che tutti gli Hornets messi insieme hanno catturato 25 rimbalzi, come i tre lunghi dei Lakers da soli, per un totale di 25 a 42 che ha deciso la partita.

Se poi Odom e Bynum bene o male si sono disimpegnati fino ad oggi sempre in modo decoroso, è finalmente tornato su livelli buoni anche Pau Gasol, finora piuttosto deludente, se non in gara 3 vinta a New Orleans anche grazie alla sua prestazione.

Una buona partita dei lunghi dei Lakers ha poi ovviamente creato qualche problema in più anche a Chris Paul, il quale ha trovato di fronte a se un’area pitturata meglio presidiata e quindi ha faticato di più con quelle sue penetrazioni a metà fra il basket NBA e quello dei playground.

Intendiamoci subito, Paul è stato ancora una volta molto buono, ha prodotto numeri come 20 punti tirando con il 50% e ben 12 assist, ha guidato la sua squadra e messo in ritmo i compagni, non è certo stato lui a deludere, sono stati i lunghi californiani a rendergli più impervia la strada verso il canestro.

E l’infortunato celebre? Kobe Bryant?
Ha rifiutato la risonanza magnetica ed ha dichiarato che sarebbe sceso in campo anche da infortunato, sul parquet però l’infortunio non si è visto. I “soli” 13 tiri dipendono dal fatto che finalmente la palla ha girato bene, spesso e volentieri i lunghi hanno avuto buoni tiri e non servivano isolamenti.

Di lui però si ricordano alcune giocate delle sue, con finte che hanno mandato al bar l’avversario diretto per un tiro in solitudine e, soprattutto, una splendida schiacciata in faccia ad Okafor, con la palla che ha cambiato direzione in aria girando attorno al braccio teso verso la stoppata. Ottima partita ed ottime scelte di tiro, se infortunio c’è è di sicuro di lieve entità.

Stavolta poi possiamo commentare anche con un pizzico di orgoglio patriottico, grazie alla prestazione di Marco Belinelli. Se “Rocky” (ma poi tutta questa somiglianza con Stallone dove la vedano gli americani per me resta un mistero) nelle prime 4 partite della serie è stato un gregario, si è messo a disposizione della squadra, difendendo più duro possibile e lasciando il proscenio ad altri, stavolta, viste le difficoltà che c’erano ad avvicinarsi al canestro avversario, ha avuto molte più opportunità, sfruttandole bene e siglando ben 21 punti con buone percentuali al tiro.

Purtroppo per lui in questo modo, se occorre girare molto al largo e la sfida sotto i tabelloni viene persa, gli Hornets non hanno vere possibilità di vittoria, ma lui quanto era nelle sue possibilità ha fatto, dimostrando una volta di più di non poter certo essere una stella in NBA, ma di potersi ritagliare un suo ruolo.

Tornando alla partita, il primo quarto ha gelato il pubblico dello Staples Center, che ha iniziato a vedere i fantasmi ed a temere davvero la sconfitta della loro squadra, che probabilmente avrebbe significato eliminazione.

Un Paul ancora una volta ottimo ha guidato la carica, spingendo al massimo sull’acceleratore, tenendo il ritmo alto e servendo palloni d’oro ai vari Belinelli, Ariza e Landry, mentre la difesa dei Lakers sembrava impotente. 32 a 23 il punteggio alla fine del quarto, con i padroni di casa tenuti a galla a fatica da Bynum e Gasol.

Già nel secondo quarto però le cose sono andate a posto. I Lakers hanno iniziato a difendere davvero, i lunghi hanno chiuso l’area ed i vari Brown e Barnes hanno pressato i tiratori avversari, che privi di tiri semplici hanno iniziato a sbagliare. Ci sono voluti 4′ per il primo canestro ed altri 2′ per il secondo.

Paul non è riuscito a servire assist e si è dovuto mettere in proprio, mentre la palla nelle mani dei Lakers girava bene, fino a trovare sempre un giocatore con un tiro relativamente agevole. Alla metà della partita i Lakers già sono tornati in vantaggio, per 54 a 51.

