Bill Walker: graziato dal plus/minus?

Sembra stia prendendo piede la moda statistica di valutare l’impatto di un giocatore in base al suo plus/minus dimenticando che l’andamento del punteggio (su cui si basa il calcolo del plus/minus) è influenzato da tutti e 10 i giocatori in campo, con responsabilità ovviamente non attribuibili in parti uguali.

Ad esempio, gli “addetti ai lavori” hanno osannato l’egregio plus/minus di Aaron Gray (+25!) nell’upset degli Hornets contro i Lakers: avendo visto la partita, si può confermare che Gray è stato decisamente efficace, ma la maestosa prestazione di Paul (“solo” +7) non è di certo ininfluente al plus/minus di chi ha diviso il campo con lui.

Gray ha tirato 5/5 dal campo e 2/4 ai liberi, in 20 minuti, più un rimbalzo un assist ed un recupero.

Tuttavia, pur essendo azzardato fare paragoni, va ricordato che J. O’Neal, anch’egli giocando per i vincenti (22 minuti), in Gara1 ha tirato 6/6 dal campo, con 4 rimbalzi, 2 perse e 4 stoppate; eppure il suo plus/minus è un beffardo -11, il peggiore dei Celtics.

Per avere un buon plus/minus basta infatti trovarsi in campo al momento giusto: durante un parziale favorevole o quando il proprio go-to-guy è on fire, senza necessariamente contribuire in prima persona.

Siamo solo all’inizio dei playoff, ma abbiamo già alcuni esempi di plus/minus a dir poco ingannevoli:

– Gara1 vinta dagli Hawks contro i Magic

Nelle file dei vincenti, dopo quello di Hinrich, il miglior plus/minus è stato di Jason Collins, +14. Il buon Jason, in quasi 18 minuti, ha segnato un punto (1/2 ai liberi e 0/1 dal campo), fatto un recupero ed una palla parsa (più sei falli). Cosa ha fatto il diretto avversario? Basta il nome: Dwight Howard…

Jamal Crawford invece, nonostante un ingrato plus/minus di -1 (in una partita vinta con 10 punti di scarto) si è “limitato” a 23 punti (7/14 dal campo, 4/7 da tre e 5/6 ai liberi), più 5 assist, un rimbalzo, una stoppata ed una persa.

– Gara1 fra Bulls e Pacers

Stavolta diamo un’occhiata al roster dei perdenti: l’unico Pacers con un plus/minus in attivo è Mike Dunleavy, +4 (partita persa di 5 punti). Il suo referto? 0/3 dal campo, un rimbalzo, un recupero ed una assist in più di 15 minuti; non esattamente l’uomo-speranza per i Indiana…

– Gara1 fra Thunder e Nuggets

Il miglior plus/minus fra i vincitori premia Nick Collison: +12 in 25 minuti. Cosa ha combinato? 1/1 dal campo e 1 rimbalzo (per la serie, al posto giusto al momento giusto…).

– Gara2 persa dai Grizzlies contro gli Spurs

Quale giocatore di Memphis ha avuto il peggior plus/minus? Darrell Arthur abbinando ad un -10 queste statistiche:

4/5 dal campo, 0/1 ai liberi, 8 punti, 4 rimbalzi, 1 recupero, 3 stoppate e 0 palle perse… in 21 minuti poteva fare anche di più?

Se questo è stato il giocatore più deleterio, cosa dovremmo aspettarci dagli altri? Nondimeno, Leon Powe ha fatto registrare un trilione di 2 minuti e 32 secondi, ma il plus/minus è stato un onesto -4 (e sappiamo che il plus/minus, essendo a base statistica, ignora gli intangibles…).

– Gara2 persa dagli Hornets contro i Lakers

Jason Smith, in poco più di 8 minuti, sbaglia un tiro e prende un rimbalzo; nulla più; il plus/minus recita -3. Quello di Chris Paul risulta addirittura inferiore: -7, ma è chiaramente superfluo citarne i numeri…

Ed infine il caso epico: Gara2 tra Knicks e Celtics.

