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Cosa può dare Baron Davis ai Cleveland Cavs?

Tira una nuova aria, aria di rinnovamento in casa Cavaliers, con i movimenti dell’ultima sessione di mercato prima della trade deadline, e con un nome controverso a sovrastare tutto: Baron Davis!

I Cavs si sono portati a casa il Barone e la prima scelta del draft 2011 dai Los Angeles Clippers per Mo Williams e Jamario Moon, utilizzando quella famosa trade exception che bruciava nelleloro  tasche dall’estate scorsa per l’addio di Lebron, e sostanzialmente hanno assunto il rischio del contrattone (13 milioni di dollari all’anno fino al 2013!) di Davis in cambio di un’altra scelta alta, da lottery, come sara’ quella dei Clippers di quest’anno.

E’ vero che molti giocatori di college non si dichiareranno eleggibili vista l’incertezza contrattuale nell’NBA, vero anche dire che avere scelte aumenta il proprio spazio di manovra, quindi di fare scambi alla vigilia del draft, e poi sinceramente i Cavs, e in particolare Dan Gilbert il presidente, non avevano molta scelta, a questo punto, se non quella di scaricare giocatori, come lo stesso Mo Williams, venuti a Cleveland per giocare col “King” e non per la ricostruzione.

Ma si potra’ dire che questo ruolo lo svolgerà l’eclettico barone di Los Angeles, cioe’ Baron Davis???

SU E GIU’ A LOS ANGELES

Gli ultimi due anni e mezzo, trascorsi in sponda Clippers, non sono certo stati facili per Davis, ma a sua discolpa, la situazione e’ stata fin dall’inizio difficile, causa abbandono repentino di Elton Brand, il giocatore da cui Davis era stato convinto a tornare a L.A. (!), infortuni a raffica, fino a quando per il giocatore originario della citta’ degli angeli sembrava essere passato il peggio e stava ricominciando a sfornare ottime statistiche (12,8 punti e 7 assist di media in 43 partite stagionali dopo un pessimo inizio) complice l’arrivo di Blake Griffin e l’esplosione di Eric Gordon.

Ma alla fine il mobbing (attuato addirittura nelle stesse partite da bordo campo!) del discusso proprietario Sterling, stufo di pagargli quel salario fino al 2013 e di un apparente poca voglia di impegnarsi veramente, hanno avuto la meglio e Davis e’ stato sbattuto a Cleveland, peggior squadra della lega.

A quel punto molti si aspettavano il rifiuto di Davis, magari la spinta al buyout, ma alla fine il barone si e’ presentato a Cleveland esordendo con una vittoria contro i Knicks a furia di tiri da 3, e dopo la seconda partita viaggia a 17 punti e 5 assist di media piu’ 4 rimbalzi di media, numeri importanti anche se e’ presto per giudicare. Giusto a questo punto fare un po’ di chiarezza su Baron Davis, oggetto spesso di giudizi superficiali e spesso ingiusti.

IL BARONE… RAMPANTE

Come dicevamo, Davis e’ originario di L.A., del ghetto di South Central: cresciuto dai nonni, di cui gli rimane l’amatissima nonna Madea ultranovantenne, a cui e’ legatissimo, per il suo precoce talento pote’ frequentare l’esclusiva Crossroads School di Santa Monica, da cui l’amicizia ancora forte con ex compagni di scuola come Kate Hudson e il marito di Jessica Alba, Cash Warren, motivo per cui non e’ tanto che lui non volesse andare a Cleveland quanto… che non voleva lasciare Los Angeles!

La verita’, come detta da tanti amici o ex-colleghi a UCLA, lasciare la citta’ delle illusioni per una realta’ piu’ pratica come quella dei Cavaliers non potra’ che far bene a un giocatore che, a 31 anni, puo’ ancora eguagliare prestazioni monstre come quelle dei playoffs 2007, quando con Golden State sorprese Dallas al primo turno dei Playoffs.

Il problema semmai e’ il lato motivazionale, che quando manca rende Davis quantomai irritante a vedersi, e quello disciplinare, su cui ci soffermiamo in particolare. Byron Scott lo ha voluto fortemente a Cleveland, cosa che potrebbe stupire visto che al primo anno a New Orleans, nel 2004-05, i rapporti tra i due divennero tesi al punto di portare il play losangelino in sponda Golden State gia’ a febbraio: in verita’ la situazione era speculare a oggi per i Cavs, ma in senso opposto.

Allora Davis era di intralcio a un progetto di ricostruzione, oggi per Scott potrebbe esserne la base, visto che alla fine il suo gioco esalta particolarmente i play fantasiosi, e Jason Kidd e Chris Paul potrebbero in fondo testimoniarlo visto il loro rendimento con Scott in panchina…

I NUOVI RAGAZZI…

sono invece Semih Erden e Luke Harangody, presi dai Boston Celtics in cambio di seconde scelte del 2012 e 2013, in sostanza una scommessa accettabile, considerata la loro giovane eta’ e le buone cose fatte vedere in casa Boston, pur con pochi minuti a disposizione.

Erden e’ un lungo giovane, grezzo ma che come riserva di Shaquille, e a volte anche come centro titolare, non se l’e’ cavata affatto male, soprattutto in fase difensiva; probabile vederlo nella prossima stagione come prima riserva di Anderson Varejao, se restera’ ai Cavs…

Piu’ futuribile Harangody, che ai Celtics ha avuto poco spazio, avendo davanti gente come Pierce Davis e Garnett, ma che gia’ alla seconda partita con la nuova maglia contro New York ha fatto 18 minuti e 4 rimbalzi in 22 minuti, dimostrando quelle caratteristiche (tiro e durezza fisica) che l’avevano fatto apprezzare a Notre Dame, pur con un’ altezza e atletismo non eccezionali.

A Cleveland potra’ fare esperienza e minutaggio in una realta’ ideale attualmente per giocatori da far crescere senza pressioni, come del resto vale per altri giocatori presenti nel roster, da Samardo Samuels a Christian Eyenga a Daniel Gibson.

Basteranno questi giovani talenti piu’ qualche veterano di talento per riportare Cleveland all’apice?

Forse nell’immediato no, ma nell’Ohio sono sicuri che, almeno da febbraio, si sia veramente ripartiti da capo e dimenticato quel re chiamato LeBron…

Post By Alberto Cavalasca (172 Posts)

appassionato della cultura americana, dagli sport alla letteratura al cinema della grande nazione statunitense... per qualunque curiosita' scrivetemi a: albix73@hotmail.it

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2 thoughts on “I Cavalieri e il Barone

  1. Mi chiedo cosa faranno a Cleveland quando si accorgeranno che non saranno mai in grado di scambiare in tempi utili il contratto di Varejao.

  2. mah… non so che senso abbia ricostruire attorno ad un giocatore massacrato dagli infortuni ed (apparentemente) entrato nella fase calante della carriera.

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