Nel terzo quarto i Lakers hanno provato più volte l’allungo decisivo, superando i 10 punti di vantaggio, ma gli Hornets con la forza della disperazione sono rimasti attaccati alla partita, grazie soprattutto ai tiri da tre punti di Ariza e Belinelli.

Nell’ultimo quarto però c’è stata una ulteriore stretta difensiva dei Lakers, i quali per i primi 5′ hanno permesso agli avversari solo un canestro di Paul, portandosi sul +15. Dopo che Barnes e Blake hanno rintuzzato i tentativi di rimonta di Paul e Belinelli negli ultimi 6′ abbiamo assistito ad una lunga serie di tiri liberi, in cui i campioni in carica hanno mantenuto i nervi saldi e sono riusciti a chiudere con un finale di 106 a 90.

La curiosità dei giornalisti ovviamente era tutta su Bryant, il suo infortunio e la sua schiacciata contro Okafor.

“Se lui sa che l’infortunio è lieve ed il suo corpo non ne risente, per me è OK” ha detto Phil Jackson. “Quanto può giocare bene? Come può rispondere quando lo attaccano? Come può aiutare la squadra? Quando ho preso la decisione di farlo giocare tutte le risposte a queste domande sono entrate nel quadro generale.”

Ma Kobe, se davvero avevi un infortunio alla caviglia, come ti è saltato in mente di sfidare in quel modo Okafor?

“Avevo un corridoio verso il canestro, mi è parso che lui mi stesse sfidando ed io ho accettato la sfida!”le dichiarazioni di uno sconsolato Monty Williams.

“Tutti a parlare della sua caviglia. Vi pare che la sua caviglia avesse problemi? OK.”

“Tutto per lo spettacolo. Tutti sanno che Kobe giocherebbe anche su una gamba sola.” ha chiosato Emeka Okafor.

Chiudendo la parentesi dedicata alla caviglia di Kobe, adesso si torna a New Orleans, con gli Hornets che proveranno ad allungare ulteriormente la serie mentre i Lakers proveranno a chiuderla. Le ultime due partite però hanno mostrato come i Lakers abbiamo buona parte del proprio destino nelle proprie mani.

Se la difesa è attenta, se i lunghi giocano con cattiveria agonistica e concentrazione, se la palla gira con pazienza, se c’è movimento e, di conseguenza, vengono cercati tiri relativamente facili piuttosto che isolamenti allora c’è poco che coach Williams ed i suoi ragazzi possano inventarsi per cambiare l’inerzia della partita, ma se i lunghi giocano con meno grinta, c’è poco movimento e si eccede in isolamenti allora si rischia prima di tutto di esaltare un pericolosissimo Chris Paul, poi giocatori come Landry, Okafor e Gray riescono a colmare le distanze con la loro straordinaria voglia di ben figurare.

A tratti è sembrato di vedere partite diverse giocate da squadre diverse anziché episodi della stessa serie, vedremo a New Orleans in gara 6 quale spettacolo ci verrà proposto.
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Post By alessandro gatti (41 Posts)

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One thought on “La caviglia non ferma Bryant ed i Lakers

  1. Bah, tutti abbiamo visto come gli è girata la caviglia. Sicuramente avrà provato dolore e non è al 100%, tuttavia non è niente di grave. I media ci avranno pure speculato un po’, ma siamo seri: nessuno con una frattura ad un piede è in grado di camminare, figuriamoci stare in campo. Che Kobe abbia una capacità di concentrazione ed una sopportazione del dolore più alta degli altri giocatori (anche in questo ricorda Jordan) è assodato, ma chi affermava che si trattasse di un “season ending” ha mancato leggermente il bersaglio.
    In generale per me la vittoria dei Lakers è un segnale importante. Quando devono vincere i Lakers vincono. La mia domanda non è se usciranno vincitori, ma se chiuderanno la pratica in 6 o in 7.

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