Tra gli sconfitti non è possibile ignorare l’abnorme plus/minus dell’ex di turno: Bill Walker: +10 (solo Ray Allen ha fatto di meglio, +11, giocando tra i vincitori…).

L’intrepido Bill se l’è meritato, ammucchiando in 32 minuti questi numeri individuali: 8 rimbalzi, un assist, una persa, 2 recuperi, 2/2 ai liberi e… 0/11 dal campo!

Chissà che ne pensa Carmelo guardando il suo -5 (nonostante: 42 punti con buone percentuali, 17 rimbalzi, 6 assist, 2 stoppate ed una sola persa…).

Direi che, più o meno, il plus/minus si rivela molto relativo se applicato ai singoli…

I PREMI STATISTICI DELLA STAGIONE

Visto che è iniziato il periodo delle onorificenze individuali, passiamo ora a qualche fanta-premio stagionale, rigorosamente su base numerica:

– Premio “Vagabondo”, ovvero “sono ricco, ma vivo in affitto perché non si sa mai…”: Joe Smith. approdando ai Lakers, ha vestito la 12esima casacca diversa in carriera, eguagliando il record di squadre in cui si è prestato il proprio servizio, detenuto da Chucky Brown, Tony Massenburg e Jim Jackson.

– Premio “Vernon Maxwell”, ovvero “sarei un play, ma tiro troppo, male, e non passo…”: Brandon Jennings.

Suona male (e, conoscendo di fama Vernon, non glielo direi certo in faccia), eppure, se escludiamo gli anni ’50 (altri “canoni numerici”), solamente lui (annata 1995-96) e, da oggi, Jennings, sono gli unici “playmaker” (virgolette d’obbligo soprattutto per Vernon) che possono fregiarsi di aver tentato più di 14 tiri a partita nonostante una percentuale dal campo inferiore al 40% e non essersi fatti perdonare con almeno 5 assist.

– Premio “Rajon Rondo”, ovvero “non tiro da fuori e se posso evito anche i tiri liberi…”: Rajon Rondo.

Rajon è l’unico play nella storia dell’Nba ad essersi guadagnato la doppia cifra di punti a partita (10,6) con almeno 33 minuti di permanenza in campo (37 per lui), senza tentare almeno una tripla (0,6 prove per lui) e senza andare in lunetta neanche 2 volte a partita (1,9 liberi per Rondo, con un raccapricciante 56,8%). Merito anche del miglioramento nei mid-range shots?

– Premio “Andrea Bargnani”, ovvero “sono 7 piedi, ma i rimbalzi non m’interessano…”: Brook Lopez.

Pensavate che Bargnani fosse l’unico centro alto 7 piedi che, con almeno 30 minuti in campo, non fosse riuscito a superare un Trb% del 10%? Da quest’anno, il buon Brook (35 minuti di media in campo) gli fa compagnia negli annali Nba. Sebbene Bargnani (35 minuti anche per lui) sia stato l’indiscusso leader quest’anno con un ragguardevole 8,6% (mentre in carriera viaggia ad un intrepido 9,5% di media, come Rashard Lewis e Paul Pierce…).

– Premio “Tiratore pentito”, ovvero “non ero un granchè da tre, quindi ho smesso…”: Thaddeus Young.  L’anno scorso: 34,8% su 2,1 triple tentate a partita (in 32 minuti): quest’anno: 27% su episodici 0,3 tentativi a partita (in 26 minuti). Josh Smith fece registrare un calo simile l’anno scorso (rispetto all’anno precedente), ma quest’anno, con il nuovo “sistema”, è tornato gaiamente a tentare 2,1 triple a partita con uno scialbo career high del 33,1%.

– Premio “James Posey”, ovvero “o tiro da fuori o non tiro proprio…”: James Posey.

James è il primo giocatore Nba, con almeno 15 minuti di media in campo (17 nel suo caso), ad aver fatto del tiro perimetrale il suo monoteismo: l’87,9% dei suoi tentativi sono da oltre l’arco (4,3 triple tentate su 4,9 tiri complessivi). Unica brutta notizia? Il 31,6% con cui le ha centrate…

– Premio “Annataccia al tiro”, ovvero “come mai non le insacco più come una volta?”: Joe Johnson.

L’anno scorso, su 4,6 tentativi da oltre l’arco, aveva il 36,9%; quest’anno, su 4,2 tiri ne sono entrati solo il 29,7% (career-low se escludiamo l’anno da rookie). Stupiti? Ricordiamoci che è lo stesso giocatore che in un solo anno è passato dal 30,5% (2003-2004) al 47,8% (2004-2005). Misterioso Joe…

– Premio “Bidimensionalità”, ovvero “sono un super rimbalzista ma la metto anche da tre”: Kevin Love.

Nessuno aveva mai abbinato a 15 rimbalzi a partita (15,2 per lui) anche una tripla segnata a partita (Love ne realizza 1,2 su 2,7, quindi un encomiabile 41,9%). Che il miglior rimbalzista potesse anche segnare da tre era impensabile fino all’arrivo di Love; evoluzione del gioco sempre in corso…

– Premio “Rookie sotto i riflettori”, ovvero “non credevo sarei stato così spesso in lunetta sin dal primo anno…”: Blake Griffin.

È dai tempi del rookie Shaq che un esordiente non andava in lunetta almeno 8,5 volte a partita… temono troppo le affondate stupra-retina di Blake o non temono affatto il suo 64,2% ai liberi? Entrambe le opzioni…

– Premio “Discontinuità ai liberi”, ovvero “chissà come li tirerò il prossimo anno…”: Brendan Haywood.

Lasciamo parlare i numeri: annata 2006-07 conclusa con il 54,8% ai liberi, l’anno dopo 73,5%(!), stagione seguente 47,6%(?), annata successiva 62%(!?), quest’anno 36,2%(!?!)… da notare come, in tutte queste stagioni, Brendan abbia sempre tentato almeno 2,5 liberi a partita, giocando almeno 18,5 minuti in media, per cui l’attenuante del numero esiguo di tentativi vale solo per il 47,6% (annata 2008-09 in cui giocò solo 6 gare, battendo comunque 3,5 liberi a partita…).

Buoni playoff a tutti.

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5 thoughts on “Plus/minus individuale… ci fidiamo?

  1. Il plus/minus è il tipico dato che si ottiene quando si pensa di valutare il basket SOLO ed esclusivamente con dati statistici: una cagata pazzesca! purtroppo, noto in molti “appassionati” la tendenza a ragionare proprio su queste basi: molte statistiche, tanti numeri, boxscore a memoria…

  2. spunti eccellenti!

    personalmente non mi fido troppo del plus-minus, dei suoi vari adattamenti, e in generale delle statistiche (come il PER di Hollinger o le Win Shares di Berri) che vorrebbero essere “onnicomprensive”, cioè definire l’intera prestazione di un giocatore con una sola cifra “definitiva”. ci sono troppe variabili che non vengono considerate.

    il plus minus invece può essere estremamente utile quando lo si sfrutta non per confrontare giocatore vs giocatore, ma unit vs unit, quintetto contro quintetto.

    un sito che lo fa egregiamente, una vera miniera d’oro in tal senso, è basketballvalue.com, con cui si può verificare l’efficacia di ciascun quintetto utilizzato in stagione da ciascuna squadra contro qualunque avversario.

  3. bell’articolo!!!!!!!!!!! che pazzo che sei… continua così bello, che se so che c’è uno che lo fa vuol dire che non è ancora arrivato il mio turno… ciao e complimenti

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